Cultura

Cultura (541)

– COMUNICATO STAMPA –

Grande successo per la mostra dedicata a uno degli artisti più amati del ‘900: Al Complesso Monumentale del San Giovanni - ANCORA FINO AL 20 GENNAIO -  la mostra ESCHER. La Calabria, il Mito.
Un’occasione unica per conoscere l’arte del genio olandese e l’influenza che l’architettura e i paesaggi calabresi ebbero sulla sua parabola artistica.
 
La mostra ha registrato fin dall’inaugurazione numeri importanti – hanno commentato il sindaco di Catanzaro, Sergio Abramo, e l’assessore alla cultura, Ivan Cardamone – con migliaia di presenze che attestano il grande interesse suscitato dall’evento espositivo. Diverse sono state le iniziative messe in campo per rendere la mostra ancora più attrattiva e partecipata durante il periodo di apertura attraverso la collaborazione attiva degli ordini professionali e degli istituti scolastici di tutto il territorio. Un risultato che, in attesa del rush finale, premia la scelta dell’amministrazione di puntare su una proposta di qualità capace di promuovere e valorizzare il nome di Catanzaro e il Complesso monumentale San Giovanni nel circuito culturale nazionale”. 

Attraverso un percorso di 86 opere - alcune delle quali mai esposte in Italia come Fuochi d'artificio (1933), Sogno e Senglea (1935) - la mostra non solo è specchio della vita e dei viaggi che Escher fece nel nostro Paese, ma anche del riverbero che il suo lavoro e le sue creazioni ebbero e continuano ad avere sulle generazioni successive.

Nel Sud Italia Escher maturò buona parte di quelle idee e suggestioni che caratterizzano, nel segno della sintesi tra scienza e arte, la sua matura produzione e gli studi sulle forme che lo hanno reso unico nel suo genere.
Durante la sua permanenza in Italia dal 1922 al 1936, Escher visita diversi luoghi della nostra penisola. Tra questi proprio molti borghi della Calabria che egli percorse a partire dal 28 aprile del 1930. Le terre mediterranee, così profondamente diverse da quella natia, esercitano su di lui una profonda attenzione: lo colpiscono il sole e la luce del Sud, le architetture geometriche dei paesaggi, le costruzioni verticali sulle rocce, gli strapiombi sul mare, la stratificazione di culture antiche.

Tra le opere più importanti in mostra e testimonianza del suo viaggio calabrese MoranoPentedattilo e Rocca Imperiale (tutte del 1930) e le vedute di ScillaTropeaSanta Severina e Rossano del 1931: luoghi e ricordi di Escher che in mostra si potranno anche sfogliare attraverso un touch screen col diario del suo viaggio nel sud Italia.
Il ricordo della Calabria, come del resto di tutta la nostra penisola, rimarrà indelebile nella sua mente e nelle sue opere future tanto che in Dream del 1935 è ripresa la mantide religiosa che aveva disegnato a Pentadattilo cinque anni prima.

La mostra, è prodotta e organizzata da Comune di Catanzaro e Assessorato alla Cultura della Città di Catanzaro con il Gruppo Arthemisia, vede il contributo della Regione Calabria, è in collaborazione con la M.C. Escher Foundation ed è curata daFederico Giudiceandrea e Domenico Piraina.


Sede
Complesso Monumentale del San Giovanni
Catanzaro

Orari
Tutti i giorni dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 16.00 alle 20.00
Lunedì chiuso
(la biglietteria chiude mezz'ora prima)
 
FINO AL 20 GENNAIO

Hashtag ufficiale
#EscherCatanzaro
 [...]

