– COMUNICATO STAMPA –

La Calabria, grazie ad una delibera del Consiglio dei Ministri datata 6 settembre 2018, accede ad importanti risorse economiche destinate a privati cittadini ed attività produttive che hanno subito danni - negli ultimi tre anni - a causa di frane e alluvioni e per le quali il Governo aveva concesso lo stato di emergenza di Protezione Civile. Tra i territori calabresi ed i comuni interessati figura anche Oriolo che purtroppo negli ultimi anni ha subito diverse volte la furia del maltempo che ha arrecato non pochi danni a viabilità, abitazioni e strutture varie. Arriveranno in Calabria in totale 11,5 milioni di euro: di cui 5,5 milioni per danni alle attività produttive e 6 milioni per danni ai privati. I cittadini di Oriolo e le attività produttive che ne hanno facoltà possono richiedere il contributo risarcitorio in ottemperanza a due Ordinanze del Capo Dipartimento della Protezione Civile e cioè la n. 473/2017 e la n. 289/2015. Per la prima le cifre sono: euro 785.423,64 (soggetti privati) ed euro 406.690,67 (titolari attività economiche e private): Per la seconda le cifre sono: euro 532.825,56 (soggetti privati) ed euro 473.682,65 (titolari attività economiche e produttive). «Siamo soddisfatti anche se c'è ancora tanto da fare - commenta il vicesindaco di Oriolo, Vincenzo Diego - che ringrazia il presidente della Regione Calabria, Mario Oliverio e il responsabile della Protezione Civile, Carlo Tansi -. Siamo in attesa di altri provvedimenti e nel frattempo sono iniziati altri interventi in zona San Leo». Diego ricorda anche come il decreto che riguarda i lavori in contrada Santa Marina (circa due milioni di euro) è già da giorni sui tavoli della Provincia di Cosenza impegnata nella redazione del progetto. Intanto sul sito internet della Protezione Civile Calabria è possibile scaricare la documentazione necessaria per accedere ai contributi da parte dei privati, con la domanda che dovrà pervenire in Comune entro il 22 ottobre 2018. Per le attività produttive invece - comunicano dalla Regione Calabria - sono ancora in corso alcune procedure preliminari con le modalità di accesso ai contributi che saranno disponibili a breve. A tal proposito, il vicesindaco ricorda come gli uffici comunali sono a disposizione per ogni chiarimento a riguardo. «L'impegno è quotidiano - conclude Vincenzo Diego -, si lavora con coscienza e per l'intera comunità».

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– COMUNICATO STAMPA –

Tutto è pronto a Castrovillari per Rassegna Internazionale «Vittorio De Seta» di Documentari Etnografici . L’evento, che si terrà i prossimi 26 e 27 ottobre è stato organizzato dalla Federazione Italiana Tradizioni Popolari, in collaborazione con la Pro Loco Cittadina e con l’apporto del direttore artistico, dr. Gerardo Bonifati. La Rassegna, lo ricordiamo, vuole essere un omaggio al grande regista e documentarista che, nel corso della sua carriera, ha sempre mostrato particolare attenzione all’approccio etno-antropologico, diventando, di fatto, uno dei più importanti rappresentanti in Italia dell’Antropologia visuale che, come è noto, completa e perfeziona, tramite le immagini fotografiche e cinetelevisive, le descrizioni nel passato realizzate soltanto con le parole. La FITP, istituendo la Rassegna sulla scia dell’insegnamento del grande cineasta, ha inteso, raccogliere e sostenere cortometraggi e produzioni video che raccontino il patrimonio culturale delle tradizioni di comunità italiane e straniere realizzato con la lente dell’Antropologia visuale. Questa edizione, lo ricordiamo, era a tema libero e riservato a tre categorie di partecipanti: professionisti o Istituzioni, dilettanti e gruppi di volontariato italiani, associazioni o singoli associati a organismi internazionali interessanti a valorizzare le culture popolari. La giuria, composta da otto esperti in ambito etno-antropologico, cinematografico, giornalistico e tecnico: Prof. Mario Atzori, Università di Sassari - Presidente Consulta Scientifica della F.I.T.P.; Prof. Ignazio Emanuele Buttitta, Università di Palermo; Prof. Roberto De Gaetano, Università della Calabria; Dr.ssa Maria Pia Ammirati, Direttore RAI; Dr. Aldo Patruno, Direttore Dip. Ec. Tur. Regione Puglia; Dr. Aldo Samengo, Vicedirettore RAI Parlamento; Dr. Gabriele Cippolliti, Regista; Dr. Gianfranco Donadio, Università della Calabria; Sig. Andrea Simonetta, Presidente Centro Studi Memorandum F.I.T.P. (elaborazione piattaforma informatica della Rassegna), ha in questi giorni selezionato, tra i 54 documentari provenienti da diversi Paesi; 37 filmanti scegliendono 10. Infine, dopo la proiezione pubblica dei 10 documentari finalisti, la stessa Giuria individuerà i primi tre da premiare, che sono riusciti a documentare dal vivo fenomeni e fatti culturali che costituiscono patrimoni etnografici attuali. La cerimonia si terrà i prossimi 26 e 27 ottobre presso il Teatro Sybaris di Castrovillari. L’evento verrà presentato mercoledì 24 ottobre alle ore 11.00 presso la sede Rai di Cosenza.

