Venerdì, 08 Febbraio 2013 11:57

Giangurgolo: una maschera calabrese tra Carnevale e Commedia dell'Arte – 8.a parte: Personalità/II

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 Tiziano VECELLIO, Ritratto di Carlo V a cavallo [Battaglia di MÜHLBERG], 1548, olio su tela, 332×279 cm, Museo del Prado, MADRID Tiziano VECELLIO, Ritratto di Carlo V a cavallo [Battaglia di MÜHLBERG], 1548, olio su tela, 332×279 cm, Museo del Prado, MADRID Tratta dalla Rete

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Il Capitano rappresenta, seppur con vari nomi, una delle più antiche maschere della Commedia dell'Arte. Egli era già presente nella commedia classica latina col nome di Pirgopolinice, protagonista della commedia plautina Miles gloriosus (Il soldato spaccone) e con quello di Trasone, personaggio di quella terenziana Eunuchus (L'eunuco), ma rinasce, in varie forme, nel teatro italiano del '500, impersonando, di volta in volta, il soldato estroso e animato da sentimenti elevati, come quello apparentemente coraggioso ma tutt'altro nella realtà, dimostrando, però, malcelato terrore nell'affrontare l'avversario, fosse in un duello come in una battaglia, in deciso contrasto con quanto palesava a parole. Colla dominazione spagnola, rimarcata dal passaggio del sovrano Carlo V imperatore del Sacro romano impero e re di NAPOLI col nome di Carlo IV e di Sicilia come Carlo II, oltre che di Spagna, ovviamente, con quello di Carlo I (nel cui viaggio, toccò anche CASTROVILLARI, a cui concesse il titolo di città, ribadendo un decreto di un precedente sovrano), questa maschera fu intrisa di elementi tipicamente iberici, come il costume e l'eloquio.

Personaggio a volte contrapposto ai Mori, in altre circostanze viene presentato come facile vittima di scherzi e lazzi da parte della popolazione italiana, che mal sopportava il soldato spagnolo, autoritario e prepotente. Infatti, il costume scenico rimanda abbondantemente alle uniformi dei soldati spagnoli, ma piuttosto multicolore e addobbato da ninnoli e nastri in modo da esasperarne la ridicolaggine (il vestito è a strisce colorate [spesso gialle e arancioni] e integrato da un cappello a larghe tese adorno di piume), come pure le enormi dimensioni, sproporzionate, dello spadone che si trascina al suo fianco in modo rumoroso e impacciato. Come copricapo, certe volte, ostenta un elmo su cui è impresso come stemma un porcospino: tale animale vuole ricordare come apparve il “valoroso eroe” all'assedio di TREBISONDA, dove fu fatto bersaglio di frecce che si infissero nella sua corazza, tanto da apparire simile all'animale raffigurato.

Da sottolineare che, come per la figura dello Zanni, anche in questo caso ci fu uno sdoppiamento: se le caratteristiche comportamentali su esposte, infatti, si adattano bene a Matamoros, ciò non si può asserire per Spaventa, che viene sempre presentato, invece, come elegante e curato, poeta e sognatore.

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Ἀδάμας Mέλας (Adàmas Mèlas)

Ἀδάμας Mέλας (Adàmas Mèlas)

Semper adamas

«La mia gente non ha paura di nulla, nemmeno delle parole»
(Gabriele d'ANNUNZIO, principe di Montenevoso)

«Ritti sulla cima del mondo, noi scagliammo, una volta ancora, la nostra sfida alle stelle!»
(Filippo Tommaso MARINETTI, Manifesto del Futurismo, in «Le Figaro», PARIGI, 20 febbraio 1909)

Vi Veri Veniversum Vivus Vici

Sunday the 18th. Castrovillari in Rete

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