Venerdì, 26 Maggio 2017 16:14

− COMUNICATO STAMPA −

La giornata del 27 maggio 2017 si prospetta una data finalizzata alla celebrazione della gastronomia castrovillarese, non limitata, però, al mero aspetto nutritivo, ma anche alla tradizione che si cela dietro le pietanze della città del Pollino, nonché alla risorsa economica e turistica che rappresentano.

Il percorso tematico inizierà alle ore 10 presso la Sala Consiliare di Palazzo di Città con il convegno “Tipicità territoriale e turismo alimentare”, incontro organizzato e voluto dall’Associazione cittadina Solidarietà e Partecipazione, da sempre un punto di riferimento, nonché baluardo difensivo, per il cuore pulsante della filiera alimentare del Pollino. Si alterneranno nel dibattito autorevoli relatori: Mimmo Pappaterra (Presidente Ente Parco), Vincenzo Tamburi (Consigliere provinciale di Cosenza), Domenico Lo Polito (Sindaco di Castrovillari), Rosanna Mazzia (Sindaco di Roseto Capospulico), Giuseppe Santagada (Consigliere Liste Civiche Castrovillari), Fulvia Caligiuri (Presidente Confagricoltura Cosenza), Franca Anna D’Amico (Direttrice Ipssar Castrovillari), Leonardo De Marco (Feder. Agri – MCL), Giuseppe Gigliotti (Coldiretti Pollino), Silvano Lanciano (Flai-Cgil Castrovillari) e Ferdinando Mortati (Presidente Provinciale Cia Calabria Nord). Gli oratori illustreranno le problematiche del territorio che ogni giorno fronteggiano per portare avanti la tradizione gastronomica locale e gli importanti risultati di diversi comuni che hanno saputo valorizzare determinati prodotti tipici, rendendoli un’attrattiva turistica e realizzando un notevole indotto economico per le loro comunità.

Dopo una breve pausa, si passerà dalla discussione direttamente a “tavola”, grazie al coordinato concorso “Dolce Chef”, dove i partecipanti dovranno preparare un dolce, una torta o un dolce della tradizione locale, che verranno poi giudicati da una commissione che decreterà il vincitore. I preparati dovranno essere esclusivamente artigianali e, in un ottica di valorizzazione locale, è suggerito l’impiego di prodotti c.d. “Km 0”. Sono previsti ricchi premi per i partecipanti tra cui, per il primo classificato, un soggiorno di due notti per due persone con colazione presso “Masseria Marianna” a Specchia (LE), località riconosciuta “Borgo più bello d’Italia” e “Gioiello d’Italia”.

Una giornata dedicata interamente alla alimentazione, utile a ricordare, ai tanti che lo dimenticano, il valore e la ricchezza del nostro territorio che, nella sua semplice naturalità, è capace di fornire importanti risorse economiche alle menti che sono abili a valorizzarlo.

Giovedì, 25 Maggio 2017 14:20

− COMUNICATO STAMPA −

“L’Adesione del Comune di Castrovillari allo S.P.R.A.R. per l’accoglienza di richiedenti/titolari di protezione internazionale e dei loro familiari , nonché degli stranieri e dei loro familiari beneficiari di protezione umanitaria che fruiscono del fondo nazionale per le politiche ed i servizi all’asilo grazie ad una sinergia Ministero dell’Interno ed ANCI (Associazione nazionale dei Comuni), è per costruire, attraverso semplici forme solidaristiche, accoglienze sostanziali verso chi fugge dalle guerre e da ogni tipo di persecuzione.”

Lo afferma e ribadisce, a nome e per conto dell’Amministrazione comunale, l’Assessore alle politiche sociali, Pino Russo, dopo averlo ripetuto in un incontro, come ripreso dagli organi d’informazione, martedì sera in Comune con alcuni cittadini preoccupati della ventilata intenzione di un privato di voler utilizzare un proprio stabile per affittarlo a migranti.

Proprio per la specifica situazione il Sindaco, Domenico Lo Polito, ha già scritto al Ministero dell’Interno ed alla Prefettura, esprimendo “ferma contrarietà ai centri di accoglienza che creerebbero ghetti e non veri ambiti di ospitalità, condividendo in pieno le preoccupazioni espresse in Comune dai cittadini. E questo a maggior ragione- sottolinea- in località come la parte nord della città, inidonea sia da un punto di vista logistico che infrastrutturale.”

“E’ ferma intenzione di questa Amministrazione – aggiunge Russo- sin da quando ha aderito alla rete dello S.P.R.A.R., impedire iniziative che travalichino il principio che sottende la semplice ma adeguata accoglienza, legata al dramma dei migranti ed alle loro sofferenze. Da qui pure la scelta di essere in testa a decisioni e rimostranze di cittadini contro chicchessia opterebbe per percorrere strade alternative.”

Una scelta, rilancia l’Amministrazione, dettata solamente dal buon senso e per una ospitalità veramente umanitaria e mirata a chi è bisognoso di quella gratuità, attenta al rispetto assoluto dell’altro - della dignità e sua condizione- proveniente da vicissitudini dispotiche e dunque da egoismi di poteri e nazioni insensibili ai diritti imprescindibili dell’Uomo.

