La memoria odierna è dedicata a un santo spagnolo antichissimo, non molto venerato dalle nostre parti e non molto conosciuto dai non addetti ai lavori, il quale nel 2000 balzò agli onori della cronaca perché fu designato quale patrono della Rete dal papa Giovanni Paolo II Magno.

Tale scelta fu indirizzata dal fatto che egli fu appassionato sostenitore della divulgazione delle informazioni (lo scopo precipuo della Rete!), in quanto autore di ben 30 opere sugli argomenti più disparati (la cui lista è riportata in calce) e, anche, dal fatto che l'opera sua più famosa e corposa (ben 20 libri!) Etymologiae sive Origines, la prima enciclopedia al mondo, può essere vista come progenitrice delle moderne basi di dati.

La preghiera suggerita al navigatore per Rete contextum è la seguente:

Affinché con la Sua intercessione,

possiamo dirigere le nostre mani ed i nostri occhi

solo verso ciò che fa piacere a Dio

e trattare con carità e pazienza tutti coloro che incontreremo in Rete.

Per Cristo nostro Signore.

Amen.

Di seguito: il corpo sostanzioso delle sue opere.

OPERA

 

Opus

Quod manet Notæ

De disciplinis

     
 

De natura rerum ad Sisebutum regem liber

(superest)

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Differentiæ

(superest)

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Differentiarum appendix

(superest)

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Originum libri XX

(superest)

I 20 libri dell'opera, che fu conclusa ed edita da Braulio di SARAGOZZA, sono divisi per argomento:

Libri I-III: arti del trivio e del quadrivio;

Libro IV: medicina;

Libri V-VIII: giurisprudenza & vita religiosa;

Libro IX: etnologia (lingue, regni, eserciti, città);

Libro X: spiegazione di alcune parole difficili;

Libro XI: antropologia;

Libro XII: zoologia;

Libro XIII: cosmologia;

Libro XIV: geografia;

Libro XV: pietre & metalli;

Libro XVI: architettura;

Libro XVII: agricoltura;

Libro XVIII: guerra;

Libro XIX: navigazione;

Libro XX: economia domestica.

Epistulæ

     
 

Epistulæ

(superest)

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Explanatoria

     
 

Allegoriæ quædam Sacræ Scripturæ

(superest)

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In libros Veteris ac Novi Testamenti proœmia

(superest)

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In librum quartum Regum

(superest)

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Liber Numerorum qui in sanctis scripturis occurrunt

(superest)

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Quæstiones in Deuteronomium

(superest)

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Quæstiones in Esdram

(superest)

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Quæstiones in Exodum

(superest)

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Quæstiones in Genesin

(superest)

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Quæstiones in Iosue

(superest)

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Quæstiones in Leviticum

(superest)

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Quæstiones in librum Iudicum

(superest)

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Quæstiones in librum Maccabeorum

(superest)

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Quæstiones in Numeros

(superest)

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Historica

     
 

Chronica maiora

(superest)

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De viris illustribus

(superest)

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Dedicatio historiarum ad Sisenandum

(superest)

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Historia de regibus Gothorum Vandalorum et Suevorum

(superest)

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Moralia

     
 

De ecclesiasticis officiis libri II

(superest)

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De fide catholica contra Iudæos

(superest)

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De ortu et obitu patrum

(superest)

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Sententiarum libri III

(superest)

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Synonymorum libri II

(superest)

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Varia

     
 

Regula monachorum

(superest)

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Subditiva

     
 

De ordine creaturarum

(superest)

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De Veteri et Novo Testamento quæstiones

(superest)

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Ἀδάμας Mέλας (Adàmas Mèlas)

