Mercoledì, 13 Febbraio 2013 13:46

San Valentino: il giorno dedicato all’amore

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La festa degli innamorati è alle porte. I più romantici staranno già organizzando occasioni indimenticabili da trascorrere con il proprio partner, i meno, invece, ripiegheranno sull’acquisto all’ultima ora del classico mazzo di rose rosse; non importa il valore materiale del regalo, ciò che conta è che si celebri l’amore. E il 14 febbraio è il  momento giusto per ricordare alla persona che ci sta a fianco quanto l’amiamo.  La storia di San Valentino, patrono di Terni e protettore degli innamorati, si mescola tra leggenda e tradizione e racconta di miracoli d'amore realizzati dal Santo durante la sua vita. Valentino di Interamna nasce a Terni, intorno al 175 d. C. e nel 197 d.C. diviene il primo vescovo della città. L'aver celebrato il matrimonio tra una giovane cristiana, Serapia ed un legionario pagano, lo fece divenire il Santo degli Innamorati. Il 14 febbraio 273 venne lapidato e decapitato, durante le persecuzioni ordinate dall'imperatore Aurelio, per aver sostituito l'antica festa pagana dei Lupercalia con un sacramento religioso cristiano.
Nei paesi anglosassoni, si diffuse nel tempo la leggenda secondo la quale San Valentino era solito donare ai giovani innamorati un fiore del suo giardino.
In particolare, egli donò una rosa ad una giovane coppia che aveva visto litigare: il suo gesto li portò alla riconciliazione, tanto che in seguito fu proprio il Santo a celebrare il loro matrimonio. La notizia si diffuse così tanto, che una processione di coppie provenienti da tutte le parti si recava ogni giorno dal Vescovo per riceverne la benedizione. Per questo motivo, il Santo decise che il 14 di ogni mese si sarebbe dedicato alle benedizione delle coppie.
Ancora oggi il 14 febbraio, il giorno del suo martirio, nella basilica di Terni a lui dedicata, si celebra la "Festa della Promessa", durante la quale i fidanzati si scambiano un voto d'amore e le coppie che festeggiano il venticinquesimo o cinquantesimo anno di matrimonio rinnovano il loro impegno. E come, nelle fiabe, in ogni parte del mondo, il giorno di San Valentino, ogni principe azzurro prometterà amore eterno e il cuore di ogni principessa batterà a mille.

Rosy Parrotta

Mercoledì, 13 Febbraio 2013 13:07

Il Centro d’Arte e Cultura 26 compie 35 anni

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L’Associazione di promozione culturale, fondata dalla Professoressa Maria Zanoni nel 1978 a Castrovillari, tra qualche giorno compie 35 anni di attività. Un importante traguardo raggiunto, con passione per la cultura, la storia e le tradizioni del territorio; con l’intento di valorizzare i beni culturali regionali. Negli anni, superando oggettive difficoltà e ripensando in modo critico il clima culturale dell’intero territorio, con il supporto di accreditati consulenti, ha organizzato più di cento convegni di studio su problematiche socio-culturali in varie città della Calabria, ha allestito mostre d’Arte e di Fotografia ed ha dato alle stampe lavori di ricerca antropologica, conseguendo l’apprezzamento di Enti e comunità. Infatti il portale Internet www.arte26.it, punto di forza dell’idea di promozione culturale perseguita dall’Associazione, è accreditato dal Ministero Beni Culturali ed in rete con altri promoter culturali italiani e stranieri. 35 anni sono tanti per un’Associazione Culturale, ma nel suo cuore pulsa vitalità e creatività giovanile, che proviene dai tanti giovani coinvolti nel Laboratorio di ricerca dialettale, provenienti da tutta la Regione, che collaborano al Festival del Dialetto di Calabria, giunto alla sua terza edizione.

