COMUNICATO STAMPA

Anche il meetup "Castrovillari a 5 stelle presente ad un consiglio comunale di oltre 4 ore su un tema che avrebbe meritato anni!!!  altro che ore. E per anni si intendono quelli passati, quelli in cui vi era il sentore di una situazione pronta a degenerare ma, vuoi la superficialità politica, vuoi per inerzia, si è atteso fino a questo momento. Il momento in cui l'ospedale è al collasso, in diversi reparti i pochi medici rimasti sono ridotti allo stremo, si parla di chiusura entro l'anno e la popolazione è pressoché abbandonata a se stessa. Numerosi gli interventi, nel corso della serata, da parte dei cittadini, rappresentanti dei sindacati, delle associazioni, delle opposizioni e pochi sindaci del circondario, solo tre.  Per la precisione i sindaci di Morano Calabro, Frascineto e Firmo.  Un dato alquanto indicativo, francamente ci si aspetterebbe una partecipazione maggiore da parte dei sindaci dei paesi vicino in quanto lo Spoke di Castrovillari costituisce un punto di riferimento per i cittadini dell'intero territorio. Entrando nel merito della serata il primo ad intervenire è stato il direttore del distretto Esaro-Pollino, dottor Francesco Di Leone, delegato del commissario Scura.  Fioccano le rassicurazioni ed ascoltando il dottor Di Leone non avremmo nulla di cui preoccuparci . La verità è che le rassicurazioni inquietano ancor di più. I tentativi di tranquillizzare la popolazione affinché quest'ultima non insorga lasciano il tempo che trovano e la preoccupazione cresce. La condizione di assoluta criticità in cui Verte l'ospedale di Castrovillari, che poi è riflesso nella condizione in cui verte la sanità calabrese, tutta, è indubbiamente frutto del cinismo e dell'opportunismo della malapolitica . Cinismo verso i cittadini, opportunismo per tutte le volte che il politico di turno si è servito dell' emergenza o dell'assegnazione di eventuali posti di lavoro per foraggiare la propria campagna elettorale, o per farsi propaganda, ricordando l'annuncio pagliacciata del presidente Oliverio che promise di andare a Roma ad incatenarsi come forma di protesta.  Ovviamente la vicenda si concluse in un nulla di fatto, evidentemente per il governatore Oliverio la salute dei cittadini non rappresenta una priorità.  Sabato sera abbiamo assistito all'ennesima adunanza che può definirsi in due modi a seconda dei risvolti pratici: - sarà un evento che l'amministrazione userà per scagionarsi dalle eventuali accuse di disinteresse, quindi un modo per dire di aver dimostrato interesse verso la questione - oppure sarà l'inizio di una presa di posizione concreta e proficua in questo senso, solo il tempo potrà aiutarci a comprendere.  C'è da dire che, dopo tutto questo gran parlare, un concetto emerge chiaro ed inequivocabile: "Non possono privarci di un diritto costituzionale, il diritto alla salute. Difenderemo con forza con l'ospedale di Castrovillari e con esso i nostri diritti inalienabili. È dovere della politica locale intraprendere ogni iniziativa possibile affinché venga tutelata la salute dei cittadini e sará dovere di tutti noi far fronte comune in una lotta che non conosce divisioni partitiche."

Valentina Pastena 

MeetUp Castrovillari a 5 stelle

COMUNICATO STAMPA

Al via ad Oriolo un laboratorio cinematografico che condurrà gli studenti dell'Istituto Commerciale (sede staccata dell'Ipsia Aletti di Trebisacce) in un affascinante viaggio alla scoperta di macchina da presa, sceneggiature, pre produzione, produzione, post produzione e quanto altro possa rientrare nel lavoro propedeutico alla realizzazione di prodotto audiovisivo. Il laboratorio cinematografico partirà ufficialmente il 6 aprile con uno/due incontri settimanali dalle 12 alle 15. E proprio nella mattinata di martedì i ragazzi hanno avuto modo di assistere, presso i locali della scuola, ad un incontro informativo sull'iniziativa. Alla presentazione del progetto hanno partecipato, in qualità di promotori dell'iniziativa: il vicesindaco di Oriolo, Vincenzo Diego; la dirigente scolastica dell'Istituto Aletti di Trebisacce, Marilena Viggiano; la responsabile del plesso di Oriolo, professoressa Teresa Franca Bellino; la collaboratrice della dirigente, professoressa Mirella Franco e il direttore artistico dell'Oriolo Cult Festival, Antonella Accattato.

