Non è raro, né tanto meno unico, il caso di chi viene nella nostra città e se n'innamori. I motivi sono tanti, e non sta a me dirli, essendo, spudoratamente, di parte. Allora lascio la parola a una partecipante, premiata, a una delle tante manifestazioni, a uno dei molteplici eventi che la nostra realtà produce, a dispetto di chi dice sempre, in un ritornello che sa tanto di stantio, quanto di falso, a cui sembra crederci solo chi, come in un mantra, ormai è solo stordito dalle sue parole, che “a CASTROVILLARI non si fa mai niente...”, aggiungendo, chiosando, ch'è una città d'un modo che non si può dire.

Quanto segue è stato dalla stessa pubblicato come articolo, il luogo c'è sconosciuto, ma le sue parole, d'elogio per la nostra comunità, è d'obbligo che siano da tutti conosciute.

A nome di tutti, le giungano, da queste pagine, i nostri ringraziamenti per come ci ha visti, prima, e descritto, poi. Ma un po' di merito, forse, ce l'hanno un po' tutti quelli che come noi s'impegnano quotidianamente per dare il meglio di sé, checché ne dicano i sempre molto attivi detrattori, nati, anch'essi, dal seno stesso della nostra amata città, e che un pregio, non ostante tutto, ce l'hanno: quello di spronarci a dare sempre di più e meglio!

Teatro, tradizione e magia a Castrovillari.

“Presenze narranti” intorno al Monte di Apollo.

“I paesi che non hanno leggende sono destinati a morire di freddo.”

(Patrice de La Tour du Pin)

Ho avuto la fortuna, grazie a un mio recente viaggio, di scoprire uno dei luoghi del nostro Sud che sono “riscaldati” da un grande e antico patrimonio culturale e popolare, un “sole” che ha dato luce e vita alle radici del passato, per farle fiorire splendidamente nel presente.

Questo luogo è Castrovillari, la Castrum Villarum romana, e tutto il territorio calabro abbracciato al Massiccio del Pollino.

Quando ho ricevuto l’invito dell’Associazione Culturale Khoreia 2000, in quanto premiata nella sezione teatrale della I Edizione del Premio Città di Castrovillari, mi sono subito chiesta l’origine della passione di questa terra per la cultura e, in particolare, per l’arte teatrale.

Castrovillari, infatti, ospita una rassegna, di cui quest’anno si è svolta la XVIII Edizione, che dà vanto e lustro all’intero Sud, La Primavera dei Teatri, appuntamento irrinunciabile per la drammaturgia contemporanea. Ma ci sono tanti altri eventi, fiori all’occhiello della città, fra cui il Calabbria Teatro Festival (rigorosamente con due “b”) rassegna autunnale di “corti” e spettacoli.

A questi gioielli si va ora ad aggiungere il Premio Città di Castrovillari, (che, oltre al Teatro, comprende la Poesia, la Prosa e le Arti figurative) Premio che l’Amministrazione Comunale, con orgoglio e nel segno dell’accoglienza verso i Premiati giunti da tutta Italia, ha voluto ospitare in questa sua prima Edizione nella Sala Consiliare del Comune.

Nelle parole di benvenuto del Sindaco e degli altri Rappresentanti Comunali vi è stato l’unanime plauso e ringraziamento alle figure femminili promotrici di questa e di molteplici altre iniziative: l’infaticabile e generosa Angela Micieli, Presidentessa di Khoreia 2000, Presentatrice dell’Evento e da sempre poliedrico punto di riferimento organizzativo di progetti culturali, Rosy Parrotta, giovane ed entusiasta Direttrice Artistica del Calabbria Teatro Festival, e Ines Ferrante, Presidentessa di Mystica Calabria, l’altra Associazione Culturale promotrice del Premio, amorosa “custode” della storia e della tradizione locale.

Tornando al Teatro, e avendo a mente il passato di questo territorio, si può immaginare che la vocazione della città ad aprirsi ad un palcoscenico che va oltre i confini territoriali, abbia origine dalla cultura teatrale di antichi insediamenti qua giunti da “oltre i confini”. E vi sono varie testimonianze di queste radici. Oltre al rinvenimento di reperti tipici della cultura ellenica, il dialetto locale contiene diversi termini che richiamano la lingua greca, e il fiume che scorre ai lati dell’abitato, il Coscile, è la grande via d’acqua (terzo fiume della Calabria) che collegava Castrovillari ad una delle più importanti Colonie della Magna Grecia, Sibari, la cui piana è visibile dalla Civita, la parte vecchia della città. Lo stesso nome antico del fiume è Sybaris. 

