Cronaca

Cronaca (117)

− COMUNICATO STAMPA −

ROTONDA 04 DICEMBRE 2017 – E’ stato sorpreso all’interno del Parco Nazionale del Pollino mentre praticava attività venatoria. Per un cacciatore di Latronico (PZ) è scattata quindi la denuncia per attività venatoria non consentita e introduzioni di armi all’interno dell’area protetta. L’uomo è stato fermato dai militari delle Stazioni Carabinieri Parco di Rotonda (PZ) e Viggianello (PZ) al termine di una attività di prevenzione e controllo in località “Peschiera-Giualiantonio” di Castelluccio Inferiore (PZ), zona 1 del Parco Nazionale del Pollino, Sito d’Importanza Comunitaria (SIC) e Zona a Protezione Speciale (ZPS). Subito bloccato si è proceduto al sequestro del fucile e del munizionamento di tipo spezzato in suo possesso, tra l’altro non consentito dalla Legge sulla caccia. L’uomo è stato deferito all’Autorità Giudiziaria per il reato di caccia di frodo ed introduzioni di armi in area protetta, in violazione della Legge sulla caccia e della Legge Quadro sulle Aree Protette.

− COMUNICATO STAMPA −

Rotonda 28 novembre 2017 – Continuano i servizi finalizzati al contrasto del fenomeno del bracconaggio e tutela della fauna selvatica nel Parco Nazionale del Pollino. Nei giorni scorsi i militari della Stazione Carabinieri Parco di Morano Calabro hanno denunciato un cacciatore del luogo per violazione alla legge sulla caccia. In particolare, l’uomo è stato sorpreso in località “Monastero di Colloreto” di Morano Calabro, area questa limitrofa alla zona 2 del Parco del Pollino dopo che lo stesso aveva da poco abbattuto alcuni ungulati. Dal controllo è emerso infatti che il fucile usato per l’attività venatoria non era dotato dell’apposito “riduttore” e dunque era predisposto a contenere più di due munizioni all’interno del serbatoio, in questo modo l'arma non è consentita per la caccia. Inoltre si è accertato che i tre cinghiali appena sparati erano stati abbattuti con munizionamento spezzato, in particolare “pallettoni” assolutamente vietati per la caccia al cinghiale. Si è pertanto denunciato il cacciatore per aver usato mezzi e munizionamento non consentito per l’attività venatoria e posto sotto sequestro il fucile calibro 12 e il munizionamento in suo possesso oltre ai due capi abbattuti in seguito dati in beneficenza.

− COMUNICATO STAMPA −

COSENZA 13 novembre 2017 - I militari delle Stazioni Carabinieri Forestale di Castrovillari e Corigliano, durante una attività di controllo coordinata dalla Procura della Repubblica di Castrovillari nel Comune di Spezzano Albanese hanno nei giorni scorsi proceduto al sequestro di un’area utilizzata per la coltivazione e l’esercizio di una cava di circa 2000 metri quadri. In particolare, i militari giunti in una proprietà privata in località Stragolia Piccola hanno individuato la presenza della cava al cui interno era in corso un prelievo di inerti con l’ausilio di un escavatore e di un autocarro. Prontamente bloccato il prelievo si è proceduto agli accertamenti del caso che hanno riscontrato che tali lavori di estrazione erano abusivi, in quanto effettuati senza alcun titolo autorizzativo. Sono quindi scattati i sigilli dell’area per impedire che le attività di scavo proseguissero e dei due mezzi utilizzati. Tre le persone denunciate alla competente Autorità Giudiziaria, il proprietario del fondo ed i proprietari dei due mezzi usati per il prelievo illecito del materiale, tutte di Spezzano Albanese, che dovranno rispondere di concorso nel reato di attività estrattiva non autorizzata.

Di solito, quando giungono dei comunicati stampa, in questo caso da parte dell'Ufficio per le Comunicazioni Sociali della Diocesi di Cassano all'Ionio, mi limito a riportare quanto pervenuto, senza dover aggiungere oltre. Ma, questa volta, il particolare attaccamento che nutro per questa parrocchiale, m'obbliga a non esimermi dall'esprimere tutto il mio sdegno e la mia tristezza per l'atto criminale e sacrilego.