“Il fenomeno delle migrazioni che oggi, più che mai, investe ed interroga l’Italia, l’Europa, ogni città, come la nostra, e, soprattutto, la libertà di ciascuno, costringendolo a misurarsi con alcune domande di fondo come quella “chi è l’altro? come è possibile convivere con chi è diverso da me?” - richiama il Sindaco, Domenico Lo Polito- non può che suscitare anche momenti del genere: di legittimo chiarimento che riportano sulla vera strada di scelte come quella effettuata, dello SPRAR, per affermare, attraverso la immedesimazione con l’atro, l’importanza di una ospitalità dedicata che si fa carico, con prontezza, senza risparmio di energie, dello straniero, dell’arrivante in maniera consona a questi. E’ con tali spirito e sentimenti che ci muoviamo in questo ambito e, più, in generale nel welfare, per ribadire la bontà di un cammino scelto nel segno dell’integrazione, consapevoli che aprirsi all’altro è crescere anche in ciò che ci costituisce ed a cui apparteniamo come le nostre radici.”

L’Ufficio Stampa del Comune di Castrovillari

(g.br.)

Domenica, 21 Maggio 2017 06:55

− COMUNICATO STAMPA −

Domenica 21 maggio il salotto della Città dei Bruzi sarà invaso gioiosamente dal popolo arbereshe della Provincia di Cosenza che colorerà il centro cittadino con le sue melodie tradizionali, i canti di tempi e posti lontani che ancora oggi, a distanza di secoli, rappresentano l’identità che rafforza il valore culturale della minoranza linguistiche che insiste nei nostri territori. 

Bukurìa Arbëreshe – La bellezza italo albanese” si propone sicuramente in continuità con lo spirito delle Vallje ma si presenta come «momento – ha spiegato il protopresbitero Pietro Lanza - unico e singolare di visibilità unitaria dell’arberia, in un luogo che rappresenta tutto il territorio, capoluogo della Provincia». Vincenzo Tamburi, consigliere della Provincia di Cosenza, saluta con gioia la manifestazione promossa dalla Parrocchia “Santissimo Salvatore” di Cosenza che si pone nel solco della programmazione che guarda al centenario dell’Eparchia di Lungro che sarà celebrato nel 2019.

La manifestazione che ha ricevuto la benedizione di S.E. Monsignor Donato Oliverio, Vescovo di Lungro degli Italo – Albanesi dell’Italia continentale, ha visto fin da subito il sostegno della Provincia di Cosenza «attenta – ha specificato Tamburi – nella valorizzazione delle identità culturali, religiose e tradizionali del territorio che è chiamata ad amministrare sotto la guida politica del Presidente Franco Iacucci. Il sostegno ad iniziative di così alto valore impreziosiscono il contesto territoriale di cui siamo parte e rilanciano la bellezza di un comprensorio che ha molte chiavi di lettura, partendo dalla forza identitaria della sua gente che negli anni ha saputo costruire un melting pot di popoli che fa scuola di convivenza e integrazione al mondo intero». 

Nel cuore di Cosenza sfileranno i gruppi di Acquaformosa, Cerzeto, Civita, Firmo, Frascineto, Lungro, San Basile, San Benedetto Ullano, San Cosmo Albanese, San Demetrio Corone, Santa Sofia d’Epiro e Vaccarizzo Albanese dalla nostra Provincia ed i vicini lucani di San Paolo Albanese ed i siciliani di Piana degli Albanesi. Un evento in continuità con le Vallje di Civita, Ejanina, Frascineto e San Basile e le rassegne di Firmo e San Benedetto Ullano e dopo la Primavera Italo – Albanese di Santa Sofia d’Epiro.

A sostegno della iniziativa hanno aderito con entusiasmo la FAA (Federazione Associazioni Arbëreshë ) e UNIARB (Unione Arberia), che raggruppano le associazioni culturali operanti nei Paesi Italo – Albanesi.

«Sono convinto – ha concluso Tamburi – che il patrimonio dell’arberia opportunamente conosciuto e valorizzato è davvero un marcatore identitario che può fungere da attrattore per i turismi esperienziali che sempre più si stanno affermando nella nostra Provincia e che canalizzano attenzione ed interesse verso la nostra Calabria. Per questo va pensata una formula che ne sappia integrare le proposte e strutturare tour promozionali ed educational rivolti anche alla stampa di settore che ne sappia rilanciare l’immenso valore culturale, storico e religioso».

Vincenzo Tamburi
Consigliere Provincia di Cosenza
Ufficio stampa
Sabato, 20 Maggio 2017 06:12

− COMUNICATO STAMPA −

Sfilata di gala negli splendidi e raggianti costumi della tradizione arbëreshe, nella città di Cosenza, capoluogo della Provincia dove risiedono oltre 40.000 cittadini italiani che, in casa e per strada, parlano arbrisht, per averlo imparato succhiando il latte materno, e in Chiesa cantano in greco e celebrano in rito bizantino, da quasi sei secoli, rendendo onore agli antenati albanesi, che nei secoli dal XV al XVIII dovettero dolorosamente abbandonare la loro madre patria per poter rimanere in vita, liberi e cristiani, e alla gente di Calabria, che li ha accolti e, nel tempo, ha favorito la loro integrazione senza omologazione, ad ogni livello, tanto da poter presentare ai nostri giorni un ottimo e riuscito esempio di pacifica e fruttuosa convivenza plurisecolare di lingue, tradizioni e culture diverse.

