– COMUNICATO STAMPA –

Cosenza – Arriva per la prima volta in città la nuova produzione di Scena Verticale “Il diario di Adamo ed Eva” in scena domenica 9 dicembre alle ore 18.00 al teatro Morelli di Cosenza.
Lo spettacolo diretto da Dario De Luca racconta il mito biblico, in un lavoro che affascina grandi e piccoli. La nuova produzione della pluripremiata compagnia di Castrovillari si ispira liberamente all’omonimo romanzo di Mark Twain per affrontare con leggerezza e sarcasmo gli stereotipi che da sempre hanno diviso il mondo maschile da quello femminile. Adamo ed Eva si ritrovano improvvisamente catapultati nel giardino dell’Eden, ma non vanno per niente d’accordo.
In scena due giovanissimi attori: Elisabetta Raimondi Lucchetti e Davide Fasano nei panni dei primi abitanti del pianeta. La guerra dei sessi è antica quanto l’umanità. Ed è quello che scopre Mark Twain traducendo il manoscritto originale – come lui stesso scrive con il suo consueto senso dell’umorismo – dei diari di Adamo ed Eva. Partendo da questa “storica” traduzione, lo spettacolo racconta le inquietudini ed il modo di pensare dei primi esseri umani, che cercheranno di intendersi nonostante le loro evidenti diversità. Una storia di costole, serpenti e mele qui si trasforma in una dissertazione sulle relazioni tra uomo e donna usando le armi dello humor e del nonsense. Avremo accesso ai pensieri segreti del primo uomo e della prima donna, constatando con allegria che le relazioni tra i due sessi non sono poi così cambiate da quando Dio ha creato il nostro mondo.
Scopriremo infatti che questa coppia dell’Eden non è molto diversa da qualsiasi altra coppia di oggi, che essa viva a New York, Parigi o Cosenza.
Con Il diario di Adamo ed Eva si avvia una riflessione che parte dall’archè e torna all’archè per raccontare ai ragazzi che la differenza di genere non porta allo scontro: la differenza di genere è la grande arma dell’uomo per affrontare la vita, in una società sempre meno abituata a cogliere la diversità come un valore aggiunto.
Uno spettacolo rivolto ai più piccoli che strizza l’occhio al pubblico adulto, consigliato da o a 99 anni.

Scena Verticale
Il diario di Adamo ed Eva
di Dario De Luca
liberamente tratto dall’omonimo romanzo di Mark Twain
con Elisabetta Raimondi Lucchetti e Davide Fasano
spazio scenico, disegno luci e regia Dario De Luca
assistenza alla regia Gianluca Vetromilo
costumi e oggetti di scena Rita Zangari
elementi scenografici e puppet Angelo Gallo – Teatro della Maruca
audio e luci Vincenzo Parisi
organizzazione Rosy Chiaravalle
ufficio stampa Valeria Bonacci
distribuzione Radice di due
produzione Scena Verticale

Giuntoci, pubblichiamo!

PROGRAMMA

• 8 dicembre - ore 10:30 - Iniziamo parlando di…
A che punto è il progetto MuSAP? • I borghi e le campagne • NOI per il MuSAP • Come creare sinergie con altre associazioni? • È arrivato un pacco… • Lo studio di Francesco • Che rapporti instaurare con altre iniziative in corso?
• 8 dicembre - ore 16:00 - Incontriamo le associazioni culturali Associazione culturale cultOUR Morano • Arte Cultura e Turismo
• 8 dicembre - ore 17:30 - Risvegliamo l’udito Concerto delle arpiste Antonella Pecoraro, Caterina Setaro, Dafne Nardella e Francesca Stella dell’Associazione Arpa Viggianese di Viggiano (Potenza), che proporranno un originale repertorio musicale di musica popolare lucana e non solo, basato sul recupero dei brani appartenuti al bagaglio musicale di musicanti girovaghi e musicisti viggianesi e dell’Alta Valle dell’Agri.
Il concerto sarà preceduto da una nota storico-artistica a cura di Vittorio Cappelli e di Maria Lucia Marsicovetere.
• 9 dicembre - ore 10:30 - Incontriamo i sindaci
• Comune di San Basile • Vincenzo Tamburi
• Comune di Morano Calabro • Nicolò De Bartolo
Parleranno di Progetti e lavori in corso nei rispettivi comuni.
• 9 dicembre - ore 16:00 - Incontriamo altre strutture museali…
• dott. Emiliano Russo • MIAI Verde Binario • Cosenza
• arch. Emilio Leo • Il lanificio Leo • Soveria Mannelli
• geom. Marisa Fabiano • MAGB • Museo Arte Gusto di Buonvicino
• 9 dicembre - ore 18:30 - Concludiamo con il gusto…
Il prof. Luigi Blotta dell’IPSEOA Karol Woitila di Castrovillari parlerà su:

