40 anni fa, come oggi, avveniva la prima chiamata effettuata con apparecchi portatili denominati (telefoni) cellulari o più semplicemente telefonini, anche se solo nel 1983 saranno prodotti i primi modelli commerciabili, al costo non certo economico di $ 3500 (attuali $ 7000 circa!).

A compiere la prima telefonata mobile non veicolare, da un marciapiede del centro di MANHATTAN, a NUOVA YORK USA, fu Martin COOPER, capo della ricerca della Motorola e attualmente presidente, amministratore delegato e co-fondatore nel 1992 della ArrayComm, che contattando Joel ENGEL, suo omologo dei BELL Laboratories (più conosciuti come BELL Labs, da dove nel 1947 uscì probabilmente la loro invenzione più importante: il transistore), gli comunicava di essere riuscito nell'intento, seppur attaccato ad 1 kg di plastica e fili vari, prototipo del modello che in seguito sarà commercializzato col nome di DynaTac 8000X.

Successivamente, per tale invenzione, dichiarò di essersi ispirato al capitano James Tiberius KIRK della saga di Star Trek che colloquiava grazie al suo comunicatore.

In un'intervista rilasciata alla BBC, Marty, come affettuosamente si fa chiamare, confessò che non avrebbe immaginato che un giorno il telefono cellulare sarebbe potuto essere così piccolo al punto che si sarebbe potuto appendere al proprio orecchio o che addirittura lo avrebbero potuto incorporare sottopelle.

Ha inoltre sostenuto che il mondo senza-fili è la libertà, che ha permesso di rendere la vita delle persone più confortevole e di promuovere la produttività, svincolando il numero di telefono da un luogo, fosse esso la casa o l'ufficio, per associarlo esclusivamente ad un solo individuo.

Inoltre, il fatto di aver dato questo "piccolo" contributo per migliorare la vita delle persone, lo fa sentire molto bene, al punto tale da fargli affermare di essere ricco al di là di ogni immaginazione in soddisfazione e in felicità e nella realizzazione di sé.

Chissà se ogni volta che digiteremo la tastiera del nostro apparecchio portatile, ci ricorderemo delle sue parole!

Ἀδάμας Mέλας (Adàmas Mèlas)

 

 
 

 

COMUNICATO STAMPA

L’avevamo detto chiaramente, purtroppo, ed ecco, puntuale, la conferma. Il progetto per creare un impianto di rifiuti speciali a Cammarata, area ASI –in pieno Distretto Agro-Alimentare di Qualità, autorizzato con la supina acquiescenza dell’amministrazione di Castrovillari- rischia ora di aprire la strada all’invasione del nostro territorio da parte di rifiuti tossici provenienti da tutta Italia. Che, semplicemente, distruggerebbero l’intera economia locale. E’ infatti imminente la valutazione, da parte del Nucleo AIA-VIA-IPPC del Dipartimento Ambiente della Regione Calabria, del “Progetto per un impianto di trattamento e valorizzazione rifiuti pericolosi e non pericolosi, loc. Cammarata di Castrovillari”. Proponente, sempre l’Ecologica Sud Servizi. La stessa Ditta che ha sempre cercato di spacciare le proprie attività come al servizio del territorio e della collettività. Attività, secondo lei, sicure e senza alcun tipo di rischio. Favole infondate e inconsistenti, a cui hanno creduto solo quelli che ci hanno voluto credere. Non ci ha creduto “Solidarietà e Partecipazione”, che ha “acceso i riflettori” su questa pericolosissima vicenda da molto tempo, scontrandosi con interessi e iniziative che col “bene comune” nulla avevano e hanno a che fare e che metterebbe a rischio l’intera struttura economica del territorio, buttando in discarica ogni futura possibilità di sopravvivenza e di promozione economica. Il progetto già autorizzato a Cammarata non è altro che il “cavallo di Troia” dell’impianto per rifiuti tossici. Il feroce e spregiudicato egoismo del singolo, contro i diritti e le necessità di tutti. Lo chiediamo per tempo: cosa ha intenzione di fare l’amministrazione Lo Polito per prevenire e sventare questo gravissimo rischio? Noi abbiamo già cominciato a muoverci. Come intende onorare, il Sindaco, l’impegno ad opporsi ad un mostro del genere, impegno ufficialmente preso anche in Consiglio comunale? Vedremo, presto, se si tratta delle solite parole, senza ricadute pratiche (magari trincerandosi dietro risibili motivazioni “tecniche”) oppure, se veramente, questa volta,  la responsabilità che gli compete sarà debitamente onorata.