Anima del Centro 26 è l’antropologa Maria Zanoni, cui erano sempre troppo strette le aule della Scuola Superiore, per poter dedicare più tempo alla ricerca sul campo. Ma il cuore pulsante dell’associazione sono i giovani che si dedicano a rendere concrete le idee, a collaborare all’organizzazione degli incontri culturali programmati, mai sporadici, con personalità della cultura di alto livello, che apportano il loro contributo di idee liberi da condizionamenti. La memoria viva, gli atti, di interessanti convegni sono i saggi pubblicati in questi anni sulle tradizioni popolari, i riti, l’evoluzione economica e sociale del territorio: a cominciare da Castrovillari antica, alle tradizioni calabresi dell’alimentazione mediterranea, ai rituali laici del Carnevale ed a quelli religiosi della Settimana Santa, alla cultura materiale legata alla vinificazione, alla cultura delle minoranze etno-linguistiche, al recente vocabolario etnofotografico sulla civiltà contadina.

Questo 35° anniversario verrà festeggiato, all’insegna della semplicità, presentando il nuovo lavoro di Maria Zanoni: una monografia sull’avvocato Eugenio Donadio, un Maestro di Diritto, apprezzato dal mondo dell’Avvocatura e della Magistratura, scomparso tre anni or sono, che ha spesso dato il Suo autorevole contributo a convegni regionali, organizzati da Arte26, lasciando un ricordo indelebile della Sua forbita oratoria civile e forense.

Il libro della Zanoni presenta scritti inediti di Donadio, foto storiche del Suo cursus honorum e testimonianze di avvocati, giudici e intellettuali che hanno conosciuto ed apprezzato le Sue doti umane e professionali. Durante il convegno, che gode del patrocinio morale della Camera Penale, dell’Ordine Forense e dell’Amministrazione Comunale di Castrovillari, la professoressa Donatella Laudadio e l’avv. Roberto Falvo presenteranno il profilo umano e professionale che la Zanoni ha tracciato di Eugenio Donadio, un grande intellettuale meridionale, oltre che illustre Penalista, che s’inserisce a buon diritto nel panorama della cultura contemporanea. Porteranno le loro testimonianze: il sindaco, avv. Mimmo Lo Polito, l’avv. Roberto Laghi e l’avv. Gianni Grisolia.

L’appuntamento è per Sabato 23 Febbraio, alle ore 17, presso il Teatro Sybaris del Protoconvento Francescano, per continuare il percorso culturale intrapreso in quel lontano 1978.

Castrovillari in Rete augura al Centro d’Arte e Cultura 26 di proseguire il proprio lavoro con la tenacia e la professionalità che lo contraddistingue.

Mercoledì, 13 Febbraio 2013 09:19

5° tappa del Trekking “Due Mari e 35 vette"

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Martedì,  19 Giugno 2012.

Dal Santuario della  Madonna del Pettoruto al Campo.

Passando per la vetta di Cozzo Faizzato ,Serra Scodellaro,Monte Alto e la Muletta .   

Lunghezza  22 km .                                                                                            

Tempo di percorrenza 10  ore e 30 minuti.                                                    

Dislivello : 1920 m. in salita ,908 m.. in discesa.                                               

Rifornimento idrico: Casiglia .

Difficoltà  EE.

 La quinta  tappa del Trekking dei “Due Mari e 35 vette” parte dal Santuario della Madonna del Pettoruto e si conclude al Campo, un altipiano a 1560 m. slm  che si trova fra la Mula e la Muletta . Il percorso è  molto impegnativo dato il dislivello da colmare e le vette da scalare.

 La mattina di Martedì 19  Giugno la  sveglia è suonata  alle ore 5 proprio  per cominciare la prima parte del percorso con il fresco mattutino.

Dopo un’abbondante  colazione,  io e Antonio e Pietro ,miei accompagnatori per questa tappa, abbiamo cominciato la nostra marcia in direzione dell’abitato di San Sosti.  Arrivati  alla  statua di San Pio, abbiamo imboccato la strada  che porta al Castello della Rocca per poi proseguire sul sentiero. In questo tratto si cammina immersi nella  macchia mediterranea , attraversando  un bosco di lecci e  passando sotto la famosa roccia , che  vista  dal Santuario,  ci regala l’immagine  della Madonna.