DOCUMENTARI CHE ACCEDONO ALLA FASE FINALE

DEI MISTERI
HABITAT - Note personali
LA CACCIA DEL MALVENTO
LA CENA DELLE ANIME
LO PASTRE
MARE NOSTRO
SKATTOME KANNO’ - Zappiamo fumo
VIAGGIO A SUD- Indagine in Sicilia
VOCI DAL SILENZIO
ZINGARI E SANTI MEDICI

Castrovillari 16 ottobre 2018

Ufficio Stampa
Anna Rita Cardamone

– COMUNICATO STAMPA –

Un duro colpo al capoluogo del Pollino è stato perpretato, per la seconda volta, ai danni della panchina rossa, simbolo della lotta al femminicidio, posta affianco il portone del Protoconvento Francescano a Castrovillari (CS). La targa affissa sulla panchina è stata oggetto di atti vandalici , qualche giorno fa, poiché ritrovata in frantumi, sdradicata dal supporto che la sosteneva. Il gesto, forse mirato, vista la scottante tematica della violenza sulle donne, ha suscitato nuovamente,lo sdegno della promotrice del progetto, la dott.ssa Ivana Grisolia e delle diverse associazioni , cittadini e istituzioni che hanno sostenuto l’iniziativa di installazione della panchina due anni fa ormai, quando il 14 maggio 2016 venne inaugurata nel giorno della festa della mamma per sottolineare l’importanza e l’alto significato simbolico. Diversi gli attestati di sdegno che hanno gridato vergogna, primo fra tutti quello del Sindaco di Castrovillari Domenico Lo Polito che dichiara:” Nuovamente un gesto vandalico contro 'la panchina rossa" posizionata avanti il Protoconvento Francescano. Ancora una volta, però, l'accaduto ci offre la possibilità di ricordare il significato di quella panchina, contro la violenza, a tutela della donna. Ma sottolinearne il significato serve a rendere ancora più meschino il gesto di chi rivolge il proprio atto vandalico verso un bene pubblico ma dall'alto valore civile e morale. Da qui l'amarezza, di chi cerca di profondere impegno ed energia per la crescita culturale di una società, vero motore del vivere civile, e poi vede il proprio lavoro vanificato dal solito "balordo". Non è stato in caso aver posizionato la panchina rossa avanti il protoconvento. Quello è il nostro polo culturale più importante, con teatro, biblioteca, museo, pinacoteca. Li si svolgono attività significative e da ultimo la fiera degli editori. Evidentemente per alcune coscienze nulla di positivo attecchisce. Ma tutto questo non ci esime dallo stigmatizzare ancora una volta il vile gesto”. Anche il Presidente dell’ente Parco Nazionale del Pollino, On. Domenico Pappaterra, si unisce al grido di sdegno e dichiara che “l’unica cosa da fare è cancellare le brutte azioni, rimediando all'atto vandalico e ripristinando la panchina al più presto, proteggendo nella nostra memoria le belle azioni, con l’impegno di attivarne di nuove! La giornata del 14 maggio e quella panchina ci dimostrano che lo sappiamo e possiamo fare." Il Segretario Giovanni Fazio, a nome di tutto il circolo Pd di Castrovillari, rinnega ogni forma di violenza e soppruso e in particolare afferma che vandalizzare un bene pubblico dall’alto significato simbolico è gesto vile, sintomo di grande degrado e ignoranza. Dichiara poi, “ E’ una battaglia soprattutto culturale, con la deposizione di una targa nuova se ne ribadisca