Ufficio Stampa
Arthemisia

– COMUNICATO STAMPA –

Comprendere la storia, salvaguardare e valorizzare il patrimonio storico - artistico del territorio calabrese e cercare risposte concrete di tutela e conservazione. E' questo l'obiettivo delle associazioni culturali Mystica Calabria, Mistery Hunters e Santa Maria del Gamio che hanno posto all'attenzione dell'opinione pubblica e degli studiosi una suggestiva copia del Cenacolo di Leonardo da Vinci ubicata nel refettorio dell'ex convento dei Cappuccini di Saracena, in provincia di Cosenza. L'opera è solo una delle tante cose belle e interessanti che non vengono considerate dagli eminenti critici dell'arte forse perché non portano economia e non si trovano in luoghi appetibili per i circuiti turistici, ma l'interesse in questo caso non è intraprendere iniziative di tipo commerciale, né fare scoop sensazionalistici. Il dipinto murale calabrese, dalle grandi dimensioni, all'incirca la metà di quello originale, abbandonato alle intemperie e all'incuria da molto tempo, come risulta in stato di abbandono e raggiungibile soltanto a piedi tutto il complesso conventuale, ha posto tante interessanti domande: chi è stato l'autore di questa copia? In che epoca è stata realizzata? C'è stato un committente? Sembrerebbe esserci una data che è il 1859 e sembrerebbe una delle tante, diverse copie del celebre Cenacolo di Leonardo. Si tenga conto che già a partire dalla prima metà del 1500 dell'Ultima Cena di Leonardo da Vinci si fecero numerose copie, sia a grandezza naturale sia di dimensioni minori e su supporti leggeri. Il Cenacolo leonardesco venne riprodotto attraverso affreschi, tele, tavole, disegni e incisioni e queste copie erano particolarmente preziose perché permettevano di capire come dovesse essere originariamente il celebre dipinto murale che già una ventina di anni dopo la sua realizzazione era molto deteriorato (il Vasari, che vide l'opera nel 1566, scriveva che «non si scorge più se non una macchia abbagliata» e Francesco Scannelli nel 1642 diceva che dell'originale non era rimasto altro che poche tracce delle figure, e anche quelle tanto confuse che non se ne poteva ricavare alcuna indicazione sul soggetto. A ciò si aggiunga il fatto che il convento dei Cappuccini a Saracena risalente alla seconda metà del XVI secolo e dove l'opera si trova tutt'oggi, acquisì particolare importanza nel corso dei secoli XVII e XVIII divenendo sede del noviziato intorno al 1650 e prestigioso luogo di studi (in esso trascorse un anno il Beato Angelo d’Acri) e che contestualmente, proprio tra la fine del Settecento e l’Ottocento, di diffusero moltissime stampe dedicate al dipinto murale di Leonardo, anche allo scopo di tentare una ricostruzione dell’opera in originale. L'ultima cena calabrese presente nel piccolo borgo di Saracena è molto interessante perché mostra alcuni particolari da non trascurare come la parte inferiore del tavolo che nel Cenacolo di Leonardo da Vinci non esiste più essendo stata coperta quando si è realizzata la porta del refettorio. Altra cosa molto curiosa é che come il Cenacolo di Leonardo, anche questa come abbiamo già detto, non sembrerebbe essere un affresco, bensì un dipinto murale a tempera, di media fattura. La storia stessa del convento dei Cappuccini potrebbe fare chiarezza su quest'opera: la fondazione dell'edificio risale al 23 giugno del 1588, per volere di mons. Carafa, vescovo di Cassano. Con la soppressione degli ordini religiosi voluta da Napoleone Bonaparte e Gioacchino Murat la struttura il 10 novembre 1811 venne abbandonata dai frati i quali vi fecero ritorno nel 1854. Il convento fu definitivamente chiuso nel 1915 per mancanza di novizi e tra il 1917 e il 1918 venne usato come luogo di prigionia per i soldati austriaci e tedeschi. Annessa al convento venne edificata una chiesa dedicata a San Francesco d’Assisi che subì anch'essa la soppressione e fino al 1854 rimase di pertinenza comunale. La definitiva soppressione avvenne nel 1866. Altri dipinti su pareti si trovano nel convento, dall'Assunta al San Francesco, probabilmente coevi all'Ultima Cena e questo ci riporta agli anni di maggiore splendore dello stesso edificio religioso, ricordando che già nei primi anni del '900 la struttura cominciava a perdere d'importanza e a decadere, per cui sembra davvero improbabile che tali dipinti siano della fine dell'800 o addirittura del '900. Anche se, come aveva ben intuito Goethe, il Cenacolo di Leonardo «è assolutamente unico e non vi è nulla che possa essergli paragonato», il 2019 celebra cinquecento anni dalla morte del Genio leonardesco e, misterioso e curioso com'era, sperimentatore ed enigmatico com'era il Maestro avrebbe gradito molto che si continui a parlare di lui, soprattutto in Calabria, dove se vi sono altri pregevoli dipinti e affreschi di Cenacoli, come quello della chiesa matrice di Camini in provincia di Reggio Calabria o quello di Palazzo Ricci a Rota Greca in provincia di Cosenza, nessuno è identico né tantomeno simile a quello di Leonardo come il dipinto riscoperto a Saracena.