Ippolito Cavalcanti: tra cucina e letteratura

Saranno lette alcune ricette di Ippolito Cavalcanti (1787-1859) in dialetto napoletano.
Il MuSAP (Museo di Storia dell’Agricoltira e della Pastorizia) si trova in Via Giudea • Palazzo Salmena.
Nei giorni 8 e 9 dicembre 2018 sarà possibile visitarlo anche con visite guidate (Telefonare: Mariella 3896417021 • Franca 3407067534).
Nei giorni 8 e 9 dicembre 2018 sarà possibile pranzare (dalle 13:00 alle 16:00) presso ristoranti e trattorie di Morano.
Dalle 19:30 alle 20:30 dell’8 e del 9 dicembre 2018 sarà possibile visitare i caratteristici presepi di Morano realizzati, lungo Via San Nicola, dall’Associazione San Nicola.
Sarà possibile gustare le tipiche pietanze natalizie moranesi.

Ai partecipanti al forum, che saranno presenti lungo Via San Nicola, sarà offerto un aperitivo.

– COMUNICATO STAMPA –

CASTROVILLARI 5 dicembre 2018 - “Regaliamo un sorriso insieme”. E’ il motto del coro “Voci di Pace” che sabato 8 dicembre sarà ospite della città di Castrovillari all’interno della Chiesa di S.Francesco nella centrale piazza Municipio. Un appuntamento ideato dai Lions Club di Castrovillari che hanno così voluto organizzare, grazie al contributo della Gas Pollino, una particolare e coinvolgente serata musicale il cui ricavato verrà dato in beneficenza. Il Progetto Voci di Pace nasce nel 2010 a Spezzano Albanese attraverso un cammino musicale nuovo di un gruppo di amici ,che guardasse con occhio attento agli altri, ai bisognosi, agli emarginati, agli ultimi. L'idea prende così piede ed in breve tempo quei pochi promotori trovano il parere di tanti altri amici che condividono l'idea e che, attraverso la Musica, si prefiggono di poter regalare un sorriso a chi, a Natale, non se lo può permettere. Da allora il coro è stato particolarmente presente e attivo sul territorio portando con se un messaggio sano e genuino in tutti i posti che visitano, quale esempio concreto di testimonianza di fede attraverso un repertorio moto vario e originale che spazia dalle sonorità rock fino alle melodie di alcuni classici napoletani. Il tutto attraverso le musiche del pop italiano e i successi di noti musicals internazionali. Ciliegina sulla torta è data dalle musiche e dai suoni africani (da sempre nelle attenzioni del coro al fine di moltiplicare la cultura dell'amore e della fratellanza fra i popoli), ambito nel quale il gruppo, in tutti gli anni di attività, si è specializzato, anche attraverso l'ausilio di una vera e propria band. Un appuntamento da non perdere con inizio alle 20.30.