La partenza dei gruppi per il corteo è previsto alle ore 17.15; alle ore 17.00 sarà chiuso il traffico in Corso Plebiscito e nelle vie di collegamento ad esso. Alle ore 17.30 si renderà omaggio al busto di Giorgio Castriota Skanderbeg e alle ore 17.45 inizio della sfilata. I gruppi partiranno a distanza di 10 minuti l’uno dall’altro. Apriranno la sfilata i gruppi con bambini. Il percorso sarà il seguente: Corso Plebiscito, Ponte Alarico, Piazza dei Bruzi, Corso Mazzini, Piazza Bilotti. La sfilata terminerà alle ore 20.00 con il rientro presso il Seminario Eparchiale. Hanno dato la loro adesione i gruppi di: Acquaformosa, Cerzeto, Civita, Firmo, Frascineto, Lungro, San Basile, San Benedetto Ullano, San Cosmo Albanese, San Demetrio Corone, Santa Sofia d’Epiro, Spezzano Albanese, Vaccarizzo Albanese; dalla Basilicata: San Paolo Albanese e dalla Sicilia: Piana degli Albanesi.

GIORNATA MONDIALE PER LA DIVERSITA’ CULTURALE

Quest’anno la festa coincide con la Giornata mondiale per la diversità culturale che si festeggia ogni anno il 21 maggio, dopo l’adozione all’unanimità della Dichiarazione universale sulla diversità culturale. In essa si legge: «La cultura assume forme diverse attraverso il tempo e lo spazio. Questa diversità si incarna nell’unicità e nella pluralità delle identità dei gruppi e delle società che costituiscono l’umanità. Come fonte di scambio, innovazione e creatività, la diversità culturale è necessaria per l’umanità quanto la biodiversità per la natura. In questo senso, è il patrimonio comune dell’umanità e dovrebbe essere riconosciuta e affermata per il bene delle generazioni presenti e future. Nelle nostre società sempre più differenziate, è essenziale assicurare un’interazione armoniosa e un voler vivere insieme di persone e gruppi con identità culturali molteplici, variate e dinamiche. Le politiche per l’inclusione e la partecipazione di tutti i cittadini sono garanzie di coesione sociale, della vitalità della società civile e della pace. Definito in questo modo, il pluralismo culturale dà espressione politica alla realtà della diversità culturale. Indissociabile da un quadro democratico, il pluralismo culturale favorisce lo scambio culturale e lo sviluppo delle capacità creative che sostengono la vita pubblica. La diversità culturale amplia la gamma di opzioni aperte a tutti; è una delle radici dello sviluppo, inteso non semplicemente in termini di crescita economica, ma anche come mezzo per raggiungere un’esistenza più soddisfacente dal punto di vista intellettuale, emotivo, morale e spirituale. La difesa della diversità culturale è un imperativo etico, inseparabile dal rispetto per la dignità umana. Questo comporta un impegno a livello di diritti umani e di libertà fondamentali, in particolare dei diritti delle persone che appartengono a minoranze e quelli delle popolazioni indigene. Nessuno può appellarsi alla diversità culturale per violare i diritti umani garantiti dal diritto internazionale, né per limitarne la portata».

CONCORSO FOTOGRAFICO

In occasione della manifestazione viene indetto anche un concorso fotografico denominato Bukuria Arbëreshe Kosenxë 2017. Il concorso avrà 4 temi: ritratto – gruppo folkloristico – costume – contesto generale. PRIMO TEMA Ritratto:Miglior immagine di un volto o più volti delle persone vestite in costume tradizionale arbëreshe. SECONDO TEMA Gruppo folkloristico: Miglior immagine di un gruppo folkloristico partecipante. TERZO TEMA Costume: Miglior immagine di un costume o di un particolare del costume tradizionale indossato durante la manifestazione. QUARTO TEMA Contesto generale: Migliore immagine della manifestazione in un luogo significativo della città di Cosenza. Per ogni tema verrà premiata un'immagine. Verrà premiato anche il miglior fotografo sulla base della somma dei voti conseguiti dalle foto presentate.Per partecipare al concorso ogni concorrente potrà inviare un numero massimo di 4 foto (Bianco & Nero o Colore), una per ogni tema.  Le foto dovranno essere inviate in buona risoluzione a: E mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. entro e non oltre il 30 maggio 2017. Le immagini verranno visionate da un'apposita commissione che dopo attenta selezione li posterà sulla pagina facebook Qisha Arbëreshe Kosenxë; i voti della commissione e i «mi piace» ottenuti formeranno la classifica finale. Domenica 1 ottobre 2017 le foto, ritenute vincitrici, saranno esposte nel salone del Seminario maggiore eparchiale italo-greco-albanese, in Via Paparelle, 16, Cosenza, in quell'occasione verranno premiati i vincitori, con artistiche bambole in costume albanese e libri sull'iconografia dell'Eparchia di Lungro.

