Angela Micieli

Angela Micieli

COMUNICATO STAMPA

Al via ad Oriolo un laboratorio cinematografico che condurrà gli studenti dell'Istituto Commerciale (sede staccata dell'Ipsia Aletti di Trebisacce) in un affascinante viaggio alla scoperta di macchina da presa, sceneggiature, pre produzione, produzione, post produzione e quanto altro possa rientrare nel lavoro propedeutico alla realizzazione di prodotto audiovisivo. Il laboratorio cinematografico partirà ufficialmente il 6 aprile con uno/due incontri settimanali dalle 12 alle 15. E proprio nella mattinata di martedì i ragazzi hanno avuto modo di assistere, presso i locali della scuola, ad un incontro informativo sull'iniziativa. Alla presentazione del progetto hanno partecipato, in qualità di promotori dell'iniziativa: il vicesindaco di Oriolo, Vincenzo Diego; la dirigente scolastica dell'Istituto Aletti di Trebisacce, Marilena Viggiano; la responsabile del plesso di Oriolo, professoressa Teresa Franca Bellino; la collaboratrice della dirigente, professoressa Mirella Franco e il direttore artistico dell'Oriolo Cult Festival, Antonella Accattato.

I ragazzi hanno appreso i dettagli del laboratorio cinematografico direttamente dal 35enne regista ed esperto di montaggio, Vincenzo Greco (nella foto), originario di Cersosimo (Pz) che dopo importanti esperienze nel Nord Italia, condite da prestigiosi riconoscimenti (collaborazione con Nanni Moretti per un cortometraggio con l'associazione Dinamovie; premio nella giornata degli autori al Festival di Venezia 2011 per un corto realizzato con alcuni studenti di Torino) è ritornato nella terra natìa dove da qualche mese gestisce una scuola di arti visive digitali, Wokilab, a Francavilla sul Sinni (Pz).

Il laboratorio cinematografico che si terrà ad Oriolo fornirà agli allievi i rudimenti per poter elaborare un cortometraggio, un documentario o uno spot. Dopo le prime lezioni pratiche, spazio in seguito alle uscite sul territorio per catturare immagini e dettagli. L'idea di questo percorso creativo, che potrà usufruire di un laboratorio crossmediale in dotazione alla scuola, nasce da un'intuizione del vicesindaco di Oriolo Vincenzo Diego - subito avallata dalla dirigente scolastica Viggiano e dalla professoressa Bellino - che ha permesso di mettere a disposizione degli studenti di Oriolo un professionista del settore. Quest'estate poi, nel corso di una serata dedicata, verrà presentato il lavoro dei ragazzi - condito dal backstage che ne ha permesso la realizzazione - il quale sarà messo a disposizione per eventuali partecipazioni a concorsi tematici, e comunque sicuramente utile al Comune di Oriolo per continuare a veicolare la sua immagine oltre i confini locali. 

Vincenzo La Camera, giornalista

Ufficio Stampa Comune di Oriolo (Cs)

COMUNICATO STAMPA

Il 7° FESTIVAL DEL DIALETTO E LINGUE MINORITARIE DI CALABRIA 2018, organizzato dal CENTRO CULTURA E ARTE 26 con il suo portale www.arte26.it - promoter culturale accreditato dal MiBACT, parte con un Concorso Letterario Internazionale.

Pubblicato il Bando del Concorso in Dialetto e Lingue di minoranza di Calabria, con lo scopo di promuovere la conoscenza del patrimonio linguistico della terra calabra: la lingua madre, bene culturale da tutelare. La partecipazione al Concorso è gratuita e possono partecipare Autori di tutte le età, anche residenti fuori regione o all'ESTERO, con opere già edite, a tema libero, sia in Prosa che in Poesia, scritte in dialetto di Calabria o Lingua di Minoranza arbëreshe, occitana, grecanica di Calabria. Ogni partecipante potrà inviare UN LIBRO PUBBLICATO DAL 2010 AD OGGI, scritto in DIALETTO di CALABRIA o in lingua di Minoranza calabrese (UNA SOLA COPIA, MASSIMO 02 LIBRI DI ARGOMENTO DIVERSO). Le opere dovranno pervenire entro il 24 Giugno 2018 al seguente indirizzo: CENTRO CULTURA E ARTE 26 - VIA TEVERE n° 7 - 87012 CASTROVILLARI - CS. Ai vincitori verranno assegnati coppe, pacchi-libri di Autori calabresi e prodotti tipici di Calabria.

Il Centro Culturale 26, al suo 40° anno di attività, con il Festival del Dialetto s'inserisce tra gli eventi più accreditati a livello nazionale per la salvaguardia del patrimonio linguistico della Calabria. L'iniziativa non è limitata solo all'Italia, dal momento che sono coinvolti anche alcuni circoli calabresi dell'America Latina che hanno a cuore la promozione e la tutela della lingua madre, che rischia l'estinzione. Il Festival ha l'obiettivo di diffondere la cultura del dialetto, come bene culturale, non più lingua dei ceti bassi, simbolo di ignoranza e veicolo di svantaggio sociale. Salviamo, dunque la lingua madre, per conoscere la storia e le tradizioni di un popolo.

 

E' ricco di risultati positivi e prove di ritrovata forma per gli atleti della CorriCastrovillari, impegnati dal nord al sud, in diverse competizioni sportive. Ad Agropoli nella 19ª edizione della Mezza maratona, che ha visto alla partenza circa 1300 atleti, nella gara vinta dal marocchino Aich Youssef con il tempo di 1h08’12”, è ritornato ad essere competitivo Marco Barbuscio che è rimasto nel sestetto di testa per la maggior parte del percorso. L'atleta castrovillarese ha chiuso il percorso in 1h11’14” che lo proietta di nuovo tra i migliori. Lo stesso atleta a fine gara ha commentato che la gara di Agropoli è stata «bella». «Nei primi chilometri ho visto il ritmo un pò forte ma ho detto che valeva la pena provarci e mi sono messo a testa bassa a macinare chilometri a ritmi forti per il mio momento di forma, ma metro dopo metro ci ho creduto cedendo solo un pò alla fine non avendo allenamenti specifici su questa distanza. Mi sono goduto il mio risultato arrivando soddisfatto e sopratutto ancora più carico per le prossime gare che mi aspettano». 
Tra gli altri bei tempi si registrano, per la squadra del presidente Gianfranco Milanese, Paolo Antonucci con 1:42, Egidio Lauria con 1:50, Janet de Jesus Luis con 1:49 che fa ben sperare nel prosieguo della stagione, e Roberta Valente con 1:56 in preparazione di maratona. 
 