 Proseguendo lungo il percorso incontriamo una  salita  dura e faticosa, dove  si arriva in prossimità della Guglia di Due Dita . Si giunge così a Casiglia,  quota 1000 m. slm  , dove troviamo un bel  pianoro  con delle fontane e delle casette ed  un rifugio in legno purtroppo in uno stato di incuria e di abbandono.

Dopo aver goduto del paesaggio ed aver fatto una breve sosta , dove ci siamo  rifocillati e fatto il carico d’acqua alle fresche  fontane,  abbiamo ripreso il nostro cammino. Il percorso intrapreso, caratterizzato da una dura salita,  passa  per un bosco di querce. Siamo poi  risaliti  verso il vallone della Zoppatura..

 Sul nostro cammino, con grande stupore,  un branco di cinghiali e in mezzo a loro dei maiali selvatici,  frutto di qualche incrocio.

Proseguendo giungiamo all’altipiano soprannominato il Campo con  mucche al pascolo e cavalli allo stato brado.

 Dinnanzi a noi, si ergono  maestosi la Mula , la Muletta,  Montea  ed  il monte Alto.

Ad attenderci al Campo,  gli amici della Protezione Civile GIZA di Sant’Agata d’Esaro, che ci hanno fornito un’importante assistenza logistica. Giunta  ormai l’ora del pranzo,  insieme,  ci siamo concessi un momento di relax e di buona compagnia, accompagnato da  un buon pranzo caratterizzato da prodotti tipici buonissimi.                            

Subito dopo, abbiamo ripreso la nostra marcia e cominciato la scalata e la conquista delle vette.                                                                            

Attraversato il piano del Campo, incominciamo a salire ed arriviamo sul Cozzo Faizzati 1676 m.  slm  8° vetta di questo trekking.  Dalla  vetta, un incantevole panorama e di fronte a noi,la Montea ed  il Monte Alto con sullo sfondo,la Mula e la Muletta e le altre vette.                                

Ripresa la marcia, abbiamo proseguito per  Serra Scodellaro 1586 m. slm, nostra  9° vetta. Una volta  riscesi al Campo ci siamo diretti verso il Piano dei Sette Frati per poi salire sul Monte Alto 1761 m.  slm, 10° vetta.  Questa vetta, rispetto alle altre già conquistate,  è invasa dalla vegetazione, quindi con scarsa visibilità ed un panorama meno vasto.   Lasciata la 10° vetta, abbiamo ripreso il cammino  di nuovo verso il Campo; una breve sosta e poi abbiamo ripreso la salita. In questo  tratto si è  camminato prima in mezzo ai faggi e poi, per un lungo tratto,allo scoperto, fino ad arrivare sulla Muletta a 1717m.  slm,  nostra 11° vetta . Una volta in cima, è stato bello e naturale affacciarsi e vedere, sul versante opposto, il Santuario,  nostro punto di partenza.                            

Lo sguardo si è poi spostato in basso, dove abbiamo potuto vedere il pianoro di Casiglia e Policastrello, frazione del Comune di San Donato di Ninea (CS). Un inebriante  panorama a 360°!

Lasciata la nostra 11° vetta, siamo, ancora una volta in questa lunga giornata di trekking,riscesi  al Campo; un sali e scendi continuo!                

Si concludeva così ufficialmente la 5° tappa del trekking “Due mari e 35  vette” !!!!! Ad attenderci al Campo , gli amici Pino Crusca  e Antonio Piras, venuti per dormire con noi e  per fare insieme la tappa del giorno dopo.   Montate le tende  sotto il cielo stellato ,siamo riusciti a riposarci e a rilassarci godendo di un clima di serenità.  Dopo cena, allietati  dal  concerto delle mucche che pascolavano nel piano, ci siamo affidati a  Morfeo!                                                             

©  Nicola Zaccato

[Continua]

Questa maschera, appena introdotta nella Commedia dell'Arte, godette da subito di grande considerazione, al punto da essere rappresentata nei più grandi teatri di tutta Italia dove riscosse, fino alla fine, la stessa fama delle più famose maschere delle altre regioni, al pari di quelle oggi considerate maggiori, come Pulcinella, Pantalone e altre, divenendo sempre più popolare ed esibendosi con medesima dignità e importanza sui palcoscenici italiani (NAPOLI, FIRENZE, VENEZIA) e non (PARIGI), al punto tale che questo personaggio venisse applaudito, ricercato, amato e interpretato dai più famosi attori del tempo e, finanche in qualche caso, imitato.