Castrovillari - Finalmente ci siamo, mercoledì 3 aprile alle 21,00, il Teatro Sybaris con “W l’Italia.it…noi non sapevamo” aprirà per la quattordicesima volta il sipario della Stagione Teatrale Comunale. La rassegna in programma fino al 18 maggio, nel suggestivo scenario del Protoconvento francescano, offrirà un cartellone variegato di programmazione che vedrà in scena dieci spettacoli, un concerto e una sezione matinée dedicata al Teatro Scuola. Fortemente voluta dal sindaco Mimmo Lo Polito e da tutta l’Amministrazione municipale della città del Pollino, la XIV Stagione teatrale comunale, rappresenta un’ampia riflessione che tiene conto del valore sociale del teatro e della sua incommensurabile capacità di parlare alle comunità. Grande attenzione sarà anche rivolta al teatro ragazzi, nel segno evidente del valore didattico e formativo delle rappresentazioni, che guardano con particolare considerazione al mondo giovanile. Si inizia, come dicevamo, mercoledì 3 aprile, a partire dalle 21, con “W L’Italia.it … Noi non sapevamo”, scritto da Egidia Bruno e Marie Belotti, diretto ed interpretato da Egidia Bruno, accompagnata dai canti di Francesca Breschi. Lo spettacolo classificatosi terzo al premio internazionale “Teatro dell’inclusione”, dedicato a Teresa Pomodoro, è un’orazione civile, un canto struggente e appassionato, uno spettacolo di “contro-informazione”, un’“urgenza teatrale” di raccontare le origini di quella che Pasquale Villari, Gaetano Salvemini, Giustino Fortunato e altri chiamarono la “questione meridionale”. Dai dati del 2010 dell’Unione delle Camere di Commercio risulta ancora oggi che il Meridione ha il 31% d’infrastrutture in meno del Settentrione. Ma sono in pochi a sapere che è a partire dall’Unità d’Italia che la forbice tra Nord e Sud cominciò ad allargarsi. W l’Italia.it… Noi non sapevamo indaga sul nostro presente partendo proprio dalla questione meridionale, dalle sue contraddizioni e dal prezzo pagato dagli abitanti del Sud per un’unità per certi versi più subita che auspicata. Lo spettacolo si impegna a togliere il velo che ammanta gli aspetti più controversi della conquista dell’Italia meridionale.  “Dietro le tante retoriche dell’arretratezza del Regno Borbonico – spiega Egidia Bruno – in pochi sanno che, sotto quello stesso regno, in Calabria sorgeva uno dei più grandi impianti siderurgici d’Italia; che la flotta navale borbonica era seconda solo a quella inglese; che da Gallipoli, in Puglia, partivano, verso il mondo intero, navi cariche di olio d’oliva, richiestissimo per uso industriale; che Napoli era una delle città più all’avanguardia d’Europa, seconda forse solo a Parigi; che il primo tratto ferroviario costruito in Italia fu quello tra Napoli e Portici. Pochissimi Italiani sanno che il “brigantaggio” fu una vera e propria guerra di resistenza ai Piemontesi, organizzata con propri eserciti e strategie da guerriglia e non, come i libri di storia insegnano, solo un fenomeno di avanzi di galera al soldo dei Borboni per permettere loro di tornare sul trono. Quasi nessuno sa, inoltre, che la grande emigrazione dal Sud Italia iniziò a seguito dell’Unità nazionale e non prima”. Uno spettacolo sulle vicende di ieri ma con lo sguardo rivolto all’attualità.

EGIDIA BRUNO: Lucana di nascita, bolognese per studi (laurea D.A.M.S. e diploma di recitazione Scuola Galante Garrone), vive e lavora a Milano.  Ciò che finora ha caratterizzato il suo percorso di attrice-autrice è sicuramente la trasversalità: dal teatro di prosa tradizionale a quello di narrazione ("Memoria del fuoco", regia di Marco Baliani), e quello per ragazzi ("Bambine", regia di Maria Maglietta, Premio E.T.I. ‘96); dalla televisione (Rai 2, "Pippo Chennedy Show") al cinema ("Del perduto amore", regia di Michele Placido); dalla radio al cabaret. Nel ‘98 firma insieme a Riccardo Piferi, autore di Paolo Rossi, il suo primo monologo "Io volevo andare in America e invece so’ finita in India". Nel 2001 debutta "Non sopporto le rose blu" nato dalla collaborazione con Marie Belotti e Romeo Schiavone. È nel gruppo di C.U.L.T. la "satira politica" di Zelig insieme ad Antonio Cornacchione e Maurizio Milani. Nel 2002 vince il Premio Massimo Troisi con il racconto "La mascula", che diventa il suo terzo monologo con la regia e le musiche di Enzo Jannacci. Nel 2006 insieme a Marisa Miritello scrive e interpreta "Antigone 2000 d.C... ‘natraggedia".

 

 Domenico Donato, Laura Capalbi

per l’Ufficio Stampa della XIV Stagione Teatrale Comunale

40 anni fa, come oggi, avveniva la prima chiamata effettuata con apparecchi portatili denominati (telefoni) cellulari o più semplicemente telefonini, anche se solo nel 1983 saranno prodotti i primi modelli commerciabili, al costo non certo economico di $ 3500 (attuali $ 7000 circa!).

A compiere la prima telefonata mobile non veicolare, da un marciapiede del centro di MANHATTAN, a NUOVA YORK USA, fu Martin COOPER, capo della ricerca della Motorola e attualmente presidente, amministratore delegato e co-fondatore nel 1992 della ArrayComm, che contattando Joel ENGEL, suo omologo dei BELL Laboratories (più conosciuti come BELL Labs, da dove nel 1947 uscì probabilmente la loro invenzione più importante: il transistore), gli comunicava di essere riuscito nell'intento, seppur attaccato ad 1 kg di plastica e fili vari, prototipo del modello che in seguito sarà commercializzato col nome di DynaTac 8000X.