Altra bella prestazione l'ha fatta registrare Daniela De Stefano nel campionato italiano master di maratona a Treviso. Il suo tempo (3:18) l'ha piazzata seconda di categoria e 15ª assoluta e le ha permesso di abbassare di oltre un minuto e mezzo il suo personale di gara. «Mi sono divertita - ha commentato la De Stefano a fine gara - e tra la prima e la seconda metà ho recuperato una decina di posizioni, cosa che mi ha permesso di migliorare il personal best». Alla Stramilano di 21 chilometri a rappresentare i colori della CorriCastrovillari c'erano Antonio Amodeo che ha chiuso il percorso con 1:15 nonostante alla partenza sia stato coinvolto in una caduta con altri atleti. 
 
Nell'ultima cross di stagione, invece, la giovane Kristel Santoro si è imposta su tutti gli altri atleti (uomini e donne) dominando anche l’ultimo avversario con uno sprint poderoso completando così il poker di vittorie sulle 4 gare di cross di questo inizio 2018.

A Voi, 

donne e uomini impegnati nelle istituzioni politiche

della Diocesi di Cassano all’Jonio

 

RivolgendoVi i miei auguri per La Pasqua che viene, non ritornerò  su proposte operative già formulate;  esse sono sottoposte al discernimento del tempo, il Cronos che, nella mitologia greca classica, è perfino il padre di Zeus. Il tempo scorre e, scorrendo, lascia che  nuove proposte trovino giusto spazio nell’orizzonte storico della giustizia e della speranza.

Lo scopo di questo mio messaggio augurale  è proporre una riflessione  riguardante “l’agonia della politica e la resurrezione dell’agire politico”. 

“La politica è in agonia”  perché non riesce a rispondere ad alcune istanze di senso, sociali e di giustizia, direi epocali, tra cui vanno sicuramente annoverate quelle descritte dal filosofo  Emanuele Severino nell’opera “Il Tramonto della politica. Considerazioni sul futuro del mondo”:

  • Il contrasto tra la globalizzazione e l’aumento delle disuguaglianze economiche; da un lato, gli Stati sovrani si aprono ai mercati del mondo, registrando l’instabilità degli equilibri internazionali e riconoscendo, come interlocutori, nuovi soggetti, ben avviati sul cammino della potenza economica, con incessanti accordi di scambio commerciale che promettono di ampliare le opportunità di lavoro e di crescita; dall’altro lato, la ricchezza, che sia essa preesistente o creata ex novo, non si distribuisce o non si redistribuisce in modo uniforme tra tutti i membri degli accordi commerciali, ma viola qualsiasi criterio di giustizia sociale e si concentra in altre parti del mondo, diverse dall’Europa, dall’Italia e dal Sud-Italia, pur mostrando una tendenza complessiva alla crescita; per cui, posto un incremento globale della ricchezza, essa cresce molto di più a Shanghai che a Milano.
  • L’opposizione tra cosmopolitismo e localismo; da una parte, gli stili di vita e di pensiero si allineano in una grande società transnazionale che parla l’inglese e che si sposta continuamente da una Nazione all’altra, alla ricerca di nuove occasioni di competizione, di affermazione del sé e in un grande meticciato culturale, venato di un entusiastico ottimismo verso il progresso tecnico e scientifico; dall’altra, a fronte di questa comunità transnazionale urbana, molte altre comunità di masse sociali e non rimangono ai margini e si chiudono in istanze molto localistiche e diffidenti di ogni innovazione, diversità o cambiamento.
  • L’emigrazione delle masse dei poveri che, affascinati dai miti occidentali del consumo vistoso e del sovra-sviluppo, e al tempo stesso fuggendo da situazioni di fame, di guerra e di persecuzione, premono ai confini delle grandi comunità internazionali e fluiscono in esse, costringendo la civiltà occidentale a verificare il proprio stato di salute, la propria capacità di offrire modelli positivi e il desiderio di proteggere la propria condizione sociale ed economica.

Dinanzi a queste istanze, la politica non si mostra capace di offrire soluzioni efficaci. La riflessione sui motivi di questa incapacità va cercata al di là della semplice retorica sulla moralità dei politici o sull’ormai superato schema che oppone le esigenze del profitto a quelle di giustizia sociale. In realtà, dopo aver emarginato la politica, la Tecnica mira ad emarginare anche il capitalismo, disfacendosi di qualsiasi significato di verità assoluta che può limitarne il potenziamento (anche la verità della politica e del capitalismo) e divenendo sempre più potente tanto da assoggettare completamente l’essere umano. Qualsiasi genere di verità è destinato ad essere sconfitto dall’avvento della Tecnica che prepara il suo dominio incontrastato su ogni aspetto della vita sulla terra. In questo modo “il fuoco rubato da Prometeo agli dei”, la Tecnica, va creando  una nuova sovra-struttura culturale, una sorta di Superstato Tecnico che le permetterà di ottenere la completa disumanizzazione della società e il dominio assoluto sull’uomo.

Alla sudditanza della politica e del capitalismo,  a questa nuova configurazione della tecnica, deve aggiungersi la consapevolezza che anche la politica nella sua fase agonica incontra la logica del divenire conducendo i politici ad  un agire politico “senz’anima” che non tiene minimamente conto delle esigenze dello spirito. La crisi della politica è anche, allora, crisi di senso, di spiritualità. Si riscontra in questo atteggiamento a volte inconsapevole dei politici, la separazione-rottura tra la contemplazione e l’azione e che  produce la decomposizione della vita attiva e la sua perdita di senso (cfr. Hannah Harendt).