I ragazzi hanno appreso i dettagli del laboratorio cinematografico direttamente dal 35enne regista ed esperto di montaggio, Vincenzo Greco (nella foto), originario di Cersosimo (Pz) che dopo importanti esperienze nel Nord Italia, condite da prestigiosi riconoscimenti (collaborazione con Nanni Moretti per un cortometraggio con l'associazione Dinamovie; premio nella giornata degli autori al Festival di Venezia 2011 per un corto realizzato con alcuni studenti di Torino) è ritornato nella terra natìa dove da qualche mese gestisce una scuola di arti visive digitali, Wokilab, a Francavilla sul Sinni (Pz).

Il laboratorio cinematografico che si terrà ad Oriolo fornirà agli allievi i rudimenti per poter elaborare un cortometraggio, un documentario o uno spot. Dopo le prime lezioni pratiche, spazio in seguito alle uscite sul territorio per catturare immagini e dettagli. L'idea di questo percorso creativo, che potrà usufruire di un laboratorio crossmediale in dotazione alla scuola, nasce da un'intuizione del vicesindaco di Oriolo Vincenzo Diego - subito avallata dalla dirigente scolastica Viggiano e dalla professoressa Bellino - che ha permesso di mettere a disposizione degli studenti di Oriolo un professionista del settore. Quest'estate poi, nel corso di una serata dedicata, verrà presentato il lavoro dei ragazzi - condito dal backstage che ne ha permesso la realizzazione - il quale sarà messo a disposizione per eventuali partecipazioni a concorsi tematici, e comunque sicuramente utile al Comune di Oriolo per continuare a veicolare la sua immagine oltre i confini locali. 

Vincenzo La Camera, giornalista

Ufficio Stampa Comune di Oriolo (Cs)

COMUNICATO STAMPA

Il 7° FESTIVAL DEL DIALETTO E LINGUE MINORITARIE DI CALABRIA 2018, organizzato dal CENTRO CULTURA E ARTE 26 con il suo portale www.arte26.it - promoter culturale accreditato dal MiBACT, parte con un Concorso Letterario Internazionale.

Pubblicato il Bando del Concorso in Dialetto e Lingue di minoranza di Calabria, con lo scopo di promuovere la conoscenza del patrimonio linguistico della terra calabra: la lingua madre, bene culturale da tutelare. La partecipazione al Concorso è gratuita e possono partecipare Autori di tutte le età, anche residenti fuori regione o all'ESTERO, con opere già edite, a tema libero, sia in Prosa che in Poesia, scritte in dialetto di Calabria o Lingua di Minoranza arbëreshe, occitana, grecanica di Calabria. Ogni partecipante potrà inviare UN LIBRO PUBBLICATO DAL 2010 AD OGGI, scritto in DIALETTO di CALABRIA o in lingua di Minoranza calabrese (UNA SOLA COPIA, MASSIMO 02 LIBRI DI ARGOMENTO DIVERSO). Le opere dovranno pervenire entro il 24 Giugno 2018 al seguente indirizzo: CENTRO CULTURA E ARTE 26 - VIA TEVERE n° 7 - 87012 CASTROVILLARI - CS. Ai vincitori verranno assegnati coppe, pacchi-libri di Autori calabresi e prodotti tipici di Calabria.

