Varie

Varie (1611)

– COMUNICATO STAMPA –

“Forti della nostra identità, attraverso il lavoro, costruttori di speranza in Italia e in Europa”. E’ questo il tema che guiderà i lavori del XIII congresso provinciale del Movimento Cristiano Lavoratori di Cosenza, presieduto da Leonardo De Marco, che il sodalizio ha voluto trasferire nella cittadina arbereshe all’indomani del tragico evento che ha colpito la comunità di Civita il 20 agosto scorso.

 A due mesi esatti dal tragico evento che ha visto morire nel canyon del Raganello dieci persone il Movimento Cristiano Lavoratori ha inteso essere segno «tangibile di solidarietà e vicinanza con la comunità, amministrata dal Sindaco, Alessandro Tocci, portando a Civita oltre duecento delegati che si confronteranno sulle tematiche dell’identità e dell’Europa, per ricordare a tutti ed in primis a noi stessi la coerenza di voler essere da sempre movimento tra la gente e per la gente». Leonardo De Marco, presidente provinciale di Mcl Cosenza, sottolinea così la volontà di voler celebrare a Civita il congresso provinciale precedentemente programmato a Cosenza e trasferito – d’accordo con la presidenza nazionale – nella comunità del Pollino colpita dalla «immane tragedia» per «offrire la nostra testimonianza di fede e di solidarietà, facendo rivivere un momento di aggregazione sociale a questo borgo bellissimo con la partecipazione di oltre duecento persone tra delegati e ospiti da ogni parte della nostra provincia e anche dalla nostra Italia. Con il nostro stile vogliamo contribuire a fare in modo che Civita continui a vivere, ad essere quel borgo dove migliaia e migliaia di persone vengono per apprezzare le Gole del Raganello ed il paesaggio naturalistico del Parco Nazionale del Pollino. Civita deve continuare a vivere per ciò che era ieri  e non ad essere ricordata per la dolorosa tragedia di oggi».

La Provincia di Cosenza rappresenta lo zoccolo duro dell’MCL Calabria con quasi due terzi dei comuni presidiati dal movimento come esempio di «forte impegno  sociale per costruire, attraverso opere di convincimento, quei ideali e quei valori di cui siamo portatori sani» ha sottolineato ancora De Marco. Il congresso che sarà chiamato alla elezione del nuovo direttivo e al rinnovo del Presidente, vedrà la partecipazione di 184 delegati in rappresentanza dei territori e di una ventina di delegati nazionali del movimento e di alcuni ospiti stranieri tra i quali spicca la presenza di Bilbil Kasmi, presidente dei Sindacati liberi e indipendenti di Albania (Sauatt), che parteciperà all’assemblea provinciale presso la Rocca di Kruja a Civita insieme al direttore generale del Patronato Sias, Alfonso Luzzi, al vice presidente nazionale del Movimento Cristiano Lavoratori, Vincenzo Massara, e diverse autorità ed istituzioni del territorio tra i quali il Sindaco di Civita, Alessandro Tocci, il presidente del Parco Nazionale del Pollino, Domenico Pappaterra, il vescovo della Diocesi di Cassano all’Jonio, Monsignor Francesco Savino.

Al centro del confronto i temi di stretta attualità sociale e politica della società italiana che «sta attraversando un momento non poco felice. Oggi non c’è più quella politica di un tempo passato che guardava con particolare attenzione i problemi sociali della gente – aggiunge De Marco - Lo stato sociale del paese è ad un livello estremamente basso. In Italia si contano circa 5 milioni di poveri e, mai in Italia, anche subito dopo il dopo guerra la situazione era così grave». Il DEF messo a punto dal Governo in questi giorni fa registrare « qualcosa di nuovo» ma «non basta» afferma il segretario provinciale del Movimento Cristiano Lavoratori. Il reddito di cittadinanza, ad esempio, è «qualcosa di sbagliato. Non ci convince e non ci entusiasma perché a nostro parere questo è un metodo clientelare ma che soprattutto andrebbe a congelare l’intelligenza dei nostri giovani già fortemente provati dall’enorme crisi di lavoro. Vogliamo che i nostri giovani debbano essere liberi da schemi clientelari partitici. Nove miliardi di euro, questo è ciò che costa il reddito di cittadinanza, si sarebbero potuti investire meglio» ad esempio dando la «possibilità alle imprese per assumere giovani ed investire sulla formazione professionale, facendo in modo di formare nuove figure nel mondo del lavoro produttivo».