– COMUNICATO STAMPA –

E’ iniziato [martedì, 4 dicembre u.s., N.d.R.] il conto alla rovescia per Perciavutti, organizzato dall’associazione Comunalia in collaborazione con l’Amministrazione comunale di Mormanno, il contributo economico dell’Ente Parco Nazionale del Pollino che ha inserito l’evento identitario di Mormanno tra i co-eventi storicizzati e la Regione Calabria. Dal 7 al 9 dicembre, infatti, Mormanno diventerà la capitale del vino del Pollino, trasformando il suo centro storico in un borgo accogliente nel quale si promuovono i prodotti del territorio, la musica popolare, la cucina territoriale, la tradizione religiosa e quella folklorica in un mix di grande fascino per i tanti turisti che riempiono in ogni ordine di posti le strutture ricettivo alberghiere del borgo, ormai consolidato nella formula della rete dell'ospitalità diffusa. Ad arricchire la tre giorni per festeggiare “dio bacco” la presenza di Cosimo Papandrea, ecclettico protagonista della musica popolare regionale e lo chef Simone Finetti direttamente da Masterchef che proporrà uno chow cooking con i prodotti identitari del Pollino. Sempre più consolidato il rapporto con le cantine regionali: Ferrocinto di Castrovillari, Statti di Lamezia Terme, Librandi e Francesco Malena di Cirò Marina a riprova del fatto che Perciavutti sta assumendo i connotati di festa del vino calabrese.

 «Crediamo fortemente in questo evento e lo abbiamo reso ancor più radicato nel solco della tradizione vitivinicola che appartiene al Pollino ed alla Calabria intera - ha dichiarato l'assessore al turismo del Comune di Mormanno,  Flavio De Barti - coinvolgendo per questa edizione alcune tra le più importanti cantine del panorama produttivo regionale ed alcuni testimonial di richiamo.  Perciavutti è un grande attrattore di turismo esperienziale che ci piace promuovere facendo immergere i tanti visitatori nella quotidianità del nostro borgo che si veste a festa per l'evento di punta della nostra programmazione invernale».

 Una festa del vino che è anche festa della comunità, collante sociale attorno al quale si mobilita l’intero paese di Mormanno. Sono oltre 200 i volontari che da giorni sono alle prese con i preparativi per trasformare i rioni coinvolti Casalicchio, Costa, Capo Lo Serro e Torretta in affascinanti "Vuttari" che saranno i luoghi simbolo della festa all’interno dei quali si spillerà il vino nuovo e si degusteranno le pietanze della tradizione contadina. Una macchina organizzativa imponente che permetterà di accogliere le decine e decine di turisti in arrivo da tutto il sud Italia per regalarsi un ponte dell’Immacolata nel segno della identità e della scoperta del borgo del fagiolo poverello, del bocconotto e della lenticchia, ormai diventati ambasciatori della città.

 Altra novità di quest’anno è la collaborazione con la condotta Slow Food Pollino Sibaritide Arberia, guidata da fiduciario Lenin Montensanto, che nell’area mercatale realizzerà il villaggio delle identità e delle eccellenze alimentari che seguono la filosofia del cibo buono, pulito e giusto.

«Perciavutti è per noi un evento che ci permette di puntare l’attenzione sul borgo di Mormanno e valorizzarlo nel suo insieme, storico, culturale, paesaggistico, enogastronomico e dell’accoglienza turistica. Una festa che è richiamo per tanti turisti – ha aggiunto il Sindaco di Mormanno, Giuseppe Regina - e che vuole diventare il nostro biglietto da visita nel panorama degli eventi invernali per il Pollino e di tutto il meridione. Sappiamo essere una comunità accogliente e lo dimostreremo grazie al contributo di tutte le associazioni in campo, delle attività ricettive e ristorative, e dei tantissimi volontari che collaborano alla buona riuscita dell’evento».