Il Centro Culturale 26, al suo 40° anno di attività, con il Festival del Dialetto s'inserisce tra gli eventi più accreditati a livello nazionale per la salvaguardia del patrimonio linguistico della Calabria. L'iniziativa non è limitata solo all'Italia, dal momento che sono coinvolti anche alcuni circoli calabresi dell'America Latina che hanno a cuore la promozione e la tutela della lingua madre, che rischia l'estinzione. Il Festival ha l'obiettivo di diffondere la cultura del dialetto, come bene culturale, non più lingua dei ceti bassi, simbolo di ignoranza e veicolo di svantaggio sociale. Salviamo, dunque la lingua madre, per conoscere la storia e le tradizioni di un popolo.

 

E' ricco di risultati positivi e prove di ritrovata forma per gli atleti della CorriCastrovillari, impegnati dal nord al sud, in diverse competizioni sportive. Ad Agropoli nella 19ª edizione della Mezza maratona, che ha visto alla partenza circa 1300 atleti, nella gara vinta dal marocchino Aich Youssef con il tempo di 1h08’12”, è ritornato ad essere competitivo Marco Barbuscio che è rimasto nel sestetto di testa per la maggior parte del percorso. L'atleta castrovillarese ha chiuso il percorso in 1h11’14” che lo proietta di nuovo tra i migliori. Lo stesso atleta a fine gara ha commentato che la gara di Agropoli è stata «bella». «Nei primi chilometri ho visto il ritmo un pò forte ma ho detto che valeva la pena provarci e mi sono messo a testa bassa a macinare chilometri a ritmi forti per il mio momento di forma, ma metro dopo metro ci ho creduto cedendo solo un pò alla fine non avendo allenamenti specifici su questa distanza. Mi sono goduto il mio risultato arrivando soddisfatto e sopratutto ancora più carico per le prossime gare che mi aspettano». 
Tra gli altri bei tempi si registrano, per la squadra del presidente Gianfranco Milanese, Paolo Antonucci con 1:42, Egidio Lauria con 1:50, Janet de Jesus Luis con 1:49 che fa ben sperare nel prosieguo della stagione, e Roberta Valente con 1:56 in preparazione di maratona. 
 
Altra bella prestazione l'ha fatta registrare Daniela De Stefano nel campionato italiano master di maratona a Treviso. Il suo tempo (3:18) l'ha piazzata seconda di categoria e 15ª assoluta e le ha permesso di abbassare di oltre un minuto e mezzo il suo personale di gara. «Mi sono divertita - ha commentato la De Stefano a fine gara - e tra la prima e la seconda metà ho recuperato una decina di posizioni, cosa che mi ha permesso di migliorare il personal best». Alla Stramilano di 21 chilometri a rappresentare i colori della CorriCastrovillari c'erano Antonio Amodeo che ha chiuso il percorso con 1:15 nonostante alla partenza sia stato coinvolto in una caduta con altri atleti. 
 
Nell'ultima cross di stagione, invece, la giovane Kristel Santoro si è imposta su tutti gli altri atleti (uomini e donne) dominando anche l’ultimo avversario con uno sprint poderoso completando così il poker di vittorie sulle 4 gare di cross di questo inizio 2018.

A Voi, 

donne e uomini impegnati nelle istituzioni politiche

della Diocesi di Cassano all’Jonio

 

RivolgendoVi i miei auguri per La Pasqua che viene, non ritornerò  su proposte operative già formulate;  esse sono sottoposte al discernimento del tempo, il Cronos che, nella mitologia greca classica, è perfino il padre di Zeus. Il tempo scorre e, scorrendo, lascia che  nuove proposte trovino giusto spazio nell’orizzonte storico della giustizia e della speranza.

Lo scopo di questo mio messaggio augurale  è proporre una riflessione  riguardante “l’agonia della politica e la resurrezione dell’agire politico”. 

