Martedì, 16 Gennaio 2018 16:22

Cosenza. Presentazione del libro “Mi basta un Crocifisso. Il carisma della piccolezza nella Beata Elena Aiello e le nuove sollecitazioni alla vita religiosa di papa Francesco”

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La locandina della presentazione del libro La locandina della presentazione del libro Crediti dell’immagine non indicati

− COMUNICATO STAMPA −

Verrà presentato mercoledì 17 gennaio 2018 alle19.30 nella Cappella Mollo di Città 2000 a Cosenza il nuovo libro di suor Giovanna Toteda, religiosa della Congregazione delle Suore Minime della Passione.  Suor Giovanna fu accolta personalmente dalla Beata Elena Aiello nella casa di Cosenza Casale nel 1948 e da allora ha deciso di vivere, seguendo il carisma della piccolezza, nella famiglia religiosa delle Minime. Nel 2013 ha pubblicato il suo primo libro dal titolo Suor Elena Aiello l’umile serva della tenerezza di Dio. Dal luglio 2015 abita a Roma, nella residenza dove ha concluso la vita terrena la madre fondatrice.

Alla presentazione dopo i saluti da parte di don Victor Velez Loor e di Francesco Turco, ci sarà una conversazione tra l’editore Demetrio Guzzardi e l’autrice,

 

CRISTO LA RISPOSTA A TUTTE LE ASSENZE

Nota editoriale di Demetrio Guzzardi

Suor Giovanna Toteda con questo suo secondo libro ci chiede di seguirla sulla strada della piccolezza, che lei stessa ha scelto di percorrere nella Congregazione delle Suore Minime della Passione di Nostro Signore Gesù Cristo, istituto religioso nato novant’anni fa a Cosenza, dalla fede e dall’operosità della Beata Elena Aiello. L’autrice nel primo capitolo ci presenta le storie di alcuni personaggi del Vangelo che, imbattendosi con Gesù, cambiano vita: la Samaritana, Zaccheo, Bartimeo, il paralitico e il cieco nato. Con questi episodi suor Giovanna vuole che il nostro sguardo sia principalmente rivolto sul Maestro, perché subito dopo possiamo guardare chi ci sta accanto, in particolare, seguendo l’esempio della Beata Elena, gli ultimi, gli indifesi, gli scartati, chi non ha nessuno. Emozionanti e struggenti sono i ricordi che la suora minima ci regala descrivendo le tre ore di agonia che ogni venerdì santo la Beata Elena viveva insieme a Gesù, Crocifisso sul Golgota.

La parte centrale del testo è dedicata al racconto – anche questa volta con l’aggiunta di disegni – di alcuni suoi sogni, a cui ha voluto dare una personale interpretazione. Il filo conduttore è da leggere nella mancanza, nell’assenza di qualcosa, che a volte può rendere la stessa vita religiosa asfittica e mancante di quella bellezza che ogni esistenza donata dovrebbe avere. In un sogno ci racconta che manca una scala per salire e vedere da angolazione diversa la realtà che viviamo; in un altro che a volte nascondiamo la testa come gli struzzi, perché non abbiamo il coraggio di guardare e di accompagnare il grande desiderio di Dio che l’uomo di oggi ha. Altre volte siamo pigri e ci rinchiudiamo in certezze sterili, non diventiamo per gli altri la mano di Dio, ed i nostri piedi non percorrono le «periferie esistenziali» che papa Bergoglio continuamente ci indica.

Nei sogni di suor Giovanna non c’è negatività, ma la spinta ad accorgersi della mancanza, per essere presenza, proprio come faceva la Beata Elena; era lì, insieme al suo Gesù Crocifisso a patire con lui. Anche Maria, distrutta dal dolore, era sotto la croce, muta, a condividere con il Figlio suo, lo strazio della morte. La frase ricorrente della Beata Elena – «Mi basta un Crocifisso» – è la risposta a tutte le assenze. Questa è la pedagogia dell’essere cristiano, stare accanto, come Gesù, alla storia degli uomini di oggi.

