In occasione della festa della mamma, vorrei fare una piccola considerazione teologica.
 
Dio è “padre”, e questo è assodato dalle infinite orazioni che sono state sempre rivolte a Lui. Vedasi, a mo’ d’esempio, proprio la preghiera più famosa delle cristianità, la più diffusa, quella consegnataci proprio da quel Figlio che, colla Propria incarnazione, è sceso al nostro livello, associandoci a Lui e, rendendoci figli adottivi del Padre, ci ha elevato a Suoi eredi divini (Mt 6,9-13; Lc 11,2-4), detta Preghiera del Signore o, proprio dalle sue prime parole, Padre nostro.
 
Ma è anche “madre”?
 
Papa Giovanni Paolo I si spinse, in una famosa allocuzione, a sostenere ciò. Era domenica 10 settembre 1978, e nel suo terzo Angelus, affermava: «Noi siamo oggetto da parte di Dio di un amore intramontabile, Dio è papà; più ancora è madre». La curia romana (tanto simile al sinedrio dell’epoca gesuana), con tutti i malpensanti, sentì in queste parole una bestemmia e, come solerti difensori d’una presunta purità interpretativa dei sacri testi, tutti non si peritarono di stracciarsi le vesti. Le belle (?) usanze dei ben (?) pensanti sono sempre simili, in saecula saeculorum!
 
Intervenne, quindi, a suo tempo, Benedetto XVI per cercare di mettere ordine, sottolineando che Dio non potesse essere madre. Nel suo libro (Joseph RATZINGER - Benedetto XVI, Gesù di NAZARET, trad. a cura di Chicca GALLI e Roberta ZUPPET, RIZZOLI - Libreria Editrice Vaticana, 2007, titolo originale: Jesus von NAZARETH − Von der Taufe im Jordan bis zur Verklärung [Ted.: Gesù di NAZARET Dal Battesimo nel Giordano alla Trasfigurazione]), egli afferma: «Madre non è un titolo di Dio, non è un appellativo con cui rivolgersi a Dio. Noi preghiamo così come Gesù, sullo sfondo della Sacra Scrittura, ci ha insegnato a pregare, non come ci viene in mente o come ci piace. Solo così preghiamo nel modo giusto». Per poi proseguire: «Se nel linguaggio plasmato a partire dalla corporeità dell’uomo l’amore della madre appare inscritto nell’immagine di Dio, è tuttavia anche vero che Dio non viene mai qualificato né invocato come madre, sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento. Madre nella Bibbia è un’immagine ma non un titolo di Dio». E, sempre lo stesso, precisa: «L’immagine del padre era ed è adatta a esprimere l’alterità tra Creatore e creatura, la sovranità del suo atto creativo. Solo mediante l’esclusione delle divinità-madri l’Antico Testamento poteva portare a maturità la sua immagine di Dio, la pura trascendenza di Dio».
 
A chiudere, momentaneamente, la questione è stato l’attuale occupante del soglio di Pietro, Francesco, riaprendo le porte all’interpretazione favorevole (anche) alla maternità. In occasione della quotidiana messa ch’egli è solito celebrare presso la domusSanta Marta”, all’omelia del giovedì 11 dicembre 2014, ha voluto riprendere le parole scelte dal suo predecessore che aveva aperto alla maternità di Dio, dicendo quanto segue: «È tanta la vicinanza che Dio si presenta come una mamma, come una mamma che dialoga con il suo bambino», descrivendo l’amore di Dio con l’immagine di «una mamma che canta la ninna nanna al bambino e prende la voce del bambino e si fa piccola come il bambino e parla con il tono del bambino al punto di fare il ridicolo se uno non capisse cosa cè lì di grande. [...] Quante volte una mamma dice queste cose al bambino mentre lo carezza, eh? E lo carezza, e lo fa più vicino a lei. E Dio fa così. È la tenerezza di Dio. È tanto vicino a noi che si esprime con questa tenerezza: la tenerezza di una mamma. [...] Dio ci ama gratuitamente come una mamma il suo bambino. E il bambino “si lascia amare”: questa è la grazia di Dio».
 