Venerdì, 19 Maggio 2017 22:01

− COMUNICATO STAMPA −

CASTROVILLARI – 18 MAGGIO 2017 - Nelle campagne di Camigliatello Silano (CS) l'esecuzione di arature profonde stagionali, in questi giorni,  ha portato casualmente alla luce di un ordigno bellico inesploso. Chiaramente riconoscibile dalla forma particolare e molto danneggiata dal tempo e dall'impatto violento con il vomere, la munizione è stata vigilata dai Carabinieri della locale Stazione, fino all'intervento ieri degli specialisti dell'Esercito, giunti tempestivamente dalla Caserma "Manes" di Castrovillari (CS). Il personale militare giunto sul posto ha identificato l’ordigno in una granata d'artiglieria inesplosa di grosso calibro di nazionalità italiana, contenente oltre tre chilogrammi di tritolo. Si è provveduto immediatamente per motivi dio sicurezza , con la collaborazione di una macchina operatrice, al brillamento  sul posto, per motivi di sicurezza. I Guastatori della 2^ Compagnia, dell'11° Reggimento Genio hanno successivamente  rimosso, ogni frammento metallico e materiale di risulta, nel pieno rispetto delle leggi ambientali e hanno riportato la zona alle condizioni originarie. Rimane sempre alta la guardia dei militari sul territorio, confermando la necessità e l'importanza del presidio militare  della Caserma "Manes" di Castrovillari (CS), che opera con elevati standard di sicurezza e professionalità,  in supporto alla popolazione ed alle Istituzioni.

Martedì, 16 Maggio 2017 21:23

− COMUNICATO STAMPA −

Il nuovo Questore di Cosenza, Giancarlo Conticchio ha fatto visita questa mattina al Sindaco di Castrovillari, Domenico Lo Polito, presso il palazzo di città.

L’incontro, presente i consiglieri comunali Giuseppe Oliva e Nino La Falce, è stato all’insegna della cordialità ribadendo lo spirito di collaborazione tra istituzioni, fondamentale per supportare legalità, rispetto delle regole e buone pratiche.

Fattori richiamati nel colloquio ed affermati da entrambi nella chiacchierata.

Il Questore, accompagnato dal dirigente del Commissariato locale di PS, Leonardo Papaleo, dall’ispettore superiore, Rocco Botta, e dal sovrintendente Ruggero Altimari, si è intrattenuto per circa venti minuti.

Al termine della visita il primo cittadino ha donato al Dirigente superiore della Polizia di Stato alcune pubblicazioni che illustrano il territorio ed il suo patrimonio storico, culturale ed artistico.

L’Ufficio Stampa del Comune di Castrovillari

(g.br.)

Domenica, 14 Maggio 2017 10:15
In occasione della festa della mamma, vorrei fare una piccola considerazione teologica.
 
Dio è “padre”, e questo è assodato dalle infinite orazioni che sono state sempre rivolte a Lui. Vedasi, a mo’ d’esempio, proprio la preghiera più famosa delle cristianità, la più diffusa, quella consegnataci proprio da quel Figlio che, colla Propria incarnazione, è sceso al nostro livello, associandoci a Lui e, rendendoci figli adottivi del Padre, ci ha elevato a Suoi eredi divini (Mt 6,9-13; Lc 11,2-4), detta Preghiera del Signore o, proprio dalle sue prime parole, Padre nostro.
 
Ma è anche “madre”?
 
Papa Giovanni Paolo I si spinse, in una famosa allocuzione, a sostenere ciò. Era domenica 10 settembre 1978, e nel suo terzo Angelus, affermava: «Noi siamo oggetto da parte di Dio di un amore intramontabile, Dio è papà; più ancora è madre». La curia romana (tanto simile al sinedrio dell’epoca gesuana), con tutti i malpensanti, sentì in queste parole una bestemmia e, come solerti difensori d’una presunta purità interpretativa dei sacri testi, tutti non si peritarono di stracciarsi le vesti. Le belle (?) usanze dei ben (?) pensanti sono sempre simili, in saecula saeculorum!
 