Attestati sotto il nostro sguardo  la crisi e il tramonto della politica, non possiamo non sentire in noi la grande responsabilità di indicare una via di riscatto dell’agire politico come operatività pensante dell’essere umano,  oserei quasi parlare di una sua redenzione. Papa Francesco il 1 Ottobre 2017, nel discorso in piazza del Popolo a Cesena, offriva un punto di vista sull’agire politico che ritengo significativo per iniziare ad attivare processi reali di cambiamento. Il Santo Padre  parlava dell’agire politico come dimensione essenziale della convivenza civile, sostenendo che esso deve far crescere il coinvolgimento delle persone.  Sempre a Cesena,  egli invitava a provare ad agire di persona nell’ambito politico invece di osservare dal balcone. Sosteneva: “Da questa piazza vi invito a considerare la nobiltà dell’agire politico in nome e a favore del popolo, che si riconosce in una storia e in valori condivisi e chiede tranquillità di vita e sviluppo ordinato. Vi invito ad esigere dai protagonisti della vita pubblica coerenza d’impegno, preparazione, rettitudine morale, capacità d’iniziativa, longanimità, pazienza e forza d’animo nell’affrontare le sfide di oggi, senza tuttavia pretendere un’impossibile perfezione. E quando il politico sbaglia, abbia la grandezza d’animo di dire: “Ho sbagliato, scusatemi, andiamo avanti”. E questo è nobile! 

Come pensava il compianto vescovo Mons. Don Tonino Bello sulla scorta di Dietrich Bonhoeffer, Karl Barth e Giorgio La Pira, l’agire politico non può prescindere dalla categoria dell’amore che non è un dato tecnico, ma è l’energia, la ragione più profonda che muove intimamente i cuori delle donne e degli uomini, incoraggiandoli a vivere, a impegnarsi per vivere, al servizio degli altri e del bene dell’altro; ma l’amore, nella sua esperienza concreta, almeno per chi crede, si orienta da una parte verso Dio, dall’altro verso la persona.  Bonhoeffer, prima di essere impiccato il 9 aprile 1945 a Flossemburg, custodiva nella sua cella la Bibbia e Goethe, ossia il massimo dei libri sacri e il massimo dei libri profani, il simbolo della passione per il cielo e il simbolo della passione per la terra. Barth consigliava di tenere, sulla scrivania, la Bibbia da una parte e il giornale dall’altra. Giorgio La Pira ripeteva che il cristiano deve pregare, contemplando il mappamondo sul comodino. 

Johann Baptist Metz sosteneva, addirittura, che l’agire politico è “mistica arte”. 

Il mancato accordo tra queste due polarità causa la cristallizzazione su una di esse e la morte della politica; se il politico afferma di essere fedele a Dio e non all’uomo, è un fanatico o un despota sul punto di strumentalizzare Dio alla sua ideologia; se afferma di essere fedele all’uomo e non a Dio, è un praticone impastato di squallido pragmatismo, un faccendiere di piccolo cabotaggio.

Invece il politico che armonizza il cielo e la terra, testimonia, nell’unità del pensiero e della vita, la bellezza del servizio per gli altri e per il bene comune, riscopre quotidianamente le radici della sua educazione e della sua formazione valoriale nel presente storico in cui gli è dato di vivere, attivando  i processi di eguaglianza, di giustizia e di umanizzazione attraverso la sua prassi pubblica e privata in cui immerge la legge universale tra le pieghe dei fatti concreti e nelle piaghe della carne viva di Cristo.

Attingendo dalla ricerca di Emmanuel Mounier e dal magistero di Papa Francesco, provo a declinare, in termini propositivi, il concetto di responsabilità sociale e politica con cinque verbi che ritengo possano aiutarVi, uomini e donne delle Istituzioni, a ridare fondamento e senso al vostro “esserci” nelle istituzioni.

  1. Uscire da sé. Il senso di responsabilità, implica innanzitutto la necessità di orientarsi verso gli altri, andando oltre ogni tentazione di chiusura individualistica, di sterile autoreferenzialità, di pacchiano narcisismo, facendo dell’altro un dono, necessario e al tempo stesso indispensabile alla propria crescita, al bene personale. A Lampedusa Papa Francesco ci ha ricordato che “la cultura del benessere, che ci porta a pensare a noi stessi, ci rende insensibili alle grida degli altri, ci fa vivere in bolle di sapone, che sono belle, ma non sono nulla, sono l’illusione del futile, del provvisorio, che porta all’indifferenza verso gli altri, anzi porta alla globalizzazione dell’indifferenza. In questo mondo della globalizzazione siamo caduti nella globalizzazione dell’indifferenza. Ci siamo abituati alla sofferenza dell’altro, non ci riguarda, non ci interessa, non è affare nostro!” (8 Luglio 2013)
  2. Comprendere. Dall’io al tu, al noi. E’ un esodo che esige la comprensione, che a sua volta implica incontrare e partecipare ai luoghi comunitari e culturali. Il comprendere riguarda anche la propria formazione che deve portare alla competenza, perché tutto ciò che attiene ai processi di governo della cosa pubblica non può essere affidato all’improvvisazione o al pressapochismo. La comprensione, la formazione e la competenza attengono sempre alla responsabilità dei beni comuni. Inoltre lo sforzo di comprensione riguarda anche contenuti e metodi personali e comunitari di formazione dell’agire politico.
  3. Prendere su di sè. E’ il verbo dello stile di vita di Gesù che prende su di sè il “peccato”, il limite dell’altro. Prendere su di sé le varie situazioni di bisogno è faticoso. Per questo motivo il Concilio Vaticano II, offrendo una visione positiva dell’agire politico, afferma che “la libertà umana si fortifica quando l’uomo accetta le inevitabili difficoltà della vita sociale, assume le molteplici esigenze dell’umana convivenza e si impegna al servizio della comunità umana. Perciò bisogna stimolare la volontà di tutti ad assumersi la propria parte nelle comuni imprese” (Gaudium et Spes, n.31).
  4. Dare. Il dono trova la sua decisione nel cuore. Benedetto XVI nella Caritas in Veritate, al n.6, parlando della città dell’uomo afferma “che non è promossa solo da rapporti di diritti e di doveri ma ancor più e ancor prima da relazioni di gratuità, di misericordia e di comunione”. E Papa Francesco ci ricorda: “Quanto abbiamo pagato noi per la nostra redenzione? Niente, tutto gratuito! Fare il bene senza aspettare qualcos’altro in cambio. Così ha fatto il Padre con noi e noi dobbiamo fare lo stesso. Fa il bene e vai avanti!” (10 Settembre 2014).
  1. Essere fedele. La prima forma di fedeltà di ogni politico è, oltre a curare la propria formazione e la propria competenza, l’onestà, virtù non variabile e opzionale. Formazione, competenza, onestà, con una buona dose di umiltà, costituiscono lo “zaino” di fedeltà di chi ha una responsabilità sociale e umana. Dobbiamo dircelo con molta sincerità: la fedeltà è un valore in crisi. Ma ricordiamo a ciascuno di noi che senza fedeltà una società non va avanti. “Ora, afferma l’apostolo Paolo, quanto si richiede negli amministratori, è che ognuno risulti fedele” (1 Cor 4, 2).