Ma perché, allora, questa discrepanza tra i due ultimi vicari di Cristo, e del primo di questi col loro comune predecessore? Innanzitutto, è necessario comprendere che tutti non hanno mai parlato, con termine teologico, ex cathedra, essendo gli ambiti in cui si sono espressi o momenti esplicativi d’un pensiero pastorale in un contesto comunitario o un saggio; e se per i primi vale il principio dell’estemporaneità, tipica di chi vuole dare una lettura veloce d’un concetto, in questo caso l’amore divino, quasi più da curato di campagna che da pastore universale, per lultimo giova porre l’attenzione, a tal proposito, sulla firma del libro stesso, che risulta composta del nome secolare e di quello pontificale insieme dell’esimio autore, e non solo di quest’ultimo, come per i documenti di tutti i suoi predecessori, proprio a ribadire ch’è un punto di vista d’un credente (seppur altamente qualificato) e non un atto di Magistero. Inoltre, solo una lettura disattenta può far credere che si sia chiuso alla maternità di Dio. D’altronde, seppur non sia mai usato questo termine o non sia mai riportato il lemma “madre” nella Sacra scrittura (aspetto formale), è innegabile che molti elementi richiamino alla mente questa realtà (aspetto sostanziale). E lo stesso pontefice, che decide di scrivere da “semplice” devoto, nella sua dotta dissertazione, lo riconosce.
 
Effettivamente, si pensi a quando, per parlare della misericordia divina, s’utilizza il termine rahamim (םימחר), letteralmente “viscere”, un plurale, sostanzialmente un accrescitivo, 
di rehem (םחר) “utero”, che si fonde con mayim (םימ) “acque”, s
tando a indicare l’insieme di tutti gli uteri, anzi, l’utero per eccellenza, quello, appunto, divino, e che ci suggerisce un grembo, ch’è quello di Dio, in cui ciascuno di noi è perennemente generato, che non può, pertanto, ch’essere di natura materna. Il biblista, col suo linguaggio, identifica, quindi, la compassione di Dio verso l’Uomo coll’amore d’una madre per il suo bambino, le cui viscere fremono di compassione e timore davanti al proprio figlio, anzi, sopravanzandolo, addirittura, dicendo: «Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se queste donne si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai» (Is 49,15). E poi, pure: «Come potrei abbandonarti, Efraim, come consegnarti ad altri, Israele? Come potrei trattarti al pari di Admà, ridurti allo stato di Zeboìm? Il mio cuore si commuove dentro di me, il mio intimo freme di compassione» (Os 11,8).
 
Tutto ciò riguardo a Scrittura e, conseguentemente, Tradizione. Ma se ci si rivolge al Magistero della Chiesa, le cose cambiano, al punto tale che lo stesso Catechismo della Chiesa cattolica, emanato da Giovanni Paolo II nel 1992 (colla supervisione proprio del “mastino della Fede”), fa esplicito riferimento alla maternità di Dio. Ed è cosa piana ch’esso non possa prescindere da ciò che gli altri due pilastri della Chiesa non abbiano già espresso in qualche modo. Al limite il Magistero rende esplicito ciò che la Tradizione e la Scrittura hanno proclamato in modo implicito. Al numero 239 dello stesso, infatti, leggiamo: «Chiamando Dio con il nome di Padre, il linguaggio della fede mette in luce soprattutto due aspetti: che Dio è origine primaria di tutto e autorità trascendente, e che, al tempo stesso, è bontà e sollecitudine d’amore per tutti i suoi figli. Questa tenerezza paterna di Dio può anche essere espressa con l’immagine della maternità [V. Is 66,13: «Come una madre consola un figlio così io vi consolerò; in Gerusalemme sarete consolati». V. Sal 131,2: «Io sono tranquillo e sereno come bimbo svezzato in braccio a sua madre, come un bimbo svezzato è lanima mia».], che indica ancor meglio l’immanenza di Dio, l’intimità tra Dio e la sua creatura. Il linguaggio della fede si rifà così all’esperienza umana dei genitori che, in certo qual modo, sono per l’uomo i primi rappresentanti di Dio. Tale esperienza, però, mostra anche che i genitori umani possono sbagliare e sfigurare il volto della paternità e della maternità. Conviene perciò ricordare che Dio trascende la distinzione umana dei sessi. Egli non è né uomo né donna, egli è Dio. Trascende, pertanto, la paternità e la maternità umane [V. Sal 27,10: «Mio padre e mia madre mi hanno abbandonato, ma il Signore mi ha raccolto».], pur essendone l’origine e il modello [V. Ef 3,14-15: «Per questo, dico, io piego le ginocchia davanti al Padre, | dal quale ogni paternità nei cieli e sulla terra prende nome». V. Is 49,15, già citato sopra.]: nessuno è padre quanto Dio».
 