nuovamente l’importanza e si offrano momenti di condivisione e riflessione”. Questo il parere unanime delle Istituzioni a cui si va ad unire quello della Prof.ssa Donatella Laudadio, già assessore provinciale alle pari opportunità, che dichiara: “La vandalizzazione della Panchina Rossa al Protoconvento di Castrovillari, la distruzione della targa e la sua frantumazione suscitano gravi motivi di preoccupazione ed allarme. Quella panchina e la targa sono un simbolo della cultura della non violenza e della parità non solo di genere, ma di ogni condizione di diversità . La panchina e la sua targa erano diventate quindi un pezzo di identità della nostra collettività, e come tale toccava ad ogni cittadino tutelarle e difenderle. E invece si è voluto distruggerle, proprio per mortificare le battaglie democratiche, in nome di una visione malata della società, alimentata dall'ignoranza e dalla nuova barbarie che produce femminicidi, stupri, episodi terribili di bullismo, rastrellamenti e deportazioni di immigrati, negazione di diritti per tutti quelli che sono definiti diversi. A questa ventata antidemocratica, esprimo esecrazione e sdegno, nella speranza che le forze sane del Paese abbiano ragione della follia autoritaria, xenofoba e maschilista che ci segnala tristemente e vergognosamente tra le Nazioni attualmente più retrive d'Europa”. Tra le associazioni che hanno sostenuto e continuano ad appoggiare l’iniziativa troviamo Khoreia 2000 che si dissocia da ogni forma di violenza e soppruso. Anche la Chiesa manifesta il suo sdegno con le dichiarazione del Parroco della SS. Trinità, Don Nicola De Luca: “Ciò che è stato compiuto nel rione del centro storico detto Civita in prossimità del Protoconvento Francescano e della chieda Santissima Trinità, alla panchina simbolica contro la violenza sulle donne è un gesto deprecabilissimo. Voglio credere a una delle tante azioni vandaliche a cui sovente assistiamo nella nostra cittadina e non a uno sfregio al significato altissimo che il piccolo monumento con la sua tarda inaugurata e benedetta proprio un anno fa rappresenta. Sarebbe manifestativo di una cultura di violenza e di odio ancor più deprecabile. Credo dovremmo avere più intelligenza e cuore nel custodire, rinnovare e conservare tutto ciò che di bello fa da cornice alla nostra cittadina e al tempo stesso avere la consapevolezza civica, umana e cristiana che ogni forma di odio non fa altro che generare altro odio. La nostra è chiamata all’edificazione della civiltà dell’amore”. Conclude Ivana Grisolia, promotrice del progetto “Panchina Rossa” dichiarando: ” questo gesto arrogante e prepotente vuole lanciare un segnale di supremazia e potere molto allarmante verso chi combatte ogni giorno questa battaglia contro ogni forma di violenza. La panchina avrà sempre la sua targa affissa a rappresentare il sacrificio delle donne vittime di femminicidio. Non sarà un gesto vile a fermarci. Uniti: cittadini, associazioni e Istituzioni la lotta contro l’ignoranza e la prepotenza continua e si può vincere, a costo di realizzare decine e decine di targhe, perché se loro distruggono noi ricostruiamo. Ora e fino all’infinito.”