Coordinamento Politico

Liste Civiche di “Solidarietà e Partecipazione”

Domenica, 31 Marzo 2013 21:19

Pasquetta & Pasquone

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A CASTROVILLARI, la tipica festa, non religiosa, post-pasquale, caratterizzata dalla gita fuori-porta, era rappresentata da quella che avveniva il Martedì di Pasqua, da cui il nome proprio di Marte di Pasqua [Mart' 'i Pasca], ovvero di Pasquone [Pascunu] ovvero dei Vecchierelli [Vicchieriddi], dall'usanza dei bambini di tingersi il viso con carboni, coll'intento di scurirsi la pelle per apparire dei vecchi, appunto.

Tale rito deriva dalla festa, tutta italo-albanese, ovvero “arberesca” [arbëreshë], delle vallje, ma da cui si è distanziata differenziandosi, con cui ancora oggi tali popolazioni intendono evocare una vittoriosa battaglia occorsa tra i loro ascendenti e le popolazioni saracene avvenuta il Martedì di Pasqua del 24 di aprile del 1467.

Infatti, un terzo della popolazione della città, per gli spostamenti effettuati dai territori limitrofi, ricchi di comunità arberesche, vanta origini albanesi, rappresentando i discendenti di quelle popolazioni epirote che a partire dal XV secolo, guidate dal loro storico capo carismatico, Giorgio CASTRIOTA (o KASTRIOTA), detto Scanderbeg (o Skanderbeg), a più riprese e per più motivi, si mossero dall'Albania per insediarsi nel territorio.

Il giorno successivo a quello di Pasqua, non di precetto per la Chiesa cattolica, divenne civilmente uno festivo in Italia solo nel dopoguerra, e fu introdotta tale usanza per allungare la festività pasquale (come per altro per il giorno successivo al Natale, in alcune parti d'Italia detto “Natalino”). Per cui, solo in un secondo momento, tale usanza, denominata in altre realtà italiane “Pasquetta”, che avviene il Lunedì di Pasqua, o L. dell'Angelo, affiancò, ma non sostituì, quella tipica.

Ambedue le feste sono accomunate dal desiderio di trascorrerle generalmente insieme con parenti e/o amici con una tradizionale gita, per lo più una scampagnata sull'erba con attività all'aperto. Una interpretazione di questa tradizione potrebbe essere che si voglia ricordare i discepoli diretti a EMMAUS. Infatti, lo stesso giorno della Resurrezione, Gesù appare a due di loro in cammino verso questo luogo, sito a pochi chilometri da GERUSALEMME (Lc 24,13-35): per ricordare quel viaggio dei due discepoli col Maestro, si trascorrerebbe, dunque, il giorno di Pasquetta, facendo una passeggiata fuori le mura.

Ci fu, pertanto, un periodo in cui le due feste si affiancarono: per cui, chi voleva, il lunedì faceva la Pasquetta e il martedì il Pasquone (che nel frattempo, purtroppo, aveva assunto nelle nuove generazioni il medesimo nome della prima, tranne poi specificare a quale giorno ci si riferisse [Pasquetta del lunedì e P. del martedì], per distinguerle, facendo perdere quella peculiarità demologica che conservando il nome avrebbe continuato ad avere e vanificando la distinzione che altrimenti sarebbe stata funzionale). Per lo più quella del lunedì veniva trascorsa coi parenti: quasi una reiterazione della Pasqua, anche se in trasferta (in special modo presso le varie località della frazione, a vocazione tanto agricola, quanto di villeggiatura, per la particolare presenza di ville signorili, delle VIGNE DI CASTROVILLARI o, come comunemente sono appellate, semplicemente VIGNE, ovvero nelle località viciniori di mare, sopra tutte quella VILLIAPIANA LIDO che un tempo portò addirittura l'appellazione, errata dal punto di vista amministrativo, di LIDO DI CASTROVILLARI, e che comunemente viene ancora nomata, nella parte più centrale, col numero “114”, a indicare il chilometro del casello ferroviario da TARANTO intorno al quale si è sviluppata); mentre quella del martedì era riservata agli amici.