Per comprendere ancora meglio, quindi, la posizione del “pastore tedesco”, per la precisione, è d’uopo sottolineare, grazie a un’attenta e combinata lettura del suo libro e del catechismo da lui supervisionato, un combinato disposto interpretativo potremmo dire, ch’egli non chiude in modo assoluto a un’interpretazione materna dell’essenza divina: sottolinea solo come tale termine, a rigore d’esegesi teologica, non appartiene né alla componente scritturistica, né a quella tradizionale ecclesiastica. Ogni riferimento a Dio è sempre al maschile, perché così è particolarmente sottolineata la Sua trascendenza, il Suo essere altro rispetto alla Propria creatura, che domina “nella” e “colla” Sua potenza, proprio come la figura paterna e, volendo, regale, anche se, a rigore, proprio nella Sua trascendenza, la Sua essenza non potrebbe essere associata a nessuno dei sessi, i quali, però, essendo Sua espressione, li contiene entrambi. Perché se in Gen 1,26 s’afferma: «E Dio disse: Facciamo l'uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, [...]”», nel versetto successivo (Gen 1,27), nel ribadire lazione divina, la si specifica meglio: «Dio creò luomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò». Quindi, nella loro essenza, il maschio e la femmina sono entrambi immagine della divinità, e Dio archetipo assoluto e perfetto d’entrambi, al punto tale che, nella relazione colla sua creatura, nell’immanenza del Suo amore, non s’è avuto timore d’associarLo a una madre, ispirando i profeti in questa direzione.
 
Perché allora questo retaggio tutto (o quasi) al maschile? Innanzitutto, si prenda in esame proprio il fatto stesso che s’usi il lemma “Uomo” per indicare l’Umanità nel suo intero, come se questa non fosse costituita anche di donne. E si noti come anche il lemma Umanità, per altro, sembrerebbe, a un’analisi superficiale, contenere già in sé una radice etimologica maschile, come se fosse indicativa solo di chi abbia alcuni attributi e non di tutti indistintamente. In realtà così non è. Il termine “Uomo”, col suo derivato Umanità”, è originato dalla parola latina hŏmō che, essendo legato a hŭmus, che significa “terra”, ha il senso di “terroso, terreno, terrestre”, e indica l’“essere umano” in generale, senza specificazione di genere, come tale risulta essere anche il greco ànthrōpos [ἄνθρωπος]. Solo in seguito ha assunto il significato (anche) di “maschio adulto dell’essere umano”, che le due lingue appena citate esprimono con termini ben precisi, rispettivamente viranḕr [ἀνήρ]. Pertanto, a un lemma indifferenziato in tutto, ovvero, non solo per il concetto che indica, ma espresso anche con un termine ambivalente (ma non per questo ambiguo!) e onnicomprensivo, s’è passati a un lemma indifferenziato in parte, ovvero espresso con un termine che nel frattempo ha assunto connotazioni di genere, facendo pendere la bilancia della “sessualità linguistica” fortemente verso il piatto maschile (uomo) piuttosto che verso quello femminile (donna). E se ciò è avvenuto per l’essenza umana, deve far comprendere che l’uso del termine maschile per indicare la divinità come elemento speculare a sé e con cui ci si relaziona sia, anch’esso, più di derivazione sociale che teologica in sé. Perché l’Umanità dovrebbe essere più (o solo) maschile che femminile, se non perché lo scrittore s’identifica coll’oggetto di cui parla? E questo perché nelle società del passato (con relativa poca differenza rispetto all’attuale) erano prevalentemente, se non esclusivamente, gestite da uomini (coll’iniziale minuscola e, quindi, indicante i maschi!). E perché mai un uomo avrebbe dovuto, nella sua espressione della divinità, associare questa a una donna, dopo la rivoluzione antropologica che a una società matriarcale aveva sostituito una patriarcale? Eppure, come si può notare, lì dove non s’è potuto fare a meno d’utilizzare un termine tipicamente femminile, l’agiografo non ha avuto problemi a farlo. Ed è sintomatico come la stessa parola ebraica Adam (אָדָם), a sua volta proveniente da adamah [אֲדָמָה], che vuol dire “terra” e quindi, anche qui, terroso, terreno, terrestre”, non stia più a indicare, in una rivisitata e più attenta ermeneutica biblica, la sola componente maschile, ma l’Umanità nel suo insieme, comprensiva anche, ovviamente, della componente femminile, ritornando alle origini e riprendendo quello che sicuramente voleva essere il messaggio divino stesso! 
 
