Varie

Varie (1609)

– COMUNICATO STAMPA –

Sabato sera, 13 ottobre 2018, Nella Basilica Cattedrale di Cassano allo Ionio si è svolta la veglia missionaria e il conferimento del mandato catechistico. 

La celebrazione è stata presieduta dal Vescovo di Cassano, mons. Francesco Savino che ha scritto una lettera - di seguito riportata - agli operatori pastorali.

 

Carissimi operatori pastorali, 

voi siete il volto missionario della chiesa locale!

 

Ancora una volta grazie per il vostro ministero che vivete con passione e gratuità. Con stupore scopro sempre di più il vostro amore per Cristo, il suo Regno e la chiesa.

Voglio soffermarmi, questa sera, mentre vi conferisco il mandato, a riflettere sulla parrocchia come comunità che genera alla fede, come “luogo” di comunione nella concreta realtà del territorio.

Papa Francesco in Evangelii Gaudium parla della chiesa come popolo di Dio e osserva che essa è “ben più di una istituzione organica e gerarchica, poiché è, anzitutto, un popolo in cammino verso Dio” (EG 111). “Un popolo che Dio si è scelto e convocato” (EG 113), “inviato da Gesù Cristo come sacramento universale di salvezza” (EG 112) che “collabora come strumento della grazia divina che opera incessantemente al di là da ogni supervisione” (EG 12). Questo popolo annuncia con gioia la salvezza per tutti: “nessuno si salvada solo, cioè né come individuo isolato, né con le sue forze proprie” (EG 113).

Il popolo di Dio opera “in accordo con il grande progetto di amore del Padre” e quindi è “luogo dellamisericordia gratuita, dove tutti possono sentirsi accolti, amati, perdonati, incoraggiati a vivere il Vangelo”(EG 114) e, infine, è un popolo dai molti volti sia perché “l’essere umano è sempre culturalmente situato” sia perché “natura e cultura sono strettamente connesse” (EG 115), come già aveva precedentemente affer- mato la Gaudium et Spes al n.53.

Se la chiesa è “popolo messianico in cammino”, la comunità parrocchiale, cioè la chiesa sul territorio non può che avere le seguenti connotazioni: essere dinamica, ossia essere sempre in cammino, in fedeltàal Vangelo e agli uomini, una comunità estroversa, missionaria, in uscita; porre segni dell’amore incondi-zionato e asimmetrico di Dio, “lento all’ira e grande nella misericordia per tutti”; favorire e riconoscere le relazioni, che non possono che essere fraterne, “trinitarie”; accettare le diversità, i mille volti rivolti,sinfonia di carismi e di ministeri.

La parrocchia è per “tutti”, esiste per tutti coloro che vi arrivano, per “chiunque”, direbbe Theobald, sia interessato, toccato, affascinato, a qualunque livello di intensità, dal Vangelo.

Una parrocchia-comunità, “casa e scuola di comunione”, che genera alla fede. Una parrocchia-comu-nità che diventa sfida e sogno condiviso da realizzare. Una parrocchia, anima del territorio, che da essere autoreferenziale e centro di servizi religiosi, da essere liquida, diventa, come dice l’apostolo Paolo nellalettera ai Filippesi 2, 15, una comunità delle “stelle in terra”. Una comunità di credenti che, ben radicati sulla terra, vivono della Parola di Dio, si nutrono del Corpo di Cristo, e, in tal modo, possono illuminare e orientare.

Non lasciamoci rubare la bellezza di vivere la “comunità”.

“La parola comunità evoca tutto ciò di cui sentiamo il bisogno e che ci manca per sentirci fiduciosi, tranquilli e sicuri di noi”: così scriveva il sociologo Zygmunt Bauman. Ma, chiediamoci, quali sono lecondizioni perché la parrocchia sia luogo di comunione? In una riflessione molto bella di don Tonino Bello,ho letto che occorrono tre condizioni: la parrocchia sappia riscoprire la sua vocazione missionaria, come è stato all’inizio; sappia guardare in alto, alla struttura, al Vescovo, alla Diocesi; sappia guardare in basso.