Ma non fu protagonista solo sui palcoscenici, lo divenne anche in strada. A far comprendere quanto fosse divenuto popolare nel reggino, lo si può notare in una splendida incisione dell'abate Jean-Claude Richard de SAINT-NON, tratta un'opera enciclopedica scritta e illustrata da lui stesso e dai migliori artisti dell'epoca, intitolata Voyage pittoresque ou Description des Royaumes de NAPLES et de Sicile [trad. dal franc.: Viaggio pittoresco o Descrizione dei regni di NAPOLI e di Sicilia], dove sono riportati i resoconti e le impressioni da lui raccolte tra il 1781 ed il 1786 nel viaggio da lui effettuato in Italia, dove rimase particolarmente impressionato dal Sud e soprattutto dalla Calabria e dalla Sicilia. In tale incisione, che descrive “i dintorni di REGGIO”, è infatti riprodotta una scena di commedia per strada che ritrae un curioso personaggio, uno Zanni col lungo cappello e la spada, ovvero Giangurgolo, in giro per le strade periferiche della città intento a scherzare e a beffeggiare.    

Di questa bella, simpatica e originale maschera, che divertì il pubblico rappresentando sulle scene la realtà regionale e dialettale calabrese, già dopo l'Unità d'Italia cominciò il declino e di essa oggi sembra rimanere solo un labile ricordo, presente in qualche ricerca scolastica, in qualche spettacolo dialettale di burattini, o in poche rappresentazioni teatrali.

Qualcuno sostiene (senza fonte) che tale personaggio «potrebbe e dovrebbe trovare maggiore spazio, non solo nelle manifestazioni del Carnevale locale, ma anche fra le più note maschere nazionali, attraverso un’azione programmata di promozione e di valorizzazione alla quale dovrebbero partecipare e concorrere unitariamente le istituzioni politiche e culturali della regione». Il carnevale di CASTROVILLARI, che ha velleità che vanno ben oltre la località, speriamo che possa essere volano di un suo lancio anche oltre la realtà regionale.

Noi, di sicuro, non abbiamo voluto far passare sotto silenzio questo personaggio, cogliendo l'occasione per effettuare un'approfondita ma mai esaustiva ricerca, che rinviamo agli esperti del settore, e presentarlo a coloro che hanno avuto la pazienza e ci hanno dato l'onore di leggerci...

[Continua]

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Ἀδάμας Mέλας (Adàmas Mèlas)

Martedì, 12 Febbraio 2013 10:21

Ancora violenza sulle donne. Orrore nel napoletano

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Ancora una volta la forza bruta della violenza si è abbattuta su una donna.

A farne le spese, nel napoletano, questa volta, Giuseppina Di Fraia, 52 anni.
Secondo una prima ricostruzione degli inquirenti, la donna esce di casa in auto per andare al lavoro. Il marito, Vincenzo Carnevale, anni 51, la insegue, la investe, la fa salire sulla propria auto e dopo nemmeno 100 metri, si ferma, la trascina in strada per i capelli, la cosparge di benzina e le dà fuoco.
La donna, soccorsa dal personale del 118, è stata trasportata all'ospedale Cardarelli e ricoverata nel reparto di rianimazione con prognosi riservata, in pericolo di vita, con ustioni sul 50 per cento  del corpo.
L’uomo, che si è presentato spontanenamente ai carabinieri di Pianura, dopo un lungo interrogatorio è stato trasferito nel carcere di Poggioreale con l'accusa di tentato omicidio.

Donne possedute, donne vigliaccamente stuprate, donne quotidianamente vittime della violenza maschile. E’ giunta l’ora di guardare il fenomeno con occhi diversi: non un problema delle donne ma un problema degli uomini. E auspicare una maschilità diversa, che abbia come fulcro la cura, l’amore, il rispetto verso ogni donna.