La mia particolare amicizia che mi lega al parroco, don Michel SEWODO KOSSI DOVI DELA, per tutti, semplicemente, don Michele, m'ha fatto eleggere questa chiesa, che io considero un po' come una cenerentola tra le chiese, per via della sua disarmante semplicità, che riflette quella del suo reggitore, tanto umile quanto colto, come il luogo in cui mi pregio d'ascoltare il Verbo nei momenti delle mie permanenze sui luoghi marini, attardandomi sempre, al termine della divina liturgia, nella sagrestia collo stesso che, oltre a guidare la sua comunità, è uno dei pochi docenti della Pontificia facoltà teologica dell'Italia meridionale di NAPOLI della nostra diocesi, tenendo, da ordinario, nella stessa il corso di "Introduzione alla Sacra Bibbia".

Al presbitero e alla comunità parrocchiale, esprimo tutto il mio cordoglio, per questo vile gesto, augurandomi che la coscienza riconduca gli artefici (se cristiani!) verso quella Via, Verità e Vita che, quotidianamente, trova in questa chiesa chi cerca, col proprio impegno, di ben sentire per ben agire.

Di seguito, l'appello dell'ordinario diocesano, SER mons. Francesco SAVINO, vescovo della diocesi di CASSANO ALL'IONIO, unitamente coi sacerdoti di TREBISACCE.

A tutti i fedeli.

Nella notte tra il 10 e l’11 Novembre appena trascorsa, la chiesa di san Vincenzo Ferrer in Trebisacce è stata visitata da ladri che, nella ricerca di qualche spicciolo, hanno scassinato cassetti e mobili di sacrestia. L’atto, già di per sé ignobile, ci ferisce e addolora in quanto è stato portata via anche una cassetta in cui sono custodite le Ostie Consacrate della SS. Eucarestia.

Il Corpo di Cristo, dono preziosissimo per tutti, cibo per la vita che è il Pane Consacrato, è custodito in un tabernacolo prezioso come una cassaforte soltanto per quanto contiene.

Ci rivolgiamo a tutti i devoti cristiani, in particolare ai responsabili dello scasso perché, sotto l’azione dello Spirito Santo che opera incessantemente in ciascuno, questa cassetta-tabernacolo venga restituita e custodita per l’adorazione.

Intanto, in ogni chiesa della Diocesi, preghiamo insieme in riparazione del gesto sacrilego, compiuto senza  la consapevolezza che anche in un frammento di Ostia Consacrata ci siamo tutti perché c’è il Tutto, il Cristo Signore con la Sua Chiesa.

Il Vescovo, monsignor  Francesco Savino,
e i confratelli sacerdoti di Trebisacce

 

− COMUNICATO STAMPA −

«Come amico, fratello, discepolo, piango la prematura scomparsa di don Ignazio Schinella, proprio oggi, in cui la Chiesa Cattolica commemora i defunti. La notizia giunta nella prima mattinata parla di un incidente d’auto nel suo paese natale, dove era giunto per una visita ai suoi parenti defunti. Con mons. Schinella va via un grande teologo che con i suoi scritti ha cantato e lodato Gesù, Signore della sua vita.

Il suo ministero presbiterale era caratterizzato dall’amore verso la bellezza intesa come arte, poesia, letteratura; educatore nei luoghi deputati alla formazione dei futuri sacerdoti, amava il mondo popolare e più volte nei suoi testi faceva riferimento alla modalità del cattolicesimo popolare. Sempre attento, amava scrivere ed era un grande comunicatore, con la sua parola fluente, ma soprattutto con la sua grande umanità ed amicizia.

Con la casa editrice Progetto 2000 ha pubblicato oltre 20 titoli, ma erano in corso di preparazione altri volumi e ristampe; più volte aveva posto la sua firma a presentazioni o post fazioni. Una produzione enorme, con una scrittura fluente ed accattivante» così ha inteso ricordare l’editore Demetrio Guzzardi il suo amico di sempre mons. Ignazio Schinella.