  1. a)  Prima condizione: riscoprire la vocazione missionaria. Le nostre parrocchie, sono troppo sedentarie,non conoscono più l’ansia kerigmatica, quella cioè del primo annuncio: Gesù è morto ed è risorto per noi. Ci siamo specializzati in catechesi ma, lo dice anche fortemente Papa Francesco nell’Evangelii Gaudium, soprattutto nell’ultima parte del terzo capitolo, abbiamo oscurato la dimensione kerigmatica. Le nostre parrocchie sono “carri merci, sui binari morti delle stazioni” (don Tonino Bello). Attendono i consumatori dei beni sacramentali, vivono ma non vanno. E’ chiaro, diceva ancora don Tonino Bello,che per riscoprire la vocazione missionaria, la parrocchia deve riscoprire la sua vocazione alla povertà,

    intesa come essenzialità, sobrietà.

  2. b)  Seconda condizione: guardare alla struttura.

    Il paragrafo 42 della Costituzione sulla Liturgia è significativo: “poiché nella chiesa il Vescovo non può presiedere personalmente sempre e ovunque l’intero gregge, deve necessariamente costituire delle assemblee di fedeli, tra cui hanno posto preminente le parrocchie organizzate localmente sotto la guida di un pastore che fa le veci del Vescovo. La riflessione cade qui sulla comunione presbiterale, ecclesiale e gerarchica. Essa è dono e grazia, non legge dettata dall’efficienza o da un bisogno tattico per sfondare. Pertanto richiede preghiera, meditazione, studio teologico, biblico, pastorale e anche sacrificio. Il sacri-ficio di uscire dal proprio comodo, dal proprio “io” per ricercare l’intesa, la comunione pastorale. E’ la sfida dell’unità pastorale! Della comunità di parrocchie. Siamo troppo “frantumati”, lo dico con umiltàsia “del noi sacerdoti” e anche “del noi come comunità”.

    La comunione ecclesiale diventerà, ne sono profondamente convinto, segno, fermento, stimolo, co-scienza critica, parametro per una vera solidarietà. Difficilmente riusciremo a costruire la comunionenelle nostre comunità e tra le nostre comunità se non guarderemo al di sopra del campanile.

  3. c)  Terza condizione: guardare in basso.
    La terza condizione, non deve spaventarci, è che si costituiscano piccole comunità del Vangelo, credibili e autorevoli, per la loro capacità di condivisione. Se, è vero che la chiesa è popolo di Dio, è comunità di comunità, la parrocchia è comunità, la diocesi è comunità, è anche vero che spesso la parola comu-nità resta una definizione vuota. La vita comunitaria è esperienza di vita, di fede, di carità, di gioia, di condivisione che genera alla fede, oltre la parrocchia burocratica dove il servizio fatto magari generosa-mente sul piano sacramentale, rischia di perpetuare l’equivoco del distacco tra la vita e la fede.Ritengo che voi laici, voi tutti operatori pastorali, potete veramente realizzare una vera e propria rivolu- zione se, mettendovi in gioco, riuscite a vivere la fraternità cristiana dove il Vangelo diventa parametro di vita e l’Eucarestia il fondamento, protesi verso il “non ancora” del Regno di Dio.
    Ci attendono alcune sfide che vorrei evidenziare.

1) La parrocchia-comunità e il mondo della cultura.

Così sostiene, direi profeticamente, don Tonino Bello: “Le nostre parrocchie hanno disertato il fron-te della cultura, e oggi stiamo assistendo ad una autentica mentalità laicista, indifferente, di nichili-smo, che è un polipo dai mille tentacoli, più presente tra noi di quel che si pensi”. Pierpaolo Pasolini affermava che il consumismo è l’unica rivoluzione che, senza sparare colpi di cannone, è riuscita asovvertire la società, a cambiare la nostra, che era una società cristiana, in una società edonistica,protesa verso il piacere. Dobbiamo darci da fare per riparare a ritardi colpevoli di cui oggi stiamo pagando lo scotto. Urge una vera e propria “rifondazione culturale”, una rinascita culturale del cri- stianesimo, una nuova grammatica della fede basata su processi di mediazione con i saperi umani, sia umanistici che tecnico-scientifici. L’esperienza cristiana ha bisogno di una vera e propria diaconia della cultura.

2)  La parrocchia-comunità e i problemi della giustizia sociale.