Vincenzo Alvaro
- giornalista -

– COMUNICATO STAMPA –

La Bellezza è conoscere ciò che ci Abbraccia e ci circonda da sempre. Un fattore che l’obiettivo della macchina fotografica “intende bene” grazie alla mano, occhio e sensibilità- nel saper guardare, ritrarre e afferrare l’attimo fuggente- dell’Uomo, interprete principale anche in questo saper fissare l’esistente, per tradurlo, nelle sue mille e più sfumature ed aspetti che Tempo ed Epoche, grazie alle Capacità, ci tramandano.
E’ tutto questo e ancor più - perché incomprimibile per i messaggi che lancia- la mostra delle immagini del libro “Qui sono nato” di Nicola Caracciolo, fotografo navigato di Castrovillari, che rimanda al gusto dell’appartenenza e dell’identitarietà a cui è strettamente legata ogni persona attraverso la Terra che le ha dato i natali.
La manifestazione di introduzione all’esposizione, che accompagnerà, con altri avvenimenti, il capoluogo del Pollino per tutte le feste natalizie, dall’otto dicembre al 6 gennaio, si terrà sabato prossimo, giorno dell’Immacolata, a partire dalle ore 18,30 nel Cine Teatro “Vittoria” sulla centralissima via Roma.
Qui, introdotto dai saluti del Sindaco e Vice, Domenico Lo Polito e Francesca Dorato, il momento, moderato da Ines Ferrante, prevede contributi della docente Angela Lo Passo, insieme agli artisti Saverio Santandrea, pittore, Angelo Cherillo, scultore, affiancati da Gianni De Marco amante viscerale di fotografia.
Durante la presentazione, che opportunamente coinvolge, in uno scambio di riflessioni, cittadini, testimoni d’identità e residenti del rione Civita, luogo ripreso, in più modi, da Caracciolo nel suo libro, sarà presente la giovanissima Rosellina Buontempo vincitrice - per aver saputo cogliere “l’istante”- del IV premio 2018 “Mario Carbone” (famoso fotografo di “Strada”); un esempio per Testimoniare come la fotografia lega emozioni, tra generazioni, esprimendo quell’urto con la realtà che comprende pure ciò che abbiamo “ereditato”.
L’iniziativa, di per se, oltre a celebrare un bel lavoro di un castrovillarese “doc”, esalta e richiama l’energia dei luoghi ad essere, oltre che ricchezza espressiva per riproporre immagini di Memoria storica e non solo, anche eccellenti ambiti di relazione nonché propulsori di promozione per la crescita sostenibile dei borghi antichi, la vera ricchezza del Paese Italia, con tutto ciò che li consiste.
“Ecco perché- commenta il Sindaco Lo Polito- siamo vicini all’evento e al nostro concittadino, certi che appuntamenti del genere rinverdiscono i legami con le nostre
radici, con ciò che ci ha visto crescere e che non possiamo in alcun modo dimenticare o, tanto meno, denigrare. Ne va della credibilità della nostra persona, della nostra gente, delle nostre Zone. Naturalmente l’offerta di riflessione su ciò che possiede la città ci fa rituffare nel significato dei luoghi per comprendere meglio come gestirli e renderli. Una preoccupazione per la quale questa Amministrazione si è spesa subito, appena insediata, caratterizzando, pure con più partnership, l’azione multidisciplinare per il recupero, riqualificazione e vivibilità degli stessi. Tante le iniziative perseguite come questa che indica, senza mezze misure, dove può altresì rinascere la coscienza di un io, il quale non può essere dissociato dalle sue radici. Questa è la cultura di un popolo che non possiamo smarrire, e vogliamo ridestare continuamente anche con queste pillole di umanità vera, vissuta e viva.”

L’Ufficio Stampa del Comune di Castrovillari
(g.br.)

In occasione dell’inizio dell’Avvento 2018, SER, mons. Francesco SAVINO, vescovo della diocesi di CASSANO ALL’IONIO, ha inteso indirizzare a i suoi fedeli una lettera. Di seguito il suo contenuto.

La Gioia e la mistica dell’Attesa

La mistica dell’attesa:
«Aspettando la rivelazione dei figli di Dio»

La creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio; essa infatti è stata sottomessa alla caducità - non per suo volere, ma per volere di colui che l’ha sottomessa - e nutre la speranza di essere lei pure liberata dalla schiavitù della corruzione, per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio. Sappiamo bene infatti che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto; essa non è la sola, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo. (Romani 8,19-23)

Questo passaggio della lettera di Paolo ai Romani è un brano carico di attesa, di speranza. È la speranza che crea l’attesa; è la speranza che dilata il tempo per un riempimento che deve venire.

In questa Speranza, che è mistica dell’attesa, il popolo di Israele ha forgiato la sua identità, le sue opere, la sua coscienza di popolo eletto da Dio e in continua attesa di un compimento da parte di Dio. La Speranza è il compimento dell’Attesa! La Speranza è il pieno che riempie il vuoto creato dall’Attesa.