Ma quando si arriva a Castrovillari ci si rende conto che il Teatro non è solo elemento di un patrimonio atavico… ma è nella stessa morfologia della città, che è come adagiata sul palcoscenico di un grande anfiteatro naturale, di cui il Massiccio del Pollino che l’abbraccia, costituisce la presenza viva di un “Grande Spettatore”.

O, ribaltando la prospettiva, la Montagna è lo spettacolo vivo che si offre quotidianamente, una perenne “Presenza narrante” che nei secoli non ha mai smesso di rappresentarsi agli abitanti con i suoi scenari storici e fantastici, le sue grotte, i suoi tesori nascosti, il suo “popolo” di briganti, angeli, pastori, contadini, uomini devoti e demoni, piante e bestie mirabolanti… attori protagonisti o figuranti… di storie, leggende, tradizioni.

Il Pollino, l’antico “Monte di Apollo” (il dio delle arti mediche), ha anche avuto nella coscienza popolare un ruolo rivestito di sacralità, in quanto bosco d’elezione dei rimedi offerti dalla Madre Terra, un’infinita varietà e ricchezza di erbe curative dei mali del corpo e dell’anima che venivano sapientemente dosate e utilizzate da mani esperte per essere offerte a chi ne avesse bisogno: al ricco come al povero, agli uomini come alle bestie. Ed è facile immaginare come, in un mondo arcaico, l’antica “sapienza” legata alla natura, alle cose, e alla conoscenza del cuore umano, potesse sconfinare in un terreno occulto e a tratti pericoloso, la magia, in cui tutto ruotava intorno alle emblematiche figure dei magàri, le streghe e gli stregoni dell’epoca.

Pozioni e filtri magici venivano preparati da loro per compiere le magarìe, gli incantesimi, i legamenti, reti magiche che si tessevano intorno a ignare vittime e, nelle mani dei personaggi più abietti, per realizzare riti negromantici e sacrileghi.

Riporto qui antichi versi magici tramandati oralmente: “Amami bedda, si mi vu bene/ sinnò ti fazzù amà cu magarìe/ Pigghju tri pili i nù nìvuru canu/ tri pitruzzedde i ‘nu crucivia,/ i mintu a buddi ‘nta na cavudara/ e la scloma chi ni jiesse è magarìa…”

(Amami bella, se mi vuoi bene/ altrimenti ti faccio innamorare con magarìe /Prendo tre peli di un cane nero/ tre pietruzze a un crocevia/ li metto a bollire in un pentolone/ e la schiuma che ne esce è magarìa…)

Un patrimonio notevole questo, che non avrei mai avuto modo, non solo di conoscere, ma di comprenderne il cuore, senza la guida esperta di Ines Ferrante, Presidentessa di Mystica Calabria, ed il suo tratto profondo e amorevole nel parlare dell’antica cultura popolare, una passione di vita che arriva all’animo dell’ascoltatore e lo coinvolge.

Uno degli obbiettivi fondamentali di Mystica, ad evidenziare che l’amore da solo non basta senza l’impegno, la ricerca, e tutta l’energia e il lavoro spesi per mantenere viva questa grande ricchezza, ce lo indica la stessa Ines nell’introduzione del suo avvincente libro “Le leggende popolari del Pollino” : “… Recuperare quelle tradizioni che scandiscono il vivere dei contadini e dei pastori del nostro territorio, quella religiosità che affondava le sue radici nel paganesimo, quelle feste, quelle credenze, quelle superstizioni, quella cultura orale e quell’immaginario popolare che, attraverso il calendario delle stagioni, davano senso al fluire di un tempo condizionato dagli influssi positivi e negativi della natura, testimone di rituali legati ai ritmi del lavoro quotidiano…”

Nel giro cittadino che Ines ha fatto compiere a me e a Isabella Cunsolo, valente pittrice catanese premiata nelle Arti figurative, la conoscenza della Storia attraverso episodi, luoghi o monumenti, è stata filtrata da un richiamo inevitabile alle storie del quotidiano, alle tradizioni e alle leggende, come due facce inscindibili della stessa medaglia.

Attraverso il Corso principale, antico Piano dei Peri o Piano della pira (del pero) dove una volta la vecchia Castrovillari si affacciava alla campagna, delimitata da conventi, piazzette e palazzi storici, si attraversa il Ponte della catena che unisce la città nuova a quella vecchia. Qui lo sguardo si perde nella valle del Coscile, le cui acque, secondo la credenza popolare, rendevano sterili gli uomini e vigorose le donne.