Dott.ssa Ivana Grisolia
Promotrice progetto “Panchina Rossa a Castrovillari”

– COMUNICATO STAMPA –

E’ stato portato a termine il percorso formativo per la lingua inglese Cambridge Starters Young Learners con esiti eccellenti per gli alunni del Primo Circolo Didattico di Castrovillari ALOISIO SOFIA, CORRADO ALESSANDRO, DE MARCO SABRINA, DINI REBECCA, DONGHIA ALESSIA, FILOMIA GIULIA, GIMIGLIANO ALESSANDRO,
GRAZIADIO MARIANNA, IAZZOLINO MICHELE, PICARDI ADELE, PUGLIESE CHIARA, RANIERI CHIARA, RUSSO LEONARDO, TOCCI ELENA MARIA, in collaborazione con l’Accademia delle Lingue di Castrovillari.

L'apprendimento della lingua inglese è un lungo viaggio e il metodo Cambridge offre un percorso per obiettivi, mantenendo i bambini motivati in ogni fase, dal livello Pre-A1 alla competenza C2, e favorendo lo sviluppo delle quattro abilità linguistiche (ascolto, lettura, produzione orale e scritta).

La necessità di consentire agli alunni l’acquisizione di un’adeguata alfabetizzazione linguistica è uno degli obiettivi prioritari che la Dirigente del 1° Circolo Didattico di Castrovillari persegue sin dal momento del suo insediamento; in tal senso, il percorso formativo nella lingua inglese ha rappresentato un’opportunità in più per i bambini che frequentano la scuola primaria.

In collaborazione con l'Accademia delle Lingue di Castrovillari, diretta dalla prof.ssa Vanina Menegoni e dal Director of Studies Luke Cassanell, gli alunni che hanno frequentato il modulo linguistico "Travelling in my English World” del PON “I CARE” , a.s. 2017/2018, seguiti dalle docenti Maria Luisa Stabile e Jennifer Kumah, e gli alunni del Corso di Potenziamento della lingua inglese “Start and fun with English”, a.s. 2017/2018, affidati alle cure della docente Ippolita Gallo, hanno affrontato gli esami Cambridge Starters Young Learners con entusiasmo ed impegno. Il 23 giugno 2018, i 14 bambini coinvolti hanno sostenuto gli esami Cambridge nella sede della suddetta Accademia. Lo scorso 4 ottobre, nell’Aula Magna del Villaggio Scolastico del 1° Circolo Didattico di Castrovillari, si è tenuta la cerimonia conclusiva del corso, nella quale la Dirigente Scolastica ha consegnato i Certificati Cambridge Starters Young Learners agli alunni, visibilmente felici ed emozionati, che hanno così sancito il loro primo passo nell'apprendimento della lingua inglese, imprescindibile per la formazione delle giovani generazioni.

Ricevere il Cambridge Assessment English è un grande risultato, un marchio di eccellenza che può aprire le porte ad opportunità entusiasmanti.

Dirigente Scolastico DD1 Castrovillari Antonella GRAVINA
Direttore Accademia delle Lingue di Castrovillari Vanina Menegoni
Docente specialista Lingua Inglese Scuola Primaria DD1 Castrovillari Prof.ssa Ippolita GALLO

– COMUNICATO STAMPA –

Sabato sera, 13 ottobre 2018, Nella Basilica Cattedrale di Cassano allo Ionio si è svolta la veglia missionaria e il conferimento del mandato catechistico. 

La celebrazione è stata presieduta dal Vescovo di Cassano, mons. Francesco Savino che ha scritto una lettera - di seguito riportata - agli operatori pastorali.

 

Carissimi operatori pastorali, 

voi siete il volto missionario della chiesa locale!

 

Ancora una volta grazie per il vostro ministero che vivete con passione e gratuità. Con stupore scopro sempre di più il vostro amore per Cristo, il suo Regno e la chiesa.

Voglio soffermarmi, questa sera, mentre vi conferisco il mandato, a riflettere sulla parrocchia come comunità che genera alla fede, come “luogo” di comunione nella concreta realtà del territorio.

Papa Francesco in Evangelii Gaudium parla della chiesa come popolo di Dio e osserva che essa è “ben più di una istituzione organica e gerarchica, poiché è, anzitutto, un popolo in cammino verso Dio” (EG 111). “Un popolo che Dio si è scelto e convocato” (EG 113), “inviato da Gesù Cristo come sacramento universale di salvezza” (EG 112) che “collabora come strumento della grazia divina che opera incessantemente al di là da ogni supervisione” (EG 12). Questo popolo annuncia con gioia la salvezza per tutti: “nessuno si salvada solo, cioè né come individuo isolato, né con le sue forze proprie” (EG 113).