Ma spazio per il confronto ci sarà anche sull’idea di Europa che in questi anni sta passando sui tavoli della politica che «non è affatto quella che i nostri padri fondatori avevano delineato. Così com’è ora questa Europa non ci piace e non è capace di affrontare neanche i grandi temi scottanti come quelli dell’immigrazione verso la quale bisogna costruire una strategia politica condivisa di accoglienza e solidarietà per aiutare i popoli in difficoltà a ritrovare la propria identità e stabilità sociale anche lontano dai propri confini».

 
 
Vincenzo Alvaro
- giornalista -

– COMUNICATO STAMPA –

La Calabria, grazie ad una delibera del Consiglio dei Ministri datata 6 settembre 2018, accede ad importanti risorse economiche destinate a privati cittadini ed attività produttive che hanno subito danni - negli ultimi tre anni - a causa di frane e alluvioni e per le quali il Governo aveva concesso lo stato di emergenza di Protezione Civile. Tra i territori calabresi ed i comuni interessati figura anche Oriolo che purtroppo negli ultimi anni ha subito diverse volte la furia del maltempo che ha arrecato non pochi danni a viabilità, abitazioni e strutture varie. Arriveranno in Calabria in totale 11,5 milioni di euro: di cui 5,5 milioni per danni alle attività produttive e 6 milioni per danni ai privati. I cittadini di Oriolo e le attività produttive che ne hanno facoltà possono richiedere il contributo risarcitorio in ottemperanza a due Ordinanze del Capo Dipartimento della Protezione Civile e cioè la n. 473/2017 e la n. 289/2015. Per la prima le cifre sono: euro 785.423,64 (soggetti privati) ed euro 406.690,67 (titolari attività economiche e private): Per la seconda le cifre sono: euro 532.825,56 (soggetti privati) ed euro 473.682,65 (titolari attività economiche e produttive). «Siamo soddisfatti anche se c'è ancora tanto da fare - commenta il vicesindaco di Oriolo, Vincenzo Diego - che ringrazia il presidente della Regione Calabria, Mario Oliverio e il responsabile della Protezione Civile, Carlo Tansi -. Siamo in attesa di altri provvedimenti e nel frattempo sono iniziati altri interventi in zona San Leo». Diego ricorda anche come il decreto che riguarda i lavori in contrada Santa Marina (circa due milioni di euro) è già da giorni sui tavoli della Provincia di Cosenza impegnata nella redazione del progetto. Intanto sul sito internet della Protezione Civile Calabria è possibile scaricare la documentazione necessaria per accedere ai contributi da parte dei privati, con la domanda che dovrà pervenire in Comune entro il 22 ottobre 2018. Per le attività produttive invece - comunicano dalla Regione Calabria - sono ancora in corso alcune procedure preliminari con le modalità di accesso ai contributi che saranno disponibili a breve. A tal proposito, il vicesindaco ricorda come gli uffici comunali sono a disposizione per ogni chiarimento a riguardo. «L'impegno è quotidiano - conclude Vincenzo Diego -, si lavora con coscienza e per l'intera comunità».

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– COMUNICATO STAMPA –

Sabato sera, 13 ottobre 2018, Nella Basilica Cattedrale di Cassano allo Ionio si è svolta la veglia missionaria e il conferimento del mandato catechistico. 

La celebrazione è stata presieduta dal Vescovo di Cassano, mons. Francesco Savino che ha scritto una lettera - di seguito riportata - agli operatori pastorali.

 

Carissimi operatori pastorali, 

voi siete il volto missionario della chiesa locale!

 

Ancora una volta grazie per il vostro ministero che vivete con passione e gratuità. Con stupore scopro sempre di più il vostro amore per Cristo, il suo Regno e la chiesa.

Voglio soffermarmi, questa sera, mentre vi conferisco il mandato, a riflettere sulla parrocchia come comunità che genera alla fede, come “luogo” di comunione nella concreta realtà del territorio.