Questi orientamenti interpretativi, aperti anche a una visione al femminile della divinità, a dispetto di quanto si possa credere, non sono certamente dettati da una visione, come dire, rivoluzionaria contemporanea, sulla scia di presunte riletture della cultura cristiana alla luce del concilio ecumenico vaticano II o, peggio ancora, come qualcun potrebbe strumentalmente affermare, della rivoluzione culturale dettata dalla contestazione giovanile. Sono già presenti nel nostro passato culturale, rappresentando un retaggio che trova diritto di cittadinanza nell’arte figurativa stessa.
 
A tal proposito è opportuno guardare con attenzione un famoso dipinto (Rembrandt Harmenszoon Van RIJN, Il ritorno del figliol prodigo, 1668, Pittura a olio su tela, 262×206 cm, Museo dell’Ermitage, SAN-PIETROBURGO, Russia). In esso è trasposta la pericope cristica detta Parabola del Padre misericordioso (Lc 15,11-32). Tralasciando gli altri aspetti che s’evincono da una sua “lettura” approfondita, salta all’occhio dell’attento osservatore la differenza delle mani del padre: l’una, quella a destra (per chi osserva il quadro), più grossa e tozza, l’altra, quella a sinistra, più piccola e snella. Quasi a indicare che nella figura rappresentante Dio, non una, ma due anime concorrono a definirLo: quella maschile e quella femminile! Per un suo maggiore approfondimento, si rimanda alla lettura del seguente volume: Henri Jozef Machiel NOUWEN, Labbraccio benedicente. Meditazione sul ritorno del figlio prodigo.
 
Alla luce di tutto ciò, lungi dall’autorizzare (ufficialmente) i fedeli all’invocazione pubblica di “Madre nostra che sei nei cieli”, che saprebbe quasi d’una rilettura femministica del famoso passo evangelico o, se vogliamo, preistorica, quando la divinità, cioè, era solo ed esclusivamente femminile (si vedano, a tal proposito, i primi reperti fittili che raffiguravano le grandi dee madri ctonie, simbolo di quella fertilità che induceva allo stupore i primitivi, non avendo essi ancora collegato, col principio di causalità, l’atto copulatorio al concepimento, ovvero l’incingimento, prima, e alla nascita, poi), il sentimento comune di percepire Dio come la massima espressione dell’amore del Creatore verso la sua creatura, pronto a sempre dare senza mai nulla chiedere, non può che far guardare a Lui come (anche) a una grande madre, al punto di sacrificarsi fino a giungere alla sofferenza somma e definitiva per evitarne la perdizione totale. E solo inserendo tra creatura e Creatore la lente materna permette alla prima di leggere più facilmente quello che il Secondo è.
 
Un’ultima curiosità. Il nome Maria, in ebraico Miriam (םרימ), in tale lingua, risulta composto delle stesse lettere di rahamim, salvo la lettera het (ח), che vuol dire “dono”, ch’è presente, invece, nel nome di Dio, il tetragramma Yhwh  (יהוה), due volte. Nella Misericordia sembra, quindi, essere contenuto in sé il dono gratuito e ripetuto che solo una mamma può compiere e che la madre per eccellenza, Maria, che in una delle litanie è invocata proprio come “Madre di Misericordia”, ha reso attuale col suo Fiat mettendo a disposizione, come Madre di Dio, “Figlia di suo Figlio”, sé stessa a Dio e il proprio Figlio all’Umanità.
 