Il popolo di Dio opera “in accordo con il grande progetto di amore del Padre” e quindi è “luogo dellamisericordia gratuita, dove tutti possono sentirsi accolti, amati, perdonati, incoraggiati a vivere il Vangelo”(EG 114) e, infine, è un popolo dai molti volti sia perché “l’essere umano è sempre culturalmente situato” sia perché “natura e cultura sono strettamente connesse” (EG 115), come già aveva precedentemente affer- mato la Gaudium et Spes al n.53.

Se la chiesa è “popolo messianico in cammino”, la comunità parrocchiale, cioè la chiesa sul territorio non può che avere le seguenti connotazioni: essere dinamica, ossia essere sempre in cammino, in fedeltàal Vangelo e agli uomini, una comunità estroversa, missionaria, in uscita; porre segni dell’amore incondi-zionato e asimmetrico di Dio, “lento all’ira e grande nella misericordia per tutti”; favorire e riconoscere le relazioni, che non possono che essere fraterne, “trinitarie”; accettare le diversità, i mille volti rivolti,sinfonia di carismi e di ministeri.

La parrocchia è per “tutti”, esiste per tutti coloro che vi arrivano, per “chiunque”, direbbe Theobald, sia interessato, toccato, affascinato, a qualunque livello di intensità, dal Vangelo.

Una parrocchia-comunità, “casa e scuola di comunione”, che genera alla fede. Una parrocchia-comu-nità che diventa sfida e sogno condiviso da realizzare. Una parrocchia, anima del territorio, che da essere autoreferenziale e centro di servizi religiosi, da essere liquida, diventa, come dice l’apostolo Paolo nellalettera ai Filippesi 2, 15, una comunità delle “stelle in terra”. Una comunità di credenti che, ben radicati sulla terra, vivono della Parola di Dio, si nutrono del Corpo di Cristo, e, in tal modo, possono illuminare e orientare.

Non lasciamoci rubare la bellezza di vivere la “comunità”.

“La parola comunità evoca tutto ciò di cui sentiamo il bisogno e che ci manca per sentirci fiduciosi, tranquilli e sicuri di noi”: così scriveva il sociologo Zygmunt Bauman. Ma, chiediamoci, quali sono lecondizioni perché la parrocchia sia luogo di comunione? In una riflessione molto bella di don Tonino Bello,ho letto che occorrono tre condizioni: la parrocchia sappia riscoprire la sua vocazione missionaria, come è stato all’inizio; sappia guardare in alto, alla struttura, al Vescovo, alla Diocesi; sappia guardare in basso.

  1. a)  Prima condizione: riscoprire la vocazione missionaria. Le nostre parrocchie, sono troppo sedentarie,non conoscono più l’ansia kerigmatica, quella cioè del primo annuncio: Gesù è morto ed è risorto per noi. Ci siamo specializzati in catechesi ma, lo dice anche fortemente Papa Francesco nell’Evangelii Gaudium, soprattutto nell’ultima parte del terzo capitolo, abbiamo oscurato la dimensione kerigmatica. Le nostre parrocchie sono “carri merci, sui binari morti delle stazioni” (don Tonino Bello). Attendono i consumatori dei beni sacramentali, vivono ma non vanno. E’ chiaro, diceva ancora don Tonino Bello,che per riscoprire la vocazione missionaria, la parrocchia deve riscoprire la sua vocazione alla povertà,

    intesa come essenzialità, sobrietà.

  2. b)  Seconda condizione: guardare alla struttura.