“La politica è in agonia”  perché non riesce a rispondere ad alcune istanze di senso, sociali e di giustizia, direi epocali, tra cui vanno sicuramente annoverate quelle descritte dal filosofo  Emanuele Severino nell’opera “Il Tramonto della politica. Considerazioni sul futuro del mondo”:

  • Il contrasto tra la globalizzazione e l’aumento delle disuguaglianze economiche; da un lato, gli Stati sovrani si aprono ai mercati del mondo, registrando l’instabilità degli equilibri internazionali e riconoscendo, come interlocutori, nuovi soggetti, ben avviati sul cammino della potenza economica, con incessanti accordi di scambio commerciale che promettono di ampliare le opportunità di lavoro e di crescita; dall’altro lato, la ricchezza, che sia essa preesistente o creata ex novo, non si distribuisce o non si redistribuisce in modo uniforme tra tutti i membri degli accordi commerciali, ma viola qualsiasi criterio di giustizia sociale e si concentra in altre parti del mondo, diverse dall’Europa, dall’Italia e dal Sud-Italia, pur mostrando una tendenza complessiva alla crescita; per cui, posto un incremento globale della ricchezza, essa cresce molto di più a Shanghai che a Milano.
  • L’opposizione tra cosmopolitismo e localismo; da una parte, gli stili di vita e di pensiero si allineano in una grande società transnazionale che parla l’inglese e che si sposta continuamente da una Nazione all’altra, alla ricerca di nuove occasioni di competizione, di affermazione del sé e in un grande meticciato culturale, venato di un entusiastico ottimismo verso il progresso tecnico e scientifico; dall’altra, a fronte di questa comunità transnazionale urbana, molte altre comunità di masse sociali e non rimangono ai margini e si chiudono in istanze molto localistiche e diffidenti di ogni innovazione, diversità o cambiamento.
  • L’emigrazione delle masse dei poveri che, affascinati dai miti occidentali del consumo vistoso e del sovra-sviluppo, e al tempo stesso fuggendo da situazioni di fame, di guerra e di persecuzione, premono ai confini delle grandi comunità internazionali e fluiscono in esse, costringendo la civiltà occidentale a verificare il proprio stato di salute, la propria capacità di offrire modelli positivi e il desiderio di proteggere la propria condizione sociale ed economica.

Dinanzi a queste istanze, la politica non si mostra capace di offrire soluzioni efficaci. La riflessione sui motivi di questa incapacità va cercata al di là della semplice retorica sulla moralità dei politici o sull’ormai superato schema che oppone le esigenze del profitto a quelle di giustizia sociale. In realtà, dopo aver emarginato la politica, la Tecnica mira ad emarginare anche il capitalismo, disfacendosi di qualsiasi significato di verità assoluta che può limitarne il potenziamento (anche la verità della politica e del capitalismo) e divenendo sempre più potente tanto da assoggettare completamente l’essere umano. Qualsiasi genere di verità è destinato ad essere sconfitto dall’avvento della Tecnica che prepara il suo dominio incontrastato su ogni aspetto della vita sulla terra. In questo modo “il fuoco rubato da Prometeo agli dei”, la Tecnica, va creando  una nuova sovra-struttura culturale, una sorta di Superstato Tecnico che le permetterà di ottenere la completa disumanizzazione della società e il dominio assoluto sull’uomo.

Alla sudditanza della politica e del capitalismo,  a questa nuova configurazione della tecnica, deve aggiungersi la consapevolezza che anche la politica nella sua fase agonica incontra la logica del divenire conducendo i politici ad  un agire politico “senz’anima” che non tiene minimamente conto delle esigenze dello spirito. La crisi della politica è anche, allora, crisi di senso, di spiritualità. Si riscontra in questo atteggiamento a volte inconsapevole dei politici, la separazione-rottura tra la contemplazione e l’azione e che  produce la decomposizione della vita attiva e la sua perdita di senso (cfr. Hannah Harendt).