Tanti auguri a tutte le mamme del mondo. Che furono, che sono, che saranno e che anche solo, nello slancio dell’amore che le caratterizza, l’hanno desiderato!

− COMUNICATO STAMPA −

Si è tenuto domenica scorsa (7 maggio) all’interno dei locali del “Circolo cittadino” di Castrovillari il primo concorso dei vini rosati della provincia di Cosenza, organizzato dal network 20 di..vini in collaborazione con l’associazione di sommelier “ISF l’Acino d’uva”.

L’iniziativa, inserita nel calendario degli eventi in rosa dell’amministrazione comunale legati al Giro d’Italia che farà tappa a Castrovillari, ha visto la partecipazione di numerosi appassionati wine lovers e di operatori del settore ricettivo, che hanno potuto degustare tutti i vini nel corso della giornata.

In gara 16 cantine con 18 etichette di vini (11 Dop e 7 Igp). Un ottimo risultato, visto la prima edizione del concorso.

La giura, tutta campana, è stata composta dal presidente dell’ISF, il sommelier Alberto Giannattasio, dal giornalista Giovanni Apadula e dal professore Guido Arcangelo Medolla. 

I vini sono stati giudicati secondo una dettagliata scheda di degustazione che ha permesso di valutarne tutte le caratteristiche organolettiche, dal colore agli aromi, al gusto.

Sono stati premiati 3 vini per ogni categoria oltre a 2 menzioni speciali della giura.

Nella categoria Dop il primo posto è andato alle Cantine Cundari di Figline Vegliaturo con il vino “Fillenum 2016” un Terre di Cosenza sottozona Donnici.

Nella categoria Igp, sul gradino più alto del podio la Cantine iGreco di Cariati con il “Savù 2016”, un Calabria Igp a base di gaglioppo.

Tra le cantine del territorio del Pollino, da segnalare il terzo posto dell’azienda vinicola Gialdino di Morano Calabro con il rosato “Xifèo”.

Menzione speciale per il miglior utilizzo di vitigno autoctono all’azienda Feudo dei Sanseverino di Saracena con il “Lacrima nera” da agricoltura biologica.

Premio al miglior packaging invece alla Cantina Antiche Vigne di Rogliano con il rosato “Gida”, Savuto Dop da magliocco canino.

Ad annunciare i verdetti della giuria il direttore del concorso Tommaso Caporale, insieme al vicesindaco di Castrovillari Francesca Dorato e al presidente del Circolo cittadino, Angelo Giannoni.

L’occasione del concorso è stata anche il preludio all’insediamento dell’associazione ISF in Calabria, che aprirà la sua prima delegazione in provincia di Cosenza.

Tutti gli altri premi saranno resi noti durante una cerimonia di gala che si terrà nelle prossime settimane, durante la quale si ufficializzerà anche la presenza del sodalizio dei sommelier sul territorio regionale.

Castrovillari, 9.5.2017

Il direttore del Concorso

Tommaso Caporale

− COMUNICATO STAMPA −

Verso la soluzione sperata la richiesta avanzata lo scorso mese di marzo dal Sindaco , Domenico Lo Polito, di riunire in città, nell’edificio dell’ex Ferrovie delle Calabro-Lucane, ubicato nell’Autostazione, oggi di proprietà delle Ferrovie della Calabria, gli Uffici regionali dei Dipartimenti Agricoltura, Presidenza e Lavoro e il Centro di Divulgazione Agricola dell’ARSAC che svolgono un ruolo importante per l’economia e lo sviluppo del Comprensorio Castrovillari- Pollino- Pianura di Sibari, e già presenti a Castrovillari. Tutto ciò, naturalmente, per facilitare l’accesso agli utenti.

“Il proficuo andamento dell’iter procedurale è determinato- ha reso noto il primo cittadino- da disponibilità ed impulsi impressi dal presidente della Regione, Mario Oliverio, e dall’Assessore regionale alle Infrastrutture, Roberto Musmanno.”

“Non a caso – aggiunge- due giorni fa dirigenti della Regione hanno preso in consegna le strutture dell’Autostazione già in uso agli uffici giudiziari e dove dovrebbero andare quelli decentrati.”

