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Cultura (493)

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Come riportano svariati siti, senza citarne però la fonte,

Giangurgolo porta sul volto una mascherina [di solito] rossa con un nasone di cartone [di enormi proporzioni, lungo e grosso, caratteristiche ricordanti le tipiche deformazioni di quei priapi di palcoscenico che erano i mimi], in testa un alto cappello a forma di cono [di feltro e allungato, di tipica foggia calabrese, tipo “cervone”, come quello che divenne il tipico cappello dei briganti], di colore marrone o nero, con fascia rossa, ornato con una cadente piuma di pavone. Indossa un collettone [una gorgiera] bianco alla spagnola tutto pieghettato [di ruche], un corpetto rosso e un giubbone a righe gialle e rosse con polsini bianchi merlettati, calzoni sotto il ginocchio [a sbuffo] e calze sempre a righe gialle e rosse, scarpe di vernice nera con fibbia, cinturone e un lungo spadone con [vistosa] bandoliera [una striscia di passamaneria ricamata].

(Nelle parentesi quadre elementi estranei al testo, ma ritrovati in altri e introdotti qui a maggiore descrizione.)

Varianti descrittive parlano di un corpetto stretto a righe rosse e gialle, di una giubba attillata rossa, di una marsina rossa arabescata, di una camicia bianca con ampie maniche senza collo e polsini, legata con fettucce colorate, di guanti neri e di calze bianche. Talvolta le strisce, però, erano di due tonalità di rosa. E il volto incorniciato da barba e baffi alla moschettiera.

Il primo a compiere seri studi su questa maschera è stato il giornalista e scrittore Vincenzo PITARO, che con essi ha contribuito a farla conoscere meglio sia in Calabria che fuori, oltre a stimolarne l’interesse di varie enciclopedie spagnole. A riguardo egli scrive:

Questa maschera tipica calabrese è vestita con marsina e pantaloni gialli rigati di rosso, porta un corsetto rosso, un naso sesquipedale eternamente paonazzo ed un lungo spadone che tiene legato ad una larga bandoliera, ma che non usa mai in quanto che la sua... ferocia si esprime solo a parole, senza passare mai a vie di fatto. Porta un copricapo a cono, ornato da una lunga piuma di pavone (che la dice lunga sul carattere del personaggio) molto in voga nelle Calabrie del '700.

Da notare come i colori (giallo e rosso) siano quelli d'Aragona. Pertanto, l’abbigliamento, per come appare negli scenari di Giovanni D’ANTONIO, detto il Partenopeo, è quello del capitano spagnolo con molti elementi tipici calabresi.

Il suo costume scenico, caratterizzato da una moda spagnolesca intrisa di una certa eleganza e di esasperazione comica, induceva al riso al solo apparire.

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Ἀδάμας Mέλας (Adàmas Mèlas)

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Secondo un'altra tradizione questo personaggio sarebbe stato ispirato da un individuo realmente vissuto e una storia veramente accaduta nella città di CATANZARO.

A raccontarla è Vittorio SORRENTI, in Giangurgolo maschera di Calabria, dove parla del suo primo apparire nella Città dei tre colli, portato nei teatri di tutta Italia da Ottavio SACCO, che definisce “il più grande interprete”. L'autore, per esporre cosa si racconti sulle scene, dice:

Era il 24 giugno 1596. Nel convento delle Suore di Santa Maria della Stella di CATANZARO nasce il personaggio Giangurgolo, ancora bambino ma che diverrà la maschera tipica della tradizione catanzarese. Il suo nome deriva da Giovanni, in onore del Santo del giorno del suo ritrovamento. Trascorre la sua infanzia presso il Convento dei Cappuccini del Monte dei Morti, dove un Padre, oltre all'educazione, tramanda al giovane anche l'abitudine della caccia. È proprio in una battuta che inizia la sua storia: nei boschi Giovanni cerca di salvare uno spagnolo che era stato aggredito e ferito da briganti; lo spagnolo riceve da lui tutte le cure possibili, ma spira, e fa di Giovanni il suo erede, consegnandogli le sue ricchezze ed una lettera che contiene il modo per salvare CATANZARO. Da questo momento, in onore del nobile spagnolo, Giovanni tramuta il suo nome in Alonso Pedro Juan Gurgolos (Giangurgolo). Egli inizia una sua personale lotta contro l'occupazione spagnola che in quegli anni si abbatteva su Catanzaro: Giangurgolo studia bene la strategia, organizzandosi con un carrozzone da teatro col quale, insieme ad alcuni suoi amici, propone spettacoli satirico-politici incitando alla rivolta il popolo catanzarese. Questo piano però fallisce quando le sue intenzioni vengono alla luce, e Giangurgolo viene condannato a morte. La scoperta delle sue origini nobili gli salva però la vita, costringendolo in ogni caso a rifugiarsi in Spagna. La sua permanenza in quei luoghi a lui estranei non dura a lungo, ed egli torna nella sua terra d'origine, dove la peste aveva colpito tutta la città. Al suo ritorno egli riesce a ritrovare il suo amico di teatro Marco, anch'esso malato, e per un abbraccio tra i due la peste viene trasmessa anche a Giangurgolo. La sua morte chiude il sipario della rappresentazione.