Questo fiume è talmente familiare agli abitanti che viene richiamato da tante poesie locali, come quella molto profonda in vernacolo di Francesco Ortale, pittore, scultore e poeta di Castrovillari, dedicata ad una quercia abbattuta, di cui riporto qualche verso : “ ‘U vintu jè rimasu senza jatu / Cuscilu s’é appuntatu c’a majurana /cchiù ‘on bbidi nt’u spicchialu d’acqua/ e gridi “Addu jè quidd’arbiru giagantu?/ Picchì c’è dducu ‘ssu vacantu?” ‘Nu vucidduzzu senza cantu mó trintulij/ e fa lu pígulu addu prima facì ancunu rígulu…”

(“ Il vento è rimasto senza fiato/ Coscile s’è fermato perchè la maggiorana/ più non vede lo specchio d’acqua/ e grida “Dov’è quell’albero gigante/ Perché qui c’è così vuoto?”/Un uccellino senza canto ora trema/ e fa un lamento mentre prima faceva un gran chiasso…” )

Passato il ponte si arriva al Castello Aragonese, che a tutti gli effetti è stato concepito per essere una prigione, la più terrificante del regno di Napoli, fatta costruire da Ferdinando I di Aragona per rinchiudervi i nemici e i ribelli, luogo di indicibili torture da cui non si usciva, né vivi né morti…

C’è chi, in certe notti, racconta di udire nel suo Mastio, o Torre infame, il rumore sordo di catene sbattute alle pareti o lo schiocco di frustate, o di vedere una misteriosa figura di uomo a cavallo lungo l’unico tratto rimasto del camminamento di ronda…

L’animo si rattrista a queste memorie, ma basta sollevare lo sguardo dalla tetra prigione sulla piccola montagna di fronte a noi per emigrare con gli occhi e col cuore in un’altra dimensione, e rendersi conto che, in così breve distanza, si realizza un passaggio di anni luce tra il mondo delle nequizie umane e quello della sacralità che appartiene ai Santi, agli angeli e agli uomini probi, di fede.

Si tratta del Monte Sant’Angelo con la piccola Cappella della Madonna del Riposo, perché sorta in mezzo alla montagna in un luogo pianeggiante, adatto a fornire riposo a chi era diretto alla vetta. La Cappella fu costruita da un pio uomo che vi custodì l’immagine della Madonna a cui tutte le sere, risalendo la montagna, recava una lampada per illuminare il cammino dei viandanti notturni in quei luoghi.

Sul Monte Sant’Angelo sono state trovate orme di piedi impresse nella roccia. Secondo la leggenda si tratta della Pidicata i San Franciscu, le orme di San Francesco di Paola in viaggio verso la Francia con i suoi confratelli, che in quel punto alto si voltò a benedire per l’ultima volta la sua Calabria, consapevole che non vi sarebbe più tornato.

Una bella poesia di Salvatore Rotondaro, poeta di Castrovillari, intitolata “A Madonna du Ripusu” ci ricorda i prodigi del Monte Sant’Angelo:

… cc’è ‘nna muntagnedda paesana/ addù ‘a tant’anni c’è nna chjisiedda/ ritunna, aggraziata e ttanta bbedda!/ Jè ddittu u “monticiddu” di Sant’Angilu/ picchì ci su’ vvulati ‘a supa l’angiuli/ quannu San Franciscu cc’è acchjanatu / e ss’è qua ssupa ‘u Santi ripusatu…/ Si dici ch’a da dducu ha bbinidittu/ tutt’a Calabria soja , ‘nfinu allu Strittu…/ quannu jè jutu in Francia Pilligrinu/ alla corta di rre e ddi riggine;/ ‘A tannu tantu timpu jè passatu/ e dducu puru ‘i ‘mpronte t’ha lassatu/ sup’a nna grossa petra, mazzacana/ ‘stu Santu calabbrisu, “paulanu”…/ C’è statu ‘nu divotu, da tant’anni/ chiamatu zi’ Nicola ‘u jettabbannu,/ cu’friddu, d’acqua e vvintu t’acchjanavi/ e alla Madonna l’ugghju t’appicciavi!…/

Un’altra montagna del Massiccio che ha ispirato leggende e fiabe è il Monte Dolcedorme, così denominato perché, da uno dei suoi versanti, pare una donna coricata. In corrispondenza della sua vetta, di notte, si può scorgere in cielo un grappolo di stelle che sembrano inseguirsi l’una con l’altra: in testa le due più grandi appaiate, e le altre a seguire, fra cui una stella più grande con accanto una piccolina. I pastori la chiamano “la costellazione dei ladri” e raccontano la leggenda secondo la quale due ladri rubarono di notte due buoi a un contadino, il quale li vide e li seguì.