Questi cinque verbi, uscire da sé, comprendere, prendere su di sé, dare, essere fedeli, costituiscono un itinerario possibile e reale per riscattare l’agire politico dall’agonia della politica.

Verbi che vanno declinati quotidianamente senza pause!

E’ urgente, quindi, che in questa contingenza storica cresca, soprattutto tra i giovani, una nuova considerazione dell’agire politico e che credenti e non credenti, pensanti e responsabili, collaborino a promuovere una società dove le disuguaglianze sociali ed economiche vengano superate con intelligenza e lungimiranza.

Allora, uomini e donne delle istituzioni, Vi auguro una Pasqua che consenta a ciascuno e a ciascuna di Voi di divellere, insieme, “la pietra sepolcrale della politica” e così osare un’alba di resurrezione di un agire politico audace e consapevole dei tempi che viviamo.

Non sia o non rimanga soltanto un augurio di un “sogno notturno” ma di un inizio che già è cominciato.

Buona Pasqua.

   Francesco Savino

Diocesi di Cassano all'Jonio
Ufficio per le Comunicazioni Sociali
Direttore: Dott. Roberto Fittipaldi
 

COMUNICATO STAMPA

Cinque sculture raffiguranti altrettante stazioni della Via Crucis realizzata dal maestro Gianni Cherillo, di Castrovillari, saranno esposte alla Mostra d’arte dedicata alla Passione di Cristo “La Via della Croce”, che sarà inaugurata  a Matera venerdì 23 marzo 2018 alle ore 18 nell’ex ospedale San Rocco, in piazza San Giovanni. La mostra resterà esposta sino al 15 aprile.

L’opera del maestro Cherillo - realizzata in pietra di Lecce nel 2000 -  impreziosisce la Chiesa “Santissima Trinità” di Castrovillari. Il parroco, don Nicola De Luca, e il Vescovo della Diocesi di Cassano allo Jonio, mons. Francesco Savino, hanno accolto con entusiasmo l’invito degli organizzatori della mostra - il comitato promotore Club per l’Unesco di Matera guidato da Stefania De Toma - ad esporre le opere di Cherillo nella città Capitale Europea della Cultura 2019, data la rilevanza dell’evento che ospiterà, tra l’altro, la “Bolla del Perdono” di Papa Celestino V. La mostra è, infatti, dedicata a L’Aquila, città fortemente provata dal terremoto del 6 aprile 2009. 

“Poiché l’arte è un veicolo potente dell’etica e dei valori più preziosi - dichiara De Toma - la voce di Matera, amplificata dal ruolo di Capitale Europea della Cultura 2019, vuol prestarsi per dar forza alla voce di una Città colpita nove anni fa dalla tragedia del sisma e che strenuamente combatte per risorgere.”

Così, insieme con il Club per l’Unesco di L’Aquila “A. A. Tatafiore”, si desidera “dimostrare - continua De Toma - che un percorso di sofferenza, condiviso in nome della fratellanza autentica e attraverso l’arte, può portare alla salvezza, esattamente come nella Via della Croce Cristiana. Ecco perché L’Aquila partecipa portando in esposizione a Matera il simbolo di se stessa, il cuore pulsante della collettività, il segno dell’unione e della condivisione, conservato nella torre del palazzo Civico: la “Bolla del Perdono”, ossia la pergamena che reca il testo dell’indulgenza plenaria donata da Papa Celestino V alla città e al mondo nel 1294.”

Fil rouge della Mostra è la Via Crucis realizzata in esclusiva per Matera dall’autore d’arte Marco Rindori, con richiami al paesaggio della Murgia e dei Sassi e riprodotta anche su tavola a rilievo dalle linee essenziali per consentirne la visibilità tattile anche ai non vedenti.

Le quindici stazioni, ispirate al commento di Paul Claudel nella traduzione di don Basilio Gavazzeni, consulente teologico della mostra, sono tradotte in cinque lingue e incise su lastre di rame con la scrittura braille.