Successivamente, per tale invenzione, dichiarò di essersi ispirato al capitano James Tiberius KIRK della saga di Star Trek che colloquiava grazie al suo comunicatore.

In un'intervista rilasciata alla BBC, Marty, come affettuosamente si fa chiamare, confessò che non avrebbe immaginato che un giorno il telefono cellulare sarebbe potuto essere così piccolo al punto che si sarebbe potuto appendere al proprio orecchio o che addirittura lo avrebbero potuto incorporare sottopelle.

Ha inoltre sostenuto che il mondo senza-fili è la libertà, che ha permesso di rendere la vita delle persone più confortevole e di promuovere la produttività, svincolando il numero di telefono da un luogo, fosse esso la casa o l'ufficio, per associarlo esclusivamente ad un solo individuo.

Inoltre, il fatto di aver dato questo "piccolo" contributo per migliorare la vita delle persone, lo fa sentire molto bene, al punto tale da fargli affermare di essere ricco al di là di ogni immaginazione in soddisfazione e in felicità e nella realizzazione di sé.

Chissà se ogni volta che digiteremo la tastiera del nostro apparecchio portatile, ci ricorderemo delle sue parole!

Ἀδάμας Mέλας (Adàmas Mèlas)

 

 
 

 

COMUNICATO STAMPA

L’avevamo detto chiaramente, purtroppo, ed ecco, puntuale, la conferma. Il progetto per creare un impianto di rifiuti speciali a Cammarata, area ASI –in pieno Distretto Agro-Alimentare di Qualità, autorizzato con la supina acquiescenza dell’amministrazione di Castrovillari- rischia ora di aprire la strada all’invasione del nostro territorio da parte di rifiuti tossici provenienti da tutta Italia. Che, semplicemente, distruggerebbero l’intera economia locale. E’ infatti imminente la valutazione, da parte del Nucleo AIA-VIA-IPPC del Dipartimento Ambiente della Regione Calabria, del “Progetto per un impianto di trattamento e valorizzazione rifiuti pericolosi e non pericolosi, loc. Cammarata di Castrovillari”. Proponente, sempre l’Ecologica Sud Servizi. La stessa Ditta che ha sempre cercato di spacciare le proprie attività come al servizio del territorio e della collettività. Attività, secondo lei, sicure e senza alcun tipo di rischio. Favole infondate e inconsistenti, a cui hanno creduto solo quelli che ci hanno voluto credere. Non ci ha creduto “Solidarietà e Partecipazione”, che ha “acceso i riflettori” su questa pericolosissima vicenda da molto tempo, scontrandosi con interessi e iniziative che col “bene comune” nulla avevano e hanno a che fare e che metterebbe a rischio l’intera struttura economica del territorio, buttando in discarica ogni futura possibilità di sopravvivenza e di promozione economica. Il progetto già autorizzato a Cammarata non è altro che il “cavallo di Troia” dell’impianto per rifiuti tossici. Il feroce e spregiudicato egoismo del singolo, contro i diritti e le necessità di tutti. Lo chiediamo per tempo: cosa ha intenzione di fare l’amministrazione Lo Polito per prevenire e sventare questo gravissimo rischio? Noi abbiamo già cominciato a muoverci. Come intende onorare, il Sindaco, l’impegno ad opporsi ad un mostro del genere, impegno ufficialmente preso anche in Consiglio comunale? Vedremo, presto, se si tratta delle solite parole, senza ricadute pratiche (magari trincerandosi dietro risibili motivazioni “tecniche”) oppure, se veramente, questa volta,  la responsabilità che gli compete sarà debitamente onorata.

Coordinamento Politico

Liste Civiche di “Solidarietà e Partecipazione”

Domenica, 31 Marzo 2013 21:19

Pasquetta & Pasquone

Scritto da

A CASTROVILLARI, la tipica festa, non religiosa, post-pasquale, caratterizzata dalla gita fuori-porta, era rappresentata da quella che avveniva il Martedì di Pasqua, da cui il nome proprio di Marte di Pasqua [Mart' 'i Pasca], ovvero di Pasquone [Pascunu] ovvero dei Vecchierelli [Vicchieriddi], dall'usanza dei bambini di tingersi il viso con carboni, coll'intento di scurirsi la pelle per apparire dei vecchi, appunto.