 

UN BRANO DAL LIBRO DI SUOR GIOVANNA TOTEDA

L’azione delle Suore Minime nei quartieri popolari di Cosenza

La Beata Elena, accogliendo lo spirito di San Francesco di Paola, umiltà e carità, confortata e sollecitata da queste proposte di vita, decise, insieme a suor Gigia Mazza, di incarnare nella propria vita ciò che il Maestro viveva nella più assoluta povertà: la sua castità e la sua obbedienza al Padre. Gesù si è reso modello anche per le due religiose che hanno proposto questo ideale alle giovani che sono entrate nella Congregazione, come stile di vita da vivere in comune. Le due suore si sono rese disponibili a fare la volontà di Gesù suscitava di volta in volta ad adempiere la sua volontà, anche quando toccava di bere qualche calice amaro. Guidate dalla luce dello Spirito Santo si incamminano sulle strade periferiche della città di Cosenza, prendendosi cura dei bambini orfani, poveri, abbandonati a se stessi, sporchi, impauriti, affamati, alla ricerca di persone generose che li aiutassero. Le due suore, col viso sorridente ed amichevole, infondevano coraggio e fiducia, prospettavano ai bambini una casa dove trovarsi al sicuro, confortati, accarezzati, per giocare liberamente, senza incontrare pericoli. Qualche settimana prima era capitato che un bambino, a cui era morta la mamma, stava per finire sotto un carro, la Beata Elena l’afferrò per un braccio e lo spostò, perché non venisse schiacciato dalle ruote. «A voi due è dato comprendere interiormente il mio spirito perché siete entrate in contatto con la mia parola: “Chi accoglie uno di questi piccoli accoglie me” (Mt 18,5)».

Le due suore, convinte dell’aiuto che il Signore avrebbe loro dato, in mancanza di posti per il numero esuberante dei bambini, cedevano il loro letto, dormendo sulle panche.

Quando la Beata Elena e la sua compagna suor Gigia andarono ad abitare a Cosenza, da subito iniziarono a frequentare le zone periferiche della città: Casali, Portapiana, Spirito Santo, Via Panebianco, San Vito. Non tralasciarono nessun posto ed i bambini dei quartieri più poveri ebbero a conoscerle. Quando poi l’istituto delle Suore Minime progettò di realizzare una seconda casa a Cosenza, subito si pensò a San Vito Alto, in quel tempo denominato Corea, perché vi abitavano persone molto indigenti. L’opera di suor Elena trovò subito un terreno adatto e la casa dedicata al Cuore Immacolato di Maria divenne un punto di riferimento, non solo per i 50 bambini orfani che l’Enaoli vi indirizzava, ma anche per la gente del quartiere. 

La compianta suor Candida Trifilio più volte raccontò il primo giorno nella nuova casa: «Arrivammo a via degli Stadi, solo con i soldi del pulman; la mattina dopo suor Elena ci mandò una cesta con un po’ di viveri, pasta e qualche ortaggio. Ma da allora la dispensa è stata sempre aperta per chi bussava alla nostra porta. Se si vive di povertà, si capisce e si comprende la povertà altrui».

Nel quartiere di via degli Stadi, allora davvero periferia, la presenza delle suore ebbe anche un sapore profetico, da una zona abbandonata da tutti, oggi, con la costruzione dell’imponente complesso di Città 2000 è diventata parte del centro urbano dove vivono ed operano professionisti qualificati e si svolgono importanti attività economiche, sociali, culturali e sportive.

La presenza delle suore oltre alla Scuola materna, per detta di molti, «una delle migliori della città di Cosenza», si è caratterizzata per l’attività del catechismo ai più piccoli, ma anche ai genitori. Alcune suore ricordano che nei pressi della cappella Mollo (ora incastonata e circondata dal palazzo del G22) si tenevano all’ombra di una grande quercia lezioni di catechismo, dove oltre alla gioiosa presenza dei ragazzi che si preparavano a ricevere i sacramenti, c’era sempre qualche adulto che, con la scusa di accompagnare i propri nipotini si fermava per ascoltare le parole delle suore. Successivamente con le nuove tecnologie, furono utilizzate anche le diapositive per far comprendere meglio le parole del Vangelo e le buone pratiche di una vita cristiana. La presenza delle suore, fino al 1972, quando l’allora arcivescovo di Cosenza, mons. Enea Selis, volle istituire nuove parrocchie, era l’unica voce cattolica in quella parte di città.

Ἀδάμας Mέλας (Adàmas Mèlas)

Semper adamas

«La mia gente non ha paura di nulla, nemmeno delle parole»
(Gabriele d'ANNUNZIO, principe di Montenevoso)

«Ritti sulla cima del mondo, noi scagliammo, una volta ancora, la nostra sfida alle stelle!»
(Filippo Tommaso MARINETTI, Manifesto del Futurismo, in «Le Figaro», PARIGI, 20 febbraio 1909)

Vi Veri Veniversum Vivus Vici

Friday the 22nd. Castrovillari in Rete

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