Dopo un po’ anche la moglie del contadino, con il loro bimbo in braccio, si mise sulle tracce del marito per non restare sola. Alla fine partì alla loro ricerca anche il garzone della stalla preso dai rimorsi per non aver vigilato. Camminando per ore e ore, e non riuscendo mai a raggiungersi, i personaggi di questo fantastico corteo arrivarono in cielo…

Questa vetta, chiamata Serra del Dolcedorme o Cozzo della Principessa, è protagonista di un’altra storia che pare lo scenario della favola della “Bella addormentata nel bosco”. La zona ospita molti esemplari di una grande e complessa specie arborea risalente all’epoca dell’ultima glaciazione, il Pino loricato, che è diventato il simbolo del Parco del Pollino, un “fossile vivente” che in Italia è presente solo in questi luoghi, con i suoi ritmi millenari a noi sconosciuti : alcune piante, infatti, sono state datate a più di novecento anni fa. Sulla cima le sagome di questi monumenti arborei contorti e spesso ripiegati su se stessi dal vento, dal gelo e dalle intemperie, assumevano delle forme plastiche, quasi umane, per cui i pastori della montagna che, dal basso, le osservavano stagliarsi alla luce della luna, raccontavano, con timore reverenziale, che lassù vi fosse un luogo i cui abitanti erano addormentati in un sonno perenne...

Sulla vetta della montagna c’è anche il luogo mitico in cui è nascosto il più antico tesoro del Pollino, custodito da famelici lupi che possono essere uccisi solo trafiggendone il cuore con uno stiletto di pietra. Così come avvolto da una paurosa leggenda è un animale mostruoso che si aggirava per il Massiccio, “u lifande-serpente”, un grosso serpente con la proboscide simile a quella dell’elefante, che risucchiava animali da pascolo ed era il terrore dei pastori. Fu ucciso proprio da questi grazie all’intervento di un magàro, uno stregone abile ad addomesticare sia i serpenti che gli elefanti.

Continuando il nostro giro nella Città vecchia, Civita, la scopriamo piena di scorci caratteristici, di batacchi “apotropaici” sulle porte delle abitazioni, a forma di teste di leone o altre bestie che servono ad allontanare il male e le “fatture” dalla famiglia che vi dimora, di “supporti”, arcate tra vecchie costruzioni, che testimoniano di riunioni di magàre, e di viuzze in cui sembrano ancora risuonare i fischi dell’uomo dei serpenti, “u ceravularu” che portava con sé una cassetta di rettili che obbedivano ai suoi cenni, a tal punto che i padroni di orti e terreni gli affidavano la disinfestazione dalle serpi.

Scendiamo per la Giudecca, gli antichi orti degli Ebrei che qui dimoravano e potevano tenere in base ad un’ordinanza i banchi dell’usura esclusivamente sotto un “supporto”, e giungiamo all’ultima tappa del nostro giro, la Chiesa di San Giuliano, avvolta da leggende che raccontano di messe celebrate nel passato alla presenza di un pubblico… di defunti. Ai lati la suggestiva fontana del Cavaliere o dei Templari, con tre visi di Cavalieri, di cui quello centrale ha in mezzo alla fronte un simbolo esoterico datato dagli esperti almeno a 500 anni fa, a ricordarci che Castrovillari fu anche sede di una domus dei Cavalieri Templari.

Di fronte a noi il Colle dove si erge il Santuario di Santa Maria del Castello, Protettrice di Castrovillari, luogo dove la leggenda vuole che nel 1090 Ruggero, Conte di Calabria e Sicilia, figlio di Roberto il Guiscardo, ordinò di costruire un Castello che doveva dominare la città e servire da monito ai ribelli. Ma inspiegabilmente di notte crollava tutto quello che veniva costruito di giorno.

Si cercò allora di scavare più a fondo per dare maggiore solidità, ma dagli scavi venne fuori l’effigie della Madonna, e questo fu visto come un evento talmente miracoloso che Ruggero si convinse a costruirvi non più un Castello, ma una Chiesa, dove l’immagine sacra nei secoli successivi fu molto venerata.