  1. Non voglio cedere alla tentazione del sociologismo ma riconosciamo tutti che la popolazione ca- labrese è sconvolta da un drammatico travaglio morale e socio-economico (disoccupazione, emi-grazione, clientelismo, corruzione, illegalità diffusa, caporalato e disuguaglianze sociali). Quale presenza sul territorio da parte delle nostre comunità? E la profezia? E la denuncia, personale ecomunitaria, come annuncio di salvezza? Indubbiamente è stato ed è lodevole il nostro impegno disolidarietà ma, specchiandoci nel Vangelo, domandiamoci perché non c’è stata una crescita di una forte coscienza sociale? Domandiamoci ancora se stiamo stati segno di rottura o di conservazione? (cfr. At 2, 15 in riferimento a Paolo e a Sila: “costoro mettono sotto sopra il paese”). Urge uno scattodi responsabilità. Educhiamoci insieme ad essere protagonisti di un nuovo umanesimo superando la logica di “piangerci addosso”. Non sacrifichiamo la nostra libertà evangelica sull’altare di qualche “piatto di lenticchie” che i potenti di turno ci offrono col subdolo desiderio di ricattare le nostrecoscienze.
  2. 3)  La parrocchia-comunità e i giovani.

    Abbiamo vissuto un’Assemblea che ha avuto come tema “Generare i giovani alla vita e alla fede nella comunità cristiana: una sfida educativa”. Da qualche giorno è iniziato il Sinodo dei giovani e sui giovani, fortemente voluto dal Papa. La mia lettera ai giovani, che mi auguro sia stata letta da voi personalmente e comunitariamente, è solo un invito a liberarci da ogni pregiudizio e luogo comune per comprendere dinamiche e nuove spiritualità che attraversano e abitano i giovani e ilmondo giovanile nel suo complesso. Quest’anno pastorale sarà un anno durante il quale i giovani avranno, a partire da me e da parte di ogni comunità parrocchiale, un’attenzione tutta speciale. Il prossimo anno sarà ancora un anno che ci vedrà tutti concentrati sulla pastorale dei giovani. L’ho già detto con forza nelle conclusioni dell’Assemblea: la condizione giovanile “non è una malattia”. Penso che l’errore più grosso delle nostre comunità, della nostra chiesa, sia stato quello di non aver mai affrontato la “questione giovanile” nelle sue matrici culturali e di esserci attardati su analisi su-perficiali e su rimedi dal fiato corto. E’ l’ora della diaconia della cultura e della cultura dell’incontrocome parametri educativi indispensabili e necessari dei giovani che incontriamo o intercettiamo sui nostri sentieri, più o meno interrotti, della pastorale.

Per ultimo, ma non come ultimo in senso valoriale, sottopongo, cari operatori pastorali, al vostro “cuorepensante”, la questione della catechesi delle persone disabili, che sono numericamente in crescita. PapaFrancesco, in occasione del 25° anniversario dell’Istituzione del Settore per la Catechesi per le persone di-sabili dell’Ufficio Catechistico Nazionale Italiano, così si è espresso: “L’ambito della pastorale dei disabili richiede una duplice attenzione: la consapevolezza della educabilità alla fede della persona con disabilità,anche gravi e gravissime; e la volontà di considerarla come soggetto attivo nella comunità in cui vive. Que-sti fratelli e sorelle non sono soltanto in grado di vivere una genuina esperienza di incontro con Cristo, ma sono anche capaci di testimoniarla agli altri. Molto è stato fatto nella cura pastorale dei disabili; bisognaandare avanti, ad esempio riconoscendo meglio la loro capacità apostolica e missionaria, e prima ancora il valore della loro “presenza” come persone, come membra vive del Corpo ecclesiale. Nella debolezza e nel-la fragilità si nascondono tesori capaci di rinnovare le nostre comunità cristiane. Tuttavia le nostre comunità fanno ancora fatica a praticare una vera inclusione, una partecipazione piena che diventi finalmente ordina-ria, normale. E questo richiede non solo tecniche e programmi specifici, ma prima di tutto riconoscimento eaccoglienza dei volti, tenace e paziente certezza che ogni persona è unica e irripetibile, e ogni volto esclusoè un impoverimento della comunità. Anche in questo campo è decisivo il coinvolgimento delle famiglie,che chiedono di essere non solo accolte, ma stimolate e incoraggiate”.