In questo caso il suo nome sarebbe correlato esclusivamente alla sua caratteristica principale: l'ingordigia alimentare, ovvero quella fame e insaziabilità di cibo che avrebbe accompagnato questo individuo, e non anche a comportamenti riprovevoli.

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Ἀδάμας Mέλας (Adàmas Mèlas)

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Il nome “Giangurgolo” è un composto. Deriverebbe dalle parole Gian(ni) (o Zanni) e Gurgolo (o Gurgola) e starebbe a significare “Gianni Golapiena”, ovvero “Boccalarga”, cioè “Gianni Ingordo”, per via del suo insaziabile appetito, caratterizzandone così da subito le peculiarità: persona di molte chiacchiere e di grande ingordigia intesa anche come fame. Il suo enorme appetito, infatti, è a stento placato da un carretto di maccheroni, una cesta di pane e due botti di vino.

Col nome “Zanni” si indica un tipico personaggio della Commedia dell'Arte che rappresenta la più antica maschera del servo, e presenta diverse varianti in Italia. Il nostro, infatti, riprende e reincarna con stile calabrese proprio quello bergamasco. Si vedano, a tal proposito, le maschere Brighella (nei panni di primo zanni) e Arlecchino (nei panni di secondo zanni). Come primo zanni troviamo pure Buffetto e Pedrolino (da cui deriveranno il francese Pierrot e l'italiano Pierino), ma anche Stoppino, per lo più secondo zanni, come pure, nei panni di secondo zanni troviamo Trivellino, Frit(t)ellino, Mezzettino, Traccagnino, spesso confuso con Arlecchino, come nel caso di Naccherino e Nespolino, ma anche Temellino, Volpino, Truffaldino, Fichetto, Francatrippa. La funzione di uno Zanni sdoppiato consisteva nella necessità di affidare al primo il ruolo di servo furbo e maneggione e al secondo quello di servo sciocco e pasticcione.

Della parola zanni rimane, infatti, ancora oggi traccia nel dialetto calabrese, nell'uso di espressioni come fari ‘i zanni, che vuol dire, fare degli scherzi, o ancora l'espressione zanniare che vuol dire scherzare appunto. È possibile reperire un ulteriore riferimento allo Zanni nel dialetto reggino, nella tipica espressione Facc’ ‘i Maccu" (Faccia di Macco), che deriva dal personaggio Maccus, il servo sciocco della commedia plautina, molto simile al servo sciocco interpretato da molti Zanni della Commedia dell'Arte.

Il termine “Gurgolo”, invece, vuol indicare bocca larga o grande bocca, ovvero un personaggio, ingordo e goloso, ma anche di gradasso e vanaglorioso, rimandandoci a un altro personaggio della commedia plautina: il Miles gloriosus.

Comunque, l'interpretazione non si ritiene univoca e la spiegazione del ghiottone ingurgitatore potrebbe essere derivata da una deduzione a posteriori.

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Ἀδάμας Mέλας (Adàmas Mèlas)

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Secondo Alfredo BARBINA, invece, che abbraccia l'ipotesi di un'origine sì nel contesto napoletano, ma pur sempre di una maschera calabrese, che impersonerebbe il tipo goffo e rozzo, dai tratti fortemente allettanti per non essere considerata dal fantasioso e pittoresco teatro napoletano, solo in un secondo momento avrebbe assunto quelle connotazioni che lo hanno reso la caricatura del patriziato vano e sfrontato in fuga dai Savoia.

Nel XVIII secolo egli entrò anche in due farse napoletane, dove la sua caratterizzazione, soprattutto il dialetto calabrese, diverso da quello degli altri che era napoletano, lo resero particolarmente individuabile.

Questo personaggio, di molte parole (e molta fame) e di pochi fatti, che rappresentava una parodia dei vari feudatari che avevano spadroneggiato nell'Italia meridionale, nacque, o comunque si sviluppò, secondo la maggior parte degli studiosi, per soddisfare l'esigenza di rendere ridicoli i dominatori spagnoli o a essi rifacentisi e farne la caricatura, ovvero quegli arroganti e boriosi signorotti di quel periodo che imitavano gli atteggiamenti altezzosi e imbelli degli ufficiali spagnoli, e che, agli occhi della popolazione meridionale, dovevano apparire tanto uomini oltremodo stravaganti e bugiardi, nonché affamati e donnaioli, quanto persone del tutto inutili e futili.