 

– COMUNICATO STAMPA –

Comprendere la storia, salvaguardare e valorizzare il patrimonio storico - artistico del territorio calabrese e cercare risposte concrete di tutela e conservazione. E' questo l'obiettivo delle associazioni culturali Mystica Calabria, Mistery Hunters e Santa Maria del Gamio che hanno posto all'attenzione dell'opinione pubblica e degli studiosi una suggestiva copia del Cenacolo di Leonardo da Vinci ubicata nel refettorio dell'ex convento dei Cappuccini di Saracena, in provincia di Cosenza. L'opera è solo una delle tante cose belle e interessanti che non vengono considerate dagli eminenti critici dell'arte forse perché non portano economia e non si trovano in luoghi appetibili per i circuiti turistici, ma l'interesse in questo caso non è intraprendere iniziative di tipo commerciale, né fare scoop sensazionalistici. Il dipinto murale calabrese, dalle grandi dimensioni, all'incirca la metà di quello originale, abbandonato alle intemperie e all'incuria da molto tempo, come risulta in stato di abbandono e raggiungibile soltanto a piedi tutto il complesso conventuale, ha posto tante interessanti domande: chi è stato l'autore di questa copia? In che epoca è stata realizzata? C'è stato un committente? Sembrerebbe esserci una data che è il 1859 e sembrerebbe una delle tante, diverse copie del celebre Cenacolo di Leonardo. Si tenga conto che già a partire dalla prima metà del 1500 dell'Ultima Cena di Leonardo da Vinci si fecero numerose copie, sia a grandezza naturale sia di dimensioni minori e su supporti leggeri. Il Cenacolo leonardesco venne riprodotto attraverso affreschi, tele, tavole, disegni e incisioni e queste copie erano particolarmente preziose perché permettevano di capire come dovesse essere originariamente il celebre dipinto murale che già una ventina di anni dopo la sua realizzazione era molto deteriorato (il Vasari, che vide l'opera nel 1566, scriveva che «non si scorge più se non una macchia abbagliata» e Francesco Scannelli nel 1642 diceva che dell'originale non era rimasto altro che poche tracce delle figure, e anche quelle tanto confuse che non se ne poteva ricavare alcuna indicazione sul soggetto. A ciò si aggiunga il fatto che il convento dei Cappuccini a Saracena risalente alla seconda metà del XVI secolo e dove l'opera si trova tutt'oggi, acquisì particolare importanza nel corso dei secoli XVII e XVIII divenendo sede del noviziato intorno al 1650 e prestigioso luogo di studi (in esso trascorse un anno il Beato Angelo d’Acri) e che contestualmente, proprio tra la fine del Settecento e l’Ottocento, di diffusero moltissime stampe dedicate al dipinto murale di Leonardo, anche allo scopo di tentare una ricostruzione dell’opera in originale. L'ultima cena calabrese presente nel piccolo borgo di Saracena è molto interessante perché mostra alcuni particolari da non trascurare come la parte inferiore del tavolo che nel Cenacolo di Leonardo da Vinci non esiste più essendo stata coperta quando si è realizzata la porta del refettorio. Altra cosa molto curiosa é che come il Cenacolo di Leonardo, anche questa come abbiamo già detto, non sembrerebbe essere un affresco, bensì un dipinto murale a tempera, di media fattura. La storia stessa del convento dei Cappuccini potrebbe fare chiarezza su quest'opera: la fondazione dell'edificio risale al 23 giugno del 1588, per volere di mons. Carafa, vescovo di Cassano. Con la soppressione degli ordini religiosi voluta da Napoleone Bonaparte e Gioacchino Murat la struttura il 10 novembre 1811 venne abbandonata dai frati i quali vi fecero ritorno nel 1854. Il convento fu definitivamente chiuso nel 1915 per mancanza di novizi e tra il 1917 e il 1918 venne usato come luogo di prigionia per i soldati austriaci e tedeschi. Annessa al convento venne edificata una chiesa dedicata a San Francesco d’Assisi che subì anch'essa la soppressione e fino al 1854 rimase di pertinenza comunale. La definitiva soppressione avvenne nel 1866. Altri dipinti su pareti si trovano nel convento, dall'Assunta al San Francesco, probabilmente coevi all'Ultima Cena e questo ci riporta agli anni di maggiore splendore dello stesso edificio religioso, ricordando che già nei primi anni del '900 la struttura cominciava a perdere d'importanza e a decadere, per cui sembra davvero improbabile che tali dipinti siano della fine dell'800 o addirittura del '900. Anche se, come aveva ben intuito Goethe, il Cenacolo di Leonardo «è assolutamente unico e non vi è nulla che possa essergli paragonato», il 2019 celebra cinquecento anni dalla morte del Genio leonardesco e, misterioso e curioso com'era, sperimentatore ed enigmatico com'era il Maestro avrebbe gradito molto che si continui a parlare di lui, soprattutto in Calabria, dove se vi sono altri pregevoli dipinti e affreschi di Cenacoli, come quello della chiesa matrice di Camini in provincia di Reggio Calabria o quello di Palazzo Ricci a Rota Greca in provincia di Cosenza, nessuno è identico né tantomeno simile a quello di Leonardo come il dipinto riscoperto a Saracena.