In virtù di questa leggenda, alle pendici di Santa Maria del Castello si compie il percorso inverso che abbiamo vissuto finora. Non è più la Storia da cui prendono vita le storie del popolo, la sua quotidianità e il suo patrimonio culturale, ma questa strada della vecchia Civita che porta al Santuario, universo minore di povera gente, di magàre e ceravulàri, di leggende raccontate ai bambini sugli usci delle porte di ritorno dal lavoro dei campi o dalla mietitura… un giorno del 1535 è stata percorsa dalla Storia, quella che si studia sui libri.

La leggenda aveva travalicato tutti i confini, e Carlo V d’Asburgo, l’Imperatore di un Universo su cui “il sole non tramontava mai”, la percorse religiosamente col suo corteo di ritorno dall’impresa di Tunisi, quando si volle recare dalla Madonna del Castello per omaggiarla e inginocchiarsi a pregare davanti all’effigie sacra.

Ed ecco che giunge la risposta a ciò che mi chiedevo rispetto alla fioritura culturale di Castrovillari.

Un popolo, riscaldato dalle proprie leggende e le cui tradizioni sono vive nella vita reale, è un popolo che fa fiorire l’immaginazione, che è il motore dell’apertura e del progresso.

“L’immaginazione è più importante della conoscenza. La conoscenza è limitata, l’immaginazione abbraccia il mondo, stimolando il progresso, facendo nascere l’evoluzione” è una grande conferma che ci arriva dalla “sapienza” di un uomo come Albert Einstein.

Maria Carmela Mugnano

COMUNICATO STAMPA

Difficile tenere il mare con le mani! La questione immigrati in città che andremo ad affrontare in seguito all’emergenza anche regionale che vuole tutte le comunità coinvolte, ma vigili, non può prescindere da quell’elemento che vede l’Italia, avamposto geografico nel Mediterraneo,  parte di un programma internazionale di solidarietà per l’ospitalità straordinaria di questa gente.

Un fatto di dimensioni vaste, ed oggi anche critico per l’assenza di un vero e sostanziale coinvolgimento europeo, che deve essere rivisto con attenzione, come riconosciuto dai vertici dello Stato,  e che noi non possiamo  sfidare con le  esasperazioni ideologiche ed inutili frizioni. Questi modi, poi, non aiutano nessuno e qui la ragionevolezza è d’obbligo.

Il Comune farà la sua parte, in ogni dove e con gli strumenti che possiede,  a tutela del bene comune, ma senza fare muro in una materia che dipende totalmente dal Governo e sulla quale non può intervenire o decidere nemmeno autonomamente la Prefettura.  Il fenomeno è più grande di noi!

Ecco perché l’importanza di una capacità sociale che sappia rispondere, insieme alle istituzioni,  a ciò che si presenta, fermo restando l’accompagnamento dei fatti con strumenti che assicurino tranquillità, pacificazione, sicurezza, integrazione e rispetto delle regole e dove ciascuno può dare il suo contributo, proporre una concezione, testimoniare un modo di vivere che aiuti ad affrontare.

E’ con queste “armi” che intendiamo affrontare il fenomeno con cui oggi anche la nostra città deve fare i conti ed impegnarsi, impedendo a chicchessia operazioni di sfruttamento o legati alla ghettizzazione: la dignità umana è un valore assoluto da difendere, come bambini e donne arrivati in queste ultime ore sulle coste richiamano.

Da qui un’esortazione a tutti di accostarsi a questo confronto istituzionale, richiesto dalle Civiche, con sentimenti diversi dalla rabbia e con un’unica preoccupazione: fare del momento particolare un’occasione di vera coesione sociale, uno spazio di libertà per l’incontro e non per lo scontro, a partire dall’esigenza di essere realisti.

E’ vero,andrebbero aiutati nei loro Paesi, fermati prima, ma quando arrivano.. qualcuno deve occuparsi di loro ed aiutarli a sistemarli.

L’Amministrazione comunale aveva scelto il percorso S.P.R.A.R., ma la realtà con i repentini cambiamenti degli ultimi mesi hanno ribaltato ogni previsione e programmazione che il Paese deve continuare  ad affrontare civilmente( non possiamo ributtarli in Mare o girarci dall’altra parte), con quella caratterizzazione solidaristica impressa dall’azione umanitaria sin dal principio.