    Il paragrafo 42 della Costituzione sulla Liturgia è significativo: “poiché nella chiesa il Vescovo non può presiedere personalmente sempre e ovunque l’intero gregge, deve necessariamente costituire delle assemblee di fedeli, tra cui hanno posto preminente le parrocchie organizzate localmente sotto la guida di un pastore che fa le veci del Vescovo. La riflessione cade qui sulla comunione presbiterale, ecclesiale e gerarchica. Essa è dono e grazia, non legge dettata dall’efficienza o da un bisogno tattico per sfondare. Pertanto richiede preghiera, meditazione, studio teologico, biblico, pastorale e anche sacrificio. Il sacri-ficio di uscire dal proprio comodo, dal proprio “io” per ricercare l’intesa, la comunione pastorale. E’ la sfida dell’unità pastorale! Della comunità di parrocchie. Siamo troppo “frantumati”, lo dico con umiltàsia “del noi sacerdoti” e anche “del noi come comunità”.

    La comunione ecclesiale diventerà, ne sono profondamente convinto, segno, fermento, stimolo, co-scienza critica, parametro per una vera solidarietà. Difficilmente riusciremo a costruire la comunionenelle nostre comunità e tra le nostre comunità se non guarderemo al di sopra del campanile.

  3. c)  Terza condizione: guardare in basso.
    La terza condizione, non deve spaventarci, è che si costituiscano piccole comunità del Vangelo, credibili e autorevoli, per la loro capacità di condivisione. Se, è vero che la chiesa è popolo di Dio, è comunità di comunità, la parrocchia è comunità, la diocesi è comunità, è anche vero che spesso la parola comu-nità resta una definizione vuota. La vita comunitaria è esperienza di vita, di fede, di carità, di gioia, di condivisione che genera alla fede, oltre la parrocchia burocratica dove il servizio fatto magari generosa-mente sul piano sacramentale, rischia di perpetuare l’equivoco del distacco tra la vita e la fede.Ritengo che voi laici, voi tutti operatori pastorali, potete veramente realizzare una vera e propria rivolu- zione se, mettendovi in gioco, riuscite a vivere la fraternità cristiana dove il Vangelo diventa parametro di vita e l’Eucarestia il fondamento, protesi verso il “non ancora” del Regno di Dio.
    Ci attendono alcune sfide che vorrei evidenziare.

1) La parrocchia-comunità e il mondo della cultura.

Così sostiene, direi profeticamente, don Tonino Bello: “Le nostre parrocchie hanno disertato il fron-te della cultura, e oggi stiamo assistendo ad una autentica mentalità laicista, indifferente, di nichili-smo, che è un polipo dai mille tentacoli, più presente tra noi di quel che si pensi”. Pierpaolo Pasolini affermava che il consumismo è l’unica rivoluzione che, senza sparare colpi di cannone, è riuscita asovvertire la società, a cambiare la nostra, che era una società cristiana, in una società edonistica,protesa verso il piacere. Dobbiamo darci da fare per riparare a ritardi colpevoli di cui oggi stiamo pagando lo scotto. Urge una vera e propria “rifondazione culturale”, una rinascita culturale del cri- stianesimo, una nuova grammatica della fede basata su processi di mediazione con i saperi umani, sia umanistici che tecnico-scientifici. L’esperienza cristiana ha bisogno di una vera e propria diaconia della cultura.

2)  La parrocchia-comunità e i problemi della giustizia sociale.

  1. Non voglio cedere alla tentazione del sociologismo ma riconosciamo tutti che la popolazione ca- labrese è sconvolta da un drammatico travaglio morale e socio-economico (disoccupazione, emi-grazione, clientelismo, corruzione, illegalità diffusa, caporalato e disuguaglianze sociali). Quale presenza sul territorio da parte delle nostre comunità? E la profezia? E la denuncia, personale ecomunitaria, come annuncio di salvezza? Indubbiamente è stato ed è lodevole il nostro impegno disolidarietà ma, specchiandoci nel Vangelo, domandiamoci perché non c’è stata una crescita di una forte coscienza sociale? Domandiamoci ancora se stiamo stati segno di rottura o di conservazione? (cfr. At 2, 15 in riferimento a Paolo e a Sila: “costoro mettono sotto sopra il paese”). Urge uno scattodi responsabilità. Educhiamoci insieme ad essere protagonisti di un nuovo umanesimo superando la logica di “piangerci addosso”. Non sacrifichiamo la nostra libertà evangelica sull’altare di qualche “piatto di lenticchie” che i potenti di turno ci offrono col subdolo desiderio di ricattare le nostrecoscienze.
  2. 3)  La parrocchia-comunità e i giovani.