Il termine “attesa” deriva dal verbo latino attendere composto da ad - a - e tèndere- distendersi, volgere a un termine, inclinare, mirare, aspirare. Attesa indica, quindi, un tempo che si distende, crea spazio per qualcosa o qualcuno che si attende. Più si crea spazio e più il tempo scorre lentamente. Una conclusione che ha un senso più ampio di quello scientifico attribuito alla famosa teoria della relatività einsteiniana!

Lo spazio-tempo, nella lettura “salvifica” dell storia, sembrano deformati dall’oggetto della nostra Speranza. Noi cristiani diamo a questa Speranza un volto: quello di Gesù di Nazareth, Colui che Dio ha inviato a colmare l’attesa di Israele e di tutte le genti! Poiché la Parola di Dio si è fatta carne nella nostra storia, la speranza dei credenti non è illusoria, ma fondata sulla certezza di fede. Per questo i credenti in Cristo non sono come chi attende una divinità, che non arriva mai, impersonata in modo drammatico da Samuel Beckett, con Aspettando Godot. Al contrario si attende colui verso cui si va incontro con la più antica delle confessioni di fede cristiana: marana tha(il nostro Signore viene e/o Vieni Signore nostro).

Forme della mistica dell’attesa: l’attenzione come preghiera

Un testo molto significativo sulla mistica dell’attesa raccoglie il carteggio tra Simone Weil e il padre domenicano Joseph-Marie Perrin, che per anni è stato suo direttore e consigliere spirituale. Il titolo del testo è proprio Attesa di Dio. A questo scambio epistolare, la giovane Simone affida il suo tormento nel non essere riuscita ad aderire esteriormente a quella fede che implicitamente sentiva pulsare nel suo essere. Tutto il suo dramma è un dramma dell’Attesa, un’attesa che Dio riempia prima o poi questo vuoto esteriore.

In un passaggio di tale libro, Simone parla dell’attenzione come forma originaria della mistica dell’Attesa: «Molto spesso l’attenzione viene confusa con una sorta di sforzo muscolare. Quando si dice agli allievi: ‘Ora state attenti’, li si vede corrugare le sopracciglia, trattenere il respiro, contrarre i muscoli. Se qualche istante dopo si domanda loro a che cosa siano stati attenti, non sono in grado di rispondere [...]. Non hanno fatto attenzione, hanno solo contratto i muscoli [...]. La volontà, quella che, se occorre, fa stringere i denti e sopportare la fatica, è lo strumento principale dell’apprendista nel lavoro manuale. Ma, contrariamente all’opinione comune, nello studio è quasi irrilevante. L’intelligenza può essere guidata soltanto dal desiderio. E perché ci sia desiderio devono esserci piacere e gioia. L’intelligenza cresce e porta frutti nella gioia» (S. Weil, Attesa di Dio, Adelphi, Mi- lano 2008).

La Weil lega in una trama l’attenzione e l’intelligenza attraverso il desiderio e la gioia.
Potremmo dire che attenzione, desiderio, intelligenza, gioia sono i quattro elementi costitutivi di un’autentica esperienza di preghiera cristiana. Questa preghiera è una preghiera di Attesa che apre alla Speranza! “Attenzione” è cogliere l’universale nel particolare: Niente può essere lasciato al caso!

Desiderio è la nostalgia del Tutto: Siamo fatti per le cose che durano!
Intelligenza è cogliere le relazioni profonde che strutturano la realtà: Unire non separare!

La Gioia è liberazione da ogni contraddizione dell’esistenza: Non c’è più spazio per la violenza e la schiavitù!

Nascita e Morte: i Limiti dell’Attesa

Lo spazio compreso tra nascita e morte è lo spazio che l’essere umano vive come mancanza; per questo riempie questo spazio di opere che non sembrano riuscire a colmarlo. L’uomo così finisce in un circuito esistenziale dove nascita e morte si rincorrono continuamente in un disperato tentativo di colmare questa mancanza.