Attestati sotto il nostro sguardo  la crisi e il tramonto della politica, non possiamo non sentire in noi la grande responsabilità di indicare una via di riscatto dell’agire politico come operatività pensante dell’essere umano,  oserei quasi parlare di una sua redenzione. Papa Francesco il 1 Ottobre 2017, nel discorso in piazza del Popolo a Cesena, offriva un punto di vista sull’agire politico che ritengo significativo per iniziare ad attivare processi reali di cambiamento. Il Santo Padre  parlava dell’agire politico come dimensione essenziale della convivenza civile, sostenendo che esso deve far crescere il coinvolgimento delle persone.  Sempre a Cesena,  egli invitava a provare ad agire di persona nell’ambito politico invece di osservare dal balcone. Sosteneva: “Da questa piazza vi invito a considerare la nobiltà dell’agire politico in nome e a favore del popolo, che si riconosce in una storia e in valori condivisi e chiede tranquillità di vita e sviluppo ordinato. Vi invito ad esigere dai protagonisti della vita pubblica coerenza d’impegno, preparazione, rettitudine morale, capacità d’iniziativa, longanimità, pazienza e forza d’animo nell’affrontare le sfide di oggi, senza tuttavia pretendere un’impossibile perfezione. E quando il politico sbaglia, abbia la grandezza d’animo di dire: “Ho sbagliato, scusatemi, andiamo avanti”. E questo è nobile! 

Come pensava il compianto vescovo Mons. Don Tonino Bello sulla scorta di Dietrich Bonhoeffer, Karl Barth e Giorgio La Pira, l’agire politico non può prescindere dalla categoria dell’amore che non è un dato tecnico, ma è l’energia, la ragione più profonda che muove intimamente i cuori delle donne e degli uomini, incoraggiandoli a vivere, a impegnarsi per vivere, al servizio degli altri e del bene dell’altro; ma l’amore, nella sua esperienza concreta, almeno per chi crede, si orienta da una parte verso Dio, dall’altro verso la persona.  Bonhoeffer, prima di essere impiccato il 9 aprile 1945 a Flossemburg, custodiva nella sua cella la Bibbia e Goethe, ossia il massimo dei libri sacri e il massimo dei libri profani, il simbolo della passione per il cielo e il simbolo della passione per la terra. Barth consigliava di tenere, sulla scrivania, la Bibbia da una parte e il giornale dall’altra. Giorgio La Pira ripeteva che il cristiano deve pregare, contemplando il mappamondo sul comodino. 

Johann Baptist Metz sosteneva, addirittura, che l’agire politico è “mistica arte”. 

Il mancato accordo tra queste due polarità causa la cristallizzazione su una di esse e la morte della politica; se il politico afferma di essere fedele a Dio e non all’uomo, è un fanatico o un despota sul punto di strumentalizzare Dio alla sua ideologia; se afferma di essere fedele all’uomo e non a Dio, è un praticone impastato di squallido pragmatismo, un faccendiere di piccolo cabotaggio.

Invece il politico che armonizza il cielo e la terra, testimonia, nell’unità del pensiero e della vita, la bellezza del servizio per gli altri e per il bene comune, riscopre quotidianamente le radici della sua educazione e della sua formazione valoriale nel presente storico in cui gli è dato di vivere, attivando  i processi di eguaglianza, di giustizia e di umanizzazione attraverso la sua prassi pubblica e privata in cui immerge la legge universale tra le pieghe dei fatti concreti e nelle piaghe della carne viva di Cristo.

Attingendo dalla ricerca di Emmanuel Mounier e dal magistero di Papa Francesco, provo a declinare, in termini propositivi, il concetto di responsabilità sociale e politica con cinque verbi che ritengo possano aiutarVi, uomini e donne delle Istituzioni, a ridare fondamento e senso al vostro “esserci” nelle istituzioni.

