− COMUNICATO STAMPA −
 
Continuano gli appuntamenti di Matrioska Teatro, la rassegna a cura de Il Filo di Sophia, nata lo scorso anno a Lamezia Terme da un’idea di Armando Canzonieri e Gianluca Vetromilo insieme al Cafè Retrò. Matrioska, itinerante tra Cosenza e Lamezia, ha già proposto oltre venti spettacoli con compagnie provenienti da tutta Italia, presentando nello storico Teatro dell’Acquario lo scorso 30 dicembre il debutto di “La fame”. La commedia scritta e diretta da Massimiliano Aceti ha visto in scena, insieme ad Aceti, Alessandro Cosentini, Francesco Aiello, Emilia Brandi e Chiara Vinci. La rassegna Matrioska prosegue all’Acquario con l’atteso appuntamento di “Simu e pùarcu”, scritto e interpretato da Angelo Colosimo, in scena giovedì 18 gennaio alle ore 21.00. Un teatro viscerale quello del calabrese Colosimo, autore e interprete di “Simu e pùarcu”, l’ultimo lavoro che chiude la trilogia dedicata alla famiglia nelle sue sfaccettature più atroci e agghiaccianti, nel loro istinto animale. Per Colosimo il teatro è una necessità, uno strumento prezioso per mettere in luce, ricercare, storie dimenticate o irrisolte, ormai seppellite nel dimenticatoio comune. Come per “Agnello di Dio” e per “Bestie rare” - i due lavori che vanno a comporre la trilogia sull’istinto animale nell’uomo - “Simu e Pùarcu” conduce una doppia indagine: il caso archiviato e mai risolto della morte di Santino Panzarella, del quale non mai stato ritrovato il corpo, e il tentativo di analizzare il contesto entro cui si compie il delitto di mafia. È per questa necessità che l’artista calabrese si avvale, tra gli altri, della collaborazione di “Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie”, un teatro che cerca verità e giustizia, ma soprattutto consapevolezza. Storie di Calabria che possono essere lette in chiave universale, per conoscere e riconoscersi. Quelle che Colosimo mette in scena, diretto da Roberto Turchetta, sono storie di rilievo sociale che si sono conquistato i premi Drammaturgie Sommerse e BRISA, per Bestie Rare, Finalista anche al Cassino off per il teatro civile. "Agnello di Dio" Finalista premio Testori, mentre “Simu e Pùarcu” ha avuto il privilegio di debuttare all’interno del prestigioso Festival del teatro di Napoli la scorsa estate, continuando a registrare sold out per l’Italia (compresa la data prevista l’8 novembre al Teatro ITC di San Lazzaro). Ancora una volta Colosimo mette in luce il tema familiare in un’accezione allargata alle dinamiche n’dranghetistiche: una famiglia nella famiglia, che si riunisce nel ventre di una campagna per l’uccisione di un maiale, una ritualità dovuta, quasi necessaria, legata alla tradizione più arcaica e contadina. L’uccisione di un “Pùarcu” che serve a sfamare bocche fameliche e a dare sostentamento per gli anni futuri. Forte risulta la contaminazione del mito di Atreo, che in questo testo viene rivisitato e travestito, dipinto e manipolato ad arte. Il mito che si intreccia fortemente con la vendetta familiare, “sangue chiama sangue” portata alle estreme conseguenze nella sua ripercussione sui discendenti.  Una gestione del potere basata sui tentacoli parentali, dove tutti hanno dei ruoli da rispettare e che anela a tenere le cose sempre uguali. Anche questa volta la vendetta come unico spiraglio, unica soluzione per lenire la rabbia.  Le regole sono chiare: chi sbaglia paga. Ma anche chi non sbaglia non è immune da colpe.