Tale rito deriva dalla festa, tutta italo-albanese, ovvero “arberesca” [arbëreshë], delle vallje, ma da cui si è distanziata differenziandosi, con cui ancora oggi tali popolazioni intendono evocare una vittoriosa battaglia occorsa tra i loro ascendenti e le popolazioni saracene avvenuta il Martedì di Pasqua del 24 di aprile del 1467.

Infatti, un terzo della popolazione della città, per gli spostamenti effettuati dai territori limitrofi, ricchi di comunità arberesche, vanta origini albanesi, rappresentando i discendenti di quelle popolazioni epirote che a partire dal XV secolo, guidate dal loro storico capo carismatico, Giorgio CASTRIOTA (o KASTRIOTA), detto Scanderbeg (o Skanderbeg), a più riprese e per più motivi, si mossero dall'Albania per insediarsi nel territorio.

Il giorno successivo a quello di Pasqua, non di precetto per la Chiesa cattolica in Italia, divenne civilmente uno festivo solo nel dopoguerra, e fu introdotta tale usanza per allungare la festività pasquale (come per altro per il giorno successivo al Natale, in alcune parti d'Italia detto “Natalino”). Per cui, solo in un secondo momento, tale usanza, denominata in altre realtà italiane “Pasquetta”, che avviene il Lunedì di Pasqua, o L. dell'Angelo, affiancò, ma non sostituì, quella tipica.

Ambedue le feste sono accomunate dal desiderio di trascorrerle generalmente insieme con parenti e/o amici con una tradizionale gita, per lo più una scampagnata sull'erba con attività all'aperto. Una interpretazione di questa tradizione potrebbe essere che si voglia ricordare i discepoli diretti a EMMAUS. Infatti, lo stesso giorno della Resurrezione, Gesù appare a due di loro in cammino verso questo luogo, sito a pochi chilometri da GERUSALEMME (Lc 24,13-35): per ricordare quel viaggio dei due discepoli col Maestro, si trascorrerebbe, dunque, il giorno di Pasquetta, facendo una passeggiata fuori le mura.

Ci fu, pertanto, un periodo in cui le due feste si affiancarono: per cui, chi voleva, il lunedì faceva la Pasquetta e il martedì il Pasquone (che nel frattempo, purtroppo, aveva assunto nelle nuove generazioni il medesimo nome della prima, tranne poi specificare a quale giorno ci si riferisse [Pasquetta del lunedì e P. del martedì], per distinguerle, facendo perdere quella peculiarità demologica che, conservando il nome, avrebbe continuato ad avere e vanificando la distinzione che altrimenti sarebbe stata funzionale). Per lo più quella del lunedì veniva trascorsa coi parenti: quasi una reiterazione della Pasqua, anche se in trasferta (in special modo presso le varie località della frazione, a vocazione tanto agricola, quanto di villeggiatura, per la particolare presenza di ville signorili, delle VIGNE DI CASTROVILLARI o, come comunemente sono appellate, semplicemente VIGNE, ovvero nelle località viciniori di mare, sopra tutte quella VILLIAPIANA LIDO che un tempo portò addirittura l'appellazione, errata dal punto di vista amministrativo, di LIDO DI CASTROVILLARI, e che comunemente viene ancora nomata, nella parte più centrale, col numero “114”, a indicare il chilometro del casello ferroviario da TARANTO intorno al quale si è sviluppata); mentre quella del martedì era riservata agli amici.

Questo una volta... quando l'oro, cancro del mondo, non imponeva ai suoi schiavi i ritmi frenetici di oggi, in cui l'usura, che ne rappresenta la metastasi, sembra voler erodere ciò che le tradizioni hanno costruito. Seppur anche prima chi occupava i pubblici uffici non poteva certo liberarsi prima della fine del lavoro, almeno tutti gli altri (artigiani, professionisti, commercianti), non essendo assillati dal dio Pluto, facevano piacevolmente a meno della metà pomeridiana, se non addirittura dell'intera giornata lavorativa. Ora, tranne poche eccezioni, questo retaggio di una cultura contadina che per fortuna da noi tarda a morire, ma che purtroppo sembra segnata a una inesorabile fine, lo conservano i pensionati, gli studenti e il personale scolastico.

Nel frattempo, noi resistiamo! “Mane nobiscum, Domine, quoniam advesperascit, et inclinata est iam dies.” (Lc 24,29)

Sabato, 30 Marzo 2013 21:14

Con amore e pace nei cuori

Scritto da

"Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici." Gesù di Nazareth

Nella bellezza di queste parole, giungano a tutti Voi, i nostri più cari e sinceri auguri di una santa Pasqua ricca di pace e amore.

Angela Micieli

FreshJoomlaTemplates.com
Friday the 22nd. Castrovillari in Rete

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