Intervenne, quindi, a suo tempo, Benedetto XVI per cercare di mettere ordine, sottolineando che Dio non potesse essere madre. Nel suo libro (Joseph RATZINGER - Benedetto XVI, Gesù di NAZARET, trad. a cura di Chicca GALLI e Roberta ZUPPET, RIZZOLI - Libreria Editrice Vaticana, 2007, titolo originale: Jesus von NAZARETH − Von der Taufe im Jordan bis zur Verklärung [Ted.: Gesù di NAZARET Dal Battesimo nel Giordano alla Trasfigurazione]), egli afferma: «Madre non è un titolo di Dio, non è un appellativo con cui rivolgersi a Dio. Noi preghiamo così come Gesù, sullo sfondo della Sacra Scrittura, ci ha insegnato a pregare, non come ci viene in mente o come ci piace. Solo così preghiamo nel modo giusto». Per poi proseguire: «Se nel linguaggio plasmato a partire dalla corporeità dell’uomo l’amore della madre appare inscritto nell’immagine di Dio, è tuttavia anche vero che Dio non viene mai qualificato né invocato come madre, sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento. Madre nella Bibbia è un’immagine ma non un titolo di Dio». E, sempre lo stesso, precisa: «L’immagine del padre era ed è adatta a esprimere l’alterità tra Creatore e creatura, la sovranità del suo atto creativo. Solo mediante l’esclusione delle divinità-madri l’Antico Testamento poteva portare a maturità la sua immagine di Dio, la pura trascendenza di Dio».
 
A chiudere, momentaneamente, la questione è stato l’attuale occupante del soglio di Pietro, Francesco, riaprendo le porte all’interpretazione favorevole (anche) alla maternità. In occasione della quotidiana messa ch’egli è solito celebrare presso la domusSanta Marta”, all’omelia del giovedì 11 dicembre 2014, ha voluto riprendere le parole scelte dal suo predecessore che aveva aperto alla maternità di Dio, dicendo quanto segue: «È tanta la vicinanza che Dio si presenta come una mamma, come una mamma che dialoga con il suo bambino», descrivendo l’amore di Dio con l’immagine di «una mamma che canta la ninna nanna al bambino e prende la voce del bambino e si fa piccola come il bambino e parla con il tono del bambino al punto di fare il ridicolo se uno non capisse cosa cè lì di grande. [...] Quante volte una mamma dice queste cose al bambino mentre lo carezza, eh? E lo carezza, e lo fa più vicino a lei. E Dio fa così. È la tenerezza di Dio. È tanto vicino a noi che si esprime con questa tenerezza: la tenerezza di una mamma. [...] Dio ci ama gratuitamente come una mamma il suo bambino. E il bambino “si lascia amare”: questa è la grazia di Dio».
 
Ma perché, allora, questa discrepanza tra i due ultimi vicari di Cristo, e del primo di questi col loro comune predecessore? Innanzitutto, è necessario comprendere che tutti non hanno mai parlato, con termine teologico, ex cathedra, essendo gli ambiti in cui si sono espressi o momenti esplicativi d’un pensiero pastorale in un contesto comunitario o un saggio; e se per i primi vale il principio dell’estemporaneità, tipica di chi vuole dare una lettura veloce d’un concetto, in questo caso l’amore divino, quasi più da curato di campagna che da pastore universale, per lultimo giova porre l’attenzione, a tal proposito, sulla firma del libro stesso, che risulta composta del nome secolare e di quello pontificale insieme dell’esimio autore, e non solo di quest’ultimo, come per i documenti di tutti i suoi predecessori, proprio a ribadire ch’è un punto di vista d’un credente (seppur altamente qualificato) e non un atto di Magistero. Inoltre, solo una lettura disattenta può far credere che si sia chiuso alla maternità di Dio. D’altronde, seppur non sia mai usato questo termine o non sia mai riportato il lemma “madre” nella Sacra scrittura (aspetto formale), è innegabile che molti elementi richiamino alla mente questa realtà (aspetto sostanziale). E lo stesso pontefice, che decide di scrivere da “semplice” devoto, nella sua dotta dissertazione, lo riconosce.
 
Effettivamente, si pensi a quando, per parlare della misericordia divina, s’utilizza il termine rahamim (םימחר), letteralmente “viscere”, un plurale, sostanzialmente un accrescitivo, 
di rehem (םחר) “utero”, che si fonde con mayim (םימ) “acque”, s
tando a indicare l’insieme di tutti gli uteri, anzi, l’utero per eccellenza, quello, appunto, divino, e che ci suggerisce un grembo, ch’è quello di Dio, in cui ciascuno di noi è perennemente generato, che non può, pertanto, ch’essere di natura materna. Il biblista, col suo linguaggio, identifica, quindi, la compassione di Dio verso l’Uomo coll’amore d’una madre per il suo bambino, le cui viscere fremono di compassione e timore davanti al proprio figlio, anzi, sopravanzandolo, addirittura, dicendo: «Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se queste donne si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai» (Is 49,15). E poi, pure: «Come potrei abbandonarti, Efraim, come consegnarti ad altri, Israele? Come potrei trattarti al pari di Admà, ridurti allo stato di Zeboìm? Il mio cuore si commuove dentro di me, il mio intimo freme di compassione» (Os 11,8).
 