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Continuano gli appuntamenti di Matrioska Teatro, la rassegna a cura de Il Filo di Sophia, nata lo scorso anno a Lamezia Terme da un’idea di Armando Canzonieri e Gianluca Vetromilo insieme al Cafè Retrò. Matrioska, itinerante tra Cosenza e Lamezia, ha già proposto oltre venti spettacoli con compagnie provenienti da tutta Italia, presentando nello storico Teatro dell’Acquario lo scorso 30 dicembre il debutto di “La fame”. La commedia scritta e diretta da Massimiliano Aceti ha visto in
scena, insieme ad Aceti, Alessandro Cosentini, Francesco Aiello, Emilia Brandi e Chiara Vinci. La rassegna Matrioska prosegue all’Acquario con l’atteso appuntamento di “Simu e pùarcu”, scritto e interpretato da Angelo Colosimo, in scena giovedì 18 gennaio alle ore 21.00. Un teatro viscerale quello del calabrese Colosimo, autore e interprete di “Simu e pùarcu”, l’ultimo lavoro che chiude la trilogia dedicata alla famiglia nelle sue sfaccettature più atroci e agghiaccianti, nel loro istinto animale. Per Colosimo il teatro è una necessità, uno strumento prezioso per mettere in luce, ricercare, storie dimenticate o irrisolte, ormai seppellite nel dimenticatoio comune. Come per “Agnello di Dio” e per “Bestie rare” - i due lavori che vanno a comporre la trilogia sull’istinto animale nell’uomo - “Simu e Pùarcu” conduce una doppia indagine: il caso archiviato e mai risolto della morte di Santino Panzarella, del quale non mai stato ritrovato il corpo, e il tentativo di analizzare il contesto entro cui si compie il delitto di mafia. È per questa necessità che l’artista calabrese si avvale, tra gli altri, della collaborazione di “Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie”, un teatro che cerca verità e giustizia, ma soprattutto consapevolezza. Storie di Calabria che possono essere lette in chiave universale, per conoscere e riconoscersi. Quelle che Colosimo mette in scena, diretto da Roberto Turchetta, sono storie di rilievo sociale che si sono conquistato i premi Drammaturgie Sommerse e BRISA, per Bestie Rare, Finalista anche al Cassino off per il teatro civile. "Agnello di Dio" Finalista premio Testori, mentre “Simu e Pùarcu” ha avuto il privilegio di debuttare all’interno del prestigioso Festival del teatro di Napoli la scorsa estate, continuando a registrare sold out per l’Italia (compresa la data prevista l’8 novembre al Teatro ITC di San Lazzaro). Ancora una volta Colosimo mette in luce il tema familiare in un’accezione allargata alle dinamiche n’dranghetistiche: una famiglia nella famiglia, che si riunisce nel ventre di una campagna per l’uccisione di un maiale, una ritualità dovuta, quasi necessaria, legata alla tradizione più arcaica e contadina. L’uccisione di un “Pùarcu” che serve a sfamare bocche fameliche e a dare sostentamento per gli anni futuri. Forte risulta la contaminazione del mito di Atreo, che in questo testo viene rivisitato e travestito, dipinto e manipolato ad arte. Il mito che si intreccia fortemente con la vendetta familiare, “sangue chiama sangue” portata alle estreme conseguenze nella sua ripercussione sui discendenti.  Una gestione del potere basata sui tentacoli parentali, dove tutti hanno dei ruoli da rispettare e che anela a tenere le cose sempre uguali. Anche questa volta la vendetta come unico spiraglio, unica soluzione per lenire la rabbia.  Le regole sono chiare: chi sbaglia paga. Ma anche chi non sbaglia non è immune da colpe.