Papa Francesco in Evangelii Gaudium parla della chiesa come popolo di Dio e osserva che essa è “ben più di una istituzione organica e gerarchica, poiché è, anzitutto, un popolo in cammino verso Dio” (EG 111). “Un popolo che Dio si è scelto e convocato” (EG 113), “inviato da Gesù Cristo come sacramento universale di salvezza” (EG 112) che “collabora come strumento della grazia divina che opera incessantemente al di là da ogni supervisione” (EG 12). Questo popolo annuncia con gioia la salvezza per tutti: “nessuno si salvada solo, cioè né come individuo isolato, né con le sue forze proprie” (EG 113).

Il popolo di Dio opera “in accordo con il grande progetto di amore del Padre” e quindi è “luogo dellamisericordia gratuita, dove tutti possono sentirsi accolti, amati, perdonati, incoraggiati a vivere il Vangelo”(EG 114) e, infine, è un popolo dai molti volti sia perché “l’essere umano è sempre culturalmente situato” sia perché “natura e cultura sono strettamente connesse” (EG 115), come già aveva precedentemente affer- mato la Gaudium et Spes al n.53.

Se la chiesa è “popolo messianico in cammino”, la comunità parrocchiale, cioè la chiesa sul territorio non può che avere le seguenti connotazioni: essere dinamica, ossia essere sempre in cammino, in fedeltàal Vangelo e agli uomini, una comunità estroversa, missionaria, in uscita; porre segni dell’amore incondi-zionato e asimmetrico di Dio, “lento all’ira e grande nella misericordia per tutti”; favorire e riconoscere le relazioni, che non possono che essere fraterne, “trinitarie”; accettare le diversità, i mille volti rivolti,sinfonia di carismi e di ministeri.

La parrocchia è per “tutti”, esiste per tutti coloro che vi arrivano, per “chiunque”, direbbe Theobald, sia interessato, toccato, affascinato, a qualunque livello di intensità, dal Vangelo.

Una parrocchia-comunità, “casa e scuola di comunione”, che genera alla fede. Una parrocchia-comu-nità che diventa sfida e sogno condiviso da realizzare. Una parrocchia, anima del territorio, che da essere autoreferenziale e centro di servizi religiosi, da essere liquida, diventa, come dice l’apostolo Paolo nellalettera ai Filippesi 2, 15, una comunità delle “stelle in terra”. Una comunità di credenti che, ben radicati sulla terra, vivono della Parola di Dio, si nutrono del Corpo di Cristo, e, in tal modo, possono illuminare e orientare.

Non lasciamoci rubare la bellezza di vivere la “comunità”.

“La parola comunità evoca tutto ciò di cui sentiamo il bisogno e che ci manca per sentirci fiduciosi, tranquilli e sicuri di noi”: così scriveva il sociologo Zygmunt Bauman. Ma, chiediamoci, quali sono lecondizioni perché la parrocchia sia luogo di comunione? In una riflessione molto bella di don Tonino Bello,ho letto che occorrono tre condizioni: la parrocchia sappia riscoprire la sua vocazione missionaria, come è stato all’inizio; sappia guardare in alto, alla struttura, al Vescovo, alla Diocesi; sappia guardare in basso.

  1. a)  Prima condizione: riscoprire la vocazione missionaria. Le nostre parrocchie, sono troppo sedentarie,non conoscono più l’ansia kerigmatica, quella cioè del primo annuncio: Gesù è morto ed è risorto per noi. Ci siamo specializzati in catechesi ma, lo dice anche fortemente Papa Francesco nell’Evangelii Gaudium, soprattutto nell’ultima parte del terzo capitolo, abbiamo oscurato la dimensione kerigmatica. Le nostre parrocchie sono “carri merci, sui binari morti delle stazioni” (don Tonino Bello). Attendono i consumatori dei beni sacramentali, vivono ma non vanno. E’ chiaro, diceva ancora don Tonino Bello,che per riscoprire la vocazione missionaria, la parrocchia deve riscoprire la sua vocazione alla povertà,

    intesa come essenzialità, sobrietà.

  2. b)  Seconda condizione: guardare alla struttura.