Tutto ciò riguardo a Scrittura e, conseguentemente, Tradizione. Ma se ci si rivolge al Magistero della Chiesa, le cose cambiano, al punto tale che lo stesso Catechismo della Chiesa cattolica, emanato da Giovanni Paolo II nel 1992 (colla supervisione proprio del “mastino della Fede”), fa esplicito riferimento alla maternità di Dio. Ed è cosa piana ch’esso non possa prescindere da ciò che gli altri due pilastri della Chiesa non abbiano già espresso in qualche modo. Al limite il Magistero rende esplicito ciò che la Tradizione e la Scrittura hanno proclamato in modo implicito. Al numero 239 dello stesso, infatti, leggiamo: «Chiamando Dio con il nome di Padre, il linguaggio della fede mette in luce soprattutto due aspetti: che Dio è origine primaria di tutto e autorità trascendente, e che, al tempo stesso, è bontà e sollecitudine d’amore per tutti i suoi figli. Questa tenerezza paterna di Dio può anche essere espressa con l’immagine della maternità [V. Is 66,13: «Come una madre consola un figlio così io vi consolerò; in Gerusalemme sarete consolati». V. Sal 131,2: «Io sono tranquillo e sereno come bimbo svezzato in braccio a sua madre, come un bimbo svezzato è lanima mia».], che indica ancor meglio l’immanenza di Dio, l’intimità tra Dio e la sua creatura. Il linguaggio della fede si rifà così all’esperienza umana dei genitori che, in certo qual modo, sono per l’uomo i primi rappresentanti di Dio. Tale esperienza, però, mostra anche che i genitori umani possono sbagliare e sfigurare il volto della paternità e della maternità. Conviene perciò ricordare che Dio trascende la distinzione umana dei sessi. Egli non è né uomo né donna, egli è Dio. Trascende, pertanto, la paternità e la maternità umane [V. Sal 27,10: «Mio padre e mia madre mi hanno abbandonato, ma il Signore mi ha raccolto».], pur essendone l’origine e il modello [V. Ef 3,14-15: «Per questo, dico, io piego le ginocchia davanti al Padre, | dal quale ogni paternità nei cieli e sulla terra prende nome». V. Is 49,15, già citato sopra.]: nessuno è padre quanto Dio».
 
Per comprendere ancora meglio, quindi, la posizione del “pastore tedesco”, per la precisione, è d’uopo sottolineare, grazie a un’attenta e combinata lettura del suo libro e del catechismo da lui supervisionato, un combinato disposto interpretativo potremmo dire, ch’egli non chiude in modo assoluto a un’interpretazione materna dell’essenza divina: sottolinea solo come tale termine, a rigore d’esegesi teologica, non appartiene né alla componente scritturistica, né a quella tradizionale ecclesiastica. Ogni riferimento a Dio è sempre al maschile, perché così è particolarmente sottolineata la Sua trascendenza, il Suo essere altro rispetto alla Propria creatura, che domina “nella” e “colla” Sua potenza, proprio come la figura paterna e, volendo, regale, anche se, a rigore, proprio nella Sua trascendenza, la Sua essenza non potrebbe essere associata a nessuno dei sessi, i quali, però, essendo Sua espressione, li contiene entrambi. Perché se in Gen 1,26 s’afferma: «E Dio disse: Facciamo l'uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, [...]”», nel versetto successivo (Gen 1,27), nel ribadire lazione divina, la si specifica meglio: «Dio creò luomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò». Quindi, nella loro essenza, il maschio e la femmina sono entrambi immagine della divinità, e Dio archetipo assoluto e perfetto d’entrambi, al punto tale che, nella relazione colla sua creatura, nell’immanenza del Suo amore, non s’è avuto timore d’associarLo a una madre, ispirando i profeti in questa direzione.
 
Perché allora questo retaggio tutto (o quasi) al maschile? Innanzitutto, si prenda in esame proprio il fatto stesso che s’usi il lemma “Uomo” per indicare l’Umanità nel suo intero, come se questa non fosse costituita anche di donne. E si noti come anche il lemma Umanità, per altro, sembrerebbe, a un’analisi superficiale, contenere già in sé una radice etimologica maschile, come se fosse indicativa solo di chi abbia alcuni attributi e non di tutti indistintamente. In realtà così non è. Il termine “Uomo”, col suo derivato Umanità”, è originato dalla parola latina hŏmō che, essendo legato a hŭmus, che significa “terra”, ha il senso di “terroso, terreno, terrestre”, e indica l’“essere umano” in generale, senza specificazione di genere, come tale risulta essere anche il greco ànthrōpos [ἄνθρωπος]. Solo in seguito ha assunto il significato (anche) di “maschio adulto dell’essere umano”, che le due lingue appena citate esprimono con termini ben precisi, rispettivamente viranḕr [ἀνήρ]. Pertanto, a un lemma indifferenziato in tutto, ovvero, non solo per il concetto che indica, ma espresso anche con un termine ambivalente (ma non per questo ambiguo!) e onnicomprensivo, s’è passati a un lemma indifferenziato in parte, ovvero espresso con un termine che nel frattempo ha assunto connotazioni di genere, facendo pendere la bilancia della “sessualità linguistica” fortemente verso il piatto maschile (uomo) piuttosto che verso quello femminile (donna). E se ciò è avvenuto per l’essenza umana, deve far comprendere che l’uso del termine maschile per indicare la divinità come elemento speculare a sé e con cui ci si relaziona sia, anch’esso, più di derivazione sociale che teologica in sé. Perché l’Umanità dovrebbe essere più (o solo) maschile che femminile, se non perché lo scrittore s’identifica coll’oggetto di cui parla? E questo perché nelle società del passato (con relativa poca differenza rispetto all’attuale) erano prevalentemente, se non esclusivamente, gestite da uomini (coll’iniziale minuscola e, quindi, indicante i maschi!). E perché mai un uomo avrebbe dovuto, nella sua espressione della divinità, associare questa a una donna, dopo la rivoluzione antropologica che a una società matriarcale aveva sostituito una patriarcale? Eppure, come si può notare, lì dove non s’è potuto fare a meno d’utilizzare un termine tipicamente femminile, l’agiografo non ha avuto problemi a farlo. Ed è sintomatico come la stessa parola ebraica Adam (אָדָם), a sua volta proveniente da adamah [אֲדָמָה], che vuol dire “terra” e quindi, anche qui, terroso, terreno, terrestre”, non stia più a indicare, in una rivisitata e più attenta ermeneutica biblica, la sola componente maschile, ma l’Umanità nel suo insieme, comprensiva anche, ovviamente, della componente femminile, ritornando alle origini e riprendendo quello che sicuramente voleva essere il messaggio divino stesso! 
 