“L’edificio- riprecisa Lo Polito- , dove una volta erano allocati gli Uffici delle Ferrovie Calabro-Lucane, oltre ad essere ben collegato con l’hinterland grazie alla sua posizione nel piazzale dell’Autostazione , è una struttura immediatamente disponibile, ben servita, con grandi spazi per il parcheggio, facilmente raggiungibili e, soprattutto, non utilizzata.”

Da qui la sua valenza per accogliere il mix di competenze che si offre per ottimizzare accesso e diminuire le distanze alla collettività.

Ufficio Stampa del Comune di Castrovillari

(g.br.)

− COMUNICATO STAMPA −

Comunicazione di servizio. L’Amministrazione comunale di Castrovillari informa la cittadinanza che la mancanza improvvisa di acqua in tutta la zona nord della città è dovuta a problemi elettrici alla pompa di sollevamento.

Di tanto è stata informata la SORICAL, proprietaria dei pozzi, che pochi minuti fa ha inviato i propri tecnici a verificare e risolvere il guasto inaspettato.

Appena risolto l’inconveniente verrà emesso nuovo comunicato. Al momento ci si scusa con la cittadinanza per i disagi causati dall’imprevisto.

L’Ufficio Stampa del Comune di Castrovillari

(g.br.)

Giovedì, 11 Maggio 2017 10:22

Liste Civiche. Ancora allarme sanità

Scritto da

COMUNICATO STAMPA

La Salute richiede a chi governa COMPETENZA, DEDIZIONE, DECISIONE.

I problemi sanitari di Castrovillari e del suo Ospedale non sembrano avere fine. E ancora una volta tocca alle Liste Civiche di “Solidarietà e Partecipazione” lanciare l’allarme, dare informazioni e proporre iniziative.

Ben due le interrogazioni presentate dalle Liste Civiche sulla sanità al Sindaco Lo Polito nel Consiglio Comunale di ieri.

La prima denuncia il perdurare di una situazione di inaccettabile danno per gli Utenti di Castrovillari e del territorio, basata, tra l’altro su una irregolarità normativa. Nulla è cambiato, infatti, circa la grave situazione di Ortopedia con i due Medici assegnati a Castrovillari e “trasferiti”, invece, all’Ospedale di Paola; ciò, come già detto, ha determinato la chiusura, (e come potrebbe essere diversamente?), dell’ambulatorio ortopedico nelle ore pomeridiane, così, a seguito della disposizione del Direttore Generale dell’ASP di Cosenza, si è deciso il dimezzamento dell’offerta sanitaria del reparto che rimane attivo solo la mattina. Senza che il Sindaco Lo Polito sia intervenuto concretamente, forse perché non vuole o non sa efficacemente affrontare tale questione, a tutela dei legittimi interessi sanitari della popolazione.

L’altra interrogazione delle Liste Civiche di “Solidarietà e Partecipazione” era diretta a chiarire la situazione relativa al ventilato trasferimento della sede della Farmacia Territoriale da Castrovillari a Lungro. L’argomento, già trattato nel precedente Consiglio comunale, aveva visto, in quell’occasione, l’approvazione all’unanimità di una mozione in cui si notificava al Direttore Generale dell’ASP l’assoluta contrarietà del Consiglio tutto a subire, eventualmente, anche questo ulteriore depotenziamento dei servizi sanitari, pena la mobilitazione popolare da portare fin nella sede di Cosenza dell’ASP. Anche in questo caso, diritti ed interessi della città di Castrovillari –e del suo comprensorio- sono stati valutati meno che niente.