    Il paragrafo 42 della Costituzione sulla Liturgia è significativo: “poiché nella chiesa il Vescovo non può presiedere personalmente sempre e ovunque l’intero gregge, deve necessariamente costituire delle assemblee di fedeli, tra cui hanno posto preminente le parrocchie organizzate localmente sotto la guida di un pastore che fa le veci del Vescovo. La riflessione cade qui sulla comunione presbiterale, ecclesiale e gerarchica. Essa è dono e grazia, non legge dettata dall’efficienza o da un bisogno tattico per sfondare. Pertanto richiede preghiera, meditazione, studio teologico, biblico, pastorale e anche sacrificio. Il sacri-ficio di uscire dal proprio comodo, dal proprio “io” per ricercare l’intesa, la comunione pastorale. E’ la sfida dell’unità pastorale! Della comunità di parrocchie. Siamo troppo “frantumati”, lo dico con umiltàsia “del noi sacerdoti” e anche “del noi come comunità”.

    La comunione ecclesiale diventerà, ne sono profondamente convinto, segno, fermento, stimolo, co-scienza critica, parametro per una vera solidarietà. Difficilmente riusciremo a costruire la comunionenelle nostre comunità e tra le nostre comunità se non guarderemo al di sopra del campanile.

  3. c)  Terza condizione: guardare in basso.
    La terza condizione, non deve spaventarci, è che si costituiscano piccole comunità del Vangelo, credibili e autorevoli, per la loro capacità di condivisione. Se, è vero che la chiesa è popolo di Dio, è comunità di comunità, la parrocchia è comunità, la diocesi è comunità, è anche vero che spesso la parola comu-nità resta una definizione vuota. La vita comunitaria è esperienza di vita, di fede, di carità, di gioia, di condivisione che genera alla fede, oltre la parrocchia burocratica dove il servizio fatto magari generosa-mente sul piano sacramentale, rischia di perpetuare l’equivoco del distacco tra la vita e la fede.Ritengo che voi laici, voi tutti operatori pastorali, potete veramente realizzare una vera e propria rivolu- zione se, mettendovi in gioco, riuscite a vivere la fraternità cristiana dove il Vangelo diventa parametro di vita e l’Eucarestia il fondamento, protesi verso il “non ancora” del Regno di Dio.
    Ci attendono alcune sfide che vorrei evidenziare.

1) La parrocchia-comunità e il mondo della cultura.

Così sostiene, direi profeticamente, don Tonino Bello: “Le nostre parrocchie hanno disertato il fron-te della cultura, e oggi stiamo assistendo ad una autentica mentalità laicista, indifferente, di nichili-smo, che è un polipo dai mille tentacoli, più presente tra noi di quel che si pensi”. Pierpaolo Pasolini affermava che il consumismo è l’unica rivoluzione che, senza sparare colpi di cannone, è riuscita asovvertire la società, a cambiare la nostra, che era una società cristiana, in una società edonistica,protesa verso il piacere. Dobbiamo darci da fare per riparare a ritardi colpevoli di cui oggi stiamo pagando lo scotto. Urge una vera e propria “rifondazione culturale”, una rinascita culturale del cri- stianesimo, una nuova grammatica della fede basata su processi di mediazione con i saperi umani, sia umanistici che tecnico-scientifici. L’esperienza cristiana ha bisogno di una vera e propria diaconia della cultura.

2)  La parrocchia-comunità e i problemi della giustizia sociale.

  1. Non voglio cedere alla tentazione del sociologismo ma riconosciamo tutti che la popolazione ca- labrese è sconvolta da un drammatico travaglio morale e socio-economico (disoccupazione, emi-grazione, clientelismo, corruzione, illegalità diffusa, caporalato e disuguaglianze sociali). Quale presenza sul territorio da parte delle nostre comunità? E la profezia? E la denuncia, personale ecomunitaria, come annuncio di salvezza? Indubbiamente è stato ed è lodevole il nostro impegno disolidarietà ma, specchiandoci nel Vangelo, domandiamoci perché non c’è stata una crescita di una forte coscienza sociale? Domandiamoci ancora se stiamo stati segno di rottura o di conservazione? (cfr. At 2, 15 in riferimento a Paolo e a Sila: “costoro mettono sotto sopra il paese”). Urge uno scattodi responsabilità. Educhiamoci insieme ad essere protagonisti di un nuovo umanesimo superando la logica di “piangerci addosso”. Non sacrifichiamo la nostra libertà evangelica sull’altare di qualche “piatto di lenticchie” che i potenti di turno ci offrono col subdolo desiderio di ricattare le nostrecoscienze.
  2. 3)  La parrocchia-comunità e i giovani.