Intorno a questo percorso e alla “Bolla del Perdono”, ma anche a una collezione privata aquilana del XVIII secolo di reliquie di Santi, anch’esse strumento di perdono e indulgenza, ruotano opere provenienti da tutta Italia, con una presenza speciale della Pro loco e del Comune di Spello, della Parrocchia della Santissima Trinità di Castrovillari, del Comune di Accadia e della Fondazione Jorio Vivarelli di Pistoia.
Saranno esposte opere di Bettoni, Butler, Butini, Celli, Cherillo, Marchionni, Mastroberti, Prosperi, Vanni, Vinazzani, di artisti della “Via Crucis di Spello”, fotografie di Francesco La Centra e uno straordinario manufatto in cartapesta eseguito dall’artista Francesca Cascione su ideazione e progetto del maestro Francesco Artese.

 

Le cinque sculture del maestro Cherillo in mostra a Matera, parte delle  14 stazioni della Via Crucis custodite nella Parrocchia “Santissima Trinità” di Castrovillari, sono, la quarta stazione: Gesù incontra la madre, raffigurata con Santa Teresa da Calcutta; la quinta stazione: Gesù aiutato da Simone di Cirene, raffigurato da San Giovanni Paolo II; la nona stazione: Gesù cade per la terza volta; l’undicesima stazione: Gesù è inchiodato sulla Croce; la tredicesima stazione: Gesù è deposto dalla Croce e consegnato alla madre.

La Mostra è realizzata nell’ex ospedale San Rocco di Matera in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio della Basilicata. L’organizzazione della mostra e la presenza delle opere sono state possibili grazie all’impegno culturale e istituzionale del Comitato promotore Club per l’Unesco di Matera, in sinergia con il Club per l’Unesco di L’Aquila, soci della Federazione italiana Club e Centri per l’Unesco che aderiscono alla iniziativa.   (nelle foto allegate la locandina della mostra di Matera e le cinque sculture del maestro Cherillo) 

 
Diocesi di Cassano all'Jonio
Ufficio per le Comunicazioni Sociali
Direttore: Dott. Roberto Fittipaldi

COMUNICATO STAMPA

Nella sala giunta è stata presentata la  quarta edizione di “Invito al Teatro”, rassegna realizzata dall’associazione culturale Aprustum in sinergia con il Comune e con il patrocinio della Gas Pollino. Nata quattro anni fa per presentare le produzioni estive della compagnia, “Invito al Teatro” pian piano si è ritagliata un posto di tutto rispetto nella vasta proposta culturale e artistica castrovillarese.  Il sindaco Mimmo Lo Polito ha portato i suoi saluti sottolineando la vicinanza alla compagnia che in questi anni è riuscita a portare spettacoli di pregio nelle edizioni precedenti, ma ha anche prodotto allestimenti di grande valore come il “Masaniello” dello scorso anno. Il presidente di Aprustum, Casimiro Gatto, ha poi illustrato il cartellone, motivandone le scelte artistiche con un’ampia parentesi sul teatro ragazzi in cui come regista ed educatore ha sempre creduto. “Bisogna rivolgerci ai ragazzi, investire tanto sui giovani, invogliarli al teatro, alla lettura, al cinema,  perché il teatro abbia un futuro c'è bisogno di un pubblico che inizi ad amarlo sin da giovane” – ha detto il regista. La rassegna è partita ufficialmente con “Organtino” di Cesare Quintana, rappresentato il 10 febbraio scorso al teatro Sybaris nell’occasione del 60° Carnevale di Castrovillari.  Una farsa in dialetto arcaico e in maschera, un’operazione difficile molto apprezzata dal pubblico che si è incastonata in una serie di iniziative della Proloco atte a recuperare e rivalutare questo patrimonio castrovillarese. Da domenica 25 marzo e fino al 7 luglio si potrà invece assistere agli altri sei spettacoli che compongono il cartellone di “Invito al Teatro IV edizione”. Un programma che se vogliamo si può dividere idealmente in due sezioni ben distinte: nella prima, con autori e interpreti di livello nazionale, trovano posto tre spettacoli d’autore che ci parlano di temi attuali e dal forte impatto sociale, il primo, in programma domenica 25 marzo, alle 18,30, “Ciao amore Ciao – vita morte e vita di Luigi Tenco” con il cantattore Nino Racco, seppure nel ricordo della parabola artistica e umana di un grandissimo cantautore ci parla del dramma di chi si sente solo e travolto dalle regole di una società sempre più vuota e di apparenza. Il secondo appuntamento in programma domenica 8 aprile alle 18,30 è con Scena Verticale che presenta “Il Vangelo secondo Antonio” scritto, diretto ed interpretato da Dario De Luca e affronta con delicatezza e ironia il tema della fede e della malattia in un paese come il nostro dove è ancora tabù parlare di certi argomenti. Ulderico Pesce, già ospite lo scorso anno con un bellissimo spettacolo sul caso Moro, sarà in scena il 21 aprile con “Petrolio”, incentrato sul tema scottante dell’inquinamento e della distruzione della meravigliosa natura del nostro sud legate alla conservazione del lavoro e della salute. A questa prima parte di impegno e denuncia fa seguito una più leggera targata Aprustum dedicata alla fantasia, al sogno e all’amore. In scena ci saranno classici dell’infanzia rivisitati da e per i ragazzi; il 6 maggio va in scena “Anastasia, Genoveffa e altre storie”, una rivisitazione in chiave comico-grottesca delle fiabe di Biancaneve e Cenerentola. Il 23 maggio saranno protagonisti i giovanissimi di Aprustum che con “Le fantastiche avventure di Dorothy” si cimenteranno in una rilettura de Il Mago di Oz. Il gran finale, il 6 e 7 luglio nella suggestiva cornice dei chiostri del protoconvento, con una delle opere più belle di William Shakespeare “Sogno di una notte di mezza estate”, che segna ancora una volta la voglia di cambiare e la maturità raggiunta da Aprustum, sempre aperta a nuove sfide artistiche.