Questo una volta... quando l'oro, cancro del mondo, non imponeva ai suoi schiavi i ritmi frenetici di oggi, in cui l'usura, che ne rappresenta la metastasi, sembra voler erodere ciò che le tradizioni hanno costruito. Seppur anche prima chi occupava i pubblici uffici non poteva certo liberarsi prima della fine del lavoro, almeno tutti gli altri (artigiani, professionisti, commercianti), non essendo assillati dal dio Pluto, facevano piacevolmente a meno della metà pomeridiana, se non addirittura dell'intera giornata lavorativa. Ora, tranne poche eccezioni, questo retaggio di una cultura contadina che per fortuna da noi tarda a morire, ma che purtroppo sembra segnata a una inesorabile fine, lo conservano i pensionati, gli studenti e il personale scolastico.

Nel frattempo, noi resistiamo! “Mane nobiscum, Domine, quoniam advesperascit, et inclinata est iam dies.” (Lc 24,29)

Ἀδάμας Mέλας (Adàmas Mèlas)

Sabato, 30 Marzo 2013 21:14

Con amore e pace nei cuori

Scritto da

"Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici." Gesù di Nazareth

Nella bellezza di queste parole, giungano a tutti Voi, i nostri più cari e sinceri auguri di una santa Pasqua ricca di pace e amore.

Angela Micieli

COMUNICATO STAMPA

La precarietà della situazione sanitaria dell’Ospedale di Castrovillari continua e si aggrava. Dopo il decreto 191, di accorpamento con l’ospedale di Acri -vicenda ancora tutta da definire- dopo le varie emergenze, evidenziate da tempo immemorabile e non ancora rimosse, ecco l’ennesima “tegola”. Addirittura due reparti a rischio-chiusura: Ortopedia e Broncopneumologia, mentre continua la precarietà del Pronto Soccorso -per il personale- e della Medicina Interna –per i posti letto. Insomma, situazione preoccupante, che pretenderebbe un intervento politico forte, istituzionale, territoriale. E che invece trova, nell’amministrazione di Castrovillari, risposte flebili, personali, partitiche. Un Sindaco ha, istituzionalmente,  la grave responsabilità di garantire la salute pubblica di una popolazione. Ed è per questo che il Sindaco di Castrovillari –comune capofila e sede dell’ospedale- è stato messo a capo del “Comitato istituzionale territoriale”, nato per difendere l’ospedale. Solo che il sindaco Lo Polito sembra privilegiare i percorsi partitici, piuttosto che quelli istituzionali. Infatti, dopo aver supportato, e firmato, gli esposti Guccione-Laratta (si, proprio quelli che a Castrovillari danno ragione ai Castrovillaresi e poi, ad Acri e a Cosenza  lottano per l’immediata applicazione del decreto 191), senza, per altro che questi ultimi firmassero il nostro di ricorso, ecco che ci risiamo. Il Sindaco continua a fare orecchie da mercante, malgrado i solleciti, fatti anche nel recente Consiglio comunale, per riunire il Comitato istituzionale territoriale e dare così un “respiro” comprensoriale alle necessità e alle rivendicazioni delle popolazioni dell’area del Pollino. Così, dopo la discutibile iniziativa del colloquio “privato” con il Presidente Scopelliti, eludendo il mandato del Comitato che aveva esplicitamente deciso, nell’ultima, lontanissima riunione, di andare, ma insieme, a discutere col Governatore, ecco l’ulteriore novità. Incontro del sindaco Lo Polito con il Direttore Generale Scarpelli, sotto l’egida del PD –nel caso rappresentato dal Consigliere regionale Guccione. Quasi che la vertenza sanità fosse un problema da gestire come partito e non come istituzione, o, meglio, come territorio. E capita che, forse per fretta, forse per specifica incompetenza, si parli delle nuove emergenze, senza e prima che quelle precedenti siano state affrontate e risolte. Siamo lontani anni luce dalle roboanti promesse elettorali, della partecipazione, della trasparenza, del “filo rosso” territoriale. Ma l’argomento è troppo importante e delicato per diventare strumento partitico. E’ necessario, da subito, un cambiamento di rotta, riportando le giuste rivendicazioni, riguardanti il diritto alla salute, nell’alveo che le sono proprie e che certo non si identificano con le necessità di partito.

