Domenica, 31 Marzo 2013 21:19

Pasquetta & Pasquone

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Jacopo CARRUCCI, detto Jacopo da PONTORMO, ovvero (il) Pontormo, 'La cena in EMMAUS', 1525, Olio su tela, 230 cm x 173 cm, Galleria degli Uffizi, FIRENZE Jacopo CARRUCCI, detto Jacopo da PONTORMO, ovvero (il) Pontormo, 'La cena in EMMAUS', 1525, Olio su tela, 230 cm x 173 cm, Galleria degli Uffizi, FIRENZE Tratta dalla Rete

A CASTROVILLARI, la tipica festa, non religiosa, post-pasquale, caratterizzata dalla gita fuori-porta, era rappresentata da quella che avveniva il Martedì di Pasqua, da cui il nome proprio di Marte di Pasqua [Mart' 'i Pasca], ovvero di Pasquone [Pascunu] ovvero dei Vecchierelli [Vicchieriddi], dall'usanza dei bambini di tingersi il viso con carboni, coll'intento di scurirsi la pelle per apparire dei vecchi, appunto.

Tale rito deriva dalla festa, tutta italo-albanese, ovvero “arberesca” [arbëreshë], delle vallje, ma da cui si è distanziata differenziandosi, con cui ancora oggi tali popolazioni intendono evocare una vittoriosa battaglia occorsa tra i loro ascendenti e le popolazioni saracene avvenuta il Martedì di Pasqua del 24 di aprile del 1467.

Infatti, un terzo della popolazione della città, per gli spostamenti effettuati dai territori limitrofi, ricchi di comunità arberesche, vanta origini albanesi, rappresentando i discendenti di quelle popolazioni epirote che a partire dal XV secolo, guidate dal loro storico capo carismatico, Giorgio CASTRIOTA (o KASTRIOTA), detto Scanderbeg (o Skanderbeg), a più riprese e per più motivi, si mossero dall'Albania per insediarsi nel territorio.

Il giorno successivo a quello di Pasqua, non di precetto per la Chiesa cattolica in Italia, divenne civilmente uno festivo solo nel dopoguerra, e fu introdotta tale usanza per allungare la festività pasquale (come per altro per il giorno successivo al Natale, in alcune parti d'Italia detto “Natalino”). Per cui, solo in un secondo momento, tale usanza, denominata in altre realtà italiane “Pasquetta”, che avviene il Lunedì di Pasqua, o L. dell'Angelo, affiancò, ma non sostituì, quella tipica.

Ambedue le feste sono accomunate dal desiderio di trascorrerle generalmente insieme con parenti e/o amici con una tradizionale gita, per lo più una scampagnata sull'erba con attività all'aperto. Una interpretazione di questa tradizione potrebbe essere che si voglia ricordare i discepoli diretti a EMMAUS. Infatti, lo stesso giorno della Resurrezione, Gesù appare a due di loro in cammino verso questo luogo, sito a pochi chilometri da GERUSALEMME (Lc 24,13-35): per ricordare quel viaggio dei due discepoli col Maestro, si trascorrerebbe, dunque, il giorno di Pasquetta, facendo una passeggiata fuori le mura.

Ci fu, pertanto, un periodo in cui le due feste si affiancarono: per cui, chi voleva, il lunedì faceva la Pasquetta e il martedì il Pasquone (che nel frattempo, purtroppo, aveva assunto nelle nuove generazioni il medesimo nome della prima, tranne poi specificare a quale giorno ci si riferisse [Pasquetta del lunedì e P. del martedì], per distinguerle, facendo perdere quella peculiarità demologica che, conservando il nome, avrebbe continuato ad avere e vanificando la distinzione che altrimenti sarebbe stata funzionale). Per lo più quella del lunedì veniva trascorsa coi parenti: quasi una reiterazione della Pasqua, anche se in trasferta (in special modo presso le varie località della frazione, a vocazione tanto agricola, quanto di villeggiatura, per la particolare presenza di ville signorili, delle VIGNE DI CASTROVILLARI o, come comunemente sono appellate, semplicemente VIGNE, ovvero nelle località viciniori di mare, sopra tutte quella VILLIAPIANA LIDO che un tempo portò addirittura l'appellazione, errata dal punto di vista amministrativo, di LIDO DI CASTROVILLARI, e che comunemente viene ancora nomata, nella parte più centrale, col numero “114”, a indicare il chilometro del casello ferroviario da TARANTO intorno al quale si è sviluppata); mentre quella del martedì era riservata agli amici.

Questo una volta... quando l'oro, cancro del mondo, non imponeva ai suoi schiavi i ritmi frenetici di oggi, in cui l'usura, che ne rappresenta la metastasi, sembra voler erodere ciò che le tradizioni hanno costruito. Seppur anche prima chi occupava i pubblici uffici non poteva certo liberarsi prima della fine del lavoro, almeno tutti gli altri (artigiani, professionisti, commercianti), non essendo assillati dal dio Pluto, facevano piacevolmente a meno della metà pomeridiana, se non addirittura dell'intera giornata lavorativa. Ora, tranne poche eccezioni, questo retaggio di una cultura contadina che per fortuna da noi tarda a morire, ma che purtroppo sembra segnata a una inesorabile fine, lo conservano i pensionati, gli studenti e il personale scolastico.

Nel frattempo, noi resistiamo! “Mane nobiscum, Domine, quoniam advesperascit, et inclinata est iam dies.” (Lc 24,29)

Ἀδάμας Mέλας (Adàmas Mèlas)

Semper adamas

«La mia gente non ha paura di nulla, nemmeno delle parole»
(Gabriele d'ANNUNZIO, principe di Montenevoso)

«Ritti sulla cima del mondo, noi scagliammo, una volta ancora, la nostra sfida alle stelle!»
(Filippo Tommaso MARINETTI, Manifesto del Futurismo, in «Le Figaro», PARIGI, 20 febbraio 1909)

Vi Veri Veniversum Vivus Vici

Sunday the 21st. Castrovillari in Rete

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