Angela Micieli

Martedì, 12 Febbraio 2013 09:31

4° tappa del Trekking “Due Mari e 35 vette”

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Lunedì ,  18  Giugno 2012                                                                                       

Da Sant’Agata d’Esaro  alla  Madonna del Pettoruto. Lunghezza  15 Km                                                                                         

Tempo  di percorrenza  7 ore e 50 minuti                                                 

Dislivello : 959 m. in salita , 934 m.. in discesa                                    

Rifornimento idrico: fontana Cornea 

Difficoltà E

 La notte è  trascorsa tranquilla ospiti negli alloggi comunali  di Sant’Agata d’Esaro.  Dopo un’ abbondante colazione, il nostro amico Santino ci accompagna alla Fontana Cornea .                  

A  percorrere la quarta tappa di questo trekking, siamo in tre; Io, Antonio e Pietro. Fatto il carico d’acqua, necessario per l’intero percorso, in quando lungo il tragitto non avremmo trovato altre sorgenti, siamo partiti.

Il tempo è bello, abbiamo imboccato un sentiero evidenziato da  delle staccionate, camminando per una faggeta. Percorso nella fase iniziale  pianeggiante, in salita nel seguito. Sul sentiero abbiamo trovato molti alberi sradicati a causa del terreno franoso,ma se pur con molte difficoltà, siamo riusciti ad arginare la loro presenza. Proseguendo, arriviamo alla “Tavola dei Briganti”, posto molto suggestivo. Arriviamo poi alla  “Pietra Portusata”e qui, si comincia la discesa passando per alcuni Pini Loricati. La nostra discesa termina a “Campiello”, un piano molto fertile, dove gli abitanti di San Sosti, coltivano gli ortaggi. Lasciato il piano di Campicello, proseguiamo il nostro cammino per una salita che ci conduce ad un belvedere che ci regala una vista strepitosa,davanti a noi la Montea . D’innanzi a questa strepitosa veduta, abbiamo fatto una sosta per consumare i nostri panini discutendo del percorso fatto e di quello che c’era ancora da fare.

Di nuovo in marcia, abbiamo imboccato una sterrata in discesa  che porta all’incrocio che và verso “Fravitta”( frazione del Comune di San Sosti) .

Seguendo il sentiero, in mezzo ad una colonia di Pino Nero, dopo l’ultimo tratto in salita, siamo arrivati ad “Artemisia”apogeo di antichi ruderi di civiltà antiche.

 Da questo punto si scorge il Santuario della “Madonna del Pettoruto”, nostra meta, con lo sguardo verso la vallata del fiume Rosa. Da qui si intravedono anche i cosiddetti  “Dirupi  dell’Angioletto” e la Muletta . Abbiamo proseguito il nostro cammino per un sentiero in discesa, con uno scenario indescrivibile, che porta dritto al Santuario della Madonna del Pettoruto. Il Santuario si presenta maestoso circondato dalle montagne da cui si scorge la  Muletta, dove sotto scorre il Fiume Rosa  con le sue gole. Immersa in questo panorama, una bella struttura ricettiva, “ La Locanda del Pellegrino”. Peccato una struttura che sorge in un posto così favoloso, sia poco sfruttata sia a livello turistico che escursionistico. Spero con questa mia impresa  possa valorizzare questi posti così poco conosciuti.

Arrivati al Santuario, ad accoglierci, gli amici di San Sosti, Vincenzo Maratea  e Giuseppe Sirimarco, più la famiglia di Antonio.  

Dopo aver fatto visita alla Madonna ; la nostra 4° tappa del trekking “Due mari e 35 vette” è stata portata a termine !!!

La serata è trascorsa con una ottima cena alla quale si sono aggiunti molti amici e simpatizzanti.  A tavola, argomento di discussione, il trekking in corso e la promozione del territorio ad esso legato, per la nascita di un turismo montano come fonte di reddito .

 

                                                                   © Nicola   Zaccato

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Monday the 20th. Castrovillari in Rete

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