 

Coordinamento Politico

Liste Civiche di “Solidarietà e Partecipazione”

Ai nastri di partenza la XIV Stagione Teatrale Comunale che animerà il capoluogo del Pollino da mercoledì 3 aprile a sabato 18 maggio.  Un mese e mezzo di programmazione che vedrà in scena al Teatro Sybaris del protoconvento francescano dieci spettacoli, un concerto e una sezione dedicata al Teatro scuola. Fortemente voluta dal sindaco Mimmo Lo Polito e dall’intera amministrazione comunale la XIV Stagione si presenta con una formula teatrale che vede in scena una serie di compagnie con spettacoli dal forte impatto emozionale, tra riflessione civile, ironia e poesia, ben affiancate dalle numerose compagnie locali, che a diversi livelli, testimoniano da anni il grande fermento culturale della cittadina del Pollino. Con la consapevolezza che l’arte, la cultura, la bellezza sono indispensabili per uscire tutti insieme dalla crisi attuale, una Stagione Teatrale che punta molto sul coinvolgimento delle scuole e dei giovani e che mantenendo contenuti i prezzi dei biglietti, sette euro per la platea e cinque per la galleria, vuole dare un'opportunità a tutti di fruire dell'arte teatrale. Ma vediamo nel dettaglio gli appuntamenti in cartellone:
lo spettacolo che apre la stagione, mercoledì 3 aprile alle 21,00, è “W l’Italia.it…noi non sapevamo, di Egidia Bruno e Marie Belotti, diretto e interpretato da Egidia Bruno, con i canti di Francesca Breschi. Il monologo della brava attrice lucana è un’orazione civile, un canto struggente e appassionato, uno spettacolo di “contro-informazione”, un’“urgenza teatrale” di raccontare le origini di quella che Pasquale Villari, Gaetano Salvemini, Giustino Fortunato e altri chiamarono la “questione meridionale”. Giovedì 11, alle 21,00, la Compagnia Ragli presenta “L’Italia s’è desta- un piccolo (falso) mistero italiano” scritto e diretto da Rosario Mastrota con Dalila Cozzolino, testo finalista al Premio Hystrio.  Attraverso la storia di Carletta, la scema del paese si racconta, in maniera leggera, la crudezza di una realtà intrisa quotidianamente di ‘ndrangheta e come la malavita sia arcaicamente consolidata e, apparentemente, inerme nella vita di un piccolo paese. Si prosegue domenica 14 aprile alle 18,30 con la pluripremiata compagnia Scena Verticale. In scena Dario De Luca e la Omissis Mini Orchestra in “Morir sì giovane e in andropausa – atto unico in 7 quadri e canzoni”. Un progetto con canzoni dalle liriche semplici e con monologhi dal linguaggio chiaro per una sintesi poetica che sia efficace, diretta, in qualche modo quotidiana. Lo scopo? Portare in scena la voce di una collettività, evidenziare bisogni e desideri di una generazione, quella dei trenta-quarantenni, lasciati in mutande da una società gerontocratica e senza futuro. Il 18 aprile alle 21,00 tocca all’associazione culturale Zahir con “#Neoeroina”, scritto e diretto da Ernesto Orrico. Sulla scena Maria Marino da voce e corpo ad una crudele e dolcissima ballata pop, offrendosi con disincanto e ambizione, agli occhi degli altri senza temerne il giudizio. È il ritratto, senza pietà e senza moralismi, di una condizione – quella femminile – che non vuole più, mai più, essere una “condizione” ma una realtà, fatta di un corpo, di azioni e di pensieri. “Castrovillari millenaria” della compagnia “Un Sorriso per la città”, è lo spettacolo di sabato 20 aprile, uno spaccato di una famiglia (tipo) di Castrovillari spiata nel suo vivere quotidiano, alle prese con questioni che agitano e tramano la nostra