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E' stata una vera festa dell'atletica la Cerimonia di premiazione del Campionato interregionale di Corsa in Montagna Fidal. Nella Sala Consiliare di Castrovillari, sotto l'attenta organizzazione dell'Asd CorriCastrovillari, si è celebrata la serata di consegna dei premi per le squadre e gli atleti che hanno primeggiato nelle varie categorie del campionato 2017 vinto dalla società sportiva amatoriale di Castrovillari presieduta da Gianfranco Milanese. 
 
Alla presenza del presidente Bianco del comitato regionale Fidal Puglia, Figundio presidente della Fidal Basilicata, Vincenzo Caira presidente provinciale Fidal di Cosenza, Anna De Gaio fiduciaria Coni di Castrovillari, Luigi Filpo presidente polisportiva del Pollino e del presidente dell'Asd CorriCastrovillari (che ha organizzato l'evento di premiazione) Gianfranco Milanese sono sfilati tutti gli atleti che si sono distinti nelle varie categorie del campionato che ha entusiasmato ed appassionato per tutta la scorsa stagione, coinvolgendo 160 società di Calabria, Puglia, Basilicata e promette di dare spettacolo anche per il nuovo anno sportivo che sta per iniziare. Ha fatto pervenire il suo indirizzo di saluto il Sindaco, Domenico Lo Polito, assente per motivi istituzionali, appassionato podista oltre che atleta della società castrovillarese.
 
La dominatrice della scorsa stagione è stata la CorriCastrovillari che 3255 punti ha staccato le dirette inseguitrici al titolo, primeggiando di gran lunga sulla Asd Montedoro Noci (seconda a 2298 punti), Atletica Correre Pollino (terza con 1765 punti). Insieme alle prime tre squadre sono state anche premiate l'Atletica Capo Di Leuca (quarta in classifica generale con 1404 punti) e Avis in Corsa Conversano (con 1083 punti al quinto posto). 
 
Durante l'iniziativa si è sottolineato il valore non solo sportivo di questa competizione interregionale ma soprattutto di promozione turistica per le regioni del Sud che sempre più coinugano l'attività all'aria aperta con la valorizzazione dei borghi, dei territori, delle eccellenze enogastronomiche, coinvolgendo le attività ricettive per l'accoglienza dei tanti atleti che si spostano nel circuito delle gare. 
 
Sport, turismo e natura diventano così un asse importante per la promozione dei territori così come ricordato dal presidente Fidal di Cosenza, Caira, che ha ribadito un sempre maggior interesse per il futuro nel sostenere iniziative così positive.
 
La premiazione si è conclusa con un buffet di prodotti locali, la degustazione di vini Ferrocinto e dei prodotti del Caffè Guglielmo, sponsor storici dell'Asd CorriCastrovillari.