    Abbiamo vissuto un’Assemblea che ha avuto come tema “Generare i giovani alla vita e alla fede nella comunità cristiana: una sfida educativa”. Da qualche giorno è iniziato il Sinodo dei giovani e sui giovani, fortemente voluto dal Papa. La mia lettera ai giovani, che mi auguro sia stata letta da voi personalmente e comunitariamente, è solo un invito a liberarci da ogni pregiudizio e luogo comune per comprendere dinamiche e nuove spiritualità che attraversano e abitano i giovani e ilmondo giovanile nel suo complesso. Quest’anno pastorale sarà un anno durante il quale i giovani avranno, a partire da me e da parte di ogni comunità parrocchiale, un’attenzione tutta speciale. Il prossimo anno sarà ancora un anno che ci vedrà tutti concentrati sulla pastorale dei giovani. L’ho già detto con forza nelle conclusioni dell’Assemblea: la condizione giovanile “non è una malattia”. Penso che l’errore più grosso delle nostre comunità, della nostra chiesa, sia stato quello di non aver mai affrontato la “questione giovanile” nelle sue matrici culturali e di esserci attardati su analisi su-perficiali e su rimedi dal fiato corto. E’ l’ora della diaconia della cultura e della cultura dell’incontrocome parametri educativi indispensabili e necessari dei giovani che incontriamo o intercettiamo sui nostri sentieri, più o meno interrotti, della pastorale.

Per ultimo, ma non come ultimo in senso valoriale, sottopongo, cari operatori pastorali, al vostro “cuorepensante”, la questione della catechesi delle persone disabili, che sono numericamente in crescita. PapaFrancesco, in occasione del 25° anniversario dell’Istituzione del Settore per la Catechesi per le persone di-sabili dell’Ufficio Catechistico Nazionale Italiano, così si è espresso: “L’ambito della pastorale dei disabili richiede una duplice attenzione: la consapevolezza della educabilità alla fede della persona con disabilità,anche gravi e gravissime; e la volontà di considerarla come soggetto attivo nella comunità in cui vive. Que-sti fratelli e sorelle non sono soltanto in grado di vivere una genuina esperienza di incontro con Cristo, ma sono anche capaci di testimoniarla agli altri. Molto è stato fatto nella cura pastorale dei disabili; bisognaandare avanti, ad esempio riconoscendo meglio la loro capacità apostolica e missionaria, e prima ancora il valore della loro “presenza” come persone, come membra vive del Corpo ecclesiale. Nella debolezza e nel-la fragilità si nascondono tesori capaci di rinnovare le nostre comunità cristiane. Tuttavia le nostre comunità fanno ancora fatica a praticare una vera inclusione, una partecipazione piena che diventi finalmente ordina-ria, normale. E questo richiede non solo tecniche e programmi specifici, ma prima di tutto riconoscimento eaccoglienza dei volti, tenace e paziente certezza che ogni persona è unica e irripetibile, e ogni volto esclusoè un impoverimento della comunità. Anche in questo campo è decisivo il coinvolgimento delle famiglie,che chiedono di essere non solo accolte, ma stimolate e incoraggiate”.

Coraggioso e provocatorio è stato ancora Papa Francesco quando, rispondendo ad alcune domande dei partecipanti al Convegno per persone disabili, ha detto: “O tutti o nessuno”.

La pastorale o è inclusiva o non è una pastorale del Vangelo.
Concludo queste mie riflessioni rivolte in modo particolare a voi operatori pastorali ma anche ai vostri

cari Parroci, a tutti i miei confratelli, riflessioni che denotano una mia grande preoccupazione: la costitu-zione della parrocchia-comunità. Aggiungo una bellissima poesia di D. Bonhoeffer intitolata “La morte di Mosè”:

Tu che punisci i peccati
e perdoni volentieri,
Dio, questo popolo io l’ho amato.
Aver portato la sua vergogna e i suoi vizi e aver scorto la sua salvezza:
questo mi basta.
Reggimi, prendimi.
Il mio bastone s’incurva.