Nella sua opera “Terra margia” stampata nel 1983, in una sua poesia così scrive:

«Sono nato senza spazio né tempo al mio cammino / la morte che mi sento nel cuore / ogni giorno vicina / conosciuta precoce / bambino quando andavo al lutto / per gioco sulle scale di legno / sarà un bivacco per una notte di luna / a riposare gli occhi / le tempie annerite / dalla fatica del sole./ Come faggio di bosco / leverò al cielo i rami nodosi del cuore / per non morire d’infarto precoce. / La fatica della strada sassosa / impolverata / rinnoverà le vene / lignificate nel tempo. / Sono nato senza spazio né tempo al mio cammino / ho desiderato nell’intimo la morte / scogliera dove approdare a riva. / Tuffarmi nell’orizzonte morto della notte. / Tutto mi è estraneo / anche me stesso / nel mio nocciolo d’uomo».

E nella presentazione del catalogo della mostra sui santini calabresi così scrisse:

«Un adagio spagnolo così riassume la parabola esistenziale-spirituale dei credenti “Campane del mio campanile, avete cantato quando nacqui, piangete quando morrò”. Dalla nascita battesimale alla nascita alla vita eterna, nell’evento della morte, l’uomo è accompagnato dalla madre Chiesa del proprio piccolo o grande borgo, con un pathos umano».

Mons. Ignazio Schinella era nato ad Arena (VV) l’1 febbraio 1949, presbitero della diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea. Per molti anni rettore del Pontificio Seminario Teologico Regionale “San Pio X” di Catanzaro; era direttore del biennio di Teologia pastorale alla Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale di Napoli. Centinaia i suoi testi, saggi e articoli di natura teologica, spirituale, etica e bioetica.

Intervista a mons. IGNAZIO SCHINELLA dopo la presentazione

di un suo saggio al SALONE DEL LIBRO DI TORINO 2016

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− COMUNICATO STAMPA −

Queste due foto [non pubblicate per non urtare la sensibilità degli animi più sensibili, limitandoci alla sola denuncia di quanto accaduto, N.d.R.] che ci sono state recapitate mostrano tutto l'orrore del quale è capace l'uomo. Siamo in Calabria, ma potrebbero essere state scattate in una qualunque altra regione perché, come dimostrano gli innumerevoli episodi dei quali si ha notizia, la crudeltà non ha latitudine.

Un cucciolo di volpe e un cane con collare, ritrovati in due momenti diversi e in due zone distanti tra loro vari chilometri, appesi a un albero. Non vorremmo mai vedere immagini così, e – come noi – tanti altri che condividono il nostro senso di compassione nei confronti di chi non ha gli strumenti per difendersi. Ma abbiamo scelto di rendere pubbliche le foto e indicare i luoghi dei ritrovamenti perché crediamo che non sia giusto operare censura su episodi che, al contrario, è necessario siano resi pubblici.

Chi si sarà trovato, almeno una volta nella sua vita, a passare per questi due luoghi, sappia che, sui suoi stessi passi, è transitato uno o più assassini. E sappia che l'unico strumento per contrastare tale reato (perché di reato si tratta) è sollevare il velo su ciò che succede. Non dobbiamo passare oltre, cercando di dimenticare al più presto la scena raccapricciante, nascondendoci dietro l'alibi che “queste cose succedono; sono solo menti malate”. Partire dall'assunto che la vita di un cane o di una volpe abbia meno valore della nostra, giustifica qualunque maltrattamento, tortura, uccisione.

E l'omertà è il male estremo.

Chi non ricorda l'uccisione di Angelo, il randagio di Sangineto? In quel caso, che ha portato alla condanna dei quattro assassini, sono stati loro stessi praticamente ad autodenunciarsi, pubblicando in Rete il video della morte. Il caso sarebbe scoppiato in tutta la sua portata senza quel video? Forse, il corpo di Angelo non sarebbe mai stato trovato. O forse si. Ma si sarebbe commentato, appunto, come “queste cose succedono; sono solo menti malate”…

Allora indignamoci anche per queste due morti. Un cane e un piccolo di volpe che hanno avuto, come unica colpa, quella di incrociare la strada di un assassino.

I ritrovamenti sono stati fatti in provincia di Cosenza.

- Il cucciolo di volpe sulla vecchia direttrice Paola – Cosenza, nei boschi che costeggiano il torrente Sproviero, in prossimità di un ponte.

- Il corpo del cane sulla strada che, da Cerisano, porta a Monte Cocuzzo.

Ufficio stampa Animal Amnesty

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 Cosenza, 19/10/2017

ANIMAL AMNESTY ONLUS

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