Coraggioso e provocatorio è stato ancora Papa Francesco quando, rispondendo ad alcune domande dei partecipanti al Convegno per persone disabili, ha detto: “O tutti o nessuno”.

La pastorale o è inclusiva o non è una pastorale del Vangelo.
Concludo queste mie riflessioni rivolte in modo particolare a voi operatori pastorali ma anche ai vostri

cari Parroci, a tutti i miei confratelli, riflessioni che denotano una mia grande preoccupazione: la costitu-zione della parrocchia-comunità. Aggiungo una bellissima poesia di D. Bonhoeffer intitolata “La morte di Mosè”:

Tu che punisci i peccati
e perdoni volentieri,
Dio, questo popolo io l’ho amato.
Aver portato la sua vergogna e i suoi vizi e aver scorto la sua salvezza:
questo mi basta.
Reggimi, prendimi.
Il mio bastone s’incurva.

Spesso anche “il mio bastone”, cioè “il mio pastorale”, s’incurva sotto il peso delle fatiche, delle ama- rezze e delle delusioni.

Ma non m’importa.

O Dio questo popolo, di cui questi operatori pastorali fanno parte, io l’ho amato da quando mi hai elettoVescovo e lo amerò per sempre.

O Dio, padre di Abramo, di Isacco, di Giacobbe, dei Profeti, di Gesù, aiutaci ad essere testimoni gene-rosi, instancabili e credibili del tuo amore, fino al punto di attrarre tutti a tuo figlio, il Messia, Gesù Cristo.Amen.

Vostro
✠ don Francesco, Vescovo

– COMUNICATO STAMPA –

“Il rischio alluvione- e quindi ciò che è legato al ruschio idrogeologico- sarà al centro di momenti di sensibilizzazione, sabato 13 e domenica 14 ottobre, anche a Castrovillari, tra le piazze d’Italia che accoglieranno i Volontari, per informare i cittadini sulle buone pratiche di protezione civile.

L’azione si muove sotto quella più ampia, denominata “Io non rischio”, giunta all’ottava edizione e nata nel 2011 grazie al Dipartimento della Protezione Civile con L’Associazione Nazionale Pubbliche Assistenze, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia nonché la Rete dei Laboratori Universitari di Ingegneria Sismica.

Lo specifico approfondimento divulgativo locale si terrà su Canal Greco, nei pressi del Centro Servizi per il Volontariato, per mano delle Associazioni di volontariato “Ente nazionale per la Salvaguardia Ambientale” e “Appartenenti alla Polizia Locale Italiana” partner, con più organismi; a fianco il Comune ed altri soggetti.

L’appuntamento sarà un’occasione per rendere consapevoli alla problematica che viene posta, ma anche per far capire come bisogna muoversi negli istanti determinati dai fenomeni naturali.

E’ un approccio di ascolto da non perdere - da qui l’invito pressante a partecipare - per essere introdotti a quelle metodiche e comportamenti che desiderano contribuire a tale tipo di educazione civica, fondamentale per la vita di ciascuno come delle comunità le quali, ormai, come registriamo sempre più spesso, devono fare i conti con questi sconvolgimenti.”

Castrovillari 12 ottobre 2018

Per l’ASSAPLI
il Presidente Nazionale
Avv. Dario Giannicola

– COMUNICATO STAMPA –

Si è riunita nei giorni scorsi a Castrovillari la commissione che ha proceduto alla valutazione delle opere che hanno partecipato alla 1.ma edizione del concorso fotografico organizzato dalla Delegazione del Fai Pollino, rivolto agli alunni delle scuole ed ai giovani in età compresa fra i 14 ed i 35 anni, sul tema “Angoli
nascosti e realtà dimenticate nel Parco Nazionale del Pollino” con l’intento di stimolarli a rivolgere la propria attenzione, in particolare ai “paesaggi della bellezza”, per sviluppare l’interazione tra uomo ed ambiente affinchè possa produrre un risultato non solo bello ma anche sostenibile ed utile.

Sono state ammesse al concorso le immagini che presentavano gli angoli più nascosti e le realtà dimenticate ricadenti nell’area del Parco Nazionale del Pollino e che si sono distinte per la qualità tecnica della fotografia, per la capacità di interpretazione del tema, per l’impatto del messaggio trasmesso e per la originalità e la creatività.