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Sono le maschere della commedia castrovillarese con al centro Organtino, l’immagine del manifesto del 60 Carnevale di Castrovillari e Festival Internazionale del Folklore, in programma nella città del Pollino, dal 03 al 13 febbraio 2018. Lo scatto è stato realizzato da Stefano Ferrante, la grafica da Elmira Boosari STEXEMC2, le maschere in cartapesta dai professori Mimmo Martire e Maura Bianchini, i vestiti della farsa dialettale “Organtino” (di Cesare Quintana) di un progetto più ampio curato dall’Associazione Culturale “ Aprustum “ di Castrovillari, di Francesca Tocci realizzati dalla sartoria “Conte di Marene”, nelle vesti della maschera castrovillarese, Fedele Battipede. Quest’anno è un ritorno al passato ricordando il professore Vittorio Vigiano che nel 1959 diede l’avvio alla prima edizione del Carnevale di Castrovillari ufficializzando una tradizione di festeggiamenti e sberleffi consolidata da secoli e che va sotto il nome di: " I mmasckarate”. Ma le radici, si perdono nella notte dei tempi e si possono far risalire probabilmente alla prima metà del '600 allorquando venne diffusa la storia diOrgantino (farsa dialettale di Cesare Quintana) proprio in occasione dei "riti" carnascialeschi, farsa rappresentata presso il Comune di Castrovillari nel febbraio del 1635. La presentazione del manifesto è stata fatta nella sala “De Cardona” del Centro Direzionale della BCC Mediocrati di Rende, da anni sponsor ufficiale della manifestazione. Al tavolo, il presidente della BCC Medio Crati, Nicola Paldino, che crede nella manifestazione perché come ha sottolineato, il Carnevale ha
un ruolo importante non soltanto per la città ma per tutta la Calabria ed è sicuramente un indotto da supportare per incentivare cultura ed economia. Il vicesindaco di Castrovillari, Francesca Dorato, che ha sottolineato l’impegno e la sensibilità costante dell’Amministrazione Comunale all’evento, puntando, anche quest’anno, oltre che sulle maschere anche sui carri allegorici per la cui realizzazione sono stati disposti 20 mila euro. Il presidente del Parco del Pollino, Mimmo Pappaterra, oltre a sottolineare la valenza della manifestazione che apre di fatto i grandi appuntamenti invernali programmati dall’Ente, l’evento, ha detto, rappresenta un grande indotto ed è sicuramente un motivo di vanto che deve inorgoglire gli organizzatori e tutto il nostro territorio con la consapevolezza che ormai ogni edizione deve arricchirsi sempre di più. Il presidente della Pro Loco, Eugenio Iannelli, ha sottolineato l’impegno della BCC Mediocrati di Rende e del suo presidente Paldino, che da anni sposa il progetto “Carnevale”, della locale amministrazione comunale e del Parco del Pollino. Grazie a loro e alla vicinanza di tanti sponsor, ha detto il presidente, si riesce a fare una manifestazione ricca di appuntamenti. Auspichiamo, ha concluso Iannelli, che questa vicinanza ci venga fatta anche da altri Enti che purtroppo da qualche anno a questa parte non sono presenti economicamente. Gli ha fatto eco il direttore artistico della Pro Loco, Gerardo Bonifati, sottolineando che la manifestazione viene fatta con un bilancio di circa 60 mila euro, niente a che vedere con i bilanci dei grandi eventi nazionali, nonostante ciò, il Carnevale di Castrovillari grazie al riconoscimento del Touring Club, è entrato a far parte dei “Carnevali più belli d’Italia” e dallo scorso anno è stato riconosciuto dal Mibact alla pari dei grandi carnevali storicizzati di grandissimo prestigio come Viareggio, Venezia, Putignano, Sciacca, Cento etc. Si pensi, ha concluso Bonifati, che noi spendiamo quello che è un quarto della realizzazione di un carro fatto a Viareggio o Putignano, e nonostante ciò, riusciamo ad offrire per dieci giorni, intrattenimento a costo zero per gli spettatori che vengono anche dalla vicina Puglia, Campania, Basilicata, fatta eccezione, per gli spettacoli al chiuso dove i biglietti hanno un prezzo popolare.

Il primo atto ufficiale di questa grande manifestazione è stato espletato, mentre per conoscere il cartellone degli appuntamenti, spalmati in 10 giorni, si dovrà attendere la presentazione ufficiale prevista per venerdì 26 febbraio a Castrovillari.

L’ evento è organizzato dalla Pro Loco cittadina in collaborazione con la locale Amministrazione Comunale, la Regione Calabria, il Parco Nazionale del Pollino, la BCC Medio Crati di Rende, la Gas Pollino , la Federazione Italiana Tradizioni Popolari, lo I.O.V Italia, la Provincia di Cosenza e sostenuta da numerosi sponsor privati che da anni credono nella manifestazione diretta artisticamente da Gerardo Bonifati e presieduta da Eugenio Iannelli, ed impreziosita dai brand A.C.T. ( Ambiente, Cultura,Turismo) e da “ Castrovillari Città Festival”.

Castrovillari 16 febbraio 2018

UFFICIO STAMPA
Anna Rita Cardamone ARCA COMMUNICATION

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Verrà presentato mercoledì 17 gennaio 2018 alle19.30 nella Cappella Mollo di Città 2000 a Cosenza il nuovo libro di suor Giovanna Toteda, religiosa della Congregazione delle Suore Minime della Passione.  Suor Giovanna fu accolta personalmente dalla Beata Elena Aiello nella casa di Cosenza Casale nel 1948 e da allora ha deciso di vivere, seguendo il carisma della piccolezza, nella famiglia religiosa delle Minime. Nel 2013 ha pubblicato il suo primo libro dal titolo Suor Elena Aiello l’umile serva della tenerezza di Dio. Dal luglio 2015 abita a Roma, nella residenza dove ha concluso la vita terrena la madre fondatrice.