E’ questa la scommessa difficile che si pone, fermo restando tutto ciò che è previsto dalle leggi e attiveremo per fermare abusi e arginare o frenare iniziative private che, mosse da altri interessi, possono  inibire la città su più fronti.

E’ con questi sentimenti e su queste preoccupazioni che il Consiglio dovrà discutere con serenità perché affronta, in sostanza, tra preoccupazioni di vario genere, la Vita di Altri che un mare  non lontano ci porta sulle rotte degli scafisti , tra il Nord Africa e l’Italia.”

 

Il Sindaco

Domenico Lo Polito

 

COMUNICATO STAMPA

Le improvvide esternazioni radiofoniche del consigliere Battaglia, che sporcano ma non cancellano l’immagine d’una cittadina accogliente e democratica come Castrovillari, e la canea che taluni stanno montando strumentalizzando paure ed inquietudini legate alle oggettive difficoltà economiche e sociali che da troppi anni affliggono l’Italia ed il Mezzogiorno in particolare, meritano una risposta che, in primis, fornisca elementi oggettivi e chiarificazioni per arrestare ignominie e leggende metropolitane.

Prima di scagliarsi contro l’invasore sarebbe il caso di riflettere sul fatto che le migrazioni hanno segnato la storia dell’umanità. “A partire dal Cinquecento e, in modo massiccio dal Seicento in poi, circa 50-55 milioni di individui lasciarono i paesi europei diretti in America,  Africa Medio ed Estremo Oriente. L’Europa fu il punto di partenza di un’emigrazione forse senza precedenti.  A cavallo fra Ottocento e Novecento l’Italia ha visto espatriare più di 16 milioni di persone dirette principalmente in USA, Canada, Argentina e Brasile, Australia e, seppur in percentuali minori, verso le colonie africane (Libia e Corno D’Africa)[1].

Non è questa la sede per un’analisi approfondita delle cause di dette migrazioni ma lo è per dire che l’Europa ed il mondo occidentale hanno dato causa a quest’ondata migratoria e che per troppo tempo l’hanno sottovalutata con risposte e politiche miopi ed inadeguate: si pensi, in Italia, alla Bossi - Fini. Ed è l’Europa come entità politica, come depositaria di valori millenari di civiltà, di democrazia di fratellanza e solidarietà che dovrebbe affrontare il problema contribuendo, con l’ausilio delle Nazioni Unite, a creare condizioni di vivibilità sui territori da cui questi disperati fuggono. Ma l’Europa continua a rispondere con pannicelli caldi ed il nostro paese, ch’è uno di quelli di primo approdo, rischia l’implosione ed una guerra fratricida se si lascia travolgere dal facile populismo, se si lascia convincere da false informazione e se si fa ingannare da quelli che utilizzano questo problema - che problema serio è - per beceri fini di consenso elettorale

Ferme restando le iniziative che mirano ad individuare e punire coloro che anche sulla disperazione umana tentano di far cassa e che, nel rispetto dei valori umani, vogliono contrastare questa insostenibile ondata migratoria, c’è da gestire con intelligenza, “visione” e senza pregiudizi questa emergenza. Che può ed è diventata un’opportunità per chi ha saputo coniugare valori di solidarietà umana e spirito d’iniziativa, valori di ospitalità ed accoglienza ed impiego delle energie morali e fisiche di cui questi uomini sfortunati sono ricchi. Quello che il Sindaco di un piccolo comune calabrese è riuscito a fare - salvare dallo spopolamento la propria comunità, dare casa e lavoro agli ospiti e, nel contempo creare occasioni di lavoro per i residenti - ha fatto di Riace un modello in Europa e nel mondo; ma anche quel che avviene a pochi chilometri da qui, ad Acquaformosa - e finanche i primi otto mesi dell’esperienza SPRAR a Castrovillari dimostrano - non è ovviamente una mia valutazione quest’ultima ma dei competenti organi che ci indicano come autori di buone pratiche amministrative - che l’accoglienza e l’integrazione non “portano malattie” o minacciano i nostri diritti e la nostra tranquillità ma, piuttosto, che se gestite con intelligenza, colmano le nostre deficienze e creano opportunità per una comunità in calo demografico ed in crisi economica. Gli investimenti per l’accoglienza, se non arraffati da gente senza scrupoli, sono un volano per lo sviluppo del terzo settore, un’occasione concreta di lavoro per tutti quelli che operano nel campo dei servizi alla persona, ed un’occasione per trovare interpreti di mestieri ed attività che noi italiani non esercitiamo più.