  1. Uscire da sé. Il senso di responsabilità, implica innanzitutto la necessità di orientarsi verso gli altri, andando oltre ogni tentazione di chiusura individualistica, di sterile autoreferenzialità, di pacchiano narcisismo, facendo dell’altro un dono, necessario e al tempo stesso indispensabile alla propria crescita, al bene personale. A Lampedusa Papa Francesco ci ha ricordato che “la cultura del benessere, che ci porta a pensare a noi stessi, ci rende insensibili alle grida degli altri, ci fa vivere in bolle di sapone, che sono belle, ma non sono nulla, sono l’illusione del futile, del provvisorio, che porta all’indifferenza verso gli altri, anzi porta alla globalizzazione dell’indifferenza. In questo mondo della globalizzazione siamo caduti nella globalizzazione dell’indifferenza. Ci siamo abituati alla sofferenza dell’altro, non ci riguarda, non ci interessa, non è affare nostro!” (8 Luglio 2013)
  2. Comprendere. Dall’io al tu, al noi. E’ un esodo che esige la comprensione, che a sua volta implica incontrare e partecipare ai luoghi comunitari e culturali. Il comprendere riguarda anche la propria formazione che deve portare alla competenza, perché tutto ciò che attiene ai processi di governo della cosa pubblica non può essere affidato all’improvvisazione o al pressapochismo. La comprensione, la formazione e la competenza attengono sempre alla responsabilità dei beni comuni. Inoltre lo sforzo di comprensione riguarda anche contenuti e metodi personali e comunitari di formazione dell’agire politico.
  3. Prendere su di sè. E’ il verbo dello stile di vita di Gesù che prende su di sè il “peccato”, il limite dell’altro. Prendere su di sé le varie situazioni di bisogno è faticoso. Per questo motivo il Concilio Vaticano II, offrendo una visione positiva dell’agire politico, afferma che “la libertà umana si fortifica quando l’uomo accetta le inevitabili difficoltà della vita sociale, assume le molteplici esigenze dell’umana convivenza e si impegna al servizio della comunità umana. Perciò bisogna stimolare la volontà di tutti ad assumersi la propria parte nelle comuni imprese” (Gaudium et Spes, n.31).
  4. Dare. Il dono trova la sua decisione nel cuore. Benedetto XVI nella Caritas in Veritate, al n.6, parlando della città dell’uomo afferma “che non è promossa solo da rapporti di diritti e di doveri ma ancor più e ancor prima da relazioni di gratuità, di misericordia e di comunione”. E Papa Francesco ci ricorda: “Quanto abbiamo pagato noi per la nostra redenzione? Niente, tutto gratuito! Fare il bene senza aspettare qualcos’altro in cambio. Così ha fatto il Padre con noi e noi dobbiamo fare lo stesso. Fa il bene e vai avanti!” (10 Settembre 2014).
  1. Essere fedele. La prima forma di fedeltà di ogni politico è, oltre a curare la propria formazione e la propria competenza, l’onestà, virtù non variabile e opzionale. Formazione, competenza, onestà, con una buona dose di umiltà, costituiscono lo “zaino” di fedeltà di chi ha una responsabilità sociale e umana. Dobbiamo dircelo con molta sincerità: la fedeltà è un valore in crisi. Ma ricordiamo a ciascuno di noi che senza fedeltà una società non va avanti. “Ora, afferma l’apostolo Paolo, quanto si richiede negli amministratori, è che ognuno risulti fedele” (1 Cor 4, 2).

Questi cinque verbi, uscire da sé, comprendere, prendere su di sé, dare, essere fedeli, costituiscono un itinerario possibile e reale per riscattare l’agire politico dall’agonia della politica.

Verbi che vanno declinati quotidianamente senza pause!

E’ urgente, quindi, che in questa contingenza storica cresca, soprattutto tra i giovani, una nuova considerazione dell’agire politico e che credenti e non credenti, pensanti e responsabili, collaborino a promuovere una società dove le disuguaglianze sociali ed economiche vengano superate con intelligenza e lungimiranza.

Allora, uomini e donne delle istituzioni, Vi auguro una Pasqua che consenta a ciascuno e a ciascuna di Voi di divellere, insieme, “la pietra sepolcrale della politica” e così osare un’alba di resurrezione di un agire politico audace e consapevole dei tempi che viviamo.

Non sia o non rimanga soltanto un augurio di un “sogno notturno” ma di un inizio che già è cominciato.

Buona Pasqua.