Ideatore e curatore del concorso è stato il prof. Francesco Caruso, delegato all’Ambiente del Fai Pollino. La commissione composta da Mario Alvaro, Francesco Caruso, Gennaro Cosentino, Gaetano Gianzi e Giuseppe Iazzolino ha proceduto alla valutazione individuale di tutte le opere partecipanti al concorso, assegnando, alla unanimità, il 1° premio ad Alessandra Galizia per la foto “Una casa Codra a Civita”, il 2° premio ad Angelica Gaetani per la foto “Neve d’autunno” ed il 3° premio a Maria Francesca Iannelli per la foto “Antichi mestieri in un panorama montano incontaminato”. La premiazione dei vincitori avverrà nei prossimi giorni nel corso di una manifestazione alla quale parteciperanno Autorità e Dirigenti Scolastici.

“Con questa iniziativa – ha dichiarato la prof.ssa Donatella Laudadio capo delegazione del Fai Pollino - abbiamo voluto porre l’attenzione delle giovani generazioni sulle bellezze naturalistiche e paesaggistiche del nostro territorio, per accrescere il loro interesse affinchè questi beni di incomparabili bellezze possano essere sempre più preservati e valorizzati.”

Castrovillari, 10-10-2018

– COMUNICATO STAMPA –

«Uno scrigno nascosto», così hanno definito il borgo di Oriolo un gruppo di tour operators giunti dalla Germania in Calabria a caccia di tesori da proporre ai propri clienti per viaggi turistici. Accolti e accompagnati, nella giornata di domenica, dal vicensindaco con deleghe a Turismo - Cultura - Beni Culturali, Vincenzo Diego, gli ospiti si sono immersi in un vero e proprio tour tra le bellezze di uno de "I Borghi più belli d'Italia" e Bandiera Arancione Touring Club Italiano (ripercorrendo l'itinerario della 1^ Passeggiata Culturale tra le Bellezze di Oriolo proposta quest'estate). I Tour operators tedeschi sono arrivati presso gli aeroporti di Lamezia Terme e Reggio Calabria e da qui sono partiti per escursioni in tre zone tematiche della Calabria, inserendo nella loro mappa anche una visita ad Oriolo, dove hanno visitato il centro storico e alcune realtà turistiche e imprenditoriali. Del piccolo borgo nell'entroterra dell'Alto Jonio cosentino hanno apprezzato il recupero dei Beni Culturali, oggi tutti visitabili (grazie anche alla collaborazione dell'associazioni come quella per lo Sviluppo dell'Alto Jonio) e pregnanti di contenuti culturali e multimediali. Dal castello alla chiesa madre con l'affascinante reliquia dell'alluce di San Francesco di Paola. E poi giù verso il Teatro La Portella incastonato nella roccia, sino ai due palazzi recentemente recuperati come Palazzo Giannettasio e la Casa delle Arti e delle Idee. Assieme ai tour operators erano presenti alcuni giornalisti tedeschi che, grazie alla presenza di un'interprete, hanno interloquito con gli abitanti del posto e gli operatori turistici apprezzando il concetto esperienziale di turismo, di viaggio vissuto. Ad Oriolo, i tour operators, hanno trovato, di certo, diversi elementi di interesse ma ciò che li ha davvero entusiasmati è come questi elementi culturali e architettonici sono armoniosamente inseriti in un itinerario che affascina il visitatore.

Tutti appunti sui loro taccuini, questi, che diventeranno progettualità con l'obiettivo di far confluire flussi turistici ad Oriolo e dintorni. Gli ospiti, che in questi giorni stanno visitando la Calabria, parteciperanno al 68^ Meeting Annuale della Deutscher Reiseverband, dal 10 al 14 ottobre a Reggio Calabria e che consentirà alla regione di ospitare uno degli appuntamenti più prestigiosi in Europa per ciò che concerne la ricerca di nuove destinazioni turistiche. Soddisfatto il vicesindaco Vincenzo Diego: «Ringraziamo la Regione Calabria per questa opportunità. Essere inseriti in circuiti turistici internazionali è la riprova che siamo sulla strada giusta. Gli sforzi, l'impegno e la passione di questi anni stano ripagando e ripagheranno la comunità di Oriolo. Ricevere apprezzamenti sinceri da esperti di marketing e turismo - continua Diego - che hanno visitato anche regioni all'avanguardia come Toscana e Umbria, rappresenta quella pacca sulla spalla che ti spinge a non mollare». Unica nota dolente, che i visitatori esprimeranno anche e sopratutto in Regione Calabria, è la mancanza di infrastrutture al passo con i tempi come un aeroporto di mezzo tra Lamezia e Bari che possa servire questo prezioso lembo di Calabria. La giornata, dedicata davvero alla bellezza, si è conclusa presso l'Agritursimo Cervinace dove gli ospiti dopo il percorso culturale, hanno intrapreso un intrigante percorso enogastronomico dove hanno incontrato i produttore della zona, assaggiando le genuinità del territorio.