E quello che nella Lettera ai Romani Paolo chiama caducità, a cui tutta la creazione è stata sottomessa. Ogni tentativo di colmare tale mancanza fallisce, è caduco, infruttuoso. Ma che cosa può colmare tale attesa, spezzando il ciclo angosciante di nascita e morte su cui si alimenta la follia del mondo? Ancora una volta Paolo ci suggerisce che la creazione viene liberata dalla Rivelazione dei Figli di Dio! È la notizia contenuta in tale rivelazione che restituisce Speranza alla creazione intera. Questo è il compito dell’evangelizzazione: liberare la creazione intera dal circolo della caducità di nascita e morte. È un circolo disperato, un circolo di paura che sottomette ogni cosa: le persone e le loro relazioni, l’uso dei beni, i corpi e l’ambiente che ci circonda.

La Gioia di un bambino

Le parole di Gesù, nel Vangelo di Giovanni, associano la dinamica dell’attesa nel travaglio con la Gioia. “Riascoltiamole”:

In verità, in verità vi dico: voi piangerete e vi rattristerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete afflitti, ma la vostra afflizione si cambierà in gioia. La donna, quando partorisce, è afflitta, perché è giunta la sua ora; ma quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più dell’afflizione per la gioia che è venuto al mondo un uomo. Così anche voi, ora, siete nella tristezza; ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno vi potrà togliere la vostra gioia. In quel giorno non mi domanderete più nulla.

Non c’è Gioia, sembra dire Gesù, che non sia preceduta da un’attesa e da un travaglio.
La Gioia è il frutto maturo di un’attesa che è crescita e di un travaglio che è liberazione.

CrescereLiberaresono due verbi cristologici che descrivono anche l’identità della Chiesa.
La Gioia, di cui il Bambino Gesù è portatore, instaura nella nostra vita cristiana queste due dinamiche.

Se la Chiesa non fa crescere e non libera, allora è solo un dispositivo ideologico e mondano degno del peggior regime totalitario.
La Gloria della Gioia dei Figli di Dioè crescita nella Carità e liberazione nella fede!

Maria donna dell’Attesa

Affidiamo le conclusioni al testo del servo di Dio don Tonino Bello che vede in Maria il modello perfetto di ogni Mistica dell’Attesa! Attesa di Dio! Attesa del Tutto!