attualità civile. La stagione continua mercoledì 24 aprile con “L’apocrifo – ovvero Demas il ladrone buono e il suo incontro con Gesù” di e con Fabio Pellicori e con le musiche eseguite dal vivo da Franco Iannuzzi, Camillo Maffia e Nunzio Seminara. Lo spettacolo di “Chimera” cerca di raccontare nel modo più fedele possibile ai testi sacri, attraverso la vita di Demas, il ladrone buono che viene crocefisso con Gesù, la vita dello stesso Gesù. Con poesia e umanità. Da sabato 20 a lunedì 29 aprile ci saranno le matinée dedicate alle scuole. “Il Sogno di Carlotta” e “Medico per forza” sono gli spettacoli scelti dal Teatro della Sirena di Giuseppe Maradei. Nel primo rivive nel sogno di una fanciulla l’incubo dell’uomo moderno alle prese con la catastrofe imminente che minaccia il pianeta e l’esistenza dell’umanità stessa. Ma anche questa volta, come sempre, solo la fantasia può salvare il mondo. “Medico per forza”, invece pone lo spettatore di fronte a questo interrogativo: Che cosa può accadere se un copione del grande Molière cade nelle mani di una brigata di comici “Italiani”? Il rigore letterario della parola scritta resisterà al mestiere, all’esuberanza ed alla naturale trasgressiva irriverenza della recitazione cosiddetta “all’antica italiana”? Sabato 27 aprile la Compagnia Mediterranea omaggia Nino Taranto con “La vita va presa con filosofia”, scritto, diretto e interpretato da Pippo Infante, affiancato dalla fisarmonica di Camillo Maffia. Lo spettacolo, un inno alla positività, ripercorre alcuni momenti di vita partenopea, in ognuno dei quali, si inscena un passaggio macchiettistico del grande attore napoletano. Domenica 28, alle 18,30 ci sarà il concerto per violino e piano, a cura del Conservatorio di Musica “S. Giacomantonio” di Cosenza. “Occhi a perdere –incubo premonitore” è lo spettacolo di sabato 4 maggio alle 21,00, dall’Edipo Re sofocleo e da “Navi a perdere” di Carlo Lucarelli, la compagnia “La Buffa Agitatori culturali”, prende spunto dalla triste vicende della nave Jolly Rosso e lancia un monito: Come Edipo và incontro alla tragedia, giacendo con la madre e assassinando il padre, nonostante le avvisaglie di Tiresia e degli oracoli, così l’uomo contemporaneo va verso il disastro nonostante gli avvisi derivanti dalle sensibilità ecologiste. Domenica 12 maggio alle 21.00, penultimo appuntamento con “’U Iettabannu” di Khoreia 2000, scritto da Angela Micieli, per la regia di Rosy Parrotta. Un tuffo nel passato, nel ricordo del civico banditore, tipico personaggio di ogni comunità cittadina. La vicenda si svolge tra le mura domestiche di una famiglia, i cui membri, maschere di una società meridionale, raggiungono, molto spesso e molto facilmente, il paradosso in un prontuario di situazioni comiche.  L’intuito femminile nello sfruttare ogni situazione pur di migliorare il ceto sociale di appartenenza. La sottomissione di un uomo alle volontà della moglie. Non esistono toni pacati, si urla. Si urla per farsi sentire dal cognato con problemi di udito. Si urla per proclamare annunci. E il finale non può che provocare un riso amaro. Chiude la XIV Stagione Teatrale Comunale di Castrovillari il nuovo lavoro della compagnia “J Pirrupajini” dal titolo “Chjchiti juncu…ca a chjna passi…!!!”. Scritto e diretto da Mena Filpo è un lavoro che propone spaccati di vita contadina degli anni ’20 in modo umoristico ed altamente comico.

 Domenico Donato, Laura Capalbi

per l’Ufficio Stampa della XIV Stagione Teatrale Comunale

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