Domenico Donato

Ufficio stampa Aprustum

COMUNICATO STAMPA

La Calabria si conferma una Regione vivace e capace di produrre oli extravergini di oliva di qualità. Con il sacrificio, la passione e la professionalità si stanno ribaltando gli stereotipi che il mondo agricolo ha affibbiato ad un settore economico importante di cui, nel passato, gli agricoltori si sono resi corresponsabili

Con queste parole il Responsabile Regionale dei presidi Slow Food ha annunciato che altri due oli extravergine di oliva della Provincia di Catanzaro potranno entrare nel Presidio Nazionale dei Presidi Slow Food. Gli Oli in questione sono quelli dell’Azienda Agricola Mariangela Costantino di San Pietro a Maide e dell’Azienda Agricola di Catanzaro Giuseppe di Tiriolo.

I campioni di olio inviati per la valutazione in Fondazione Slow Food per la biodiversità a Brà (CN), hanno brillantemente superato il panel test a cui sono stati sottoposti e potranno fregiarsi così dell’importante riconoscimento.

Entrambi gli oli sono stati prodotti con olive della cultivar Carolea (conosciuta anche come Nicastrese o Catanzarese). Trattasi di una cultivar a duplice attitudine adatta, cioè, per sia per la produzione di olio che di olive da tavola. Infatti il frutto è di grandi dimensioni e il tenore in olio sul peso è di circa il 18%. E’ una delle cultivar più importanti in Calabria e la sua coltivazione occupa una superficie di quasi 50 mila ettari.

Mariangela Costantino è una dottoressa agronoma, “figlia d’arte” di Franco anche lui agronomo che ha trasmesso alla sua giovane figlia la passione per un mestiere duro ma che se praticato anche con competenza può dare le giuste motivazioni e gratificazioni. L’azienda familiare è totalmente riconvertita ai metodi biologici, cioè l’Oliveto, che consta di ben 10.000 piante secolari su 58 ettari di superficie, viene condotto senza fare uso di prodotti chimici, sia per la nutrizione che per la difesa dalle malattie e dagli attacchi di insetti. La Molitura viene eseguita nel giro di 4 ore dalla raccolta controllando la temperatura di lavorazioni così da assicurare il mantenimento di tutte le caratteristiche organolettiche. Di tutta la produzione solo 2.500 Kg di olio sono stati destinati al presidio

Giuseppe Catanzaro è l’altro giovane che si è segnalato per la qualità del suo olio.   Imprenditore agricolo sin dall’età di 25 anni è Laureato in economia ma non ha mai avuto paura di sporcarsi le mani. La sua vita si divide tra la sua attività professionale a Roma e quella di agricoltore a Tiriolo. L’oliveto in questione è anch’esso ultra secolare ma è ubicato in un territorio in cui la giacitura dei terreni raggiunge, talvolta, pendenze che non consentono nemmeno la meccanizzazione delle operazioni colturali. Anche lui è figlio di un olivicoltore che seguiva sin da bambino per apprendere le tecniche di coltivazione.  L’oliveto, naturalmente è biologico e la produzione destinata al presidio proviene da circa 17 ettari di superficie coltivata a 500 di altitudine.

Con il Presidio dell’azienda Giuseppe Catanzaro il piccolo paese di Tiriolo si segnala come paese SLOW.  Ricordiamo che non più di un mese fa, infatti, un altro olio prodotto dalla prestigiosa e storica azienda di Tiriolo Tommaso Torchia era stato inserito nel presidio nazionale dell’olio extra vergine di oliva.

Una bella responsabilità anche perché gli oli vengono valutati ogni anno e ogni anno devono meritarsi il riconoscimento. Tutti gli oli aderenti al presidio dovranno applicare sulla bottiglia un collarino riportante l’etichetta narrante, con il simbolo stilizzato della Chiocciola Slow Food, che racconta non solo dell’olio ma anche dei produttori. E’ il modo dell’Associazione di dare ai produttori il giusto riconoscimento ai loro sacrifici e alla loro passione.

L’operazione presidi è stata condotta dal Alberto Carpino in collaborazione con i fiduciari di Lamezia Terme, Antonello Rispoli e di Catanzaro Giuseppe Costabile.

Con gli ultimi due salgono a cinque i presidi Slow Food di olio calabrese prodotti dalle aziende: Olearia San Giorgio di San Giorgio Morgeto, Arca Verde di Cerchiara di Calabria, Az. Torchia Tommaso, Mariangela Costantino e Catanzaro Giuseppe. Belle storie di successo che si spera possano essere da esempio per altri olivicoltori calabresi; gli ingredienti ci sono tutti: professionalità, oliveti secolari, passione e Slow Food da corollario che accompagna i produttori in questo percorso. Viva l’agricoltura calabrese

                                                                                                                                                Alberto Carpino

                                                                                       Responsabile Regionale dei Presidi Slow Food Calabria

Saracena è il borgo prescelto quest’anno dalla delegazione del FAI – Pollino (Fondo Ambiente Italiano) per la manifestazione nazionale “Giornate Fai di Primavera” che avrà luogo nei giorni 24 e 25 marzo prossimi. E’ un importante appuntamento che invita a scoprire le bellezze storiche, artistiche, ambientali e paesaggistiche del nostro territorio. Quest’anno a Saracena saranno più di cento i giovani “Ciceroni”, appositamente formati,  che guideranno turisti e visitatori ad ammirare le bellezze storiche ed artistiche che si trovano custodite nelle chiese locali. Si partirà dalla chiesa di Santa Maria del Gamio, ricca di opere d’arte con all’interno una grande navata centrale nella quale domina il sontuoso soffitto a cassettoni lignei intagliati ed indorati dall’artigiano Jacono Lanfusa nel 1628. Di notevole interesse anche l’altare della confraternita di San Leonardo in legno intagliato, dipinto e dorato del 1662 che racchiude al centro una tela del santo dipinta da Giocondo Bissanti. A metà della navata  si apre la Cappella di S. Innocenzo Martire con altare in marmi policromi costruito nel 1772 da Marino Palmieri, quindi l’altare della Madonna del Carmine ornata da stucchi del 1791. Nel Succorpo si conserva un buon altare scolpito in pietra con pilastrini adornati dalle figure dei santi Paolo e Leonardo a sinistra e Pietro ed Andrea a destra. Infine la effigie del Crocefisso risalente ai principi del XVII° secolo. Si passerà, quindi, alla Chiesa di Santa Maria delle Armi ubicata nel più antico quartiere del paese dove sono conservati, fra l’altro, una Madonna con Bambino  risalente al XIII° secolo e di pittore ignoto ed una scultura in pietra del XIV° secolo  raffigurante un giovane guerriero che prega. Nelle vicinanze sarà possibile visitare anche l’antico palazzo appartenuto alla famiglia Mastromarchi.  Altro luogo di particolare interesse sarà la visita alla Cantina Sociale, presidio Slow Food, “Moscato di Saracena”. Trattasi di un vino liquoroso che si ottiene appunto dalla vinificazione di una varietà di particolari uve che si producono solo in loco. Si racconta che già nel 500 i barili contenenti il Moscato di Saracena venivano imbarcati a Scalea e consegnati in Vaticano per finire sulla tavola di Papa Paolo IV. E’ un prodotto che viene ormai apprezzato in tutto il mondo grazie alla intraprendenza di un gruppo di imprenditori  locali sempre più impegnati al miglioramento della  qualità del moscato prestando massima attenzione alla coltivazione sostenibile dei vigneti.