    Abbiamo vissuto un’Assemblea che ha avuto come tema “Generare i giovani alla vita e alla fede nella comunità cristiana: una sfida educativa”. Da qualche giorno è iniziato il Sinodo dei giovani e sui giovani, fortemente voluto dal Papa. La mia lettera ai giovani, che mi auguro sia stata letta da voi personalmente e comunitariamente, è solo un invito a liberarci da ogni pregiudizio e luogo comune per comprendere dinamiche e nuove spiritualità che attraversano e abitano i giovani e ilmondo giovanile nel suo complesso. Quest’anno pastorale sarà un anno durante il quale i giovani avranno, a partire da me e da parte di ogni comunità parrocchiale, un’attenzione tutta speciale. Il prossimo anno sarà ancora un anno che ci vedrà tutti concentrati sulla pastorale dei giovani. L’ho già detto con forza nelle conclusioni dell’Assemblea: la condizione giovanile “non è una malattia”. Penso che l’errore più grosso delle nostre comunità, della nostra chiesa, sia stato quello di non aver mai affrontato la “questione giovanile” nelle sue matrici culturali e di esserci attardati su analisi su-perficiali e su rimedi dal fiato corto. E’ l’ora della diaconia della cultura e della cultura dell’incontrocome parametri educativi indispensabili e necessari dei giovani che incontriamo o intercettiamo sui nostri sentieri, più o meno interrotti, della pastorale.

Per ultimo, ma non come ultimo in senso valoriale, sottopongo, cari operatori pastorali, al vostro “cuorepensante”, la questione della catechesi delle persone disabili, che sono numericamente in crescita. PapaFrancesco, in occasione del 25° anniversario dell’Istituzione del Settore per la Catechesi per le persone di-sabili dell’Ufficio Catechistico Nazionale Italiano, così si è espresso: “L’ambito della pastorale dei disabili richiede una duplice attenzione: la consapevolezza della educabilità alla fede della persona con disabilità,anche gravi e gravissime; e la volontà di considerarla come soggetto attivo nella comunità in cui vive. Que-sti fratelli e sorelle non sono soltanto in grado di vivere una genuina esperienza di incontro con Cristo, ma sono anche capaci di testimoniarla agli altri. Molto è stato fatto nella cura pastorale dei disabili; bisognaandare avanti, ad esempio riconoscendo meglio la loro capacità apostolica e missionaria, e prima ancora il valore della loro “presenza” come persone, come membra vive del Corpo ecclesiale. Nella debolezza e nel-la fragilità si nascondono tesori capaci di rinnovare le nostre comunità cristiane. Tuttavia le nostre comunità fanno ancora fatica a praticare una vera inclusione, una partecipazione piena che diventi finalmente ordina-ria, normale. E questo richiede non solo tecniche e programmi specifici, ma prima di tutto riconoscimento eaccoglienza dei volti, tenace e paziente certezza che ogni persona è unica e irripetibile, e ogni volto esclusoè un impoverimento della comunità. Anche in questo campo è decisivo il coinvolgimento delle famiglie,che chiedono di essere non solo accolte, ma stimolate e incoraggiate”.

Coraggioso e provocatorio è stato ancora Papa Francesco quando, rispondendo ad alcune domande dei partecipanti al Convegno per persone disabili, ha detto: “O tutti o nessuno”.

La pastorale o è inclusiva o non è una pastorale del Vangelo.
Concludo queste mie riflessioni rivolte in modo particolare a voi operatori pastorali ma anche ai vostri

cari Parroci, a tutti i miei confratelli, riflessioni che denotano una mia grande preoccupazione: la costitu-zione della parrocchia-comunità. Aggiungo una bellissima poesia di D. Bonhoeffer intitolata “La morte di Mosè”:

Tu che punisci i peccati
e perdoni volentieri,
Dio, questo popolo io l’ho amato.
Aver portato la sua vergogna e i suoi vizi e aver scorto la sua salvezza:
questo mi basta.
Reggimi, prendimi.
Il mio bastone s’incurva.