 

– COMUNICATO STAMPA –

Le associazioni culturali Mystica Calabria e Khoreia 2000 organizzano la III edizione del Concorso artistico - letterario "Sul fondo", per non dimenticare la Shoah e i tragici eventi relativi allo sterminio degli ebrei nei campi di concentramento. Il Concorso riservato sia alle scuole di ogni ordine e grado che agli artisti del territorio, ha come oggetto la realizzazione di opere di pittura, fotografia, scultura, installazioni e cortometraggi o la produzione di elaborati letterari (poesia o prosa ) per riflettere sulle implicazioni storiche, etiche e culturali della Shoah e sul significato attuale degli orrori nazisti. Coloro che intendono partecipare devono specificare la sezione a cui intendono iscriversi (Sezione scuole  o  Sezione Artisti ), curare la rispondenza dei lavori presentati al tema del concorso (non verranno presi in considerazione lavori non pertinenti alla tematica proposta) e realizzare un lavoro originale e pertinente. Le scuole possono partecipare con lavori singoli o prodotti da piccoli gruppi o da una classe o da più classi. I lavori dovranno pervenire all'associazione culturale Mystica Calabria o Khoreia 2000 entro domenica 20 gennaio 2019 per permettere alla Giuria costituita di individuare i vincitori. La premiazione avverrà nell’ambito delle iniziative che saranno organizzate e curate dalle suddette associazioni culturali in occasione della “Giornata della Memoria” Domenica 27 gennaio 2019 a Castrovillari. Per ulteriori info e per iscriversi al concorso: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.  "Sul fondo". Per non dimenticare la Shoah. Concorso artistico-letterario, III edizione

– COMUNICATO STAMPA –

Ritorna come ogni anno, l’appuntamento con la passeggiata ai presepi nel centro storico di Cosenza, iniziativa nata all’interno del Gruppo Facebook “Il senso del tempo, il valore di un posto. Cosenza”, con la collaborazione dell’Universitas Vivariensis e l’Associazione Italiana Amici del presepe di Cosenza.

Si visiteranno i presepi in mostra nell’ex Museo Mam di corso Telesio, 17  e poi si proseguirà a piedi per giungere alla Chiesa di San Francesco d’Assisi, per visitare il grandioso presepe opera di Mario Parise, che vuole richiamare i cosentini a “non dimenticare” il centro storico.

Subito dopo, sempre a piedi, si raggiungerà la Chiesa bizantina del Santissimo Crocifisso in corso Plebiscito, per una lettura ecumenica dell’icona della Natività.

Porterà il saluto il parroco papas Pietro Lanza, l’assessore del Comune di Cosenza, Rosaria Succurro e il prof. Attilio Vaccaro, docente all’Unical ed autore dell’icona.

Intervengono la storico dell’arte Raffaella Buccieri ed Alex Talarico, seminarista dell’Eparchia di Lungro all’Istituto di studi ecumenici “San Bernardino” di Venezia.