“Con la scelta di Saracena – ha dichiarato la capo delegazione del Fai Pollino Donatella Laudadio – continua la scoperta dei luoghi più  interessanti del nostro territorio, ricchi di tradizioni, di opere d’arte e di bellezze che, con le “Giornate Fai di Primavera” cerchiamo di far scoprire agli appassionati ed a quanti vorranno venire a visitare questo borgo situato ai piedi della catena del Pollino.”

                                                                                            Il Delegato alla Comunicazione del Fai – Pollino

                                                                                                                                        Mario  Alvaro    

COMUNICATO STAMPA

Sarà il curatore della guida vini del Gambero Rosso ad aprire le degustazioni tecniche della nona edizione dell’evento organizzato dal Comune di Saracena con il contributo della Regione Calabria. A seguire il wine philosopher di Natura delle cose guiderà il pubblico alla scoperta dei vini naturali calabresi

Tutto è pronto nel centro storico della città del Moscato. Saracena per tre giorni – a partire da venerdì – diventerà la casa del vino calabrese. Incontri, degustazioni, confronti con i produttori ed i consorzi regionali, banchi d’assaggio, gastronomia, musica e cultura saranno gli ingredienti di un evento che si è conquistato l’attenzione della stampa regionale e nazionale. 

La location del Saracena Wine Festival sarà Palazzo Mastromarchi, cinquecentesca costruzione ristrutturata e riconsegnata alla comunità, oggi sede di una tra le più importanti collezioni d’arte del 900 meridionale la Pinacoteca Andrea Alfano, che per tutta la durata dell’evento ospiterà i vari appuntamenti della manifestazione.

Nella città del Moscato di Saracena, presidio Slow Food, non si poteva partire che da un tributo a questo antico vino, con un metodo di produzione unico al mondo, considerato bene culturale immateriale dalla Regione Calabria. Per la prima volta insieme i produttori del Moscato di Saracena si ritroveranno nella più grande degustazione affidata al giornalista e curatore della guida vini del Gambero Rosso, Marco Sabellico, che alle ore 17.00 presso l’Auditorium “Orti Mastromarchi” racconterà al pubblico la storia, il fascino ed il gusto di questo grande presidio territoriale che è il vero testimonial di Saracena nel mondo attraverso la degustazione dei vini Maradei, Moscato Passito di Saracena 2016, Cantine Viola, Moscato Passito di Saracena 2015, Giuseppe Calabrese, Moscato Passito di Saracena 2015, Azienda Agricola Pandolfi, Moscato Passito di Saracena 2015, Diana, Moscato Passito di Saracena 2015, Azienda Agricola Laurito, Moscato Passito di Saracena 2015, Feudo dei Sanseverino, Moscato Passito di Saracena 2011.

Il Saracena Wine Festival per il Sindaco del Comune di Saracena, Renzo Russo «è un momento importante per accendere i riflettori sulla nostra comunità ed i produttori che con grande abnegazione e sacrificio continuano una storia unica al mondo. Con questo evento abbiamo scelto di portare Saracena, le sue produzioni di qualità, il suo patrimonio storico-artistico, il suo bellissimo borgo antico all'attenzione dei grandi nomi del giornalismo italiano che arriveranno in città nei prossimi giorni e del pubblico che arriverà in città per vivere questo appuntamento. Il SWF diventerà così una vetrina importante per raccontare all’Italia ed al mondo la ricchezza enologica di cui siamo testimoni storici». 

Quasi in contemporanea sempre a Palazzo Mastromarchi, nello spazio dedicato alla Pinacoteca, si apriranno i banchi d’assaggio con oltre 30 cantine in rappresentanza del mondo vitivinicolo calabrese. Un’occasione per i wine lovers di approfondire la conoscenza dei vini in degustazione (si accede con l’acquisto di un coupon), incontrare i produttori e ascoltare le storie delle cantine e dei viticoltori, esempi virtuosi di una economia sostenibile, legata al territorio.

Alle ore 19.00, invece, sarà l’editor, wine philosopher e food explorer presso naturadellecose.comGae Saccoccio, a condurre il secondo appuntamento tecnico della prima giornata del Swf con una degustazione dedicata al vino artigianale. “Vecchia, giovanissima Calabria” proporrà un viaggio esplorativo tra le esperienze produttive ed i vini di Santino Lucà (Mantonico Passito Igt 2013), L’Acino (Mantonicoz Calabria Igt 2014), Cataldo Calabretta (Ansonica Calabria Igt 2014), Maradei (Dramis Calabria Igp Bianco 2016), ‘A Vita (Cirò Rosso Classico Superiore Riserva 2010), Traclò (Lanò VdT 2015), Giuseppe Calabrese (Terre di Cosenza Dop 2015), Casa Comerci (Granatu Calabria Igt 2016). 