Questi orientamenti interpretativi, aperti anche a una visione al femminile della divinità, a dispetto di quanto si possa credere, non sono certamente dettati da una visione, come dire, rivoluzionaria contemporanea, sulla scia di presunte riletture della cultura cristiana alla luce del concilio ecumenico vaticano II o, peggio ancora, come qualcun potrebbe strumentalmente affermare, della rivoluzione culturale dettata dalla contestazione giovanile. Sono già presenti nel nostro passato culturale, rappresentando un retaggio che trova diritto di cittadinanza nell’arte figurativa stessa.
 
A tal proposito è opportuno guardare con attenzione un famoso dipinto (Rembrandt Harmenszoon Van RIJN, Il ritorno del figliol prodigo, 1668, Pittura a olio su tela, 262×206 cm, Museo dell’Ermitage, SAN-PIETROBURGO, Russia). In esso è trasposta la pericope cristica detta Parabola del Padre misericordioso (Lc 15,11-32). Tralasciando gli altri aspetti che s’evincono da una sua “lettura” approfondita, salta all’occhio dell’attento osservatore la differenza delle mani del padre: l’una, quella a destra (per chi osserva il quadro), più grossa e tozza, l’altra, quella a sinistra, più piccola e snella. Quasi a indicare che nella figura rappresentante Dio, non una, ma due anime concorrono a definirLo: quella maschile e quella femminile! Per un suo maggiore approfondimento, si rimanda alla lettura del seguente volume: Henri Jozef Machiel NOUWEN, Labbraccio benedicente. Meditazione sul ritorno del figlio prodigo.
 
Alla luce di tutto ciò, lungi dall’autorizzare (ufficialmente) i fedeli all’invocazione pubblica di “Madre nostra che sei nei cieli”, che saprebbe quasi d’una rilettura femministica del famoso passo evangelico o, se vogliamo, preistorica, quando la divinità, cioè, era solo ed esclusivamente femminile (si vedano, a tal proposito, i primi reperti fittili che raffiguravano le grandi dee madri ctonie, simbolo di quella fertilità che induceva allo stupore i primitivi, non avendo essi ancora collegato, col principio di causalità, l’atto copulatorio al concepimento, ovvero l’incingimento, prima, e alla nascita, poi), il sentimento comune di percepire Dio come la massima espressione dell’amore del Creatore verso la sua creatura, pronto a sempre dare senza mai nulla chiedere, non può che far guardare a Lui come (anche) a una grande madre, al punto di sacrificarsi fino a giungere alla sofferenza somma e definitiva per evitarne la perdizione totale. E solo inserendo tra creatura e Creatore la lente materna permette alla prima di leggere più facilmente quello che il Secondo è.
 
Un’ultima curiosità. Il nome Maria, in ebraico Miriam (םרימ), in tale lingua, risulta composto delle stesse lettere di rahamim, salvo la lettera het (ח), che vuol dire “dono”, ch’è presente, invece, nel nome di Dio, il tetragramma Yhwh  (יהוה), due volte. Nella Misericordia sembra, quindi, essere contenuto in sé il dono gratuito e ripetuto che solo una mamma può compiere e che la madre per eccellenza, Maria, che in una delle litanie è invocata proprio come “Madre di Misericordia”, ha reso attuale col suo Fiat mettendo a disposizione, come Madre di Dio, “Figlia di suo Figlio”, sé stessa a Dio e il proprio Figlio all’Umanità.
 
Tanti auguri a tutte le mamme del mondo. Che furono, che sono, che saranno e che anche solo, nello slancio dell’amore che le caratterizza, l’hanno desiderato!

Domenica, 14 Maggio 2017 06:56

− COMUNICATO STAMPA −

Si è tenuto domenica scorsa (7 maggio) all’interno dei locali del “Circolo cittadino” di Castrovillari il primo concorso dei vini rosati della provincia di Cosenza, organizzato dal network 20 di..vini in collaborazione con l’associazione di sommelier “ISF l’Acino d’uva”.