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– COMUNICATO STAMPA –

Il Comune di Saracena sarà dotato presto di una infrastruttura WIFI per l’accesso gratuito ad internet ad alta velocità e di un sistema di videosorveglianza finalizzato alla sicurezza urbana. Nella giornata di ieri la Regione Calabria ha pubblicato la graduatoria definitiva riguardante l'intervento 7.3.2 del PSR 2014/2020 che vede il Comune di Saracena beneficiario di un finanziamento di 40mila Euro. Il progetto prevede l’istallazione in diversi punti del territorio comunale di hotspot WIFI che permetteranno ai cittadini, giovani e meno giovani, di accedere in modo gratuito ad internet. All’infrastruttura di rete verrà poggiato un sistema di videosorveglianza con l’obiettivo di monitorare alcune zone sensibili dell’abitato. Ad esso si aggiunge, infine, una app turistica capace di guidare i visitatori alla scoperta delle meraviglie del territorio. Un risultato importante raggiunto alla comunità di Saracena. Tante volte si è parlato della necessità di permettere a tutti i cittadini di potersi collegare liberamente ad internet così come della necessità di dotare il territorio di un sistema di videosorveglianza capace di rendere più sicuro il paese. E’ sicuramente un primo passo che va in questa direzione. La Giunta, infatti, ha già presentato nei mesi scorsi al Ministero dell’Interno per il tramite della Prefettura di Cosenza un’ altra richiesta di finanziamento per l’istallazione di ulteriori telecamere che, aggiunte a queste, saranno in grado di coprire l’intero territorio comunale. Un primo tassello, quindi, verso un paese più sicuro capace di connettersi con il mondo.

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Renzo Russo
Sindaco di Saracena (CS)