Alla presentazione dopo i saluti da parte di don Victor Velez Loor e di Francesco Turco, ci sarà una conversazione tra l’editore Demetrio Guzzardi e l’autrice,

 

CRISTO LA RISPOSTA A TUTTE LE ASSENZE

Nota editoriale di Demetrio Guzzardi

Suor Giovanna Toteda con questo suo secondo libro ci chiede di seguirla sulla strada della piccolezza, che lei stessa ha scelto di percorrere nella Congregazione delle Suore Minime della Passione di Nostro Signore Gesù Cristo, istituto religioso nato novant’anni fa a Cosenza, dalla fede e dall’operosità della Beata Elena Aiello. L’autrice nel primo capitolo ci presenta le storie di alcuni personaggi del Vangelo che, imbattendosi con Gesù, cambiano vita: la Samaritana, Zaccheo, Bartimeo, il paralitico e il cieco nato. Con questi episodi suor Giovanna vuole che il nostro sguardo sia principalmente rivolto sul Maestro, perché subito dopo possiamo guardare chi ci sta accanto, in particolare, seguendo l’esempio della Beata Elena, gli ultimi, gli indifesi, gli scartati, chi non ha nessuno. Emozionanti e struggenti sono i ricordi che la suora minima ci regala descrivendo le tre ore di agonia che ogni venerdì santo la Beata Elena viveva insieme a Gesù, Crocifisso sul Golgota.

La parte centrale del testo è dedicata al racconto – anche questa volta con l’aggiunta di disegni – di alcuni suoi sogni, a cui ha voluto dare una personale interpretazione. Il filo conduttore è da leggere nella mancanza, nell’assenza di qualcosa, che a volte può rendere la stessa vita religiosa asfittica e mancante di quella bellezza che ogni esistenza donata dovrebbe avere. In un sogno ci racconta che manca una scala per salire e vedere da angolazione diversa la realtà che viviamo; in un altro che a volte nascondiamo la testa come gli struzzi, perché non abbiamo il coraggio di guardare e di accompagnare il grande desiderio di Dio che l’uomo di oggi ha. Altre volte siamo pigri e ci rinchiudiamo in certezze sterili, non diventiamo per gli altri la mano di Dio, ed i nostri piedi non percorrono le «periferie esistenziali» che papa Bergoglio continuamente ci indica.

Nei sogni di suor Giovanna non c’è negatività, ma la spinta ad accorgersi della mancanza, per essere presenza, proprio come faceva la Beata Elena; era lì, insieme al suo Gesù Crocifisso a patire con lui. Anche Maria, distrutta dal dolore, era sotto la croce, muta, a condividere con il Figlio suo, lo strazio della morte. La frase ricorrente della Beata Elena – «Mi basta un Crocifisso» – è la risposta a tutte le assenze. Questa è la pedagogia dell’essere cristiano, stare accanto, come Gesù, alla storia degli uomini di oggi.

 

UN BRANO DAL LIBRO DI SUOR GIOVANNA TOTEDA

L’azione delle Suore Minime nei quartieri popolari di Cosenza

La Beata Elena, accogliendo lo spirito di San Francesco di Paola, umiltà e carità, confortata e sollecitata da queste proposte di vita, decise, insieme a suor Gigia Mazza, di incarnare nella propria vita ciò che il Maestro viveva nella più assoluta povertà: la sua castità e la sua obbedienza al Padre. Gesù si è reso modello anche per le due religiose che hanno proposto questo ideale alle giovani che sono entrate nella Congregazione, come stile di vita da vivere in comune. Le due suore si sono rese disponibili a fare la volontà di Gesù suscitava di volta in volta ad adempiere la sua volontà, anche quando toccava di bere qualche calice amaro. Guidate dalla luce dello Spirito Santo si incamminano sulle strade periferiche della città di Cosenza, prendendosi cura dei bambini orfani, poveri, abbandonati a se stessi, sporchi, impauriti, affamati, alla ricerca di persone generose che li aiutassero. Le due suore, col viso sorridente ed amichevole, infondevano coraggio e fiducia, prospettavano ai bambini una casa dove trovarsi al sicuro, confortati, accarezzati, per giocare liberamente, senza incontrare pericoli. Qualche settimana prima era capitato che un bambino, a cui era morta la mamma, stava per finire sotto un carro, la Beata Elena l’afferrò per un braccio e lo spostò, perché non venisse schiacciato dalle ruote. «A voi due è dato comprendere interiormente il mio spirito perché siete entrate in contatto con la mia parola: “Chi accoglie uno di questi piccoli accoglie me” (Mt 18,5)».