E dunque, venendo alle cose di casa nostra, una cosa dev’esssere chiara: il comune di Castrovillari ha scelto di aderire allo SPRAR e dunque ad un sistema controllato di accoglienza ed integrazione e non di divenire centro straordinario di accoglienza (CAS). Centri, tra l’altro, tanto più necessari quanti più sono i comuni che, miopemente, rifiutano accoglienza per paura del diverso. Non è stata una scelta dell’amministrazione comunale diventare sede di accoglienza straordinaria ma un’imposizione della Prefettura che ha, sulla base di una manifestazione pubblica d’interesse, individuato il luogo dove alloggiare i profughi e scelto l’organismo di diritto privato che di loro dovrà occuparsi. Risultano dunque malamente indirizzati gli strali di tutti quanti imputano all’amministrazione comunale queste scelte: si tratta di imposizione delle prefetture che per affrontare l’emergenza, non avendo risposte dai Sindaci, dislocando i profughi utilizzando le disponibilità di privati proprietari di immobili interessati, evidentemente, a trarne un utile. Né si può sostenere, come ipocritamente fanno alcuni, che il non aver accettato un’ampliamento del progetto SPRAR, fino ad oltre novanta unità, avrebbe determinato questi arrivi. Perché così non è stato a Montalto Uffugo e perché se l’A.C. avesse accettato 90 unità quegli stessi che gli imputano il mancato ampliamento avrebbero gridato all’invasione.

Ed allora, in conclusione, l’opposizione all’A.C. facciamola su altro senza utilizzare l’altrui disperazione come grimaldello politico, non accendiamo gli animi di cittadini esasperati da una crisi economica senza precedenti, non raccontiamo frottole sul numero di prossimi arrivi,  onoriamo la nostra storia e le nostre tradizioni di città ospitale e solidale ed accogliamo queste persone sfortunate, tentiamo di trasformare questa emergenza in opportunità per la nostra collettività e compatti diciamo al Prefetto che Castrovillari è, responsabilmente, per l’accoglienza e l’integrazione e che le imposizioni servono a convincere gl’irresponsabili.

Il segretario del circolo PD di Castrovillari

                                                                                                                       Antonello Pompilio

 



[1] “Storia delle migrazioni: chi si muove come è perché”  di Valentina Simeoni

COMUNICATO STAMPA

«Venga impedita la concessione per la costruzione di una piattaforma per il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti in Località Cammarata, nel comune di Castrovillari». Lo afferma il deputato M5s Paolo Parentela, che a riguardo ha depositato un’interrogazione parlamentare ai ministri dell’ambiente e dell’agricoltura. «La richiesta di autorizzazione – spiega Parentela – è per un impianto che sarebbe pronto ad ospitare una quantità rifiuti pari ad oltre la metà di quelli prodotti dall’intera regione Calabria nel 2015. Un mega impianto, che sorgerebbe nel cuore del Distretto Agro-alimentare di Qualità (DAQ) di Sibari, istituito con specifica legge regionale. Da tale distretto, che ho visitato insieme ai produttori la scorsa settimana, dipende il 45% della produzione agroalimentare di tutta la Calabria e vi trovano lavoro circa 5 mila addetti. Non è assolutamente opportuno calpestare questa importantissima realtà che nonostante la crisi riesce a garantire occupazione rispettando la vera vocazione del territorio. Se la mia proposta, che vieta la costruzione di impianti inquinanti nei pressi di colture di pregio fosse legge, questo impianto non si potrebbe costruire a prescindere».

Il Cinque Stelle continua: «La realizzazione di questo impianto nel DAQ di Sibari sarebbe una grave miopia politica e può diventare un pericoloso boomerang destinato ad affossare l’economia e le attività imprenditoriali agricole già esistenti, oltre che a costituire un danno d’immagine anche solo in fase di progetto. Inoltre, sappiamo bene che in Calabria la gestione dei rifiuti è spesso infiltrata dalla criminalità organizzata, per questo motivo sarebbe necessario costruire impianti di piccola portata in luoghi più idonei, in cui i rifiuti possano essere tracciabili e riconoscibili e non mega-impianti come quello di Cammarata».

«Nella mia interrogazione – conclude Parentela – ho chiesto al governo di intervenire al più presto per opporsi alla eventuale concessione dell'autorizzazione e di tutelare la vera economia del territorio. Il progetto, infatti, è palesemente inammissibile perché aperto alla ricezione di rifiuti provenienti da altre regioni italiane, in evidente violazione con i principi nazionali ed europei. La regione Calabria non può rimanere ancora indifferente, invito il Presidente Oliverio e l'assessore Rizzo a bloccare subito questa ennesima porcata».