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Ἀδάμας Mέλας (Adàmas Mèlas)

Sabato, 02 Febbraio 2013 19:15

Premio Carnevale 2013

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Durante la conferenza stampa di presentazione della 55° edizione del Carnevale del Pollino, presso Villa Bonifati, si è svolta anche la cerimonia di consegna del Premio Carnevale 2013 (realizzato dal noto orafo Gerardo Sacco), importante riconoscimento che da ben nove anni a questa parte ogni anno viene conferito nell’ambito del Carnevale di Castrovillari a personalità calabresi (di nascita o di adozione) operanti nel mondo della cultura, della politica, dell’arte, dell’enogastronomia ecc. che con il loro operato rendono onore e portano alla ribalta della cronaca nazionale ed internazionale la loro terra di origine. Dopo Wanda Ferro e Donatella Laudadio (2004), Aldo Bonifati e Gerardo Sacco (2005), Leonardo Alario e Aurelio Rigoli (2006), Antonio Bianco (2007), la compagnia teatrale Scena Verticale (2008), Franco Megna e Tonino Rocca (2009), Maria Pia Ammirati e Stefano Gioia (2010), Gianluigi Trombetti e Cataldo Perri (2011), Gaetano e Pinuccio Alia e Francesco Cersosimo (2012) quest’anno il prestigioso riconoscimento è stato attribuito ex aequo a Don Giacomo Panizza (per la sua preziosa opera nel “Welfare Sociale” e per il suo impegno per la diffusione della legalità) e a Sergio Gimigliano (in quanto vincitore del Jazzit Award come “Miglior Direttore artistico” d’Italia e come discografico di talento). Chi sarà il/la prossima ad essere premiata? Lo scopriremo l'anno prossimo! Intanto godiamoci la festa più pazza dell'anno.


Rosy Parrotta

Sabato, 02 Febbraio 2013 18:59

Al via il 55° CARNEVALE di Castrovillari

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Il conto alla rovescia per lo start up del 55° Carnevale di Castrovillari & Festival Internazionale del Folklore (in programma da oggi, sabato 2 febbraio, a martedì 12 febbraio) è, finalmente, terminato. In attesa degli eventi clou di questa importante edizione, costituiti dagli appuntamenti del  giovedì grasso (7 febbraio) e dalle sfilate in maschera in programma lungo le principali vie cittadine nei pomeriggi di domenica 10 e martedì 12 febbraio, stamani (sabato 2 febbraio) quello che è il carnevale calabrese per eccellenza è iniziato nel segno della cultura con l’inaugurazione delle due mostre fotografiche rientranti nel Focus di approfondimento culturale sul Portogallo che caratterizza questa edizione del Festival Internazionale del Folklore (evento che da anni si accompagna al carnevale castrovillarese rendendolo unico nel suo genere e che da alcune edizioni si caratterizza per la partecipazione, accanto ai migliori gruppi della tradizione italiana, di gruppi folk provenienti da una nazione o da un’area geografica del mondo ben definita, alla quale è dedicato un focus di approfondimento culturale, con una serie di eventi cura della Consulta Scientifica della Pro Loco diretta da Filomena Bloise). Le mostre, allestite sotto la supervisione del consigliere della Pro Loco Giuseppe Iazzolino nella Sala 14 e nella Sala delle Arti del Protoconvento Francescano e visitabili gratuitamente per tutta la durata della manifestazione sono: “Josè Saramago, viaggio in Portogallo”, di Maurizio Bartolucci (in occasione dell’inaugurazione, alla quale, accanto a Filomena Bloise hanno preso parte il presidente della Pro Loco Giovanni Amato e la portavoce di Bartolucci Federica Tirrò, si è svolta un’intervista telefonica all’Autore a cura del giornalista e fotografo Gianni De Marco) e "I viaggi dei Portoghesi e l'incontro con le civiltà", a cura del Consolato Portoghese di Napoli in collaborazione con l’Associazione Italia – Portogallo. Nella serata di DOMANI, domenica 3 febbraio, invece, al Teatro Sybaris Carlo Catucci (presentatore ufficiale di tutti gli eventi del carnevale) ed Eva Greco presenteranno “Miss Carnevale in… musical!”, concorso di bellezza giunto alla sua IV edizione che terminerà con l’elezione della Miss che da quel momento in poi sarà la madrina ufficiale del 55° Carnevale di Castrovillari e che, in questa veste, presenzierà a tutti gli eventi della manifestazione. Dopo questo inizio “in bellezza”, il Carnevale di Castrovillari riprenderà lunedì 4 febbraio con un ricco programma di eventi culturali, per poi entrare nel vivo nella giornata di giovedì grasso con le cerimonie del Corteo e dell’Incoronazione di Re Carnevale e andare avanti fino alla giornata conclusiva, in programma martedì 12 febbraio p.v.

L'ufficio stampa della manifestazione

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Wednesday the 20th. Castrovillari in Rete

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