Mercoledì, 06 Febbraio 2013 12:16

Giangurgolo: una maschera calabrese tra Carnevale e Commedia dell'Arte – 6.a parte: Costume

Scritto da 
Vota questo articolo
(0 Voti)
Vincenzo PITARO: studioso della maschera Vincenzo PITARO: studioso della maschera Tratta dalla Rete

[Continua]

Come riportano svariati siti, senza citarne però la fonte,

Giangurgolo porta sul volto una mascherina [di solito] rossa con un nasone di cartone [di enormi proporzioni, lungo e grosso, caratteristiche ricordanti le tipiche deformazioni di quei priapi di palcoscenico che erano i mimi], in testa un alto cappello a forma di cono [di feltro e allungato, di tipica foggia calabrese, tipo “cervone”, come quello che divenne il tipico cappello dei briganti], di colore marrone o nero, con fascia rossa, ornato con una cadente piuma di pavone. Indossa un collettone [una gorgiera] bianco alla spagnola tutto pieghettato [di ruche], un corpetto rosso e un giubbone a righe gialle e rosse con polsini bianchi merlettati, calzoni sotto il ginocchio [a sbuffo] e calze sempre a righe gialle e rosse, scarpe di vernice nera con fibbia, cinturone e un lungo spadone con [vistosa] bandoliera [una striscia di passamaneria ricamata].

(Nelle parentesi quadre elementi estranei al testo, ma ritrovati in altri e introdotti qui a maggiore descrizione.)

Varianti descrittive parlano di un corpetto stretto a righe rosse e gialle, di una giubba attillata rossa, di una marsina rossa arabescata, di una camicia bianca con ampie maniche senza collo e polsini, legata con fettucce colorate, di guanti neri e di calze bianche. Talvolta le strisce, però, erano di due tonalità di rosa. E il volto incorniciato da barba e baffi alla moschettiera.

Il primo a compiere seri studi su questa maschera è stato il giornalista e scrittore Vincenzo PITARO, che con essi ha contribuito a farla conoscere meglio sia in Calabria che fuori, oltre a stimolarne l’interesse di varie enciclopedie spagnole. A riguardo egli scrive:

Questa maschera tipica calabrese è vestita con marsina e pantaloni gialli rigati di rosso, porta un corsetto rosso, un naso sesquipedale eternamente paonazzo ed un lungo spadone che tiene legato ad una larga bandoliera, ma che non usa mai in quanto che la sua... ferocia si esprime solo a parole, senza passare mai a vie di fatto. Porta un copricapo a cono, ornato da una lunga piuma di pavone (che la dice lunga sul carattere del personaggio) molto in voga nelle Calabrie del '700.

Da notare come i colori (giallo e rosso) siano quelli d'Aragona. Pertanto, l’abbigliamento, per come appare negli scenari di Giovanni D’ANTONIO, detto il Partenopeo, è quello del capitano spagnolo con molti elementi tipici calabresi.

Il suo costume scenico, caratterizzato da una moda spagnolesca intrisa di una certa eleganza e di esasperazione comica, induceva al riso al solo apparire.

[Continua]

Articolo precedente: <http://www.cvinrete.it/index.php/component/k2/item/55-giangurgolo-una-maschera-calabrese-tra-carnevale-e-commedia-dellarte-%E2%80%93-5a-parte-nome-ii>

Articolo successivo: <http://www.cvinrete.it/index.php/component/k2/item/65-giangurgolo-una-maschera-calabrese-tra-carnevale-e-commedia-dellarte-%E2%80%93-7a-parte-personalit%C3%A0-i>

Ἀδάμας Mέλας (Adàmas Mèlas)

Ἀδάμας Mέλας (Adàmas Mèlas)

Semper adamas

«La mia gente non ha paura di nulla, nemmeno delle parole»
(Gabriele d'ANNUNZIO, principe di Montenevoso)

«Ritti sulla cima del mondo, noi scagliammo, una volta ancora, la nostra sfida alle stelle!»
(Filippo Tommaso MARINETTI, Manifesto del Futurismo, in «Le Figaro», PARIGI, 20 febbraio 1909)

Vi Veri Veniversum Vivus Vici

Sunday the 18th. Castrovillari in Rete

Questo sito utilizza cookie propri e di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Maggiori informazioni.