Paolo Parentela
Portavoce alla Camera dei Deputati
Eletto nella Circoscrizione Calabria
Membro della XIII Commissione Agricoltura

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Al Vice Sindaco di Castrovillari, l’avvocato Francesca Dorato, è stata consegnata dagli organizzatori della Settimana dello Sport Forense una targa riconoscimento e di ringraziamento per il  coinvolgimento e grande disponibilità anche del Comune e della classe forense città alla manifestazione.

Questa è stata donata dal docente universitario e avvocato  Luigi Melica, a cui sono andati i ringraziamenti dell’amministratrice che ha girato le sue espressioni di gratitudine anche all’avvocato Giuseppe Mastrangelo, entrambi organizzatori del Torneo.

L’iniziativa, in programma  sino al due luglio nel Territorio del Tribunale, patrocinata dalla FIGC, dal CONI, dalla Federazione Italiana di Atletica Leggera oltre che dai Comuni di Rossano, Corigliano e del capoluogo del Pollino, ha celebrato  la sua 46^ edizione nazionale  dedicata al coinvolgimento degli avvocati di tutta Italia in iniziative di sport, tempo libero, sociale dove, quest’anno, la Calabria e, quindi, la Sibaritide  hanno voluto fare da campo base- promuovendo il Comprensorio con le proprie eccellenze- per le tante attività in programma, compresi seminari e full immersion.

Questi , nella Settimana, hanno affermato in più posti, predisposti per l’occorrenza oltre Castrovillari, il variegato ruolo delle attività in genere  e per promuovere azioni legate al tempo libero nonché, pure, ad una crescita professionale ed umana, espressioni, tra l’altro, di un gusto per la vita, nel relazionarsi, e che si sono rivolti con, per e nello sport- grazie ad una Organizzazione impeccabile dei promotori-  ad una più larga fascia di persone desiderose di praticare, senza esasperazioni agonistiche, un'attività di moto e di semplice socializzazione.

L’Ufficio Stampa del Comune di Castrovillari

(g.br.)

COMUNICATO STAMPA

Nuova strumentazione in Ospedale. Alla presenza del Direttore Generale dell’ASP di Cosenza, Raffaele Mauro, del Sindaco, Domenico Lo Polito, del primario dell’Unità Operativa Complessa di Radiologia del Presidio Ospedaliero di Castrovillari, Leonardo Perretti, del primario di Chirurgia, Leonardo D’Amato, della consigliera Era Rocco  e di personale medico, paramedico e tecnici è stata inaugurata questa mattina la nuova risonanza magnetica, innovativa e , dunque,  di ultima generazione che permetterà di raggiungere risultati diagnostici molto elevati.

La moderna apparecchiatura ( MR Signa Explorer) in dotazione al reparto grazie anche al forte contributo del direttore sanitario dell’Azienda sanitaria provinciale , Francesco Giudiceandrea,  sarà, come sottolineato nei contributi soddisfatti di quanti hanno partecipato al momento, un valore aggiunto importantissimo nell’Unità grazie al suo Top di gamma.

“Grazie a questa macchina a servizio della Radiologia di Castrovillari- è stato affermato-  si potranno eseguire esami di altissima qualità. Questo perché l’installazione possiede una sequenza , detta Magic, che permette di eseguire un esame di base di risonanza dell’encefalo in solo 8 minuti contro i 15 della versione precedente e di altre. Inoltre il sistema potrà compiere anche la trattografia che consente di seguire il decorso delle fibre nervose, e, contemporaneamente, con poche sequenze, l’encefalo e la colonna vertebrale in toto senza spostare la bobbina o il paziente. Con questo nuova strumentazione vengono anche migliorate le successioni di risonanza cardiaca per le diagnosi di miocardiopatie e la possibilità di visualizzazione delle arterie coronarie. In campo oncologico, poi, - è stato richiamato- sarà possibile svolgere la whole-body che consente di effettuare sequenze dalla testa ai piedi, sia con immagini in diffusione che simil PET.”

A margine della manifestazione il primo cittadino ha richiamato la portata della dotazione strumentale per il miglioramento dei servizi al cittadino e, quindi, per rispondere alle necessità di chi urge di particolari controlli.

L’Ufficio Stampa del Comune di Castrovillari

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