Le due suore, convinte dell’aiuto che il Signore avrebbe loro dato, in mancanza di posti per il numero esuberante dei bambini, cedevano il loro letto, dormendo sulle panche.

Quando la Beata Elena e la sua compagna suor Gigia andarono ad abitare a Cosenza, da subito iniziarono a frequentare le zone periferiche della città: Casali, Portapiana, Spirito Santo, Via Panebianco, San Vito. Non tralasciarono nessun posto ed i bambini dei quartieri più poveri ebbero a conoscerle. Quando poi l’istituto delle Suore Minime progettò di realizzare una seconda casa a Cosenza, subito si pensò a San Vito Alto, in quel tempo denominato Corea, perché vi abitavano persone molto indigenti. L’opera di suor Elena trovò subito un terreno adatto e la casa dedicata al Cuore Immacolato di Maria divenne un punto di riferimento, non solo per i 50 bambini orfani che l’Enaoli vi indirizzava, ma anche per la gente del quartiere. 

La compianta suor Candida Trifilio più volte raccontò il primo giorno nella nuova casa: «Arrivammo a via degli Stadi, solo con i soldi del pulman; la mattina dopo suor Elena ci mandò una cesta con un po’ di viveri, pasta e qualche ortaggio. Ma da allora la dispensa è stata sempre aperta per chi bussava alla nostra porta. Se si vive di povertà, si capisce e si comprende la povertà altrui».

Nel quartiere di via degli Stadi, allora davvero periferia, la presenza delle suore ebbe anche un sapore profetico, da una zona abbandonata da tutti, oggi, con la costruzione dell’imponente complesso di Città 2000 è diventata parte del centro urbano dove vivono ed operano professionisti qualificati e si svolgono importanti attività economiche, sociali, culturali e sportive.

La presenza delle suore oltre alla Scuola materna, per detta di molti, «una delle migliori della città di Cosenza», si è caratterizzata per l’attività del catechismo ai più piccoli, ma anche ai genitori. Alcune suore ricordano che nei pressi della cappella Mollo (ora incastonata e circondata dal palazzo del G22) si tenevano all’ombra di una grande quercia lezioni di catechismo, dove oltre alla gioiosa presenza dei ragazzi che si preparavano a ricevere i sacramenti, c’era sempre qualche adulto che, con la scusa di accompagnare i propri nipotini si fermava per ascoltare le parole delle suore. Successivamente con le nuove tecnologie, furono utilizzate anche le diapositive per far comprendere meglio le parole del Vangelo e le buone pratiche di una vita cristiana. La presenza delle suore, fino al 1972, quando l’allora arcivescovo di Cosenza, mons. Enea Selis, volle istituire nuove parrocchie, era l’unica voce cattolica in quella parte di città.