L’iniziativa, inserita nel calendario degli eventi in rosa dell’amministrazione comunale legati al Giro d’Italia che farà tappa a Castrovillari, ha visto la partecipazione di numerosi appassionati wine lovers e di operatori del settore ricettivo, che hanno potuto degustare tutti i vini nel corso della giornata.

In gara 16 cantine con 18 etichette di vini (11 Dop e 7 Igp). Un ottimo risultato, visto la prima edizione del concorso.

La giura, tutta campana, è stata composta dal presidente dell’ISF, il sommelier Alberto Giannattasio, dal giornalista Giovanni Apadula e dal professore Guido Arcangelo Medolla. 

I vini sono stati giudicati secondo una dettagliata scheda di degustazione che ha permesso di valutarne tutte le caratteristiche organolettiche, dal colore agli aromi, al gusto.

Sono stati premiati 3 vini per ogni categoria oltre a 2 menzioni speciali della giura.

Nella categoria Dop il primo posto è andato alle Cantine Cundari di Figline Vegliaturo con il vino “Fillenum 2016” un Terre di Cosenza sottozona Donnici.

Nella categoria Igp, sul gradino più alto del podio la Cantine iGreco di Cariati con il “Savù 2016”, un Calabria Igp a base di gaglioppo.

Tra le cantine del territorio del Pollino, da segnalare il terzo posto dell’azienda vinicola Gialdino di Morano Calabro con il rosato “Xifèo”.

Menzione speciale per il miglior utilizzo di vitigno autoctono all’azienda Feudo dei Sanseverino di Saracena con il “Lacrima nera” da agricoltura biologica.

Premio al miglior packaging invece alla Cantina Antiche Vigne di Rogliano con il rosato “Gida”, Savuto Dop da magliocco canino.

Ad annunciare i verdetti della giuria il direttore del concorso Tommaso Caporale, insieme al vicesindaco di Castrovillari Francesca Dorato e al presidente del Circolo cittadino, Angelo Giannoni.

L’occasione del concorso è stata anche il preludio all’insediamento dell’associazione ISF in Calabria, che aprirà la sua prima delegazione in provincia di Cosenza.

Tutti gli altri premi saranno resi noti durante una cerimonia di gala che si terrà nelle prossime settimane, durante la quale si ufficializzerà anche la presenza del sodalizio dei sommelier sul territorio regionale.

Castrovillari, 9.5.2017

Il direttore del Concorso

Tommaso Caporale

Domenica, 14 Maggio 2017 06:34

− COMUNICATO STAMPA −

Verso la soluzione sperata la richiesta avanzata lo scorso mese di marzo dal Sindaco , Domenico Lo Polito, di riunire in città, nell’edificio dell’ex Ferrovie delle Calabro-Lucane, ubicato nell’Autostazione, oggi di proprietà delle Ferrovie della Calabria, gli Uffici regionali dei Dipartimenti Agricoltura, Presidenza e Lavoro e il Centro di Divulgazione Agricola dell’ARSAC che svolgono un ruolo importante per l’economia e lo sviluppo del Comprensorio Castrovillari- Pollino- Pianura di Sibari, e già presenti a Castrovillari. Tutto ciò, naturalmente, per facilitare l’accesso agli utenti.

“Il proficuo andamento dell’iter procedurale è determinato- ha reso noto il primo cittadino- da disponibilità ed impulsi impressi dal presidente della Regione, Mario Oliverio, e dall’Assessore regionale alle Infrastrutture, Roberto Musmanno.”

“Non a caso – aggiunge- due giorni fa dirigenti della Regione hanno preso in consegna le strutture dell’Autostazione già in uso agli uffici giudiziari e dove dovrebbero andare quelli decentrati.”

“L’edificio- riprecisa Lo Polito- , dove una volta erano allocati gli Uffici delle Ferrovie Calabro-Lucane, oltre ad essere ben collegato con l’hinterland grazie alla sua posizione nel piazzale dell’Autostazione , è una struttura immediatamente disponibile, ben servita, con grandi spazi per il parcheggio, facilmente raggiungibili e, soprattutto, non utilizzata.”

Da qui la sua valenza per accogliere il mix di competenze che si offre per ottimizzare accesso e diminuire le distanze alla collettività.

Ufficio Stampa del Comune di Castrovillari

(g.br.)

Venerdì, 12 Maggio 2017 19:51

− COMUNICATO STAMPA −

Comunicazione di servizio. L’Amministrazione comunale di Castrovillari informa la cittadinanza che la mancanza improvvisa di acqua in tutta la zona nord della città è dovuta a problemi elettrici alla pompa di sollevamento.

Di tanto è stata informata la SORICAL, proprietaria dei pozzi, che pochi minuti fa ha inviato i propri tecnici a verificare e risolvere il guasto inaspettato.

Appena risolto l’inconveniente verrà emesso nuovo comunicato. Al momento ci si scusa con la cittadinanza per i disagi causati dall’imprevisto.

L’Ufficio Stampa del Comune di Castrovillari

(g.br.)

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