Giovedì, 10 Gennaio 2019 19:06

Saracena. Riscoperta d’un cenacolo dimenticato

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LA fotografia dell’opera LA fotografia dell’opera Crediti dell’immagine non indicati

– COMUNICATO STAMPA –

Comprendere la storia, salvaguardare e valorizzare il patrimonio storico - artistico del territorio calabrese e cercare risposte concrete di tutela e conservazione. E' questo l'obiettivo delle associazioni culturali Mystica Calabria, Mistery Hunters e Santa Maria del Gamio che hanno posto all'attenzione dell'opinione pubblica e degli studiosi una suggestiva copia del Cenacolo di Leonardo da Vinci ubicata nel refettorio dell'ex convento dei Cappuccini di Saracena, in provincia di Cosenza. L'opera è solo una delle tante cose belle e interessanti che non vengono considerate dagli eminenti critici dell'arte forse perché non portano economia e non si trovano in luoghi appetibili per i circuiti turistici, ma l'interesse in questo caso non è intraprendere iniziative di tipo commerciale, né fare scoop sensazionalistici. Il dipinto murale calabrese, dalle grandi dimensioni, all'incirca la metà di quello originale, abbandonato alle intemperie e all'incuria da molto tempo, come risulta in stato di abbandono e raggiungibile soltanto a piedi tutto il complesso conventuale, ha posto tante interessanti domande: chi è stato l'autore di questa copia? In che epoca è stata realizzata? C'è stato un committente? Sembrerebbe esserci una data che è il 1859 e sembrerebbe una delle tante, diverse copie del celebre Cenacolo di Leonardo. Si tenga conto che già a partire dalla prima metà del 1500 dell'Ultima Cena di Leonardo da Vinci si fecero numerose copie, sia a grandezza naturale sia di dimensioni minori e su supporti leggeri. Il Cenacolo leonardesco venne riprodotto attraverso affreschi, tele, tavole, disegni e incisioni e queste copie erano particolarmente preziose perché permettevano di capire come dovesse essere originariamente il celebre dipinto murale che già una ventina di anni dopo la sua realizzazione era molto deteriorato (il Vasari, che vide l'opera nel 1566, scriveva che «non si scorge più se non una macchia abbagliata» e Francesco Scannelli nel 1642 diceva che dell'originale non era rimasto altro che poche tracce delle figure, e anche quelle tanto confuse che non se ne poteva ricavare alcuna indicazione sul soggetto. A ciò si aggiunga il fatto che il convento dei Cappuccini a Saracena risalente alla seconda metà del XVI secolo e dove l'opera si trova tutt'oggi, acquisì particolare importanza nel corso dei secoli XVII e XVIII divenendo sede del noviziato intorno al 1650 e prestigioso luogo di studi (in esso trascorse un anno il Beato Angelo d’Acri) e che contestualmente, proprio tra la fine del Settecento e l’Ottocento, di diffusero moltissime stampe dedicate al dipinto murale di Leonardo, anche allo scopo di tentare una ricostruzione dell’opera in originale. L'ultima cena calabrese presente nel piccolo borgo di Saracena è molto interessante perché mostra alcuni particolari da non trascurare come la parte inferiore del tavolo che nel Cenacolo di Leonardo da Vinci non esiste più essendo stata coperta quando si è realizzata la porta del refettorio. Altra cosa molto curiosa é che come il Cenacolo di Leonardo, anche questa come abbiamo già detto, non sembrerebbe essere un affresco, bensì un dipinto murale a tempera, di media fattura. La storia stessa del convento dei Cappuccini potrebbe fare chiarezza su quest'opera: la fondazione dell'edificio risale al 23 giugno del 1588, per volere di mons. Carafa, vescovo di Cassano. Con la soppressione degli ordini religiosi voluta da Napoleone Bonaparte e Gioacchino Murat la struttura il 10 novembre 1811 venne abbandonata dai frati i quali vi fecero ritorno nel 1854. Il convento fu definitivamente chiuso nel 1915 per mancanza di novizi e tra il 1917 e il 1918 venne usato come luogo di prigionia per i soldati austriaci e tedeschi. Annessa al convento venne edificata una chiesa dedicata a San Francesco d’Assisi che subì anch'essa la soppressione e fino al 1854 rimase di pertinenza comunale. La definitiva soppressione avvenne nel 1866. Altri dipinti su pareti si trovano nel convento, dall'Assunta al San Francesco, probabilmente coevi all'Ultima Cena e questo ci riporta agli anni di maggiore splendore dello stesso edificio religioso, ricordando che già nei primi anni del '900 la struttura cominciava a perdere d'importanza e a decadere, per cui sembra davvero improbabile che tali dipinti siano della fine dell'800 o addirittura del '900. Anche se, come aveva ben intuito Goethe, il Cenacolo di Leonardo «è assolutamente unico e non vi è nulla che possa essergli paragonato», il 2019 celebra cinquecento anni dalla morte del Genio leonardesco e, misterioso e curioso com'era, sperimentatore ed enigmatico com'era il Maestro avrebbe gradito molto che si continui a parlare di lui, soprattutto in Calabria, dove se vi sono altri pregevoli dipinti e affreschi di Cenacoli, come quello della chiesa matrice di Camini in provincia di Reggio Calabria o quello di Palazzo Ricci a Rota Greca in provincia di Cosenza, nessuno è identico né tantomeno simile a quello di Leonardo come il dipinto riscoperto a Saracena.

 
Ἀδάμας Mέλας (Adàmas Mèlas)

Semper adamas

«La mia gente non ha paura di nulla, nemmeno delle parole»
(Gabriele d'ANNUNZIO, principe di Montenevoso)

«Ritti sulla cima del mondo, noi scagliammo, una volta ancora, la nostra sfida alle stelle!»
(Filippo Tommaso MARINETTI, Manifesto del Futurismo, in «Le Figaro», PARIGI, 20 febbraio 1909)

Vi Veri Veniversum Vivus Vici

Wednesday the 23rd. Castrovillari in Rete

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