Spesso anche “il mio bastone”, cioè “il mio pastorale”, s’incurva sotto il peso delle fatiche, delle ama- rezze e delle delusioni.

Ma non m’importa.

O Dio questo popolo, di cui questi operatori pastorali fanno parte, io l’ho amato da quando mi hai elettoVescovo e lo amerò per sempre.

O Dio, padre di Abramo, di Isacco, di Giacobbe, dei Profeti, di Gesù, aiutaci ad essere testimoni gene-rosi, instancabili e credibili del tuo amore, fino al punto di attrarre tutti a tuo figlio, il Messia, Gesù Cristo.Amen.

Vostro
✠ don Francesco, Vescovo

– COMUNICATO STAMPA –

“Il rischio alluvione- e quindi ciò che è legato al ruschio idrogeologico- sarà al centro di momenti di sensibilizzazione, sabato 13 e domenica 14 ottobre, anche a Castrovillari, tra le piazze d’Italia che accoglieranno i Volontari, per informare i cittadini sulle buone pratiche di protezione civile.

L’azione si muove sotto quella più ampia, denominata “Io non rischio”, giunta all’ottava edizione e nata nel 2011 grazie al Dipartimento della Protezione Civile con L’Associazione Nazionale Pubbliche Assistenze, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia nonché la Rete dei Laboratori Universitari di Ingegneria Sismica.

Lo specifico approfondimento divulgativo locale si terrà su Canal Greco, nei pressi del Centro Servizi per il Volontariato, per mano delle Associazioni di volontariato “Ente nazionale per la Salvaguardia Ambientale” e “Appartenenti alla Polizia Locale Italiana” partner, con più organismi; a fianco il Comune ed altri soggetti.

L’appuntamento sarà un’occasione per rendere consapevoli alla problematica che viene posta, ma anche per far capire come bisogna muoversi negli istanti determinati dai fenomeni naturali.

E’ un approccio di ascolto da non perdere - da qui l’invito pressante a partecipare - per essere introdotti a quelle metodiche e comportamenti che desiderano contribuire a tale tipo di educazione civica, fondamentale per la vita di ciascuno come delle comunità le quali, ormai, come registriamo sempre più spesso, devono fare i conti con questi sconvolgimenti.”

Castrovillari 12 ottobre 2018

Per l’ASSAPLI
il Presidente Nazionale
Avv. Dario Giannicola

– COMUNICATO STAMPA –

Si è riunita nei giorni scorsi a Castrovillari la commissione che ha proceduto alla valutazione delle opere che hanno partecipato alla 1.ma edizione del concorso fotografico organizzato dalla Delegazione del Fai Pollino, rivolto agli alunni delle scuole ed ai giovani in età compresa fra i 14 ed i 35 anni, sul tema “Angoli
nascosti e realtà dimenticate nel Parco Nazionale del Pollino” con l’intento di stimolarli a rivolgere la propria attenzione, in particolare ai “paesaggi della bellezza”, per sviluppare l’interazione tra uomo ed ambiente affinchè possa produrre un risultato non solo bello ma anche sostenibile ed utile.

Sono state ammesse al concorso le immagini che presentavano gli angoli più nascosti e le realtà dimenticate ricadenti nell’area del Parco Nazionale del Pollino e che si sono distinte per la qualità tecnica della fotografia, per la capacità di interpretazione del tema, per l’impatto del messaggio trasmesso e per la originalità e la creatività.

Ideatore e curatore del concorso è stato il prof. Francesco Caruso, delegato all’Ambiente del Fai Pollino. La commissione composta da Mario Alvaro, Francesco Caruso, Gennaro Cosentino, Gaetano Gianzi e Giuseppe Iazzolino ha proceduto alla valutazione individuale di tutte le opere partecipanti al concorso, assegnando, alla unanimità, il 1° premio ad Alessandra Galizia per la foto “Una casa Codra a Civita”, il 2° premio ad Angelica Gaetani per la foto “Neve d’autunno” ed il 3° premio a Maria Francesca Iannelli per la foto “Antichi mestieri in un panorama montano incontaminato”. La premiazione dei vincitori avverrà nei prossimi giorni nel corso di una manifestazione alla quale parteciperanno Autorità e Dirigenti Scolastici.