   Francesco Savino

Diocesi di Cassano all'Jonio
Ufficio per le Comunicazioni Sociali
Direttore: Dott. Roberto Fittipaldi

 − COMUNICATO STAMPA −

Esordio vincente per il Saracena Wine Festival che ieri ha inaugurato la prima giornata con la più grande degustazione dedicata al Moscato di Saracena. Un momento «straordinario» - come lo ha definito il direttore artistico dell’evento, Giovanni Gagliardi, che accade in un luogo altrettanto unico per un vino che ha fatto la storia della viticoltura italiana ed è diventato un vero «case history che deve essere occasione di rilancio per Saracena e questo territorio» ha dichiarato Marco Sabellico, il curatore della guida vini del Gambero Rosso, arrivato nel borgo per guidare la degustazione che ha fatto registrare il sold out.

Per la prima volta insieme sette moscati, prodotti dalle aziende a carattere familiare che continuano la tradizione questo vino antico e dal metodo di produzione unico, si sono ritrovati in una degustazione tecnica che ha lasciato il pubblico di appassionati, giornalisti e wine lovers davvero incantati. Maradei, Viola, Calabrese, Pandolfi, Feudo dei Sanseverino, Diana e Laurito hanno presentato al pubblico la diversità delle loro storie aziendali e la qualità dei loro moscati. Un vino «dolce e non dolce, a volte austero, asciutto, profondo, ricco, consistente» come lo ha raccontato Marco Sabellico ha saputo aiutare i produttori di Saracena per «riappropriarsi di una risorsa del territorio» con una «tradizione millenaria! Che è il vero «biglietto da visita per Saracena». Un vero «giacimento culturale e agricolo, un elisir da meditazione – ha continuato il giornalista del Gambero Rosso – che è una vera ricchezza».

Tutto esaurito anche per il secondo appuntamento tecnico: la degustazione di Gae Saccoccio sui vini naturali, pensata ripercorrendo le tracce di Norman Douglas “Old Calabria”. Il Wine philosopher di Naturadellecose.com ha affascinato il pubblico per la sua profonda conoscenza delle bottiglie in degustazione, il tuo taglio culturale all’evento tecnico. «Il potenziale che c’è dietro alcuni vitigni – ha detto – è unico ed ha una storia millenaria». La diversità delle produzioni ed i colori dei vini nel bicchiere «ricordano la paletta di un pittore» e ci dicono che queste esperienze di viticoltura «non sono omologate».

Grande successo anche per la cena gourmet degli chef Antonio Biafora, Emanuele Lecce, Gennaro DI Pace, Nino Rossi del collettivo Cooking Soon insieme a Filomena Palmieri che hanno regalato con i loro piatti un tributo al Moscato di Saracena e alla Podolica Calabrese, due presidi regionali Slow Food.

Grande attenzione del pubblico anche per i banchi d’assaggio che ha visto protagonisti le cantine: Azienda Agricola Cerchiara, Azienda Agricola Dell’Aquila, Azienda Agricola Laurito, Azienda Agricola Pandolfi, Barone G.R. Macrì, Brigante Vigneti & Cantina, Cantine Cundari, Cantine Elisium, Cantine Viola, Casa Comerci, Ciavola Nera, Diana, Feudo dei Sanseverino, Ferrocinto, Fezzigna, Gialdino, Giuseppe Calabrese, iGreco, La Peschiera, Maradei, Statti, Tenuta Celimarro, Tenuta del Conte, Tenute Mirabelli, Terre del Gufo, , Consorzio Cirò e Melissa (con le aziende ‘A Vita, Baroni Capoano, Cantine Enotria, Cataldo Calabretta, Cote de Franze, Francesco Malena, Ippolito 1845, Librandi, Russo e Longo, Scala), il consorzio Terre di Cosenza Dop (con la collettiva delle aziende Colacino, Giraldi & Giraldi, Masseria Falvo, Poderi Marini, Serracavallo, Spadafora 1915, Tenute Paese), la rete dei produttori del Greco di Bianco con Santino Lucà e Tralcò.

Domani il gran finale con Piero Sardo ed i formaggi naturali. 

 

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