“La vera tristezza non è quando, a sera, non sei atteso da nessuno al tuo rientro in casa, ma quando tu non attendi più nulla dalla vita. E la solitudine più nera la soffri non quando trovi il focolare spento, ma quando non lo vuoi accendere più: neppure per un eventuale ospite di passaggio. Quando pensi, insomma, che per te la musica è finita. E ormai i giochi siano fatti. E nessun’anima viva verrà a bussare alla tua porta. E non ci saranno più né soprassalti di gioia per una buona notizia, né trasalimenti di stupore per una improvvisata. E neppure fremiti di dolore per una tragedia umana: tanto non ti resta più nessuno per il quale tu debba temere. La vita allora scorre piatta verso un epilogo che non arriva mai, come un nastro magnetico che ha finito troppo presto una canzone, e si srotola interminabile, senza dire più nulla, verso il suo ultimo stacco. Attendere: ovvero sperimentare il gusto di vivere. Hanno detto addirittura che la santità di una persona si commisura dallo spessore delle sue attese. Forse è vero. Se è così, bisogna concludere che Maria è la più santa delle creature proprio perché tutta la sua vita appare cadenzatadai ritmi gaudiosi di chi aspetta qualcuno. Già il contrassegno iniziale con cui il pennello di Luca la identifica è carico di attese: «Promessa sposa di un uomo della casa di Davide». Fidanzata, cioè. A nessuno sfugge a quale messe di speranze e di batticuori faccia allusione quella parola che ogni donna sperimenta come preludio di misteriose tenerezze. Prima ancora che nel Vangelo venga pronunciato il suo nome, di Maria si dice che era fidanzata. Vergine in attesa. In attesa di Giuseppe. In ascolto del frusciare dei suoi sandali, sul far della sera, quando, profumato di legni e di vernici, egli sarebbe venuto a parlarle dei suoi sogni. Ma anche nell’ultimo fotogramma con cui Maria si congeda dalle Scritture essa viene colta dall’obiettivo nell’atteggiamento dell’attesa. Lì, nel cenacolo, al piano superiore, in compagnia dei discepoli, in attesa dello Spirito. In ascolto del frusciare della sua ala, sul fare del giorno, quando, profumato di unzioni e di santità, egli sarebbe disceso sulla Chiesa per additarle la sua missione di salvezza. Vergine in attesa, all’inizio. Madre in attesa, alla fine. E nell’arcata sorretta da queste due trepidazioni, una così umana e l’altra così divina, cento altre attese struggenti. L’attesa di lui, per nove lunghissimi mesi. L’attesa di adempimenti legali festeggiati con frustoli di povertà e gaudi di parentele. L’attesa del giorno, l’unico che lei avrebbe voluto di volta in volta rimandare, in cui suo figlio sarebbe uscito di casa senza farvi ritorno mai più. L’attesa dell’ora: l’unica per la quale non avrebbe saputo frenare l’impazienza e di cui, prima del tempo,avrebbe fatto traboccare il carico di grazia sulla mensa degli uomini. L’attesa dell’ultimo rantolo dell’unigenito inchiodato sul legno. L’attesa del terzo giorno, vissuta in veglia solitaria, davanti alla roccia. Attendere: infinito del verbo amare. Anzi, nel vocabolario di Maria, amare all’infinito. Santa Maria, Vergine dell’attesa, donaci del tuo olio perché le nostre lampade si spengono. Vedi: le riserve si sono consumate. Non ci mandare ad altri venditori. Riaccendi nelle nostre anime gli antichi fervori che ci bruciavano dentro quando bastava un nonnulla per farci trasalire di gioia: l’arrivo di un amico lontano, il rosso di sera dopo un temporale, il crepitare del ceppo che d’inverno sorvegliava i rientri in casa, le campane a stormo nei giorni di festa, il sopraggiungere delle rondini in primavera, l’acre odore che si sprigionava dalla stretta dei frantoi, le cantilene autunnali che giungevano dai palmenti, l’incurvarsi tenero e misterioso del grembo materno, il profumo di spigo che irrompeva quando si preparava una culla. Se oggi non sappiamo attendere più, è perché siamo a corto di speranza. Se ne sono disseccate le sorgenti. Soffriamo una profonda crisi di desiderio. E, ormai paghi dei mille surrogati che ci assediano, rischiamo di non aspettarci più nulla neppure da quelle promesse ultraterrene che sono state firmate col sangue dal Dio dell’alleanza.

Santa Maria, donna dell’ attesa,
conforta il dolore delle madri per i loro figli
che, usciti un giorno di casa, non ci son tornati mai più,
perché uccisi da un incidente stradale
o perché sedotti dai richiami della giungla. Perché dispersi dalla furia della guerra
o perché risucchiati dal turbine delle passioni. Perché travolti dalla tempesta del mare
o perché travolti dalle tempeste della vita.
Riempi i silenzi di Antonella
che non sa che farsene dei suoi giovani anni, dopo che lui se n’è andato con un’altra.
Colma di pace il vuoto interiore di Massimo
che nella vita le ha sbagliate tutte,
e l’unica attesa che ora lo lusinga è quella della morte.
Asciuga le lacrime di Patrizia
che ha coltivato tanti sogni a occhi aperti,
e per la cattiveria della gente se li è visti così svanire a uno a uno,
che ormai teme anche di sognare a occhi chiusi.

Santa Maria, Vergine dell’attesa,
donaci un’anima vigiliare.
Giunti alle soglie del terzo millennio,
ci sentiamo purtroppo più figli del crepuscolo che profeti dell’avvento.
Sentinella del mattino,
ridestaci nel cuore la passione di giovani annunci 
da portare al mondo, che si sente già vecchio. 
Portaci, finalmente, arpa e cetra,
perché con te mattiniera possiamo svegliare l’aurora.
Di fronte ai cambi che scuotono la storia,
donaci di sentire sulla pelle i brividi dei cominciamenti.
Facci capire che non basta accogliere:
bisogna attendere.
Accogliere talvolta è segno di rassegnazione. 
Attendere è sempre segno di speranza. 
endici, perciò, ministri dell’attesa.
E il Signore che viene, Vergine dell’ avvento, ci sorprenda,
anche per la tua materna complicità, con la lampada in mano”.

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Tuesday the 23rd. Castrovillari in Rete

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