La lettura ecumenica dell’icona è stata fortemente voluta dalla Parrocchia del Santissimo Salvatore – che in collaborazione con l’Ufficio per l’ecumenismo e il dialogo dell’Arcidiocesi di Cosenza Bisignano, con il Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale – sezione di Cosenza – e il Sae (Segretariato Attività Ecumeniche), hanno organizzato diverse iniziative culturali nel mese di dicembre, per «camminare e dialogare verso la Luce» come ha più volte ricordato papas Pietro Lanza.

Al termine dell’incontro i partecipanti sono invitati ad un momento di “gastronomia devozionale” con il classico fritto della tradizione cosentina (‘u cuddruriaddru).

 

BUONE FESTE A TUTTI

– COMUNICATO STAMPA –

Per sorprendersi dinanzi ad una umanità suscitata che si interroga. Martedì 18 dicembre mattina nella sala consiliare del palazzo di città di Castrovillari è stato presentato,  per mano dell’Istituto comprensivo “Mattei”, “Pitagora” e “Calvosa”, “La logica delle falene”, libro di poesia, pubblicato da Lieto Colle nella collana Aretusa, dello scrittore Pino Corbo che utilizza la metafora della falena, una semplice farfalla (anche se differente da quest’ultima) inquieta e attirata sempre dalla luce a tal punto da cadere spesso esausta o ustionata da tale fonte: come dire assunta in toto da questa sorgente di calore e di Bellezza. Espressioni articolate che indicano il verso dell’espressività ed animo del saggista, non nuovo a cogliere le sfumature dell’esistenza e  umanamente sensibile a ciò che caratterizza la vita. Nel suo intervento lo ha spiegato in più modi e tra passi recitati.
Il momento, con il patrocinio di  Ministero, Regione, Ufficio Scolastico regionale, Comune, Ente Parco e in ambito Pon per i fondi strutturali europei nel quale si è mosso anche questo appuntamento,  è stato caratterizzato dalla presenza dell’Assessore Regionale alla Cultura, Maria Francesca Corigliano (la quale ha dovuto allontanarsi  prima della conclusione dei lavori per impegni di Giunta) che ha sottolineato la capacità percettiva dell’autore di affermare , tra i versi, quell’identità che configura, poi, ciascuno richiamando l’importanza di affrontare con decisione la realtà e renderla con la propria capacità di essere e nelle scelte che si pongono, sin dalla giovane età. 
Sulla portata dell’opera e ragioni della presentazione,  nell' alveo della didattica e dell'orientamento, si è soffermato il dirigente scolastico Bruno Barreca nel porgere i saluti,  precisati da  quelli del Vice Sindaco, Francesca Dorato, che ha portato pure il benvenuto del primo cittadino, Domenico Lo Polito, fuori Castrovillari per motivi istituzionali,  e del presidente dell’Ente Parco del Pollino, Domenico Pappaterra, i quali hanno rilanciato, con manifestazioni diverse, il ricco ruolo culturale che possiede il Territorio, tra associazioni, uomini e donne che si adoperano, e che fa bene la scuola a mettere sotto i riflettori con iniziative volte a riscoprire il fattore umano, soggetto capace di  generare, affrontare  e proporre vibrazioni suscitate dall’incontro con l’altro o da fattori che lo segnano.
L’introduzione come il coordino sono stati curati dal giornalista Giovanni Pastore che ha annodato i vari apporti richiamando la forza degli approcci a più voci nel segno di testimonianze che aiutano a far conoscere, a capire, a immedesimarsi, mentre  la relazione guida è stata firmata dal critico letterario Emila Strangelo che è entrato, con dovizia di particolari,  nell’opera di Corbo, raccontando l’impeto che imprime genialmente al  testo.
In sala docenti, studenti degli ultimi anni del superiore e delle medie per educarsi a questi gesti volti al Cuore ed alla Vita, importanti da ascoltare  per cercare di rispondere alla domanda fondamentale sul significato della propria esistenza  e per decidere. Posizione che non può fare a meno di maestri ed accompagnamenti dedicati come il momento storico sempre più richiede e sollecita.
 
L’ufficio Stampa del Comune di Castrovillari
(g.br.)
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Wednesday the 23rd. Castrovillari in Rete

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