“Con questa iniziativa – ha dichiarato la prof.ssa Donatella Laudadio capo delegazione del Fai Pollino - abbiamo voluto porre l’attenzione delle giovani generazioni sulle bellezze naturalistiche e paesaggistiche del nostro territorio, per accrescere il loro interesse affinchè questi beni di incomparabili bellezze possano essere sempre più preservati e valorizzati.”

Castrovillari, 10-10-2018

– COMUNICATO STAMPA –

«Uno scrigno nascosto», così hanno definito il borgo di Oriolo un gruppo di tour operators giunti dalla Germania in Calabria a caccia di tesori da proporre ai propri clienti per viaggi turistici. Accolti e accompagnati, nella giornata di domenica, dal vicensindaco con deleghe a Turismo - Cultura - Beni Culturali, Vincenzo Diego, gli ospiti si sono immersi in un vero e proprio tour tra le bellezze di uno de "I Borghi più belli d'Italia" e Bandiera Arancione Touring Club Italiano (ripercorrendo l'itinerario della 1^ Passeggiata Culturale tra le Bellezze di Oriolo proposta quest'estate). I Tour operators tedeschi sono arrivati presso gli aeroporti di Lamezia Terme e Reggio Calabria e da qui sono partiti per escursioni in tre zone tematiche della Calabria, inserendo nella loro mappa anche una visita ad Oriolo, dove hanno visitato il centro storico e alcune realtà turistiche e imprenditoriali. Del piccolo borgo nell'entroterra dell'Alto Jonio cosentino hanno apprezzato il recupero dei Beni Culturali, oggi tutti visitabili (grazie anche alla collaborazione dell'associazioni come quella per lo Sviluppo dell'Alto Jonio) e pregnanti di contenuti culturali e multimediali. Dal castello alla chiesa madre con l'affascinante reliquia dell'alluce di San Francesco di Paola. E poi giù verso il Teatro La Portella incastonato nella roccia, sino ai due palazzi recentemente recuperati come Palazzo Giannettasio e la Casa delle Arti e delle Idee. Assieme ai tour operators erano presenti alcuni giornalisti tedeschi che, grazie alla presenza di un'interprete, hanno interloquito con gli abitanti del posto e gli operatori turistici apprezzando il concetto esperienziale di turismo, di viaggio vissuto. Ad Oriolo, i tour operators, hanno trovato, di certo, diversi elementi di interesse ma ciò che li ha davvero entusiasmati è come questi elementi culturali e architettonici sono armoniosamente inseriti in un itinerario che affascina il visitatore.

Tutti appunti sui loro taccuini, questi, che diventeranno progettualità con l'obiettivo di far confluire flussi turistici ad Oriolo e dintorni. Gli ospiti, che in questi giorni stanno visitando la Calabria, parteciperanno al 68^ Meeting Annuale della Deutscher Reiseverband, dal 10 al 14 ottobre a Reggio Calabria e che consentirà alla regione di ospitare uno degli appuntamenti più prestigiosi in Europa per ciò che concerne la ricerca di nuove destinazioni turistiche. Soddisfatto il vicesindaco Vincenzo Diego: «Ringraziamo la Regione Calabria per questa opportunità. Essere inseriti in circuiti turistici internazionali è la riprova che siamo sulla strada giusta. Gli sforzi, l'impegno e la passione di questi anni stano ripagando e ripagheranno la comunità di Oriolo. Ricevere apprezzamenti sinceri da esperti di marketing e turismo - continua Diego - che hanno visitato anche regioni all'avanguardia come Toscana e Umbria, rappresenta quella pacca sulla spalla che ti spinge a non mollare». Unica nota dolente, che i visitatori esprimeranno anche e sopratutto in Regione Calabria, è la mancanza di infrastrutture al passo con i tempi come un aeroporto di mezzo tra Lamezia e Bari che possa servire questo prezioso lembo di Calabria. La giornata, dedicata davvero alla bellezza, si è conclusa presso l'Agritursimo Cervinace dove gli ospiti dopo il percorso culturale, hanno intrapreso un intrigante percorso enogastronomico dove hanno incontrato i produttore della zona, assaggiando le genuinità del territorio.

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Friday the 19th. Castrovillari in Rete

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