In serata spazio agli chef che stanno facendo grande la scena gastronomica della Calabria, Gennaro Di Pace (Osteria Porta del Vaglio) Antonio Biafora (Biafora Restaurant), Emanuele Lecce (Tavernetta), Nino Rossi (Qafiz) del collettivo Cooking Soon  e Filomena Palmieri (Da Filomena), che ispireranno i loro piatti al Moscato di Saracena ed alla Podolica Calabrese, altro presidio Slow Food, nel corso di una cena gourmet accompagnata dai vini dei produttori saracenari.

Per finire in festa alle ore 22.00 i Coltivatori di Musica – Resistenza Gastrofonica Viaggiante offriranno la loro performance musical culinaria al pubblico della prima serata. Nel cuore del centro storico, sempre a partire dalle ore 20.00, per le strade, gli slarghi e le viuzze si animeranno punti ristoro con mangiari di strada, le osterie casalinghe, le degustazioni itineranti regalando il fascino di un borgo tutto da scoprire.

COMUNICATO STAMPA 

Una riunione operativa ha visto impegnati, nella giornata di ieri, i rappresentanti dell'amministrazione comunale di Mormanno, i tecnici di Anas Spa, e quelli della Soprintendenza dei beni culturali ed archeologici della Calabria, unitamente al Parco Nazionale del Pollino per fare il punto rispetto al Protocollo d'Intesa firmato con il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti nel Comune di Mormanno.

Per il comune di Mormanno erano presenti il Sindaco, Giuseppe Regina, il vice, Paolo Pappaterra, l'assessore all'ambiente, Giuseppe Fasano, il consigliere Francesco Diurno ed il responsabile Utc, Emidio Mastroianni. Al tavolo ha partecipato il Presidente dell'Ente Parco del Pollino, Domenico Pappaterra, accompagnato da Giuseppe Milione responsabile settore pianificazione, gli ingegneri Giuseppe Ferrara e Giuseppe Meli capi compartimento Anas A2 del Mediterraneo, e l'architetto Mariano Bianchi per la Soprintendenza.

Si è discusso delle prescrizioni del Mibact ed in particolare di quelle che riguardano il consolidamento e recupero del “Ponte Salviera”, “dell’Edicola Votiva” datata 1919, dei “Ruderi della Centrale Idroelettrica”, dell’ex Stazione Ferroviaria di Papasidero, della mitigazione visiva del depuratore, del consolidamento e restauro del “Ponte dei Francesi” (XVI secolo), della Cappella Madonna della Libera, dei Ruderi dell’ex Mulino e del recupero dell’accesso e dell’intero percorso storico che dalle rive del Fiume Battendiero riconduce al borgo antico di Mormanno.

Il Sindaco di Mormanno ed il Presidente del Parco hanno chiesto che rispetto alle prescrizioni Mibact si giunga in tempi rapidi, entro il 15 giugno, alla Conferenza dei Servizi. Così come si è chiesto che entro il 15 aprile si possa arrivare ad una ipotesi definitiva di progetto che riguardi lo svincolo autostradale di località San Pietro, al fine di poter procedere rapidamente alla sua realizzazione.

Inoltre il tavolo tecnico ha effettuato dei sopralluoghi sugli interventi che riguardano la strada comunale Posillipo – Crocifisso – Faro, la realizzazione dell'accesso sud strada comunale Posillipo – Crocifisso – Faro, l'area di attesa attrezzata, per le quali seguirà ipotesi progettuale.

 

Una riunione operativa ha visto impegnati, nella giornata di ieri, i rappresentanti dell'amministrazione comunale di Mormanno, i tecnici di Anas Spa, e quelli della Soprintendenza dei beni culturali ed archeologici della Calabria, unitamente al Parco Nazionale del Pollino per fare il punto rispetto al Protocollo d'Intesa firmato con il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti nel Comune di Mormanno.

Per il comune di Mormanno erano presenti il Sindaco, Giuseppe Regina, il vice, Paolo Pappaterra, l'assessore all'ambiente, Giuseppe Fasano, il consigliere Francesco Diurno ed il responsabile Utc, Emidio Mastroianni. Al tavolo ha partecipato il Presidente dell'Ente Parco del Pollino, Domenico Pappaterra, accompagnato da Giuseppe Milione responsabile settore pianificazione, gli ingegneri Giuseppe Ferrara e Giuseppe Meli capi compartimento Anas A2 del Mediterraneo, e l'architetto Mariano Bianchi per la Soprintendenza.

Si è discusso delle prescrizioni del Mibact ed in particolare di quelle che riguardano il consolidamento e recupero del “Ponte Salviera”, “dell’Edicola Votiva” datata 1919, dei “Ruderi della Centrale Idroelettrica”, dell’ex Stazione Ferroviaria di Papasidero, della mitigazione visiva del depuratore, del consolidamento e restauro del “Ponte dei Francesi” (XVI secolo), della Cappella Madonna della Libera, dei Ruderi dell’ex Mulino e del recupero dell’accesso e dell’intero percorso storico che dalle rive del Fiume Battendiero riconduce al borgo antico di Mormanno.

Il Sindaco di Mormanno ed il Presidente del Parco hanno chiesto che rispetto alle prescrizioni Mibact si giunga in tempi rapidi, entro il 15 giugno, alla Conferenza dei Servizi. Così come si è chiesto che entro il 15 aprile si possa arrivare ad una ipotesi definitiva di progetto che riguardi lo svincolo autostradale di località San Pietro, al fine di poter procedere rapidamente alla sua realizzazione.

Inoltre il tavolo tecnico ha effettuato dei sopralluoghi sugli interventi che riguardano la strada comunale Posillipo – Crocifisso – Faro, la realizzazione dell'accesso sud strada comunale Posillipo – Crocifisso – Faro, l'area di attesa attrezzata, per le quali seguirà ipotesi progettuale.

Vincenzo Alvaro

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