Spesso anche “il mio bastone”, cioè “il mio pastorale”, s’incurva sotto il peso delle fatiche, delle ama- rezze e delle delusioni.

Ma non m’importa.

O Dio questo popolo, di cui questi operatori pastorali fanno parte, io l’ho amato da quando mi hai elettoVescovo e lo amerò per sempre.

O Dio, padre di Abramo, di Isacco, di Giacobbe, dei Profeti, di Gesù, aiutaci ad essere testimoni gene-rosi, instancabili e credibili del tuo amore, fino al punto di attrarre tutti a tuo figlio, il Messia, Gesù Cristo.Amen.

Vostro
✠ don Francesco, Vescovo

– COMUNICATO STAMPA –

“ Sono nato per volare” di e con Giuseppe Arnone, vince la V^ edizione del Festival dei Corti Teatrali del Calàbbria Teatro Festival 2018, evento organizzato dall’Associazione Khoreia 2000 per la direzione artistica di Rosy Parrotta e quella organizzativa di Angela Micieli. Il corto, improntato sulla strage di Ustica, si porta a casa anche il premio della giuria popolare. Questa la motivazione della giuria tecnica composta da: Lina Bernardi, attrice di teatro, cinema e televisione, Carlo Fanelli, Docente di Drammaturgia all’UNICAL e Pierpaolo Saraceno, Attore, regista e drammaturgo :” Indovinata l’organizzazione dello spazio, un testo ben strutturato drammaturgicamente. Peculiare l’utilizzo di tecniche testuali tradizionali e il gioco su registi attoriali differenti cui la musica offre un supporto emozionale considerevole”.

Al secondo posto “Bianco d’inchiostro” Requiem poetico a 100 anni dalla Rivoluzione d’ottobre, di Giulio Bellotto che porta a casa anche il premio come miglior attore e il premio come miglior attrice per Alice Guarente; il corto era improntato sugli anni del terrore dell’Unione Sovietica. Sale sul podio anche “Sandra C” che prende il premio anche come miglior regia, quella di Bernardini-Marenco. Il corto era improntato sul G8 di Genova. Il premio miglio testo va al “ Il Palazzone industriale di spalle al mare” di Marco Mittica; il corto era improntato sul progresso materiale a svantaggio di quello morale. Ai primi tre classificati anche una borsa di studio a tutti gli altri, un attestato di partecipazione. Ma la serata si è aperta con il corto “ La scatola nera”, testo e regia di Michele Zaccagnino, interpreti Alessandro Capone e Francesco Siggillino. La vita di due transessuali napoletani tra aspirazioni, disillusioni e piccole necessità quotidiane che si sposano con grandi sogni d’amore eterno. Subito dopo “ Infelici notti” di Raffaele Bruno con l’interpretazione di Federica Palo. Lo spettacolo trae ispirazione da una “visione” dell’attrice Monica Nappo e da Giorni felici di Beckett, tradotto in napoletano dal regista Bruno, trasformato, al servizio della voce di una donna intrappolata in un (non) luogo:un manicomio, la fine del mondo o un sogno? A chiudere la serata, il vincitore del Festival dei Corti Teatrali, ovvero : “Sono nato per volare” . La storia della famiglia siciliana Diodato, che partita da Bologna ritorna in Sicilia per le vacanze estive. Un viaggio mai terminato quel lontano 27 giugno del 1980 quando l’aereo su cui viaggiava, scompare nei cieli sopra il braccio compreso tra le isole italiane di Ponza e Ustica. Nell’incidente morirono 81 persone tra cui la famiglia Diodato a cui il corto era dedicato. [...]

La manifestazione è organizzata con il patrocinio dell’Amministrazione Comunale di Castrovillari e con il contributo della Regione Calabria (entrato come evento storicizzato), (co evento) del Parco Nazionale del Pollino, della Gas Pollino, della Gestione Pollino Impianti e l’apporto del brand Castrovillari città Festival.

Castrovillari 13 ottobre 2018

Ufficio Stampa
Anna Rita Cardamone ARCA COMMUNICATION

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Sunday the 16th. Castrovillari in Rete

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