– COMUNICATO STAMPA –

Altra intitolazione in città. L'Amministrazione comunale di Castrovillari  ha dedicato, questa mattina [avantieri, N.d.R.], l’ex area del Cinema Ariston (compresa tra via del Popolo, Via Carlo Musitano e Via Giuseppe Salerni), al compianto prof. Biagio D’Arienzo, scomparso il 10 giugno del 2001, che dal 1952 al 1954 ricoprì la carica di Sindaco (come primo della città in qualità d’iscritto al PCI) del capoluogo del Pollino.
Sulla parete, ove campeggia la targa con l’inscrizione e la sua effige (opera quest’ultima del maestro Ortale), saranno realizzati dei murales per rappresentare quella gioia, fratellanza e pacificazione di cui era pregno.
La scelta, poi, della piazza risiede nel fatto- come riporta una delibera- che durante il suo mandato da primo cittadino sollecitò il Ministero dello Spettacolo per il rilascio dell’autorizzazione al signor Celeste di una ulteriore sala cinematografica in città – denominata Cinema Ariston - quando già ,proprio la sua Amministrazione, aveva visto nascere il cinema Roma e l’arena del Vittoria.
Indimenticabili il suo impegno e dedizione per Castrovillari come la generosità e disponibilità che profondeva: in sintesi una “grande umanità” e un “pacifista” viscerale, fermo assertore di una effettiva giustizia sociale . Questi i fattori – come è stato ripetuto nei contributi- che lo contraddistinguevano, che lo hanno accompagnato nella sua esistenza e lo legano al suo ricordo il quale non poteva che ridefinirsi proprio nel Cuore urbano del centro nord calabrese come deciso dall’Ente.
Biagio D’Arienzo aveva frequentato l’Università degli Studi di Bari, conseguendo due lauree in Scienze Politiche e poi in Giurisprudenza. È stato docente di lingua francese presso il Ginnasio e dopo all’Istituto Professionale. Come professore intendeva che tutti “gli alunni (essendo sempre dalla parte dei giovani) avessero diritto di cittadinanza e accesso all’istruzione e alla cultura”, e per questo si prodigava in ogni senso. Si scrisse al Partito Comunista Italiano nel 1944, ricoprendo il ruolo di segretario della sezione ed organizzò pure la prima festa dell’Unità a Castrovillari. Nel maggio 1952 la Città si preparò a votare per il rinnovo dell’Amministrazione Comunale, e D’Arienzo, candidato come capolista, risultò il primo degli eletti.
Il mandato di Sindaco durò circa 14 mesi. In questo breve periodo viene ricordato, tra l’altro, nell’aver profuso impegno in ogni dove e, principalmente, per : concedere i terreni di contrada Bulgaro ai contadini; per destinare tariffe agevolate alle famiglie ed artigiani indigenti; per aver affrontato la revisione delle imposte sul consumo, prevedendo esoneri per le calzature sino a 7mila lire, per i tessuti, i capi di abbigliamento, per la lana per i funghi per la salsa del pomodoro per la marmellata per la frutta secca e per il ghiaccio- all’epoca fondamentali nel semplice vivere-; per aver istituito una commissione per l’accertamento di chi vivesse in “tuguri, baracche, grotte e vani terranei”; per l’istituzione del medico scolastico; per consentire ai meno abbienti, tramite convenzione con le farmacie, di usufruire delle medicine a titolo gratuito; per l’assunzione di un mutuo di 4 milioni di lire al fine di realizzare la rete telefonica urbana; per l’estensione della rete elettrica fino al “bivio di Martire”; per aver avviato le trattative con i privati al fine di arrivare ad una cessione bonaria degli immobili necessari allo “sventramento” di viale della Libertà nel suo punto di innesto con via Roma e per acquisire le terre da destinare agli appartamenti di INA CASA, sede territoriale dell’INAM.
Ha fatto parte, inoltre, del Consiglio Comunale di Castrovillari fino agli inizi degli anni settanta, lasciando nel panorama istituzionale e politico castrovillarese un’impronta importante sul fare politica da uomo onesto, tramandando alle nuove generazioni pure un esempio di gestione amministrativa in cui le azioni erano strettamente legate agli ideali e al rispetto della persona in ogni ambito nonché alla capacità di sapersi rapportare alla realtà cole le esigenze che pone.
A ricordarlo, nella semplice cerimonia, ed a tratteggiare la sua persona, tra capacità e qualità, indimenticabili, come le responsabilità e gli incarichi ricoperti, prima il Sindaco, Domenico Lo Polito, il quale ha richiamato il contributo umano, professionale ed istituzionale offerto dall'esponente per la crescita del capoluogo del Pollino, rilanciati dal fratello Livio; presenti oltre a cittadini, amici, familiari, ex amministratori e uomini di partito, i consiglieri Nicola Di Gerio ed Antonio Notaro oltre i tecnici, gli ingegneri Roberta Mari e Fedele L'Avena, dell'Ufficio Pianificazione Territoriale del Comune, che hanno accompagnato ed istruito la pratica d'intitolazione. A sottolineare il momento la Polizia municipale con Vigili in alta uniforme. "Un altro momento importante- ha dichiarato a margine della manifestazione il primo cittadino- che vuole evidenziare quel patrimonio di uomini e donne che hanno reso possibile il cammino evolutivo della città e del Territorio, come lo è stato Biagio D’Arienzo, persona aggregante, e che si è speso per la comunità. E' con questi  sentimenti che l'Amministrazione continua a dare vita a tali riconoscimenti, consapevole che tracce di tale portata sono fondamentali per rendere al meglio la memoria e la storia di Castrovillari, nonché comprendere che il ricordo di queste figure, in un momento storico nazionale e globale di #confusione esterna#, testimoniano che il presente non può mai prescindere dalla speranza, da ciascuno, dal suo modo di essere e porsi nelle circostanze, in una situazione, in una occasione per poter contribuire, concretamente, come fece l’indimenticabile Biagio ai suoi Tempi, non facili ma esigenti di persone che s’impegnassero proprio a partire da loro e nelle vicissitudini quotidiane."

L'Ufficio Stampa del Comune di Castrovillari
(g.br.)

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Tuesday the 16th. Castrovillari in Rete

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