Le Liste Civiche hanno, infatti, prodotto la deliberazione del Direttore Generale dell’ASP, Raffaele Mauro, in cui vengono stanziati ben 169.000,00 euro (!) per adeguare una struttura dell’ex Ospedale di Lungro per accogliere la Farmacia Territoriale. Ma se il problema della sede di Castrovillari era una parziale inadeguatezza strutturale, perché questi soldi non sono stati invece stanziati per adeguare una struttura di Castrovillari, (magari bastava una cifra anche minore…), invece di costringere i Cittadini-Utenti a fare una sorta di mini-viaggio della speranza? La solare evidenza dell’ingiustizia del provvedimento e della contraddittorietà della situazione, evidenziata dalle Liste Civiche, ha portato ad una interruzione del Consiglio comunale che è ripreso con la proposta di mozione, predisposta sempre dalle Liste Civiche, in cui si diffida il Direttore Generale dell’ASP a non proseguire sulla strada intrapresa e si preannunciano iniziative oppositive nell’ipotesi di spostamento della sede della Farmacia Territoriale da Castrovillari a Lungro. La prima delle quali, come già previsto nella mozione approvata nel precedente Consiglio, la mobilitazione di massa presso la sede dell’ASP di Cosenza. Appare, comunque sempre più urgente, come ancora una volta sottolineato dalle Liste Civiche, la necessità di delegare un esponente di maggioranza a seguire il settore sanitario con una competenza e una assiduità di applicazione che certamente il sindaco Lo Polito non ha mostrato.  

                                                                       Le Liste Civiche di “Solidarietà e Partecipazione”      

 

COMUNICATO STAMPA

Il Consiglio comunale di Castrovillari ha esaurito e licenziato nella seduta del 9 maggio l’ordine del giorno che si era dato.

In apertura dei lavori l’assise ha affrontato pure 4 interpellanze. Una è stata del consigliere Nino La Falce  sull’organizzazione delle corse di autobus in città per collegare ( a partire dalla disponibilità delle ex FCL ) meglio le zone rurali, per ottimizzare le fermate con apposite pensiline e creare pure una corsa che si raccordi con la sosta , di Frascineto, dell’Italobus. Ha risposto il Sindaco Lo Polito dando disponibilità per verificare gli opportuni interventi, ricordando pure che l’ultima manovrina del Governo ha ulteriormente tagliato i fondi alle Regioni in materia di mobilità interna. Le altre a firma delle Civiche riguardavano: richieste di delucidazioni per il trasferimento dei due ortopedici dell’Ospedale di Castrovillari a  Paola illustrata da Ferdinando Laghi, per mancanza di risposte sui alcuni quesiti posti ai revisori circa elementi rilevati nel bilancio 2016 (a questa ha risposto in maniera articolata e con riferimenti ai procedimenti l’Assessore Maria Silella precisando ed assicurando sull’attività) introdotta da Peppe Santagada e sul rischio di trasferimento della Farmacia Territoriale a Lungro come si desumerebbe dalla delibera n. 709 del 13 aprile scorso della direzione generale dell’Azienda sanitaria provinciale che prevede una somma di circa 169mila euro per adeguare alcuni locali siti in quel centro da destinare alla Farmacia.

Proprio su quest’ultima interrogazione sottolineata dal Consigliere Ferdinando Laghi, a nome dei colleghi Peppe Santagada e Maria Antonietta Guaragna,  le Civiche hanno proposto una mozione, votata poi all’unanimità da tutto il consiglio comunale,  al fine di frenare tale inconcepibile azione da parte dell’ASP e far ritirare immediatamente il provvedimento.

A riguardo anche il consigliere Peppino Pignataro a nome del Gruppo Alternativa Popolare- Area di Centro ( costituito e ufficializzato ad inizio Consiglio con la Carrozzino che è capogruppo la quale ha chiesto al Sindaco di essere sentiti come Gruppo per presentare alcune proposte) ha chiesto al Sindaco ed a tutti azioni forti e di vigilanza continua per prevenire ogni scippo come precedentemente rappresentato pure dal consigliere Laghi sulla questione Ortopedia che vede l’ambulatorio chiuso di pomeriggio e per tutto ciò concerne il diritto alla salute dei cittadini della Zona bisognosi di continuo sostegno e sguardi dedicati. Fattori che sono stati, invece,  assicurati dal Sindaco Domenico Lo Polito e che -come ha ripetuto richiamando un ordine del giorno votato la scorsa volta- vedono l’Amministrazione comunale sempre guardinga; lo stesso ,poi, intervenendo sul trasferimento dei medici ortopedici- nonostante le rimostranze delle Civiche- ha richiamato che non esiste nulla di ciò ma solo l’utilizzazione momentanea degli specialisti su Paola. Mentre sullo spostamento della Farmacia Territoriale il primo cittadino  ha assicurato che, secondo lui,  non vi è alcuna intenzione da parte della dirigenza di trasferimento anche perché esiste la volontà che Castrovillari sia Centro di Distribuzione. Nonostante tutto nella discussione sentita tra le parti, con toni anche forti,  che ha portato pure ad un momento di sospensione dei lavori per precisare azioni , Lo Polito ha ribadito la sua ferma e completa disponibilità per attivare, nel caso sarà necessario,  azioni finalizzate a disinnescare qualsiasi ed eventuali  interventi che  porterebbero a svuotare di contenuti l’ospedale di Castrovillari.