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Bocciato il cosiddetto Ecodistretto! Il progetto proposto dall’Amministrazione di Castrovillari per portare i rifiuti della Provincia di Cosenza in un mega-impianto da allocare a fianco del cementificio Italcementi è stato dunque bocciato dalla Regione Calabria. Bocciato per l’opposizione e la mobilitazione delle popolazioni, bocciato per tutta una serie di vincoli escludenti presentati in un documento elaborato a cura del “Comitato per la Difesa del Territorio – Pollino”. Un lavoro di ricerca e di studio che l’Amministrazione di Castrovillari avrebbe avuto l’obbligo di fare –in quanto atto dovuto- prima di inviare la propria dissennata candidatura a ricettacolo della spazzatura provinciale. E che colpevolmente non ha fatto, sollevando una mobilitazione popolare e creando un grande allarme sociale di cui non si sentiva alcuna necessità. Un comportamento tra il superficiale e il doloso assolutamente inescusabile, condotto, tra l’altro, in un clima di scandalosa clandestinità (mancata tempestiva informazione addirittura ai Consiglieri comunali). Assieme al cosiddetto ecodistretto viene bocciato il tentativo di aggressione al territorio, alla salute delle popolazioni e ai loro interessi economici ed occupazionali, al loro diritto alla partecipazione democratica nelle scelte che li coinvolgono pienamente e da cui l’Amministrazione di Castrovillari ha cercato di escluderli, ammantando questa brutta vicenda sotto l’alibi –durato per altro assai poco- di un velleitario e bugiardo tentativo di solidarietà ai lavoratori del cementificio in cassa integrazione. Ipotesi irrealizzabile per mille ragioni: l’assenza di qualsiasi accordo al riguardo con Italcementi, i tempi di realizzazione (incompatibili con quelli della cassa integrazione), le qualifiche professionali necessarie, l’estrema esiguità dei posti collegati al megaimpianto, e via dicendo. Ma altri due aspetti emergono da questa sconcertante vicenda. Il primo, suggerito da anni di aggressioni sempre uguali, è che il nostro territorio è affetto da una classe politica che pensa che l’unico futuro della nostra terra sia nei rifiuti, dimenticando il patrimonio ambientale, turistico e delle eccellenze agro-alimentari che invece lo caratterizza e che potrebbe dare assai di più di quanto già non dia, se solo ci fosse un governo del territorio adeguato. Il secondo aspetto deriva dalla lettura della nota della Regione Calabria, contenente la bocciatura delle autocandidature di Castrovillari e Castrolibero. Tra le motivazioni, chiaramente espresse nelle osservazioni inviate in regione ma soltanto parzialmente riportate nella nota regionale, vi è quello dell’assetto idrogeologico e sismico della zona. Inoltre, e dato che, nella nota regionale e nelle parole di esponenti istituzionali del territorio, si fa cenno ad una “filiera del legno” da allocare sempre in area cementificio, per alimentare la centrale dell’Enel della valle del Mercure, mettiamo in guardia su possibili, nuove e analogamente impraticabili e dannose iniziative. Infatti è proprio di questi giorni l’enorme clamore sollevato da tutti i mezzi di informazione che grondano di allarmanti notizie riguardo proprio la filiera del legno, controllata dalla ‘ndrangheta per alimentare le centrali a biomasse, prima tra tutte il “mostro del Mercure” dispensatore di danni ambientali e rischi per la salute nel cuore del Parco del Pollino.

Facciamo presente a tutti gli “attori” del tavolo che prende nome da un ex Assessore regionale dimessosi perché iscritta nel registro degli indagati dalla direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, che sull’area del cementificio, in base alla sua pericolosità sismica (l’area si trova esattamente sopra ben due faglie, quella di Frascineto e quella del Pollino) non è consentita nessuna nuova edificazione, ma soltanto il consolidamento antisismico delle strutture già presenti.

Diciamo questo a futura memoria, per evitare nuove improvvide e illegali pseudo-iniziative, strumentalmente adottate dai soliti politicanti di turno, alle spalle di ignari e incolpevoli lavoratori.

Abbiamo invece una proposta operativa -alternativa e praticabile-, che unirebbe fattibilità, occupazione, coerenza con il tessuto sociale e produttivo dell’area. Si inserisca l’area del cementificio –ormai solo centro di macinazione- nel programma regionale delle bonifiche e lo si colleghi con attività di promozione turistica, ambientale ed eno-gastronomica, nonché con iniziative di trasformazione dei prodotti agricoli locali. Tuttecose che coniugherebbero le vere vocazioni del territorio con aspetti occupazionali reali e concreti.

Castrovillari 12 gennaio 2018

Il Comitato per la Difesa del Territorio – Pollino

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