Durante i lavori,  poi, è stato ratificato a maggioranza (si sono astenuti Le liste Civiche oltre la consigliera Sara Astorino) l’approvazione del piano di rientro del debito maturato dal Comune di Castrovillari nei confronti della Regione Calabria in merito alla tariffa per lo  smaltimento dei rifiuti con riferimento ad alcune quote delle annualità 2014 e 2015  e ( con il voto contrario delle Civiche e della consigliera Astorino)  votate , sempre a maggioranza, le modifiche al Regolamento per la concessione di aree per la costruzione di edicole private nel Cimitero di Castrovillari.

I due punti sono stati introdotti dalle relazioni degli Assessori Pasquale Pace e Aldo Visciglia e caratterizzati dal confronto tra le parti. Sul primo per la minoranza è intervenuto il consigliere Peppe Santagada  chiedendo delucidazioni sulla rateizzazione della somma definita e sul vincolo che temporalmente va oltre questa consiliatura.

Qui  l’Assessore Pace, ha precisato che “la Regione Calabria vanta un credito di € 284.140 il quale non è stato pagato dall’ente  esclusivamente per indisponibilità di liquidità di cassa pur essendo presenti tali somme negli appositi stanziamenti di bilancio relativamente alle annualità 2014 e 2015.”  “ E che tale debito – ha aggiunto - non si configura come fuori bilancio bensì come un mancato pagamento di quote previste in bilancio ma temporaneamente non disponibili in cassa.” Per tali ragioni – ha sottolineato- si è convenuto, d’accordo con la Regione Calabria di effettuare un piano di rateizzazione di tale debito spalmandolo in 60 rate che si esauriranno ad aprile del 2022 in modo da garantire un più comodo ed agevole pagamento da parte dell’Ente comunale.

Mentre sul punto concernente le modifiche di regolamento per la concessione di aree nel Cimitero  hanno dato il loro contributo per la maggioranza Gerry Rubini e Giuseppe Oliva (presidente, quest’ultimo, della seconda Commissione permanente, “Lavori pubblici, urbanistica, viabilità, )  sottolineando, tra l’altro,  le ragioni delle variazioni al fine di dare un nuovo senso di marcia al decoro del Cimitero che in passato non era stato sostenuto, secondo loro, da atteggiamenti virtuosi, rilanciando un forte impegno  che non può prescindere anche da monitoraggi sul posto e da un continuo accompagnamento delle vicende ; Sara Astorino e Maria Antonietta Guaragna per la minoranza oltre a richiamare l’importanza di attenzionare ancora meglio e di più e con determinazione l’area cimiteriale, segnata da abbandono e trascuratezze- ha espresso la prima-  non risolve vecchie insufficienze- come aggiunto dalla seconda- ma interviene solo sulle regole che non smuovono nulla e non si pongono neanche il flusso in attesa per la richiesta di concessioni. La proposta di variazioni votata ha riguardato nello specifico gli articoli: 2; 3;5; 6 e 8. “In sostanza – è stato spiegato da Visciglia-  si è inteso  estendere a più nuclei famigliari, a richiesta congiunta, le concessioni,  e contemporaneamente garantire maggiore tutela del luogo con l'introduzione di una polizza fidejussoria e con maggiori  attenzioni ai cantieri precisando la necessità di custodire l'area di intervento.”

Pagina 3 di 339
FreshJoomlaTemplates.com
Monday the 29th. Castrovillari in Rete - Powered by Francesco Parrotta

Questo sito utilizza cookie propri e di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Maggiori informazioni.